Danze e Musiche Fatate

Pubblicato il: 15 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Un lieve fruscio anima il bosco stanotte, tutto intorno brilla di luce argentata… Eterea la luna scruta dall’alto, una musica dolce suona, sono mille campanelle al vento, una melodia incantata che risuona tra le foglie degli alberi.

Eccole vestite a festa di incantevoli petali, spuntare fuori da minuscole porticine tra buie cavità dei tronchi… le loro ali brillano nella notte di colori intensi, le ho sentite mentre camminavo a piedi nudi sull’erba umida, tremo su candidi canti lontani…

Mentre rilascio la mia anima libera affinché possa danzare con loro, sprofondo in questo piccolo mondo irreale e in questa danza di sorrisi radiosi, di libertà e magia…

Occhi di ambra,
pelle di luna,
ali di cristallo,
nella brezza di inizio Primavera
le Fate danzano
nel cerchio di fuoco…

La danza delle Fate, e per estensione la musica, è simbolo universale di liberazione dalle limitazioni della materia.

In senso magico, è la manifestazione della vita spirituale e dell’ordine cosmico, dell’armonia dei cicli della natura.

Presso le popolazioni celtiche (e in genere in ogni arcaica cultura religiosa), la danza rituale fu il mezzo per ristabilire i rapporti tra gli uomini e le divinità, sia che queste avessero invocato l’amore e la vittoria in combattimento, oppure la poggia o la fertilità della terra e delle spose. Chi le ha viste ballare, o non è più tornato, o se ne è completamente dimenticato.

Il ballo magico delle Fate assomiglia molto a quello delle Streghe, una danza rituale, ipnotica e carica di simbolismi.

Circolare come la luna, il mondo, ma anche quel sacro cerchio della vita è il segno che lasciano sul campo in cui hanno danzato. Quell’erba prostrata e smossa dalla ridda delle Fate porta con sé un carico di mitologia e leggenda che affonda nella notte dei tempi. Il fascino della musica elfica può trascinare, come si racconta, l’uomo in una dipendenza eterna…

Che siano buone o cattive, placide od irrequiete, tutte le Fate adorano danzare a suon di musica. Spesso in compagnia di elfi e folletti, danno origine a magici e festosi balli.

Durante tali incredibili danze, vengono creati ciò che gli abitanti del Piccolo Popolo chiamano “Cerchi delle Fate”. Essi hanno origine da un particolare tipo di fungo di color bianco, la cui crescita avviene secondo una disposizione circolare: è il Marasmius Oreades, meglio conosciuto come Fungo delle Fate, dotato di ife (le “radici” dei funghi) che si sviluppano in lunghezza.

Questi funghi quindi, diventano degli ottimi segnali che ci indicano i luoghi ove fate, elfi e folletti, si sono riuniti in grandi festeggiamenti. Tra l’altro, l’erba contenuta nel cerchio risulta essere calpestata, secca e di color verde scuro: un altro chiaro segnale che ci fa intendere il luogo in cui si è svolta la festa. Possiamo così facilmente dedurre che le Fate danzino in cerchio.

La scienza moderna ha poi dimostrato che spesso questi cerchi sono antichissimi quanto il Piccolo Popolo: alcuni possono arrivare a più di 600 anni di età.

Oltre al Marasmius Oreades, tra i funghi più rappresentativi e conosciuti attribuiti al Piccolo Popolo, vi è L’Ovolo malefico (Amanita muscaria), che ha proprietà tossiche ed allucinogene. Utilizzato dai popoli antichi come allucinogeno, gli sciamani lo consideravano uno strumento indispensabile di mantica di ogni genere.

Le Fate come tutte le figure fatate, considerano la Amanita muscaria come un sedile (o trono) su cui adagiarsi comodamente: la sua bellezza tinta di rosso e maculata di bianco, lo porta ad essere il fungo più rappresentato della storia e nelle fiabe.

È probabile che per le sua proprietà tossiche possa essere uno degli ingredienti di molte pozioni magiche. Per gli uomini ovviamente, il pericolo arriva se viene mangiato, altrimenti la sua bellezza è destinata a ravvivare di colore il cupo sottobosco di conifere in cui si trova.

Altri funghi sono stati spesso rivendicati dalle Fate, ad esempio il Bastone giallo della Fata (Ditola gialla), il Fragile cappello d’Elfo (Peziza), lo Scuso del Pixie della duna e la Sella della Driade. Per tutti il segreto risiede nella loro conoscenza. Chi infatti conosce sa anche rispettare, e chi rispetta può evitare spiacevoli conseguenze. L’esperienza di coloro che “saggiamente” vanno a funghi, insegna…

Se un essere umano entra nel cerchio, è obbligato ad unirsi ai saltelli forsennati di queste creature. Può sembrare che la danza duri solo qualche minuto, o un’ora o due, al massimo una notte intera. In realtà la sua durata rapportata al nostro tempo, è di sette anni (numero cosmico per eccellenza) o più. Lo sventurato può però essere salvato da un amico che, tenuto da altri per la giacca, segua la musica, allunghi le mani dentro il cerchio (tenendo un piede fuori), ed afferri così il danzatore.
Ma quali sono i ritmi che scandiscono queste folli notti?

Gli strumenti musicali che accompagnano le danze fatate sono molto simili ai nostri, quasi sempre suonati ben volentieri dagli amici elfi: violino, arpa, tamburelli e cembalo, sono solo alcuni degli strumenti che queste creature amano suonare.

Le musiche risultano all’orecchio umano sempre tristi e malinconiche, come se narrassero qualcosa di incredibilmente meraviglioso, ma impossibile da raggiungere. Fate ed Elfi si scatenano però, danzando a ritmi sostenuti ed agitandosi molto animatamente.

Il nostro amico Bogus ci ha pazientemente spiegato il perché di tale differente percezione musicale:

“Il tempo è percepito dagli esseri fatati in maniera del tutto differente rispetto agli umani: la notte di una fata può variare da sette a cento anni umani! Per questo motivo agli eventuali e sfortunati spettatori può risultare alquanto strano che queste creature si scatenino seguendo un ritmo musicale decisamente lento… Perché sfortunati? Ve lo espongo subito: le musiche e le danze fatate, anche se eseguite con le migliori intenzioni, hanno avuto da sempre sugli uomini conseguenze nefaste.
Credo che neanche le fate sappiano spiegarsi il perché: secondo il loro punto di vista si tratta di musiche dolci e struggenti, e allo stesso tempo selvagge e bizzarre… una miscela fatale per l’uomo: completamente ammaliato dalla soave melodia, il malcapitato inizierà a danzare senza sosta fino allo sfinimento. C’è però una possibilità di salvezza per chi cade vittima del Cerchio delle Fate: un suo amico deve afferrarlo per un indumento avendo cura di non mettere il piede all’interno del famigerato circolo… Faccio bene io che non ballo affatto!”

✬ Fonti storiche sulle Danze delle Fate ✬

Luci rosse nel cielo, globi luminosi, terribili apparizioni nell’aria, fievoli chiarori, fuochi splendenti, segni circolari nel terreno, spighe piegate…

Ed ancora, miraggi di palazzi nei cieli, diavoli e streghe che danzano in circolo nei loro sabba infernali… Siamo nel Medioevo: l’aria trasuda di figure umane e l’atmosfera sembra tutta un grande sogno, secondo il racconto dell’occultista Eliphas Levi.

Le cronache dal VII secolo in avanti narrano di figure umane che si affacciano tra le nubi, marinai celesti che viaggiano su navi con le vele al vento e di eserciti schierati, ma anche della comparsa di luci misteriose e di cerchi nei campi (crop circles). Chi crede infatti che il fenomeno dei crop circles sia semplicemente una manifestazione fisica legata al tema UFO, si sbaglia di grosso…

Essi non sono solo nei campi di grano o avena, ma anche nella sabbia e nel ghiaccio. Poco noti sono i Forest Rings canadesi e i Fairy Circles (cerchi delle fate) in Namibia, ma che interessano quelle zone tutt’oggi, al punto che l’ente canadese Ontario Geological Survey, li utilizza per pianificare ricerche minerarie mirate, avendone intuito la portata scientifica al di là del messaggio simbolico che essi portano con sé.

Il disegno circolare evoca subito le strutture megalitiche utilizzate anche in tempi moderni per meditazione e rituali sciamanici, proprio per la loro presenza in terreni energetici lungo specifiche linee di forza, e per il simbolo e la sacralità che il cerchio richiama da sempre.

Ed è inoltre attorno al cerchio, disegnato, improvvisato o megalitico che sia, che avvenivano fin dagli albori le danze, i rituali sciamanici, le evocazioni degli spiriti: più in generale erano riti che permettevano di accedere agli altri mondi e al sacerdote o sciamano di cadere in trance, ed entrare in contatto con gli spiriti.Anche i monumenti funerari avevano spesso la forma circolare, essendo il cerchio il simbolo per eccellenza del tempo non lineare, e dunque dell’eterno ritorno: il sacro che si manifesta con la vita, morte, resurrezione secondo il tempo circolare, il ciclo della natura. Da qui il simbolo dell’ouroboros, il serpente che si morde la coda.

A partire dal XVI secolo, con lo scienziato Robert Plot si trovano i primi documenti che accertano il fenomeno dell’apparizione di cerchi ed altre figure geometriche nei campi d’erba, ma non solo. Se Plot, da buono scienziato ricorre alla tesi di flussi d’aria discensionali, egli riporta anche il racconto di avvistamenti di creature simili a uomini e donne visti danzare all’interno di un cerchio di erba schiacciata, convalidando la credenza diffusa della “Danza del Popolo Fatato” o “Fairy”.

Nascono così racconti, leggende, cronache ma anche dipinti ed incisioni sulla cosiddetta Danza delle Fate, che si radica nella cultura anglosassone fino all’epoca moderna, dove la danza di piccoli esseri si mescola e si confonde sempre più ad apparizioni di luci nel cielo, di sfere luminose, meteore ed UFO.

Da quel momento in poi, in tutto il mondo, si raccolgono sempre più testimonianze di proprietari terrieri che denunciano la comparsa misteriosa, dalla sera alla mattina di disegni circolari, pittogrammi, simboli geometrici nei loro campi. I testimoni che hanno la (s)fortuna di assistere alla formazione improvvisa dei pittogrammi nei campi, parlano di un vortice di vento e detriti sul luogo della formazione, e della comparsa successiva dei segni con le spighe piegate come da una forza misteriosa. Ad anticipare la formazione, un fischio o un ronzio metallico.

Tutto confermerebbe la teoria dei vortici almeno per le formazioni primitive e più semplici, non fosse per un dettaglio da molti studiosi sottovalutato, o semplicemente ignorato: la Danza delle Fate.

Apparentemente nulla collegherebbe i racconti fantastici della cosiddetta danza del Popolo Fatato ai crops. Se in epoca moderna il fenomeno si associa alla comparsa di sfere di luce senzienti, ad esseri di luce che sembrano interagire con il nostro piano di realtà e comunicare con noi attraverso sempre più articolati pittogrammi, addirittura ad astronavi e a mutilazione del bestiame, fino a qualche anno fa il ricordo e la descrizione di danze di fate, elfi e folletti, sembrava la causa della formazione dei cerchi nel terreno, soprattutto tra la gente comune abituata a quello strano fenomeno.

La danza di queste creature potrebbe essere una tecnica per aprire o tenere aperti dei portali dimensionali, in maniera da accedere al nostro piano di esistenza. In che modo?Va a Janet Bord il merito di aver riportato alla ribalta il tema della Danza delle Fate. La scrittrice ci ha lasciato un’enorme quantità di trascrizioni di avvistamenti reali, racconti, fiabe risalenti al Medioevo. Le descrizioni ricorrono con similitudini tali da apparire impressionanti.

Il leit motiv vede uno o più malcapitati di passaggio per campi o boschi, imbattersi in un gruppo di strane creature impegnate in danze in cerchio: si tengono per mano, sono piccoli, né uomini, né donne, né bambini, stranamente abbigliati. Spesso sembrano luminosi e indistinti, quasi i loro corpi fossero inesistenti.

All’elemento ludico della danza si associa così il fascino esercitato sugli uomini che si fermano incantati ad osservare il fenomeno e che spesso finiscono, se invitati, a partecipare al connubio, facendosi trascinare nel cerchio magico dove, come già detto, il tempo trascorre in modo diverso: ad alcuni minuti corrispondono ore, giorni, anni, addirittura secoli. Una dilatazione del tempo diversa da quella che consegue oggi ad un rapimento alieno.

Da qui il racconto di ignari contadini o forestieri che abbandonate le danze tornano a casa, ma si ritrovano con orrore sbalzati anni ed anni dopo il giorno in cui tutto è iniziato. Con disperazione si rendono conto di essere stati ingannati, di aver perso troppo tempo con gli esseri fatati, ed ormai tutti sono invecchiati o morti: amici, parenti, coniugi.

Ma non tutti gli esseri fatati avvicinano gli uomini o gradiscono essere interrotti nelle loro danze. Molte testimonianze riferiscono di eccessi d’ira di queste creature che aggrediscono i malcapitati che si fanno scoprire ad osservarle: nel 1750, nel Denbighshire, Edward Williams racconta di essersi imbattuto in “un gruppo di… esseri né uomini né donne né bambini, che danzavano con grande vivacità”. Alla vista dell’intruso gli esseri si precipitano verso di lui facendolo scappare terrorizzato.

In Francia questo genere di Fate danzanti sono chiamate kornigan o corrigan, danzano in cerchio tenendosi per mano, ma scompaiono al minimo rumore. L’indomani rimangono segni circolari sul terreno…

Da ciò emerge l’idea che queste entità non siano impegnate in una comune danza, come ha suggerito Graham Hancock, riprendendo le ricerche di Janet Bord, ma che sia invece una forma di rituale. La danza del Piccolo Popolo può avere un significato ben preciso, che va oltre il lato ludico del ballo.

Gli avvistamenti continuano ben oltre l’Epoca Vittoriana. Nel 1945 J. Foot White ed un suo amico, attraversando la campagna del Dorset, si imbattono in un gruppo composto da una ventina di esserini che ballano con le mani unite e sollevate verso il cielo. Alla presenza dei due uomini, essi immediatamente scompaiono nel nulla.

Si continua così con sovrapposizioni progressive di avvistamenti di Ufo sempre più frequenti con il passare del tempo, finché gli esseri fatati sembrano sparire dai boschi, dai cieli e dalla memoria collettiva, per cedere il passo a ben più tecnologiche astronavi, le orbs, alieni più consoni alla modernità.

Una volta erano i folletti, demoni o streghe che utilizzavano i Cerchi fatati o Cerchi nell’erba (dovuti alla crescita particolare dei funghi sotto la superficie del terreno) come luogo per i loro incontri. Ora a danzare nei nostri cieli, sui boschi, sui campi di grano sono le sfere di luce, ma è sempre l’elemento della danza circolare, armonica e fluttuante a contraddistinguere il fenomeno delle apparizioni dei crops.

Nel Cinquecento il vescovo Olaf Magnus attribuiva i cerchi nel grano e nell’erba alla danza degli elfi che con i loro movimenti “lasciano dei segni così profondi nel terreno che l’erba non cresce, bruciata da un calore tremendo”. Radiazioni prodotte dalle loro danze? Oggi sono le sfere di luce a piegare le spighe, a creare i pittogrammi sempre più belli, evoluti, complessi, simbolici.

La danza in sé, che sia di fate, folletti, alieni o sfere, con i movimenti vigorosi, veloci, energici, ritmati, costanti e soprattutto circolari, come le danze sciamaniche che permettono di cadere in trance ed accedere a stati di coscienza alterati, potrebbe essere interpretata come una vera e propria tecnica di entità spirituali o semplicemente multidimensionali, per comunicare con noi entrando attraverso un processo energetico nel nostro piano di esistenza: i simboli sempre più articolati che troviamo incisi sul terreno potrebbero essere una forma di comunicazione rivolta a noi, alla Natura, o un linguaggio segreto comprensibile solo ad altre entità.

Così come gli sciamani potrebbero aver appreso dagli spiriti la tecnica della danza ritmata per cadere in trance ed entrare in contatto privilegiato con loro, anche senza l’uso di sostanze psicotrope… oppure, molto più probabilmente, potrebbe trattarsi di un mezzo per aprire degli stargates, delle porte tra la loro e la nostra dimensione lungo specifiche linee di forza, e la danza è forse un modo per attivare, aprire tali portali dimensionali.

C’era una volta uno spirito, poi una fata, un folletto, un alieno; infine una sfera di luce. Più neutra, meno elaborata. Più adatta all’uomo moderno che non ha tempo per visioni, misticismi, superstizioni, che può sempre alzare gli occhi al cielo e confonderla con un fulmine globulare o un satellite.

Non accorgersi semmai di qualche minuto mancante. Abbiamo fretta, troppa fretta, non possiamo seguire il Bianconiglio nella tana, né tanto meno unirci alle danze di esseri che non esistono nella nostra epoca.

Ma dietro la forma diversa, la stessa sostanza.

Nei nostri occhi la stessa causa, infiniti fenomeni. Dietro la maschera l’inganno. Ancora una volta l’eterno ritorno.

Il bosco risplende di un’aerea fosforescenza.
Avanzano le fate verso il centro del Cerchio
in sincronia, avvolte dai riflessi delle stelle sulle loro ali.
Una nota di flauto rompe il silenzio, colpi sordi di tamburi
le fate alzano le mani al cielo
piano inizia il loro ballo
in onde flessuose i loro piccoli corpi
si muovono al ritmo di suoni dimenticati;
battono i piedi leggeri sull’erba,
passi cadenzati per la Danza delle Fate.
Volano in alto i nostri cuori
nostra è la vita e nostro l’amore
nulla ci tocca per più di un respiro
viviamo al limite dell’umana follia.
Sogni, desideri, indecenti languori
scateniamo nei cuori di uomini e dei.
Nostre le fronde del bosco di notte
nessuna di noi sa cosa è tristezza
viviamo prive di ogni saggezza
allegria e risate la nostra salvezza.
A noi nulla e nessuno comanda
libertà è la nostra filosofia
della ragione non seguiamo la via
ora piangiamo, ora ridiamo
viviamo ogni istante della vita come fosse
l’ultimo o l’eternità.
Uniamo gli opposti, disfiamo le trame,
balliamo e giochiamo da notte a mattina.
Le braccia, le gambe in un ritmo sfrenato,
per noi primavera è sempre vicina.
Festeggiamo ogni istante
non fa differenza
buona o cattiva
questa è la vita.
I fianchi, la testa, i nostri capelli
onde di un mare,
mare fatato.
In fondo sappiamo cos’è l’amarezza
l’angoscia, la morte, il desiderio, la pazzia;
ma tutto finisce e tutto ritorna
ogni pensiero arriva lontano.
Voliamo incontro alla madre Luna
e al mattino padre Sole sarà la nostra meta.
Ogni rimpianto, ogni rimorso
dalla nostra anima viene lavato via.
Perché noi sappiamo volare
oltre il cielo e ancora più su
nei sogni degli uomini
nelle lacrime degli ultimi
conosciamo segreti che mai voce ha rivelato
i segreti del vostro cuore.
La musica si fa dolce
la notte se ne va.
La Danza finisce e torna il silenzio.
Per un attimo i nostri occhi s’incontrano
non è difficile leggere nei cuori altrui
difficile è toccarli, quei cuori,
perché spesso sono chiusi.
Pensieri profondi?
Lungi da noi
che nessuno sappia che noi fate
ne siamo capaci.
Nel bosco torna il silenzio.
L’alba è ormai prossima.

 ❀ La Danza delle Buisidhe ❀

I balli delle Fate Gialle di Lot (o Buisidhe), sono senza dubbio i più scalmanati ed allegri, per non parlare dello scompiglio che provocano anche nei presenti.

I luoghi di ritrovo sono infatti per la maggior parte delle volte affollati o al coperto, qui le Fate danno sfogo alla loro irrefrenabile allegria e contentezza, qualità che le caratterizzano appieno, con salti, capriole, giravolte, e l’uso dei cembali.

❦ La Danza delle Fionsidhe ❦

Le Fate Bianche (o Fionsidhe) sono aggraziate ed armoniose per natura, i loro movimenti sono delicati e nelle loro danze paiono ondeggiare come trasportate dall’aria. Sono solite danzare all’aperto e quando i raggi del sole ormai sono calati, per farsi meglio carezzare dalla leggera brezza della sera. L’unico suono che può accompagnare la danza è quello del Flauto di Bamboo.

La Fata che viene chiamata a suonare lo strumento può sedersi al centro del Cerchio delle Fate, accompagnando le sorelle per tutta la danza.

❈ La Danza delle Glasidhe ❈

I luoghi di riunione preferiti dalle Fate Verdi (o Glasidhe) sono le radure tra gli alberi, oppure un grande prato liscio e morbido.

Le Fate utilizzano queste danze soprattutto per tenersi in contatto con la Natura: per questo ballano scalze, con i piedi ben a contattato con la terra, loro elemento.

Le Fate che decidono di danzare devono portarsi attorno ad uno stesso albero, arbusto o cespuglio e poi, tenendo le mani poggiate sulle spalle di due Sorelle, iniziare le danze.

L’unico suono che può accompagnare la danza è quello del liuto. La Fata che viene chiamata a suonare lo strumento può sedersi in disparte o seguire dall’esterno il Cerchio delle Fate, accompagnando le Sorelle per tutta la danza.

✾ La Danza delle Gormsidhe ✾

Le Fate Blu (o Gormsidhe) sono le Fate dell’Acqua, e le loro danze avvengono sempre nel loro elemento, nuotandovi elegantemente o volando sullo specchio di un lago, lasciandosi bagnare dagli schizzi di una cascata oppure ancora contorcendosi sotto la pioggia fitta. L’unico suono che può accompagnare la danza è quello limpido e deciso dell’arpa.

La Fata che viene chiamata a suonare lo strumento deve sedersi in riva al lago o a fianco del gruppo di Sorelle, accompagnandole per tutta la danza.

☆ La Danza delle Liathsidhe ☆

Le Fate Grigie (o Liathsidhe) sono quelle che più di tutte suggestionano i presenti nelle loro danze, che si svolgono perennemente al buio, quindi di notte e all’aperto.

Non ci sono voci o schiamazzi durante i loro balli, ma solo i suoni sordi e cupi dei loro tamburi. La maggior parte delle volte i presenti se ne accorgono solo perché sentono i suoni provenire in lontananza, ma è meglio ascoltarli senza disturbare le Fate misteriose per eccellenza.

❖ La Danza delle Mothansidhe ❖

La danza delle Fate Viola (o Mothansidhe) è piuttosto elitaria, nel senso che difficilmente amano coinvolgere i presenti, e se lo fanno la maggior parte delle volte è per stuzzicarli o per renderli oggetto di qualche dispetto.

È difficile, ma non impossibile, scorgerle danzare: ballano in semioscurità, e l’unica cosa per cui è possibile scorgerle è la nebbia che le avvolge.

L’unico suono che può accompagnare la danza è quello dello scacciapensieri. La Fata che viene chiamata a suonare lo strumento deve sedersi in un angolo, rimanendo rigorosamente in ombra, accompagnando le Sorelle per tutta la danza.


♪ LA MAGIA DEI SUONI ♪

Il suono ha effettivamente un potere immenso: la vibrazione può modificare o trasformare la qualità e la consistenza della sostanza che viene fatta risuonare.

Ogni suono ha un significato ed una funzione: alcuni suoni possono rendere la materia più sottile, fluida e malleabile; altri possono riorganizzare o consolidare l’energia cristallizzandola in una forma fisica, altri ancora possono disorganizzarla…

Vediamo qualcuno dei suoni più comuni presenti nella nostra lingua (o comunque in lingue umane), secondo quanto gli Spiriti della Natura ci suggeriscono:

    • ♪    La vocale “U“, cantata in maniera prolungata e con voce profonda, rafforza le nostre capacità di sostegno e supporto “dalle fondamenta”, e ci connette all’Elemento Terra.
    • ♪    La “O“, cantata o vocalizzata con voce medio-bassa, è affine all’Elemento Acqua e ci riconduce all’innocenza e alla capacità di meravigliarsi proprie dei bambini, rendendoci più facili all’apertura.
    • ♪    La “A“, fatta risuonare a livello del plesso solare, attiva gli Elementi Fuoco ed Aria, e ci aiuta a trasformare le emozioni pesanti, purificando ed aprendo il cuore.
    • ♪    La “E” contribuisce a risvegliare in noi la consapevolezza, rendendo più facile l’esercizio della presenza al “qui ed ora“.
    • ♪    La “I“, vocalizzata o cantata immaginando il suono che dalla gola si estende in alto e in basso, lungo l’intero asse del corpo (dalla sommità del cranio al perineo, per intenderci, e lungo l’interno delle gambe fino a terra), è un incomparabile aiuto per ottenere un buon allineamento dei piani fisico, mentale, emozionale, energetico.
    • ♪    Tra le consonanti, il suono “M” cantato in modo prolungato incentiva i processi di trasformazione, “T” e “L” agiscono sul cuore, “R” tende a disgregare le forme dense, consolidate e cristallizzate, mentre “B” riorganizza le forme stesse; i suoni “F”, “PH”, “S”, “SH”, “Z” sono invece associati in qualche modo alla purificazione, al movimento e al passaggio di informazioni.

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