Connla e la fanciulla fatata

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Data di pubblicazione: 12 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

(dalla raccolta: «Celtic Fairy Tales, 1892»)

Vi era un giovane chiamato «Connla dalla fiera chioma, figlio di Conn delle cento battaglie». Un giorno che stava al fianco di suo padre sulla sommità di Usna, vide una giovane in strano abbigliamento venire verso di lui.

Connla le chiese da dove venisse, e lei rispose che veniva dalle Piane del sempre vivo, dove non c’era né morte né peccato, e che il suo popolo era chiamato «La gente della collina».

Il re e gli altri che erano con lui si meravigliarono molto di sentire quella voce, ma non vedevano nessuno, perché nessuno salvo Connla poteva vedere la fanciulla fatata.

fanciulla-fatataIl re allora domandò al figlio con chi stesse parlando; alla domanda rispose la fanciulla e disse che Connla stava parlando con una fanciulla buona e che, innamorata di lui, voleva portarlo con sé nelle sue terre dove regna Boadag, e dove la giovinezza non svanirà fino all’ultimo giorno del giudizio.

Il re sentendo queste parole, chiamò il suo Druido di nome Coran e gli comandò di far sparire quella fanciulla con qualche sortilegio. La fanciulla, alle parole magiche del Druido, svanì lasciando a Connla una mela. Per tutto il tempo che passò Connla non mangiò altro che la mela incantata della fanciulla, che ad ogni morso si rigenerava.

Passò così un mese. Connla si trovava nuovamente al fianco di suo padre per andare verso la Piana di Arcomin, quando vide di nuovo la fanciulla che gli parlò, dicendo che questa volta il Druido non avrebbe potuto salvare il giovane con un sortilegio, perché si trovavano nelle terre protette.

Il re si accorse che il figlio non diceva parola alcuna, ma che fissava il vuoto da dove la melodiosa voce della fanciulla proveniva… non potendo fare nulla, vide suo figlio allontanarsi su una barca d’argento accanto ad una donna dai capelli d’oro lunghissimi, che doveva essere la fanciulla che lo aveva stregato e rapito.

Di loro non si seppe più nulla, si pensa che siano nel mondo dove né morte né peccato possano distruggere la felicità dei suoi abitanti, che giovani senza invecchiare giungeranno fino all’ultimo giorno del giudizio.

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