Amici delle Fate

Pubblicato il: 12 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Servitori ed amici delle Fate, gli animali hanno con loro un legame profondo.

Da sempre gli animali vedono e sentono quello che ai sensi umani sfugge. Gli esseri del Piccolo Popolo lo sanno bene.

Da millenni nei momenti di bisogno, ogni Fata od Elfo ha la capacità di tramutarsi in uno di loro. Ad un attento osservatore però non potranno sfuggire alcuni segni strani: gli occhi di un colore particolare, il pelo più ispido, o semplicemente le zampe profumate da un insolito odore…

Gli esseri fatati possono cambiare momentaneamente forma per avvisare l’uomo di un pericolo o portare un messaggio. Occhi aperti quindi, e vigili sugli amichetti a quattro zampe…Le Fate amano in modo particolare gli animali, e li usano spesso come esca per chiamare a sé gli uomini. Può succedere, per esempio, che uno splendido cervo dalle corna d’oro si faccia inseguire a lungo da un cacciatore, il quale si troverà nel folto del bosco e vedrà apparire una dama bellissima: una Fata spesso cela le sue vere sembianze assumendo l’aspetto del rarissimo cervo bianco, poiché esso è insistentemente braccato dagli uomini. La leggenda narra infatti, che chiunque riesca a toccare le corna dorate dello splendido animale, avrà la possibilità di veder realizzati tre desideri.

Altre volte, invece, sarà un uccello tutto bianco, oppure una farfalla o addirittura un magnifico Unicorno, ad attirare un uomo o una ragazza verso la Signora della Foresta che vuole incontrarli.

Ma, quando le Fate diventano topi, serpi, rospi, cerbiatte, pesci o lucertole, perdono i loro consueti poteri, correndo gli stessi rischi di un animale autentico. Gli uomini che le salvano, in queste circostanze, da trappole, fucili oppure dal morso di una volpe, guadagnano la loro eterna gratitudine e grandi ricompense.

Un’antica leggenda narra che alcune Fate usano trasformarsi in animali grazie ad un abito fatto con le piume o la pelliccia dell’animale prescelto, e quando poi si spogliano della veste magica riprendono il loro aspetto normale. Non sempre Fate ed animali vanno d’accordo, secondo le annotazioni di Bogus, ed i rapporti più difficili sono quelli tra Fate ed alcuni mammiferi. Questo accade perché le Fate si servono spesso di loro per attirare in trappola, con l’inganno, sventurati uomini.

«Questo agli animali proprio non va giù» ha trascritto Bogus «odiano esser presi in giro. Soprattutto odiano non ricevere mai niente in cambio per i favori concessi alle Fate.»

I gufi e le aquile vantano, invece, con le magiche creature un rapporto più sereno: predatori notturni i primi e diurni i secondi, godono di una lunga vita in virtù del fatto di aver spesso offerto dei passaggi alle Fate, ed hanno ricevuto in cambio appunto, una vita abbastanza longeva.


Una Fatina aveva paura del buio.

Una Stella, vedendola piangere, decise di scendere per farle compagnia.
Lei fu così contenta di non essere più sola
che l’abbracciò così forte da farla scoppiare.
Mille zampilli di luce si diffusero nel buio della notte
inondando la Fata ed anche un gruppo di insetti curiosi che l’avevano seguita.
Quando la Fata si riebbe dallo spavento scosse le ali
e vide tanti puntini luminosi che le volavano attorno.
Erano nate le lucciole.
Gli insetti le si avvicinarono attratti dalle sue antenne,
anch’esse splendenti della stessa luce.
Da allora diventarono amici inseparabili ed ancora oggi, la notte,
se vedi tanti puntini danzare insieme guardate bene,
forse tra le lucciole c’è anche una giovane Fata…

★ Il Gufo, l’Amico della Notte ★

Per i mortali legati alla terra ed amanti del sole, il gufo, con la sua abilità di girovagare di notte perfettamente a suo agio e in silenzio, era una volta temuto, anche perché possedeva capacità che l’uomo primitivo poteva rispettare, ma non necessariamente capire.

Tutto ciò che l’uomo teme, come il buio e la notte, viene visto con sospetto. Così il gufo veniva adorato come conquistatore della notte, ma non sempre gli uomini si fidavano di lui.

Il suo richiamo può essere imitato facilmente, quindi era il presagio di morte che risuonava subito prima di un attacco. In segno di rispetto molte tribù lo chiamavano anche “aquila della notte”, mentre altrove ci si riferiva a lui come al grande ingannatore, e le sue piume silenziose e folte erano “piume del mentitore”, cioè di colui che inganna la preda con un falso senso di sicurezza.

Il gufo e il corvo/cornacchia hanno molti tratti in comune. Il gufo, con la sua capacità di individuare la preda in condizioni in cui l’uomo è praticamente cieco, viene associato simbolicamente alla chiaroveggenza, alla proiezione astrale e alla magia.

Di certo i tre uccelli venivano trattati con la stessa mescolanza di ammirazione ed apprensione: a livello sciamanico i loro poteri sono facilmente corruttibili (in altre parole possono essere facilmente usati per scopi malvagi). La magia porta con sé un’innata tentazione.

Il gufo viene paragonato anche alla saggezza. Come le dee dell’antichità, esso permette di vedere la verità dietro la bugia. Analogamente, è in grado di sentire anche le parole non dette, nota sfumature che altri perdono, è l’essenza della saggezza. Inoltre, può essere invocato per guardare il mondo attraverso gli occhi di un’altra persona o per la visione a distanza.

Per orientarsi, ecco un breve elenco dei tratti specifici delle diverse specie:

♦ Il gufo delle nevi è bianco, diurno, ed è messaggero di Wazi, il vecchio mago del nord, associato alla determinazione. Segue per istinto, a volte addirittura precedendola, la selvaggina migratoria. Parla di tempo, profezia e silenzio.
♦ Il grande gufo cornuto si nutre principalmente di moffette, quindi i poteri dei due animali sono collegati. Entrambi richiedono rispetto, anche se per motivi diversi.
♦ Il gufo dalle orecchie corte caccia anche di giorno, anche se è perfettamente in grado di farlo di notte. È uno dei pochi che non viene attaccato dalle cornacchie, anche perché prende spesso l’iniziativa ed aggredisce per primo. Impartisce versatilità, curiosità ed una miscela di fuoco e aria.
♦ Il gufo striato compete con quello macchiato per il territorio. È uno dei più benigni, con poche delle accezioni negative degli altri gufi. È un vocalista, insegna grazia e fascino, in aggiunta agli altri tratti positivi del gufo.
♦ I barbagianni sono cacciatori adattabili, nonostante la loro reputazione di esseri morbidi e gentili, forse a causa della forma a cuore del loro muso. Vengono molto spesso invocati dagli stregoni. In Europa, tuttavia, vengono associati spesso ai fantasmi e alle anime dei morti.

In molti credono che il gufo rappresenti la vera saggezza, e può essere invocato anche per individuare oggetti perduti. Invocarlo significa agire con visione interiore, e può essere chiamato anche nel momento in cui si ha bisogno di vedere chiaro nelle tenebre, sia a livello spirituale sia fisico. Rende quindi in grado di affrontare i problemi della vita.

Quando appare, può significare che si sta brancolando nel buio. Porta quindi ammonimento, insieme alla visione notturna necessaria per penetrare l’oscurità. Il suo arrivo suggerisce che c’è bisogno di discrezione ed osservazione per tenere lontano un attacco.

A seconda della specie che appare, può essere il momento di ascoltare un segnale di allarme (gufo comune), o di sedersi, confondersi con l’ambiente, aspettare e vedere quello che succede dopo (gufo delle nevi).

✾ Il Cervo, Signore dei Boschi ✾

Il cervo rappresenta il lato selvaggio della natura. Associato a Cernunno, il Signore degli Animali, e alle Dee della caccia sacra, esso è stato elevato al rango di divinità dai Celti dell’Età del Ferro.

La nobile presenza del cervo tra gli animali, le sue corna ramificate che ricordano alberi robusti, e la potenza e l’aggressività durante la stagione degli amori, incarnano gli sterminati boschi dell’antica Europa, dove il cervo regnava quale Re della Foresta. Il cervo incarna le passioni nobili e selvagge che animano la natura.Una sintesi delle prove archeologiche e mitologiche, conferma il cervo come simbolo del lato selvaggio della natura, e lo identifica come il Re della Foresta.

L’antica Gallia era ricoperta da gigantesche selve, così come lo erano l’Inghilterra e l’Irlanda. Le corna del cervo, simili ai rami di un albero protesi verso il cielo, insieme alla sua velocità, alla sua dignità e al suo portamento, erano inequivocabili segni di nobiltà tra gli animali.

Generalmente nella mitologia celtica il cervo viene associato a Cernunno, infatti il bacile di Gundestrup ritrae un Cernunno cornuto insieme al suo tradizionale compagno, il cervo.

Forse retaggio di una tradizione ancora più antica, questo animale è strettamente legato alle Dee, soprattutto alle loro qualità di potere e fertilità. La Dea irlandese Flidhais, che era solita tenere mandrie di cervi come se fossero bestiame domestico, sembra incarnare la natura selvaggia e fertile della foresta circostante.

Se avete incontrato un cervo, indica che desiderate agire seguendo gli istinti più appassionati e spontanei della vostra natura. Tuttavia le vostre passioni sono ancora confuse e creano disordine dentro ed attorno a voi. Focalizzatevi sulle passioni e riuscirete a domare le forze impetuose e talvolta caotiche, che fanno parte del vostro carattere. Senza questa concentrazione interiore, persino gli slanci creativi possono generare conflitti e tensioni. Prendendo ad esempio la quieta dignità e la cautela del cervo, riuscirete abilmente a dominare le passioni e a creare armonia.

La sovranità del cervo nella natura selvaggia è calma, attenta e riservata: un giusto equilibrio per la mascolinità e la potenza che lo contraddistinguono. Affrontando con tranquillità e cautela i pericoli, mantenendo il controllo anche nelle circostanze più difficili ed andando incontro a tutte le situazioni con il giusto equilibrio di velocità e forza, il cervo rappresenta un modello interiore ed esteriore di compostezza e disciplina.

Una salda concentrazione vi permetterà di mantenere la calma in ogni circostanza, come se steste attraversando sereni una foresta. In questo modo, per quanto la situazione o il vostro carattere possano essere ribelli, le azioni saranno colme di forza e potenza.

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