Dio, lo Spirito

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Data di pubblicazione: 22 ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

Il concetto di un Essere Superiore (che appartiene a tutti gli Dèi), non era conosciuto o compreso nel periodo Lemuriano, e perfino per la gran parte di quello Atlantideo. Non esistevano parole per descrivere Dio, non c’erano religioni, né culti come si conoscono oggi. La Religione, vedete, è un’invenzione contemporanea dell’Umanità.

A Lemuria ed Atlantide era chiamato l’Inconosciuto. Era accettato il non capire come alcune cose accadono, tuttavia non era attribuito a qualcuno o a qualche entità con un potere più alto. Era semplicemente Ciò Che Non È Stato Ancora Appreso. Tutto qui. Non c’era nessuna grande deificazione, non c’erano templi, né culti, né regole. Era soltanto Ciò Che Non Abbiamo Ancora Appreso. Era bellissimo. Era l’accettazione che esistevano ancora cose da scoprire, così come l’accettazione che molto era già stato scoperto.

Fu circa novemila anni fa che, per la prima volta, si generò il concetto degli Dèi. La coscienza umana era abbastanza sviluppata e cambiata, da far nascere un bisogno di definire questa cosa che ancora non era stata appresa. Così, gli umani arrivarono al concetto di Dèi.

In un certo senso si stavano, a quel tempo, muovendo nella giusta direzione. Ad esempio, compresero che c’era un Dio del sole, e in un certo senso c’è. C’è una energia del sole, una coscienza del sole, che gli umani allora chiamarono Dio, in quanto non lo capivano e non capivano come si correlasse a loro e alla natura. A causa di questa mancanza di comprensione, ne hanno avuto paura e talvolta lo hanno adorato.

Sentivano che c’era un Dio delle acque. Poiché non capivano l’acqua, ma sapevano che era essenziale per la vita, l’hanno temuta e l’hanno adorata. Hanno creato un Dio delle acque e fecero lo stesso per l’aria e per la Terra stessa. Potevano, ad un certo livello, percepire l’energia di queste cose, ma non le comprendevano, le hanno temute e poi le hanno adorate.

Fecero lo stesso con gli animali. Ebbero un Dio degli uccelli, e in un certo senso c’è, perché esiste una coscienza degli uccelli, persino una per ogni di specie di uccelli.

Gli uccelli si collegano l’un l’altro, si connettono con la coscienza del loro gruppo e sono capaci di volare in stormi. Sono capaci di fare gli stessi movimenti ed avere gli stessi modelli senza bisogno di parlarsi, od usare un linguaggio, in quanto usano il linguaggio della coscienza, dunque si può tranquillamente affermare che esiste un Dio o una coscienza degli uccelli.

Qualsiasi gruppo sulla terra, sia umano che animale o qualsiasi parte della natura, ha la propria Coscienza di Gruppo. Fino a circa diecimila anni fa queste diverse coscienze venivano chiamate “Dèi”.

Poi venne Abramo e decise che doveva esserci un solo Dio. In realtà questa fu un’evoluzione nella coscienza, la comprensione che le cose hanno una unicità. Era anche diventato molto tedioso venerare tutti questi Dèi. In quell’era gli umani avevano dozzine, forse centinaia di statue in casa, per rappresentare tutti gli Dèi che temevano ed adoravano, per rappresentare tutto ciò che era sconosciuto e tutte le paure che avevano.

Dunque arrivò Abramo, che s’introdusse con il concetto di un solo Dio. L’idea ebbe presto successo perché anche gli altri erano stanchi di venerare tutti quegli Dèi e di avere tutte quelle paure. Ora tutto poteva essere compreso in una sola paura. Questa idea di un Dio si affermò rapidamente e divenne la base della religione Ebraica, della religione Cristiana e di quella Islamica. Queste sono le religioni predominanti nel mondo, e tutte credono in un solo Dio.

Durante le ultime migliaia d’anni, questa immagine di un solo Dio è stata definita e modellata dagli umani, umani che hanno ancora paura ed umani che realizzano anche che «questo è un modo magnifico per controllare e manipolare, per perpetuare tutto il processo di “ipnosi”».

Gli umani crearono un Dio nei cieli ed anche l’antitesi di Dio, Il Demonio, Satana. Poi posero la paura non solo attorno a Satana, ma anche attorno a Dio, e crearono una terribile dualità.

Hanno scritto libri in proposito e poi hanno dichiarato: «Questo è un libro benedetto», perfino quando esistevano diverse versioni dello stesso. Hanno detto: «Questo libro non può essere cambiato», sebbene sia stato modificato innumerevoli volte. Hanno detto: «Questo è il libro sacro e dovete venerarlo», sebbene essi stessi non lo venerassero.

Esistono tante leggi e regole su come vivere in accordo con le regole di Dio, ma si tratta di un Dio di un luogo estraneo e lontano dagli uomini. Tutto il concetto di Dio, combinato con il concetto della morte, pone una terribile coltre di paura e limitazione sugli esseri umani di tutto il mondo. Che, in sostanza, dobbiamo meritarci il paradiso e che, in caso contrario, ci toccherà l’eterno inferno.

Abbiamo dunque una vera e propria istituzione, identificata con la religione, che si centra sulla versione contemporanea di Dio. Ma Dio è ancora l’Inconosciuto.

Questo essere divino, l’Uno, Neter (anche Netjer, letteralmente “spirito divino”) o Atum (spesso anche Aton, letteralmente “Disco”), come lo definisce il Kemetismo, è un’unica entità divina immanente, che pervade tutte le cose che esistono e dà origine per emanazione all’Universo, e non è comprensibile dalla mente umana, essendo una verità autocreatasi; l’uomo è in grado tuttavia di percepire quelle che sono le varie forme che Egli assume per rendersi accessibile all’uomo.

Queste forme, esseri emanati dall’Uno, ma con una propria identità, sono i Neteru (o Netjeru), termine al plurale che può essere tradotto con Dèi o nomi di Dio.

Il Kemetismo ritiene che tutti gli Dèi siano i vari aspetti, le varie sfaccettature, di quest’unica entità divina. Gli Dèi sono, come la matrice divina che li genera, immanenti, ovvero forze che permeano e forgiano la Natura e il Cosmo. Essi possono essere percepiti in ogni espressione dell’esistenza, dalla nascita di una nuova vita, alla crescita di un germoglio, al vento che soffia sulla vetta di una montagna. I Neteru sono quindi anche nell’uomo, nella sua più profonda interiorità.

Ad essi sono sacri gli animali, i quali possono essere identificati come mediatori divini, esseri in grado di condurre l’uomo alla comprensione della verità. Ciò che l’essere umano deve fare per avvicinarsi a Dio non è ricercarlo in una dimensione trascendente o attendere la morte per comprenderne i segreti, ma piuttosto ciò che può fare è cercare l’Uno in se stesso e nella natura che lo circonda, dato che tutto è parte della verità di Dio e l’uomo stesso è sua emanazione.

Dio, nel Kemetismo, non è inoltre un Dio-persona, ma è un Dio-energia: un’entità energetica cosmica che corrisponde a tutto ciò che esiste, perché il Tutto è sua emanazione. Per giungere alla comprensione dell’Unità divina l’uomo deve però prendere coscienza di non essere in grado, con le proprie forze, di capire un concetto così complesso e profondo; l’uomo deve quindi dapprima comprendere che Dio è Uno, ma è in realtà molti: l’Uno è multiforme, si esprime attraverso una molteplicità di verità personali e totalmente vere. Il rispetto degli Dèi, i molti volti ed espressioni di Dio, è dunque il primo passo per comprendere i misteri più profondi dell’Unità Cosmica.

Il Kemetismo, come continuazione della religione egizia, tradizione originatasi più di quattromila anni avanti Cristo, è nato negli ultimi decenni. Gli insegnamenti kemetici mettono l’accento sul fatto che ci sia un’unica entità creatrice. Tutto ciò che l’uomo considera corrispondere alla vita e all’esistenza, non è altro che il risultato della perpetua emanazione ed attività dell’Uno; tutto è manifestazione del Neter.

L’origine dell’Universo non è da ricercare in un evento ancestrale voluto improvvisamente da un Dio senza apparente motivo, la Creazione è un evento mistico che avviene in eterno, dato che Neter è l’energia cosmica che pervade tutte le cose e, il tutto stesso è il Neter manifestato. La creazione è perpetua, è continua e probabilmente non avrà mai fine, dato che essa non è altro che la presenza immanente dell’Uno nel Cosmo.

Dio crea, dunque, alimentando letteralmente con il suo spirito universale la crescita della vita. Questa identificazione di Dio con la vita stessa presenta molte linee in comune con la spiritualità nativa americana e le tradizioni religiose orientali, in particolare l’Induismo, dove Neter prende il nome di Brahman. Uno degli obiettivi principali del Kemetismo è proprio quello di far comprendere questa realtà: il fatto che l’Uno, in tutti i suoi aspetti sia la vita stessa, e che l’uomo sia in perenne contatto con essi.

Tutta la Creazione è un insieme di forme varie e molteplici, di punti di vista e idee sfaccettate e diversificate. Il Kemetismo, grazie alla sua cosmologia, accentua i valori di rispetto ed amore nei confronti della vita in ogni sua forma e delle diversità. Direttamente collegata alla teologia, l’etica kemetista è legata al rispetto della natura e della vita in quanto aspetti sacri, e manifestazioni del Divino. In quest’ottica panteistica, la natura è vista come espressione delle divinità.

Amore e rispetto per il Cosmo, la Creazione, significa rispetto per le differenze, siano esse fisiche, culturali, ideologiche o di qualsiasi altra natura, e quindi rispetto per il prossimo, per tutti gli uomini. L’Universo, in quanto generato dall’ordine dato dall’Uno, è basato sulla legge cosmica di Maat, i cui fondamenti sono giustizia, verità, equilibrio ed armonia. Rispettare la legge di Maat significa mantenersi in allineamento con l’Universo, con gli Dèi e quindi con l’Uno Infinito.

Anche per l’Induismo, Tutto è uno, tutto è Dio, inclusi noi stessi. Tutto è una cosa sola. Niente è distinto e separato dal resto. Noi siamo da Brahman ed uno con Brahman.

L’Induismo insegna che il nostro problema è che abbiamo dimenticato che siamo degli Dèi. La conseguenza di questo è che siamo soggetti alla Legge del Karma (un altro punto cardine dell’Induismo). È l’equivalente della legge naturale di causa ed effetto. Non esiste perdono, non c’è alcuna via di fuga.

Il peso delle conseguenze delle proprie azioni ricade interamente su se stessi. Le conseguenze dipendono così dal proprio karma, che può essere buono o cattivo, e ci segue di vita in vita: questo è un’altro concetto Indù, il samsara, il continuo ciclo della vita, morte e rinascita, conosciuto anche col nome di reincarnazione. Il tipo di karma che si possiede determina il tipo di corpo in cui ci si reincarna nella vita successiva (un corpo umano, animale, o un insetto).

Altro grande pilastro dell’Induismo è la liberazione dalla ruota della nascita, morte e rinascita. Si può scendere dalla giostra della reincarnazione soltanto realizzando che l’individuo è un’illusione, e che solo l’unità con Brahman è reale. Ma non esiste alcun paradiso: soltanto, si perde la propria identità nell’unità universale.

Dal canto loro, i Buddisti non credono in un Dio personale. Il Buddismo non ha adorazione, preghiera, o lode ad una persona divina. Non offre redenzione, né perdono, né speranza del paradiso, né giudizio finale. Il Buddismo assomiglia più ad una filosofia morale, un modo “etico” di vivere la vita.

Uno dei concetti più importanti del Buddismo è il samsara, il ciclo di nascita, morte e rinascita. Differisce dal concetto Indù di rincarnazione in quanto il Buddismo insegna che non esiste un “sé” che continua a vivere nella vita successiva. Un altro concetto importante è il Karma che, come nell’Induismo, segue la persona in ogni ciclo del samsara.Tutte le religioni del mondo possono essere riassunte in un concetto fondamentale: quello secondo cui il rapporto con Dio si deve ottenere progressivamente mediante una serie di cose da fare; bisogna, cioè, fare qualcosa per guadagnarsi un certo grado di accesso a Dio ed un rapporto con Lui.

Il Risvegliato, nel percorso dell’illuminazione, tralascia ogni concetto di Dio. Egli comprende che il concetto di Dio procede dalla coscienza degli umani di tutto il mondo, ma non dev’essere il suo concetto: infatti, proseguendo sul sentiero dell’illuminazione, in special modo se si proviene da una esperienza religiosa o spirituale, si arriverà ad un punto della propria autoscoperta, in cui si comprenderà che la cosa migliore è di “lasciar perdere” Dio.

Lasciate andare tutto il concetto, la parola, l’idea, perfino di Spirito. È quasi meglio diventare un atei e lasciar andare il tutto, poiché lo strato che ricopre il concetto di Dio è estremamente pesante. Distorce e perverte la vera comprensione, perciò è meglio abbandonarlo, è meglio dare il vostro addio a Dio.

Questo ovviamente tocca tasti importanti, perché gli umani sono stati “addestrati” a temere la “cosa” chiamata Dio. Quasi ogni umano ha la sua personale versione del grande Dio, quel Dio a cui pensano o sentono o credono di parlare, quel Dio che invocano nelle situazioni buie e difficili della loro vita, il Dio che pregano.

Il lasciar andare il concetto di Dio innesta anche la paura di permettere l’ingresso all’antitesi di Dio, alla sua nemesi. Esiste una grande paura che questo permetta a Satana di entrare nella vostra vita, perché così ci è stato detto. «Il momento in cui abbandonerete Dio, arriverà Satana e vi porterà via». Per questo vengono a crearsi alcune pesanti energie di paura molto difficili da contrastare, nel momento in cui vi si dice lasciate andare Dio.

Il Risvegliato invece, comprende che il concetto di Dio, che una volta aveva condiviso, era una semplice evoluzione della sua comprensione. Egli sa anche di non avere una perfetta relazione con Dio, pertanto si sente spesso abbandonato, e lasciato fuori da Dio. Sente che Dio non lo ascolta veramente, che egli deve suonare dei campanelli per richiamare la sua attenzione.

Nel migliore dei casi la relazione è stata distante, il più delle volte non funzionale. Arriva ad un momento del percorso in cui egli rivisita la sua evoluzione e decide che è tempo di lasciare Dio al lato della strada. Questa è una cosa difficile, una sfida impegnativa. Solleva problemi in questa vita e in molte altre vite, problemi profondi, intessuti nella tessitura profonda della coscienza interiore, ma arriva un momento in cui è necessario sviluppare una nuova relazione con Dio.

A questo punto sarebbe anche da non usare più la parola “Dio”. È una parola “vecchia”, caricata di Vecchia Energia. Nelle antiche scritture la parola Dio non veniva neanche scritta. C’erano parole che ne indicavano il significato come YHWH, Jehovah. Talvolta era rappresentato come le Quattro Lettere Che Non Possono Essere Pronunciate. Il più delle volte la cosa che ora si chiama Spirito, formalmente Dio, non veniva proferita. Si comprendeva cosa si volesse indicare senza proferirla.

Non era per reverenza che non si potesse dire YHWH, la parola “Dio”. C’era un rispetto ed una comprensione dei Maestri che questo concetto di Dio fosse semplicemente impronunciabile. Essi comprendevano che nel momento in cui avessero parlato del concetto con un linguaggio umano, avreste perso la sua energia, la sua indescrivibile, splendida energia. Così, a lungo, la parola “Dio” non fu pronunciata, solo sentita.

La relazione con quello che si chiama l’Inconosciuto, può essere conosciuta. Si tratta di una relazione molto personale, perché è la relazione con Noi Stessi. È il modo in cui siamo in relazione col nostro Sé. Abbiamo l’abitudine di relazionarci a noi stessi ad un livello umano e limitato, e di relazionarci a Dio ad un livello distante e potente. Tendiamo a pensare a Dio come onnisciente, onnipresente, ma siamo noi che abbiamo creato questa separazione, questo abisso.

Il Risvegliato sviluppa una nuova relazione con Ciò Che Deve Essere Ancora Appreso, Ciò Che Deve Ancora Essere Sentito, Ciò Che Ancora Deve essere Compreso, in quanto, anche se sviluppa questa relazione con il Non Detto di Sé, L’Inconosciuto di Sé, ci sarà sempre qualcosa da scoprire e conoscere. È senza limiti. Non proviene da nessuna chiesa. Non proviene da un tempio costruito di pietre e legno, né da nessun essere angelico. Questa immagine mostra la vera e completa natura Umana, in Terra e nei Cieli.

La figura in basso rappresenta il veicolo inferiore, il corpo fisico dell’essere umano.

La figura in alto, è la Divina Presenza dell’Io Sono. Dio individualizzato, unico, irripetibile, eppure sempre unito con la Onnipervadente Coscienza Divina. È il nostro Sé Superiore, la parte più elevata ed assolutamente REALE, che mai potremo esprimere ora o in futuro.

La Divina Presenza è un Essere glorioso, vivente, auto-cosciente, onnipotente e creativo, colmo di Amore, Gioia e illimitato Ottimismo. Costituito dal Fuoco Sacro, vibrante molto oltre la percezione dei sensi fisici.

Questo Corpo Elettronico vibra così rapidamente da restare eternamente giovane, bellissimo e perfetto, a prescindere da quello che avviene al corpo fisico, che si deteriora velocemente a causa dell’uso scorretto della creativa Vita Divina, che ognuno di noi ignorantemente squalifica nelle forme di memorie karmiche negative, che continuamente limitano le nostre vite sulla Terra.

La Divina Presenza riduce l’intensità della propria trascendente ed ardente natura, senza compromettere la Sua Perfezione inerente, generando la sua espressione intermedia, chiamata nella Bibbia “Unigenito Figlio di Dio” (la figura centrale), conosciuta come Sacro Sé Cristico.

Nell’immagine si vede il Sé Cristico nell’atto di avvolgere la coscienza umana con il Suo Corpo di Luce, e adombrandola con la Luce Dorata della Mente di Cristo. Il Sé Cristico mantiene una parte della propria coscienza nel cuore umano, sotto forma di triplice fiamma, espressione di Amore, Saggezza e Potere.

La Triplice Fiamma di Dio nel cuore Umano, è segno del Divino Retaggio, e mostra come l’essere umano accresce costantemente l’energia Divina con le proprie azioni. L’Uomo è direttamente connesso con la Divina Presenza attraverso la Corda di Cristallo di Vita e Luce Liquida, rappresentata con la discesa del raggio verticale di luce Bianca dal Cuore dell’Io Sono, attraverso il Cuore del Sé Cristico e fluendo nella Triplice Fiamma del cuore umano.

Per trasmutare le condizioni karmiche negative che abbiamo creato, possiamo invocare la Presenza dell’Io Sono in noi, sotto forma di onde di Amore Ardente. Questo Amore si esprime come Fiamma Violetta che redime le condizioni karmiche attraverso la Trasmutazione Spirituale.

Purificando la maggioranza del nostro karma negativo e padroneggiando il tempo e lo spazio, possiamo ritornare all’Unità della Divina Presenza, ascendendo e sperimentando attraverso l’Eternità le Gioie della Creatività Divina, come Esseri Ascesi.Io sono. A te che leggi, io parlo.
A te, che per lunghi anni vagando innanzi e indietro, hai con ardore cercato nei libri, negli insegnamenti, nelle filosofie, nelle religioni, non sai neppure tu che cosa: la verità, la felicità, la libertà, DIO.
A te, anima stanca e scoraggiata, quasi senza speranza, che molte volte hai afferrato un barlume della verità cercata, solo per riconoscere che essa si dileguava come il miraggio del deserto.
A te, che credesti di averla trovata in qualche grande istruttore, capo riconosciuto di una religione, Fraternità o società, e che ti pareva un “maestro”, tanto meravigliose erano la sua sapienza e le opere sue, solo per risvegliarti più tardi alla scoperta, che quel maestro era soltanto una persona, con difetti, debolezze e colpe segrete, pur avendo potuto essere il tramite di splendidi insegnamenti apparsi a te come la più alta verità.
A te, di nuovo stanco ed affamato, senza guida, a te io sono venuto.
E sono venuto anche a te, che hai cominciato a sentire la presenza della Verità nella tua anima, e cerchi la conferma di ciò che lotta vagamente dentro di te per esprimersi. Sì, a quanti hanno fame del vero “pane di vita” io sono venuto.
Sei tu pronto a ricevere il mio cibo? Se lo sei, fa cuore: Siedi. Calma la tua mente umana e segui strettamente la mia parola qui pronunciata. Oppure forse ti allontani, deluso ancora una volta, con nel cuore il morso della fame insaziata? Chi sono io, che sembro parlare con sì conscio potere di autorità?
Ascolta, Io sono te; quella parte di te che è e sa, che sa tutte le cose, che seppe sempre e sempre fu. Io sono te; il tuo Sé; quella parte di te che dice: “Io sono”, ed è “Io sono”.  Io sono quella parte più alta di te stesso, che vibra entro di te mentre leggi, che rispondi a questa mia parola, che ne percepisci la verità, che riconosce per sua natura tutta la verità e scarta ogni errore dovunque lo trovi. Ciò io sono; non quella parte di te che sino ad oggi s’è nutrita dell’errore. Poiché io sono il tuo vero istruttore, il solo che tu conoscerai sempre, il solo Maestro io, il tuo Sé divino.
Io, il tuo “Io sono”, ti reco questo mio messaggio, la mia vivente parola, come ti ho portato ogni cosa in vita, libro o “Maestro”; povertà o ricchezza, amara esperienza od amore, allo scopo d’insegnarti che Io, io solo, il tuo vero Sé, sono il tuo istruttore; il solo istruttore e il solo Dio, che provvede ed ha sempre provveduto a te, non solo il pane ed il vino di vita, ma anche tutto ciò che occorreva al tuo mantenimento edal tuo sviluppo fisico, mentale e spirituale.
Perciò quello che fa appello a te mentre leggi, è il mio messaggio, detto alla tua coscienza umana esterna dal di dentro, ed è solo una conferma di ciò che l’Io Sono di te sempre seppe interiormente, ma che non aveva ancora tradotto in termini ben definiti alla tua coscienza esterna.
Così pure, tutto ciò che sempre fece appello a te, venendo da qualche espressione esterna, non era che la conferma della mia parola già pronunciata dentro di te; quella espressione esterna era il canale, il mezzo da me scelto in quel momento per impressionare la tua coscienza umana.
Ma io non sono la tua mente umana né il figlio suo, l’intelletto: essi sono soltanto l’espressione del tuo essere, come tu sei l’espressione del mio essere, essi sono soltanto fasi della tua personalità umana, come tu sei una fase della mia divina impersonalità.
Pesa e studia attentamente queste parole. Sorgi e liberati per sempre dal dominio della tua personalità con la sua mente e il suo intelletto così gonfi ed esaltati di se stessi; poiché la tua mente, d’ora innanzi dev’essere la tua serva, e l’intelletto il tuo schiavo, se vuoi che mia parola penetri nella coscienza dell’anima tua.
Io sono venuto ora alla coscienza dell’anima tua. dopo averla stimolata per prepararla a ricevere la mia parola. 
Se sei abbastanza forte per sopportarla, se puoi sbarazzarti di tutti i tuoi capricci, di tutte le tue credenze, di tutte le tue opinioni personali, rottami da te raccolti nei campi coltivati da altri, se sei forte abbastanza da gettarli via, allora la mia parola sarà per te una sorgente inesauribile di gioia e di felicità.
Ma sii preparato al fatto che la tua personalità dubiterà di queste mie parole man mano che le leggerai; poiché la sua vita è minacciata, ed essa sa che non può vivere e prosperare, né dominare più a lungo i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti, il tuo andare e venire, come prima, se tu accetti nel tuo cuore la mia parola e le permetti di dominarvi.
Sì. Io sono con te, ora, a farti conscio della mia presenza; poiché ho già preparato la tua mente umana in modo che essa possa fino ad un certo punto comprendere il significato di me.
Io sono stato sempre con te, ma tu non lo sapevi; ti ho espressamente condotto attraverso il Deserto dei libri e degli insegnamenti, delle religioni e delle filosofie, tenendo sempre davanti agli occhi della tua anima la visione della Terra promessa, alimentandoti con la manna del Deserto, perché tu potessi ricordare ed apprezzare il pane dello Spirito ed anelare ad esso. 

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