La Genesi di Lot

Pubblicato il: 12 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

✫✫★ DIVINITÀ DELLA GENESI ★✫✫
Themis, Simeht

✫✫★ I TRE FRATELLI SEMIDEI ★✫✫
Shierak, Veddharta, Ygharù

✫✫★ SEMIDEI FIGLI DI THEMIS ★✫✫
Terra, Sol, Pos, Luri, Neft, Uri

✫✫★ SEMIDEI FIGLI DI SIMEHT ★✫✫ 
Magma

✫✫★ RAZZE DOMINANTI ★✫✫ 
Umani, Elfi, Mezzelfi

✫✫★ RAZZE INCANTATE ★✫✫
Nani, Fate, Folletti, Gnomi, Hobbit, Kendot

✫✫★ RAZZE ABOMINEVOLI DI SIMEHT ★✫✫ 
Goblin, Orchi

✫✫★ RAZZE SOVRANNATURALI ★✫✫
Vampiri, Angeli, Demoni, Mannari

✫✫★ EMANAZIONI DI THEMIS (Sofferenza di Themis) ★✫✫
Carestia, Morte, Pestilenza, Guerra, Draghi

“Nessun eroe vive per sempre,
nessuna città è eterna,
ma se le gesta dell’eroe o la grandezza della città entrano nella Storia,
Essi mai saranno dimenticati.”
~•  Althair •~

CAPITOLO I. Extremelot

In principio era la Terra di Extremelot, il Caos primordiale, e tutte le creature ancestrali.

L’IO chiamato Themis giunse e vide il futuro, il luogo dove dimorare. La guardò e fu la luce; vi si appoggiò e fu il mare; si sdraiò e nacquero monti e vallate; giocò con essa e nacquero i due Soli gemelli Sol e Pos, e le tre Lune gemelle, Luri, Neft e Uri. L’IO chiamato Simeht fu geloso, e cercò di sedurla. Cantò appassionati versi e furono terremoti e maremoti. Portò la mano sui celesti occhi e fu il buio; la rincorse, e sui due Soli e sulle tre Lune nacque in ognuno una coscienza.

Vedendo che la Dea non concedeva nulla a quei tentativi, Simeht le fece dunque dono di due creature alate, del colore del Sole, impastando dalla materia magica primordiale la loro forma. Apophis il Malvagio ed Harsgalt il Buono, che uniti erano l’Equilibrio, e li chiamò DRAGHI. Ed ecco che alcuni detriti di materia magica caddero sulla terra, e da essi nacque un essere in cui la magia albergava innata.

La Dea sorrise e li riconobbe come sua emanazione. Ben presto in Themis s’insinuò il dubbio, ed Ella lo esiliò dai cieli sulla terra. Egli la desiderò ancora di più, perché lo fece in modo terreno. Una notte egli urlava di dolore, ed Ella si destò e scese nel mondo; Simeht aveva trovato riparo presso una caverna vicino cui crescevano rovi dalle lunghe spine, si lanciava su di essi ed il sangue sgorgava copioso per flagellarsi roso dal desiderio.

La Dea si pose tra lui e le spine per evitare che egli continuasse quello scempio, e si ferì ella stessa al volto. Quella notte la Dea che aveva assunto forma mortale, riposò su di un giaciglio a pochi passi da quello di Simeht. I due sognarono, ed il sogno fu il medesimo per entrambi, era la visione dell’equilibrio di forze cosmiche e dal sogno nacque la bellissima Veddharta: la Rilucente di Grazia.

Il mattino accarezzò il volto dei due, che si destarono contemporaneamente, e dal loro primo respiro dopo la notte nacque Ygharù: la Fulgida di Splendore. Quella notte il sangue delle due divinità soggiogate alla natura mortale, aveva generato una creatura, Shierak, che venne affidato alle cure del padre, mentre la madre portò con sé le due figlie, che erano identiche l’una all’altra.

Le figlie predilette dalla Madre vissero a lungo nei cieli al suo fianco. Quando Themis vide Shierak suo figlio dopo lungo tempo, deformato nel corpo e nell’anima dagli empi insegnamenti di Simeht, comprese l’errore e pianse, consolata dalle gemelle Veddharta e Ygharù, a cui fu fatto divieto di scendere su Extremelot.

Quelle lacrime diedero origine ad eteree creature simili alla Dea e furono chiamate ANGELI; essi la consolarono con le loro dolcissime voci, ed Ella concesse loro il dono del tempo e della luce. Visto questo Themis si adirò per la prima volta e furono cataclismi, Simeht venne sprofondato nel nucleo di Extremelot ove fu imprigionato per tutta l’eternità.

CAPITOLO II. La nascita degli Umani

Ora Themis si destò dall’ira e sorrise; germogli e piante spuntarono sulla superficie di Extremelot. Le piante diedero frutti e semi e di nuovo piante; si moltiplicarono fino a ricoprire Extremelot, e cominciarono a sfruttare sia la luce dei Soli, sia le tenebre, sia il riflesso della luce delle Lune. Dipoi Themis accarezzò vallate e fiumi, e nacque ogni sorta di vita, sulla terra sotto i mari e nell’aria; la vita cominciò a nutrirsi dalle piante e a dare vita alle piante. Themis vide tutto questo e disse che era perfetto, e lo lasciò in quel modo; fu così che nacque la prima creatura al servizio di Themis, l’Esistenza.

Ora Simeht, imprigionato nella sua essenza mortale, meditò su come distruggere la creazione e la vita iniziò ad appassire, e nacque la Vecchiaia; l’Esistenza veniva corrotta dalla Vecchiaia, ed esse cominciarono a combattere ed alternarsi su ogni creatura di Extremelot.

Themis visto questo sorrise ancora ai suoi figli e al suo operato. Alcuni degli animali su Extremelot presero coscienza e fu l’essere UMANO; il suo compito fu di servire l’Esistenza, e furono maschio e femmina per dare origine ad una progenie. E il dono per la loro primogenita fu il possesso dell’intero pianeta. Gli uomini crebbero e si moltiplicarono, popolarono la terra e costruirono città; si riunirono in esse e Themis passava di città in città; parlava con gli Umani ed essi erano felici al solo vedere il suo volto e gli Angeli che la scortavano.

CAPITOLO III. La ribellione degli Umani

La gelosia di Simeht crebbe, egli mandò la Vecchiaia ad incutere terrore nell’Umano come araldo della Morte. Abbar, Sacerdote della Dea Themis, allora chiese a nome del popolo alla Madre: «Nasciamo dunque per morire, Madre crudele?!»

La Madre si adirò e decise di non mostrare mai più il suo volto a chi non ne era degno. E il popolo Umano conobbe l’angoscia.
Ecco che insorse contro Abbar, vi fu una cospirazione ed il Sacerdote fu assassinato.

«Avete alzato le mani su uno dei miei protetti» sentenziò la Dea. «Sarete condannati per sempre a diffidare l’uno dell’altro!» E così nacquero il Sospetto e la Congiura, e Simeht si rallegrò del suo operato. Fu così che ogni città ebbe un suo capo, furono necessari negoziati di pace fra le città per non alimentare guerre, e gli Umani si ritrovarono gli uni contro gli altri.

CAPITOLO IV.  La nascita degli Elfi

Ecco che la Madre vagava per le nove terre di Extremelot, ma nessuno la vedeva e tutti gli Umani iniziarono a dubitare della sua esistenza.

In quel tempo su Lot, c’era un albero, era l’albero dai frutti più dolci che potessero esistere, era l’albero dai colori dell’arcobaleno; era l’albero dai fiori più belli e dal profumo più inebriante. Themis si ricordò dell’albero e gli diede un nome, gli diede il movimento e gli diede una resistenza alla Vecchiaia maggiore di quella dell’Umano, poi vi soffiò la coscienza e lo abbracciò, e l’albero prese vita. Le sue forme ricordavano l’Umano, ma la sua natura completamente diversa, acquistò gioia davanti agli occhi della Dea. Maschio e femmina li fece; li chiamò ELFI per ricordargli sempre i dolci frutti che davano, e diede loro il posto dell’Umano nel compito di proteggere l’Esistenza su Extremelot.

CAPITOLO V. La Prima guerra delle Razze

Ecco che Simeht guardò con rabbia gli Elfi, e sussurrò l’odio e la gelosia nella mente dell’Umano; in quel tempo fu Mot la città più potente di Extremelot, una città ricca, forte, piena di arte e cultura, dove ormai l’Umano si era scordato della sua Creatrice. Il suo Imperatore venne a conoscenza di una nuova razza, che viveva pacifica nella Grande Foresta, e non aveva bisogno né di oro, né di gioielli per poter essere felice.

Preso dalla brama di potere su ogni creatura, portò il suo esercito nella Grande Foresta, e le due razze si scontrarono ferocemente. Nonostante il numero sempre maggiore di Umani, gli Elfi resistettero all’assedio, la Dea era dalla Loro parte e la vita li proteggeva. Un giorno Elrhon, figlio dell’Imperatore, al termine di uno scontro cruento si trovò solo sul campo di battaglia. Osservò intorno a sé la distesa di corpi dilaniati dell’uno e dell’altro schieramento, e pianse lasciando cadere a terra la spada insanguinata; fu a quel punto che Themis gli si avvicinò invisibile e gli parlò: «Elrhon!»

Elrhon, preso dallo spavento con il viso rigato dalle lacrime, non reagì come un soldato, ma con timore rispose: «Chi mi chiama?»

«Sono la Madre di tutto ciò che conosci, metti fine alle sofferenze dei miei figli.»

«Come posso io, che sono nulla al confronto della brama di potere del mio genitore?»

«Parlargli. Io sarò con te.» In quel momento Elrhon udì un gemito, proveniva da sotto alcuni corpi straziati di soldati Elfi. Si avvicinò e scostatili vide seppellita sotto un’armatura, una bellissima Elfa arciera di nome Elea, la sollevò dolcemente e fuggì con lei.

Trovò rifugio lontano in una terra ancora disabitata, curò l’Elfa e costruì una casa, ormai aveva cancellato dalla mente la guerra e le parole di Themis. E i due s’innamorarono. E Simeht sogghignò soddisfatto alla propria abilità nell’usare l’Amore come diversivo.

Venne il momento in cui gli echi della guerra arrivarono fino alle loro orecchie, e sentirono Themis piangere e tra le lacrime chiamarli. Ed Elea disse ad Elrhon: «Dobbiamo obbedire alla Dea.» Si misero in viaggio e giunsero alle porte di Mot, subito le guardie riconobbero il figlio dell’Imperatore, e non si curarono dei tratti elfici di Elea, ella era protetta da Themis. Il figlio fu condotto al cospetto del padre, ed il padre in lacrime lo abbracciò.

«Elrhon, ti credevo morto, dobbiamo banchettare in onore del tuo ritorno per te e la tua compagna.»

«Padre, se la guerra non terminerà tutta Extremelot sarà distrutta.» Il padre annuì e promise ad Elrhon di discuterne con lui l’indomani. Quella notte udì una voce nel sonno: «Elrhon, prendi la tua compagna e scappa, tuo padre vuole versare il vostro sangue.»

L’imperatore mise una taglia sulla testa del figlio. Ma tutti i giovani della città lo ammiravano da eroe e le generazioni stavano cambiando; egli si rifugiò con Elea presso alcuni amici e tutti scoprirono che gli Elfi non erano affatto pericolosi, ma anzi erano belli come il resto del creato. Elea parlò loro di Themis e di come l’uomo la deluse, e loro compresero.

L’imperatore venne a saperlo e perseguitò gli amici di Elrhon, li scovò e li uccise. Quel giorno fu la strage dei figli, ma molti riuscirono a scappare, Elrhon li radunò fuori delle mura della città, e disse a tutti di voltarsi e di coprire il volto. Alzò le braccia verso il cielo, e Themis discese come tempesta e meteore ed i suoi Angeli con lei.

Soli e Lune si oscurarono, e quando finì, nulla era più di Mot. Era in quel luogo Zzah figlio di Ero, egli era un portatore d’acqua; fu curioso e guardò il volto di Themis e disse: «Madre, hai distrutto insieme alle opere dei malvagi anche quelle dei giusti che nulla potevano verso il tiranno.» Ma l’ira della Dea verso gli Umani non era ancora placata del tutto, e Zzah rimase di pietra davanti alla Madre; ma non vi fu dolore sul suo volto, ed egli rimase per sempre un versatore d’acqua, poiché dalla sua immagine ferma nella roccia ebbe vita un fiume immune da ogni siccità.

Gli Umani rimasti vivi, si radunarono ed elessero Elrhon Imperatore, ma egli non accettò, si fece chiamare Sacerdote e fu l’unico in grado di parlare con la Dea, per fare da tramite con gli Umani. E da allora ogni generazione ebbe un Sacerdote che facesse da tramite con la Dea, fino ad oggi essi si riunirono intorno al Sacerdote come Cavalieri per difendere i più deboli nel nome della Dea, e molte delle giovani più pure si riunirono nel Tempio per custodire e preservare la parola della Dea.

Ed altri iniziarono a percorrere le nove terre di Lot diffondendo la sua memoria: essi vennero chiamati Chierici, e la Dea alle volte concedeva loro il beneficio di utilizzare la propria energia per sanare il dolore altrui, sia esso provocato dal ferro o dalla mente, e tramite loro ella richiamava in vita i figli donati alla Morte anzitempo o con l’inganno dall’odio di Simeht.

La guerra finì ed Elrhon ed Elea si sposarono; gli Umani e gli Elfi fecero un trattato solenne di fratellanza dove l’Umano fu servo della Terra e l’Elfo fu servo dell’Esistenza; il trattato dura fino ad oggi, e Themis lo suggellò con il permesso di procreare fra loro.

I figli di Elrhon ed Elea furono i primi del popolo dei MEZZELFI. E a nessun’altra razza venne concesso il permesso di generare razze ibride.

CAPITOLO VI. Le Altre Razze Incantate

Ma Simeht fu ancora invidioso, chiamò a sé Gobbasch, un Umano al comando di un gruppo da lui già plagiato, gli parlò, lo unì ad una cagna e lo fece rinascere a sua immagine e somiglianza, e così l’intero gruppo; trasmise loro il suo odio ed il suo disprezzo, per distruggere ed annientare l’Esistenza, ma i GOBLIN così nati, ebbero la mente immersa nel Caos e cominciarono a combattersi l’un l’altro, perché non erano spinti dall’Amore.

Fu così che i Goblin si divisero in piccoli gruppi e si sparpagliarono per l’intero continente, si rifugiarono in caverne o altre abitazioni naturali, perché non avevano le capacità e conoscenze necessarie per costruire case, e vivevano di razzie nel mondo elfico e nel mondo umano.

Si narra che Sol e Pos presa coscienza, scoprirono di essere affini, per questo Themis diede loro il potere della Luce; essi danzavano con luci e colori ed erano allegri; si narra anche che Simeht tentò di rendere i fratelli gelosi l’uno dell’altro, ma non vi riuscì a causa del loro fortissimo legame e spirito d’unione.

Essi presero tutti i metalli del pianeta e con il loro calore formarono una lega maxima, un pezzo lo raffreddarono come piano d’appoggio, un pezzo lo raffreddarono come utensile di lavoro, e furono la Fucina di Pos ed il Martello di Sol; con il terzo forgiarono un’immagine, chiesero a Themis il potere e soffiarono su essa; quand’essa ebbe preso coscienza, la posarono sul suolo di Extremelot e dissero: «Tu NANO, figlio nostro, vai per Extremelot; impara l’arte della pietra e dei metalli ed usala per annientare le creature abbiette di Simeht.»

La forte luce dei Soli era fastidiosa per i figli di Simeht. Questa fu la vendetta di Sol e Pos verso Simeht, che non riuscì mai a metterli l’uno contro l’altro. Fu così che i Nani iniziarono a scavare e modellare la Terra; costruirono imponenti città all’interno delle Montagne e chiunque restava sbigottito dai loro capolavori di Architettura; e Re e Principi, Elfi ed Umani affidavano ai Nani la costruzione delle proprie rocche.

Fu così che i Nani diventarono i migliori fabbri di Extremelot; le loro armi furono richieste da ogni parte del mondo, e furono usate per combattere i Goblin. Fu in quel periodo che il Nano Fingheldarenthiloddemirkoas, soprannominato Finghas, si appassionò sempre più ai segreti dei figli di Themis, il suo interesse era così profondo che null’altro aveva interesse per lui; a poco a poco la sua stessa razza lo allontanò, ma egli non se ne accorse; passava il tempo a conversare con Sol e Pos, imparò i misteri della Vita dagli Elfi ed i misteri della Terra dagli Umani, e fece amicizia con Luri, Neft e Uri.

La sua fama crebbe ed attirò studenti di tutte le razze da tutte le parti di Extremelot, tutti volevano apprendere la sua arte, la Magia. Ben presto Finghas si accorse che lui ed i suoi discepoli Nani, nonostante le loro conoscenze, avevano molta più difficoltà ad incanalare l’energia magica rispetto agli adepti Elfi o Umani, quindi, a causa della loro costituzione, gli incantesimi riuscivano più difficilmente; questo accrebbe l’invidia fra le razze ed il Nano cominciò, giorno dopo giorno, ad implorare i Figli di Themis e la Dea stessa.

Simeht, dopo essere stato sconfitto da Sol e Pos, provò ad ingelosire le tre sorelle Lune; fu facile mettere contro Luri ed Uri, esse erano opposte l’una bianca e l’altra nera, Neft rimase in disparte, e gli astri del cielo tremarono. Niente eguagliò mai la furia nei cieli di quei tempi e l’energia sprigionata, l’intera Extremelot fu sommersa dalle acque e molti morirono.

Themis allora intervenne. Interrogò le figlie e seppe che Luri si vantava di avere la Madre dalla sua parte, Uri sosteneva che se avesse voluto avrebbe potuto avere il potere di Simeht, e peggio di tutte Neft se ne lavava le mani dall’intervenire nella disputa. Themis si accorse anche delle preghiere di Finghas e s’incuriosì, chiamo a sé il Nano e gli chiese: «Quale pensi sia la punizione più adeguata?»

Il Nano rispose: «Mia Signora e Madre, se ascolti il parere di quest’umile tuo servo, credo che le Sorelle debbano per la vita servire i vostri figli mortali. Credo che ogni mortale che lo richieda debba essere scelto da una delle Lune e guidato ad incanalare la Magia. Credo inoltre che la Figlia Neft, debba per l’eternità rispondere dei litigi fra le sue sorelle e vegliare perché non accadano.»

La Dea dichiarò: «Ammiro il coraggio di tale tua richiesta, e poiché non hai chiesto nulla per te o per la tua razza, ma hai chiesto per tutti i miei figli mortali, sarà fatto ciò che hai detto, ma porrò degli ostacoli da superare a prezzo della vita mortale, affinché nessuno possa chiedere con leggerezza il dono della magia.» E fu da allora che ogni mortale che lo richieda debba passare una prova, e se sopravvive ad essa può chiedere il favore di una delle tre Lune per poter accedere a poteri magici più alti.

La Dea diede poteri innati di illusionismo al Nano, ai suoi discepoli ed alla sua progenie, ed una costituzione più adeguata. Ed essi si chiamarono GNOMI.

Fu così che Simeht, ancora non arreso, rubò la fucina ed il martello di Sol e Pos, prese della lava e la modellò anch’essa a sua immagine e somiglianza, ma essa non si muoveva. Fu allora che si accorse dei piccolissimi figli dell’Esistenza, i FOLLETTI. Essi, come estensione dell’Esistenza senza essere intaccati dalla vecchiaia, consigliavano gli Elfi ed animavano, per conto della loro madre, i cuccioli di ogni tipo di creatura, e come questi nacquero i KENDOT, nello stesso modo. Simeht allungò una mano e ne afferrò una manciata, il loro grido risuona ancora nella Valle dei Venti. Alcuni Nani presenti riuscirono a strappare dalla morsa di Simeht alcuni Kendot, che si aggrapparono alle loro lunghe barbe, e piansero per ringraziarli; ma attratti dai magnifici ornamenti dei loro salvatori, li sottrassero abilmente e fuggirono per i misteriosi sentieri di cui solo loro conoscevano l’esistenza, inseguiti dai burberi Nani. E da allora Kendot e Nani sono legati da sentimenti contrastanti di affetto e diffidenza.

E Simeht spremé l’orribile raccolto sulla sua creatura, essa prese vita e si moltiplicò, aveva denti aguzzi, pelle verdognola e peli su tutto il corpo; gli ORCHI, così li chiamò, divennero un suo vanto per quanto non sapesse usare bene gli attrezzi dei due soli. Fu così che gli Orchi organizzarono e raccolsero Goblin e membri di altre razze corrotte, e fecero guerra all’intero genere dei figli di Themis.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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