Alixa, storia d’una Fata e del suo Sogno Fatato…

Pubblicato il: 20 ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

Alixa esisteva da sempre, non aveva memoria d’un tempo in cui la Luce di Themis non avesse brillato sul Piano Astrale, solo che a lungo non c’era stata una coscienza del Sé, del suo essere Alixa, ma il mero benessere soffuso d’una sfera d’energia.

Quando la consapevolezza di una identità personale si fece strada nella coscienza collettiva dell’essere Fata, Alixa sentì il bisogno di darsi un nome che la identificasse e la distinguesse dalle sorelle Fate.

E, col nome, venne anche una sorta di curiosità di conoscere altri Piani, che la portò a vagare tra i Piani, da quello Astrale, in cui era sempre stata, a quello Eterico, che scoprì essere divertente perché lì poteva assumere delle forme, gradevoli ed alate, e, per poco tempo, addirittura sembrare grande come un’umana, non era più solo energia.

Nel suo vagolare giunse per caso all’Isola delle Fate Janas, dove incontrò tante altre Fate come lei e, col tempo, prese la consuetudine di tornarvi sempre più spesso, perché trovava piacevole giocare con le sorelle e riunirsi con loro nella Danza del Calice, in cui entravano in risonanza col Cristallo che era sull’Isola e che donava loro energia sul Piano Eterico.

Quando l’Isola fu travolta da un cataclisma girovagò a lungo, sentendosi in esilio lontano dall’Isola e dalle sorelle Fate, fino a che, nel suo peregrinare, giunse nel Granducato di Extremelot e poi nella Città di Lot.

alixa

Qui ritrovò molte delle Fate dell’Isola e decise di rimanere con loro, anche perché a Lot cominciò ad incontrare altre forme di vita, non collettiva, con cui poteva intrattenersi, esprimendo la sua natura di Fata, allegra e svagata, forse solo meno stizzosa di tante altre, in quanto aveva il Sogno della Tolleranza, ch’era giovane, era nato nell’Isola e l’aveva seguiva costantemente perché lei lo sognava.

Il Sogno della Tolleranza la spinse ad entrare nella Gilda dei Bardi, perché, discreto e presente, voleva rimare con le genti e cantare gli eventi, levitando leggero con lei, perché le apparteneva, era il Sogno con cui Alixa intratteneva i lottiani tutti, d’indole buona o cattiva, d’araldica viandante o signore.

Il Sogno della Tolleranza sfiorava l’arpa Avalon, strumento pregiato che Alixa s’era fatta costruire da un Mastro Musico ch’era un’artista, ne traeva note armoniose all’animo e sorrideva, sereno che, mostrato da Alixa, sarebbe stato scelto da molti altri, anche da bardi, antichi e nuovi, perché i cuori di bardo dovrebbero sempre accogliere il Sogno della Tolleranza.

Alixa divenne anche Redattore de “Il Bardo” e scrisse alcune interviste, tuttavia i cuori dei lottiani grondavano sangue e rancore, invocavano venti di guerra, davano risposte feroci e la notte sognavano il Sogno della Vendetta, e volevano che fosse quello e nessun altro il Sogno che li accompagnasse durante il giorno.

La Fata Janas Alixa volava da un luogo all’altro di Lot e i suoi occhi si riempivano d’immagini crudeli, ascoltava le genti minacciarsi e la mente le si affollava di parole arroganti, dissonanti invece che musicali al cuore, di giorno lei cantava le gesta.

Ma la notte il Sogno della Tolleranza si affievoliva, perdeva energia, perché da troppo pochi veniva sognato, da troppo pochi veniva accolto e molti cominciarono anche a rifiutare le sue interviste, per cui si dimise dalla Gilda dei Bardi e poco dopo anche dalla Redazione de “Il Bardo”.

Il Sogno della Tolleranza, come un fiore delle lande, troppo fragile in un terreno ostile, finì con l’appassire, non sa dire, Alixa, esattamente dove e come, perché fu solo quando cercò il Sogno del Gioco che s’accorse che Il Sogno della Tolleranza era avvizzito e, al suo posto, era cresciuto il Sogno della Polemica, sterile e greve come una gramigna.

Alixa allora cercò di aiutare i lottiani incorsi in sorti rie e divenne Azzeccagarbugli e li difese dinanzi alla Corte di Giustizia e conobbe il Presidente della Corte di Giusizia di Lot, Seya ed il Giudice ELIUSA ed il Primo Inquisitore Lebow, di loro tutti ha stima e della cui amicizia si onora ancora.

Alixa perse, però, un po’ della spensierata incoscienza delle Fate, il non riuscire a trovare il Sogno del Gioco le solcò lo sguardo d’un aria intristita. Molti lottiani la trovarono più bella per questo.

Ma Alixa si sentì sola, che per una Fata è sensazione dissonante al cuore, anche se le fu di compagnia e conforto l’Amica Elfa, Dama KeridAnita, che incontrava nei luoghi del Granducato e l’accompagnava ovunque la sua aquila Free, comprata ed addestrata a difenderla alla Masseria.

Una notte magica e divertente, la notte di Calendimaggio, la notte che festeggiano le Fate Janas nei giardini di Castel Fairy, dove Alixa vive a Lot, incontrò il Sogno del Piacere e i sorrisi tornarono sulle sue labbra.

Una notte fatata ed appassionata in cui ritrovò il Sogno del Gioco e, abbracciata a questo sogno e mano nella mano col suo signore Tymba, scoprì il Sogno dell’Amore.

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