Coboldi

Pubblicato il: 17 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Il “qualche luogo” si era dunque localizzato nello spazio, senza però perdere nulla della sua magia. Già tutte le miniere sono magiche, da sempre.

Le viscere della terra brulicano di gnomi, coboldi (cobalto!), niccoli (nichel!), che possono essere generosi e farti trovare il tesoro sotto la punta del piccone, o ingannarti, abbagliarti, facendo rilucere come l’oro la modesta pirite, o travestendo lo zinco con i panni dello stagno: e infatti, sono molti i minerali i cui nomi contengono radici che significano “inganno, frode, abbagliamento”.
(Primo Levi)

Nel folklore tedesco il Coboldo è un Folletto poco socievole, un antico spiritello malvagio e dispettoso delle miniere tedesche.

Il mito del Coboldo è associato ad una tradizione tribale germanica, di natura propiziatoria, che consisteva nel tenere un bambino appena nato in un nascondiglio sotterraneo per cinque anni. Nella notte del suo quinto compleanno, il bambino veniva portato in superficie e trafitto con due lame (una di bronzo e una d’acciaio).

Il corpo veniva bruciato, e dai resti si ricavava un feticcio: i Coboldi nascono dai resti di questa vittima sacrificale, e la loro malvagità è legata quindi al risentimento per le crudeltà subite.

Fisicamente il Coboldo è un basso umanoide simile ad un rettile o ad un ratto con tendenze sadiche e codarde, ha lo stesso muso e le stesse “mani”. Caratteristico è il portamento leggermente piegato in avanti, e corre se necessario a quattro gambe.

Il termine con cui vengono chiamati questi Spiriti della Terra deriva dal tedesco kobalt o kobold, da cui si origina appunto “coboldo” e che significa “spirito malvagio”. Nelle traduzioni viene spesso indicato con nomi di altre creature grossomodo equivalenti, come ad esempio l’Elfo, il Goblin o il Leprechaun.

Si vocifera che questa razza sia l’evoluzione di un antico Clan Elfico scacciato nelle grotte e maledetto da un potente DIO da tempo immemorabile. Ma esistono altre supposizioni per cui la discendenza di questo Clan sia la stessa degli Gnomi. Piccoli come questi ultimi, vivendo nelle grotte, i Coboldi hanno anch’essi sviluppato un’acuta vista al buio che associata alla loro grande agilità, li rende pericolosi soprattutto se affrontati in gran numero.

Fortunatamente queste creature dal muso canino non sono dotate di grande forza né di grande intelligenza. Fra le razze odiate da questi “esserini”, spiccano Mezz’Elfi e Gnomi, anche se la più odiata in assoluto è quella dei Mezzi Coboldi, il segno, secondo loro, dell’imbastardimento di questa razza.

Purtroppo non si sa molto riguardo ai Coboldi. Essi vivono in media 130 anni e ce ne sono di diverse forme e taglie. Il tipo più comune è quello che vive nelle caverne o nelle foreste e lo si riconosce dal colorito grigiastro della pelle, tendente al blu. La statura e le proporzioni di questi mostriciattoli sono all’incirca come quelle di un bambino di quattro anni, ma il viso rotondo è quello di un vecchio raggrinzito, con un naso affilato e due occhi di un rosso sorprendente.

La versione più conosciuta del Coboldo è identificata in tedesco col nome di Heinzelmännchen, che appare tra l’altro nelle fiabe dei Fratelli Grimm. Si tratta di una sorta di Elfo domestico che si occupa delle faccende di casa, ma spesso in maniera dispettosa.

Un altro tipo di Coboldo, più simile agli Gnomi, infesta le miniere ed altri luoghi sotterranei, spesso ostacolando il lavoro dei minatori. È dal riferimento a questo mito che prende nome il cobalto, un metallo noto per essere velenoso e per inquinare altri elementi.

I Coboldi delle grotte o delle foreste vanno in giro in bande, mentre altri, abitatori del focolare, delle cucine o del granaio, vivono perlopiù da soli. Non si hanno informazioni sull’esistenza di Coboldesse o similari, per cui il modo di riproduzione di questi esseri resta molto misterioso.

I Coboldi sono delle piccole pesti che infestano le regioni del Piccolo Popolo, e che trascorrono il loro tempo a fortificare terre intorno alle tane, posizionando trappole e sistemi d’allarme (fosse con spuntoni, balestre con congegni che le fanno scattare, ed altri dispositivi meccanici). Sono dei personaggi perfidi, furbi e senza scrupoli, sempre in difesa del territorio che in quel momento considerano loro.

Comunque, sono anche dei gran codardi e preferiscono evitare i confronti diretti, in quanto preferiscono combattere quando sono in numero superiore rispetto all’avversario, o addirittura utilizzano l’espediente dell’imboscata, e a volte anche entrambe le cose. Il Coboldo è sufficientemente intelligente per non lasciarsi trascinare in un vero combattimento, solo se si trova in una situazione disperata tirerà fuori la sua corta daga.

A loro difesa i Coboldi indossano una leggera armatura di cuoio e portano piccole ma affilate lame con sé. Come già detto preferiscono attaccare in superiorità numerica, oppure si affidano a subdoli trucchi; se la proporzione del nemico scende sotto la soglia minima, solitamente scappano. Il combattimento inizia con il lancio di proiettili da fionda, ed i Coboldi si avvicinano solo quando le forze nemiche sembrano indebolite.

Gentaglia delle orde, ratti delle milizie e tanti altri nomi portano i Coboldi tra le unità delle orde e dei magi che servono. Però sono anche conosciuti dai maghi come piccoli, svelti, raffinati ed insidiosi esseri: pur avendo una ridotta statura, sono capaci di aggirare velocemente i loro avversari e farli cadere.

Non sono solamente molto convenienti nell’evocazione, ma in caso di pericolo anche agili combattenti nell’attacco e nella difesa. Per questo sono specialmente in grandi orde molto efficaci contro qualsiasi nemico, in particolar modo sono forti contro le esuberanti Fate del Fuoco e contro i potenti lanciatori di pietre Troll della montagna.

I Coboldi vivono insieme all’interno di clan e tribù, pregano gli idoli e i totem, o il contenuto dei loro pentoloni sempre in fermentazione che tengono sul fuoco. Combattimenti e schermaglie tra clan sono all’ordine del giorno, ma quando devono combattere un nemico comune allora combattono fianco a fianco. I Coboldi sono creature piccole, alte meno di un metro, magroline con occhi grandi e scuri, orecchie a punta, due piccole corna ed una pelle rugosa o squamata che può essere verde, marroncina o grigia. Le loro vesti, di colori poco sgargianti, si riducono spesso all’essenziale, tanto è che alcuni pensano che i Coboldi siano a sangue freddo.

Da sempre considerati malvagi e spietati, i Coboldi si sono tuttavia rivelati particolarmente utili con l’arrivo del grande freddo. Infatti la loro conoscenza delle grotte e delle miniere è stata molto sfruttata da razze non ostili ai Coboldi, come gli Orchi e i Goblin.

Parecchi contenziosi sono invece aperti con i Nani, coi quali però i Coboldi hanno imparato a patteggiare scoprendo che un promessa fatta da un nano, è più forte dello stare immobile della più grande montagna.

I Coboldi hanno indubbiamente molto senso dell’umorismo, però si divertono solo per le disgrazie degli altri, e quelli che possiedono qualche nozione di magia, la usano solo per disturbare e procurare danni: se la spada vi resta bloccata nel fodero in un momento decisivo del combattimento, si può star sicuri che c’è qualche Coboldo nei paraggi.

Il Coboldo è sempre pronto per qualche spedizione malandrina, gli basta per trovarsi con qualche soldo di più in tasca, e soprattutto per avere l’occasione di far fare una figuraccia a qualche baldo avventuriero.

❂ Coboldi dell’Arcobaleno ❂

Ci fu un tempo in cui i Coboldi degli Arcobaleni erano il terrore di tutta la Terra. Superavano le montagne più alte, attraversavano le valli più ampie per agguantare i magnifici arcobaleni ed inghiottirseli. Il Giallo era il loro capo, era lui ad elaborare i piani delle spedizioni.

Nel cuore di una lontana regione, esisteva una valle dove gli animali vivevano ancora come in un incantevole Paradiso. Essa si chiamava la Valle dell’Arcobaleno. Che gioco di colori quando l’arcobaleno saliva alto sopra di essa…I Coboldi degli Arcobaleni ne avevano già sentito parlare, più di una volta, e gliene era venuta l’acquolina in bocca: per acciuffare un’arcobaleno come quello avrebbero fatto volentieri i più spropositati sacrifici.

Quando con enorme fatica furono giunti alle Grandi Rocce che sbarravano la via verso l’interno della Valle, il Giallo gridò: «Ci siamo, amici! Coraggio, pensate solo a quei colori squisiti!»

Dentro la grotta accesero un fuoco per scaldarsi. La luna apparve e si spaventò. Già prima della mezzanotte ne erano informati gli alberi, i cespugli, i fiori, gli animali e i ruscelli. E tutti erano tristi. I Coboldi invece esplodevano in grida gioiose.

«Fra poco tocca ai tuoi colori!» strepitava il Giallo con prepotenza.

«Appena vien su lo agguantiamo» fremeva il Verde «quando i colori saranno ancora freschi e cremosi.»

Il Blu sogghignava: «Guardate le radici come stanno all’erta, ma non ce la faranno a salvarlo il loro amico arcobaleno!»

Con questi e simili discorsi passarono più di metà della notte, finché non ne poterono più e si addormentarono. Ma la luna si immerse tutta sotto lo specchio dell’acqua e posò nella grotta la sua magica luce.

E così i Coboldi in un sogno meraviglioso videro il Paese di Cuccagna degli Arcobaleni. Bastava che si sdraiassero ed ecco che i più stupendi arcobaleni scivolavano giù nelle loro bocche spalancate.

Il sogno pareva non finire mai. Bevevano e bevevano e sarebbe loro di certo scoppiata la pancia se, alle prime luci dell’alba, improvvisamente un tuono lontano non li avesse svegliati.

In un battibaleno i Coboldi furono sveglissimi e fuor di sé dalla gioia. «Un temporale, ecco il temporale!» annunciava il Rosso tutto allegro. E l’Arancione gridava soddisfatto: «Guardate, il vento lo spinge verso di noi!»

Balzarono in piedi e si misero a ballare il loro più sfrenato ballo di Coboldi, poiché sapevano che al temporale mattutino segue il più bello degli arcobaleni. Ognuno provava ancora il proprio laccio.

«Rosso, non dimenticarlo, tu comandi l’ala sinistra» gracchiava il Giallo, terribilmente orgoglioso del suo piano di battaglia.

«Ed io attacco all’estrema destra!» strimpellava tutto eccitato il Violetto, e mentre gli ultimi tuoni rotolavano rimbombando per la valle, presero secchi e funi e lasciarono la grotta.

Quando i Coboldi giunsero al prato, rimasero senza parola. L’arcobaleno saliva su, denso di colori accesi. Quel prodigio li abbagliava. Tremando per l’eccitazione finalmente il Giallo modulò il fischio convenuto.

Con un grandissimo slancio i Coboldi scagliarono i loro lacci, ma in quel medesimo istante l’arcobaleno si dileguò, come inghiottito dal suolo. Mai prima d’allora era successa una cosa simile. I Coboldi rimasero di stucco a fissare i loro inutili lacci che ricadevano a terra.

Le funi piombavano sulle teste e sulle spalle, l’Indaco piangeva, il Blu imprecava, l’Arancione strillava «Tradimento!», il Giallo incespicava, il Violetto urtava il Verde, il Rosso soffocava di rabbia… ed intanto i Coboldi s’impigliavano sempre più nelle funi, sgambettando disperatamente nei loro stessi lacci. D’improvviso sui Coboldi si rovesciò come un diluvio il torrente di tutti i colori dell’arcobaleno.

«I fiori!» gridò il Blu, disperato, e tutto ad un tratto si ricordò della sua arroganza, quando nella grotta aveva deriso le radici. Attraverso le radici che pendevano dalle pareti della grotta i fiori, infatti, avevano inteso tutto e nella notte stessa avevano deciso di salvare l’arcobaleno. E la loro astuzia era stata questa: di raccogliere nei propri calici i colori dell’arcobaleno nascente.

Quando i Coboldi, così inaspettatamente delusi, furono all’estremo del loro smarrimento, i fiori all’improvviso apersero i loro calici. E i Coboldi annegarono miseramente nel torrente dei colori, e di loro la natura non ebbe pietà alcuna.

L’arcobaleno invece si levò più splendido di prima. Per riconoscenza, prese con sé i fiori che lo avevano salvato e li trasformò: i più piccoli in tante diverse specie di insetti alati, splendidi coleotteri e delicate libellule, altri in farfalle ed i più grandi in magnifici uccelli. Da quel momento l’arcobaleno si è fatto più prudente e non sfiora più la terra.

Chi avanzi verso di lui, per quanto cammini, non potrà mai e poi mai raggiungerlo e toccarlo… perché il solo arcobaleno che possiamo raggiungere, è quello che è dentro di noi…

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