Avventure Lottiane

Pubblicato il: 20 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

☆ Potenza di un Sogno ☆

Potenza di un sogno e laggiù nella radura, sotto il sole caldo e luminoso, cominciava l’avventura di un manipolo d’eroi convinti e decisi a portare a compimento una missione di cui non avevano che poche informazioni, informazioni ancora racchiuse nella piccola testa della Precettrice Sixie, protagonista del messaggio in forma onirica ricevuto poche notti prima.

Tutto ciò che si poteva prevedere era che non sarebbe stata una passeggiata… l’obiettivo era oltre le montagne, e l’attraversare gole e vallate non era mai sicuro su sentieri da Orchi e Goblin battuti.

Alla spicciolata facevano il loro arrivo al pianoro i Paladini Malus ed Orioff, con il Cadetto Galvani, guidati nella sua magnificenza dal Primum Agmen SirTristano. Al loro fianco i Cavalieri alla Dea Consacrati, Finegan, Wolwerine e Viruk e, per completare la potenza di fuoco, ecco i Leoni Airon e Dambar, Sergenti del Sacro Ordine.

L’ars magica era affidata all’Angelo Novecento, Mago Precettore, all’Arcimaga Bianca Kymerae e all’Elfo Iniziato Calandryll, splendidamente coadiuvati dai Chierici, rappresentati da Klondriel della Sacra Luce, da MorwenAdena, Maestra della Sacra Fiamma, e dalla Discepola Andromaka.

Mentre sulle cavalcature e sugli astanti si abbattevano i timidi, ma alla lunga stancanti, raggi del sole, ecco comparire un bel gruppo di Bardi, guidati da Eldrow, Anfiluna e Burmilla. Cantori… la loro presenza tra l’altro era stata a lungo osteggiata da qualche elemento della compagnia, ma rinunciare ai Bardi significava rinunciare a chi in battaglia può infondere coraggio, ed il coraggio in battaglia serviva sempre.

Immancabile sempre al fianco di Sixie, moglie amata, SerSirius, Lord di Lot, che dall’alto della sua giumenta, in silenzio, attendeva il segnale di partenza. Un saluto veloce alla Mecenate Pro Tempore Tladawel, che augurava buona sorte al gruppo, ed ecco il primo segnale della tensione palpabile che attanagliava gli animi di tutti: un cespuglio, un piccolo cespuglio cominciava a muoversi… aritmicamente… tutta la compagnia si stava animando. Magia? Nemici? Mistero?

No… un semplice topolino! Chi aveva sguainato lo spadone, come Finegan, ridendo si ricomponeva tranquillo.

«Le mie gambe non han certo tremato, per un roditor di bianco pitturato» furono le dissacranti parole del Bardo Eldrow, mentre Airon Leone di Lot, incitava il gruppo alla tanto attesa partenza. Leoni davanti, con a fianco Viruk e Wolwerine, Paladini dietro, a chiudere il gruppo.

Man mano che la comitiva si avvicinava alla meta, peraltro ancora sconosciuta, il sentiero degenerava… una secca gola, profonda e scura si palesava dinnanzi, terreno fertile per un imboscata, urla e lamenti in lontananza… che mai poteva serbare il Destino al manipolo d’eroi? Orchi!

Sei o sette Orchi, sporchi e violenti, sbarravano la via, c’era poco da dire a creature senza cervello… le parole risuonavano vuote nelle loro teste e il rimbombo che esse creavano, in quei grossi testoni vuoti, era pari all’eco in una valle, un’immensa valle… ed ecco che il primo, il più vicino si scagliava con tutta la forza verso Lord Airon che, colto di sorpresa, veniva sbalzato da cavallo.

Tutti i combattenti della compagnia si apprestavano ad impugnare archi e spade. Nessuno si tirava indietro e lo stesso Airon, riavutosi dalla caduta, con la forza di un leone colpiva l’Orco, sventurato assalitore, con un fendente orizzontale… liquido nerastro e tremendo fetore ammorbarono le rocce intorno al cadavere della bestia.

«Urrà per Airon, il colpo è sicuro! Per l’Orco ormai non c’è più futuro!» Eloquente fu la bardata di Eldrow.

La carica dei rimanenti Orchi creava una specie di terremoto, impossibile scoccare con precisione, dunque ci si preparava allo scontro fisico. Viruk, con un roverso sgualembrato, cercava di colpire un nemico, Wolwerine attaccava con due dritti tondi e Dambar feriva un avversario, palesatoglisi innanzi, con un fendente orizzontale, prima di finirlo con un secco colpo di punta.

Nel mentre, la Forza concessa dalla bianca Luri si accumulava rapida nel corpo del Mago Novecento, donandogli una forte sensazione estatica ed un fremito alle ali… stava per castare la magia **Palla di Roccia** tramite la quale, nelle intenzioni, una sfera di roccia doveva crearsi da una pallina d’argilla e colpire i nemici.

Purtroppo le intenzioni non sempre coincidono con i risultati raggiunti, e le rocce magiche ebbero come unico effetto di bloccare sotto il loro peso Lord Airon e SirTristano. A salvare l’onore delle forze magiche fu l’incantesimo **Frecce di Roccia** castato da Kymerae che, nonostante tutto, colpiva un Orco dritto sul viso lasciandolo esanime.

La battaglia sembrava volgere al peggio quando la Dea, ascoltando le preghiere di Lady Sixie, scendeva in campo. Dapprima una luce, poi una coltre di neve magica e pura spazzava via gli ultimi Orchi rimasti tra il tripudio generale.

«Themis è con noi, compagni» furono le parole di Wolwerine, mentre Eldrow festeggiava la vittoria decantando: «Il cielo perlaceo riflette l’incanto e copre il Male distrutto con il suo etereo manto.» Pericolo scampato dunque, per il momento.

Aiutati Airon e SirTristano a rialzarsi, l’attenzione della comitiva si spostava sulla neve, alquanto strana e curiosa, visto che non si scioglieva neppure al sole, sicuramente un messaggio divino fu il parere unanime.

Richiamata da affari urgenti la compagnia subiva la perdita di Lady Kymerae, che grazie all’incantesimo **Portale per la Torre** tornava sana e salva ai suoi uffici, tutto mentre, al di là della gola, compariva una strana costruzione, non ben definibile a causa del crollo subito; si ergevano solo alcune colonne, quasi interamente ricoperte da foglie d’acanto.

Dopo aver controllato che niente e nessuno potesse portar pericolo ai compagni presenti, i Leoni ed il Cavaliere Finegan decidevano di calarsi in un antro a chiocciola che portava verso il basso, spinti anche dalle parole della Precettrice Sixie che, lentamente ma sempre più chiaramente, cominciava a ricordare il suo sogno.

La scala veniva illuminata dalle candele astutamente portate da SirSirius, e nella penombra apparve la figura di un Cavaliere dalla Mezzaluna dorata imprigionato in un blocco di ghiaccio. Nella mano del Cavaliere una pergamena, sulla quale, vergate da mano esperta, capeggiavano queste parole: “Grande è la gioia di un devoto di Themis al mattino, perché il Sole sorge per scacciare le Tenebre”.

I cuori dei presenti si accendevano di un immenso ardore, mentre Sixie riconosceva la figura del Cavaliere come quella a lei apparsa in forma onirica nottetempo. Oltre la figura ghiacciata si apriva nell’oscurità un antro, una specie di cripta… Finegan fu il primo ad accedervi. Come in ogni tetra cripta che si rispetti, ecco sopraggiungere il mistero, una figura incappucciata, alta, maestosa… un fantasma!

Wolwerine, il più pronto e attento del manipolo, all’apparire dell’anima fluttuante, con voce tremolante esclamava: «Chi siete?» E la risposta non si faceva attendere, con piglio deciso l’oscuro Signore rispondeva seccamente: «Nemesh.»

Dopo un attimo di sbigottimento generale, fu chiaro a tutti di trovarsi di fronte ad uno dei fieri Figli della Dea, colui la cui storia è narrata nella Genesi, abilmente trascritta e custodita attraverso i secoli dai Detentori dell’Arcana Saggezza.

Neppure il tempo di batter ciglio e l’antico Cavaliere poneva il suo indovinello: «Come si sente un devoto di Themis al mattino?» Nell’ampia cripta le parole si espandevano fredde come il ghiaccio, il sangue nelle vene circolava a stento…

«Lieto e sereno, poiché la Luce della Dea giunge a spazzare via l’oscura Tenebra» fu la precisa risposta di Wolwerine.

Nemesh, avendo ricevuto la risposta che voleva, girandosi di lato si poneva dinnanzi a Finegan e sottoponeva il gruppo ad un nuovo indovinello: «Compaio ogni mattina, per giacere ai vostri piedi; vi seguo tutto il giorno, non importa quanto voi corriate, sebbene io quasi muoia, nel sole di mezzogiorno.»

Pochi istanti di silenzio e SerSirius rispondeva: «L’ombra.»

Nemmeno il tempo di verificare l’esattezza della risposta, che Nemesh incalzava ancora con queste parole: «Bella come il sole al tramonto, delicata come la rugiada del mattino, una polvere angelica dalle stelle, che può trasformare la terra in un mondo ghiacciato.»

Questa volta la regina dell’arguzia aveva i lineamenti di una Fata, Sixie rispondeva correttamente: «La neve.» In un istante l’oscurità veniva squarciata da una luce accecante proveniente da una porta, comparsa magicamente, alle spalle del cavaliere Figlio della Dea.

«Entrate, troverete i Sette Bracciali che cercate e le reliquie degli altrettanti Cavalieri, che prima di voi intrapresero il cammino.»

Profetizzato questo, la luce proveniente dalla porta lentamente si affievoliva e del fantasma più nessuna traccia. Un tomo, uno scrigno e sette corpi senza vita erano quello che appariva agli intrepidi eroi nella nuova e rilucente stanza.

Finegan comprendeva all’istante che i corpi lì giacenti non erano altri che i primi Sette Cavalieri scelti dalla Dea. Novecento e Sixie, in comunanza, cercavano di tradurre ciò che sul tomo, raccolto da terra, era vergato, scoprendo che si trattava della Storia dei Cavalieri, delle loro gesta e delle loro avventure, un diario che terminava con un’ultima battaglia: quella mortale.

A pochi passi lo scrigno che, non appena venne sfiorato da Klondriel, si apriva emettendo nuova luce e, all’interno, i mitici Sette Bracciali, obiettivo della cerca…

L’onore di una degna sepoltura lo si concede a chiunque, anche al peggior nemico, a maggior ragione a dei valorosi e leggendari Cavalieri… a tal sprono una voce melodiosa si diffondeva nella stanza incitando ad eseguire il nuovo compito: «Donate la giusta sepoltura a questi corpi, e raccontate quanto successo, la Mezzaluna e la Fede v’indicheranno la strada.»

E come già in precedenza successo, oltre il sotterraneo si apriva un varco che portava dritto all’esterno, omettendo la ripida risalita dalla scala a chiocciola; fuori, all’aria aperta, già predisposte le sette tombe vuote, ultima dimora dei Cavalieri Leggendari.

«Possa la mano di Themis calare sui vostri occhi, oh coraggiosi Cavalieri, ridonandovi la pace oltre la morte… la serenità troverete fra le braccia di nostra Madre Themis, sia la sua voce dolce canto nei vostri cuori… la vostra vita non sia stata sprecata nell’amore per Ella che ora vi guida nella luce del nuovo giorno» fu l’epitaffio di MorwenAdena.

E mentre il gruppo d’eroi salutava per l’ultima volta i Valorosi, la neve tornava a fioccare lenta, ricoprendone dolcemente i corpi.

Stanchi e stremati per l’avventura appena conclusa, veniva deciso di riconsegnare i Bracciali ai Nobili di Lot, mentre il tomo sarebbe stato tradotto, grazie all’aiuto dei Detentori, non appena giunto in Biblioteca… paura e terrore lasciavano definitivamente spazio a gioia e letizia, tutto era stato vissuto grazie alla potenza di un sogno…Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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