Donne nella Storia… l’8 Marzo

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Data di pubblicazione: 26 ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

Ogni anno si commemora l’8 marzo, la Giornata Internazionale delle Donne e, secondo la tradizione, l’origine di questa festa risalirebbe a più di un secolo fa, e più precisamente al lontano 1908.

Si tramanda che in quell’anno, alcuni giorni prima dell’8 marzo, alcune operaie di una fabbrica di camicie scioperarono contro le disumane condizioni in cui erano costrette a lavorare: erano 129, ma di loro se ne commemora oggi soltanto il sacrificio.

Pare infatti, che l’8 marzo il proprietario dell’industria Cotton di New York, dopo le continue proteste e rivendicazioni da parte delle sue operaie, avrebbe deciso di bloccare tutte le porte di questa fabbrica, impedendo così alle donne ribelli e rivoluzionarie di abbandonare la struttura e, come se ciò non bastasse, si sostiene che avrebbe appiccato il fuoco allo stesso stabilimento, causando la morte di tutte le operaie rimaste intrappolate nell’edificio.

Arse vive per aver rivendicato condizioni lavorative più dignitose, le donne sarebbero state successivamente trasportate fuori dallo stabilimento e i loro corpi senza vita adagiati su fiori di mimosa.

Non si sa con certezza se si tratti di storie ricamate dalla fantasia popolare o di un episodio realmente accaduto nella sua interezza, data la crudeltà impensabile di quel gesto inumano, ma la cosa certa è che l’8 marzo è divenuto con il tempo l’emblema della rivendicazione femminile contro le ingiustizie ed angherie umane, il simbolo delle vessazioni, dei soprusi, delle persecuzioni che le donne sono state costrette a subire nel corso dei secoli, e come simbolo è diventato il punto di partenza per il riscatto del genere femminile.Questa ricorrenza, partendo dagli Stati Uniti, si è estesa in tutto il mondo per riscattare la figura femminile. L’iniziativa di estendere tale commemorazione a livello internazionale, fu di Clara Zetkin, proposta durante la “Conferenza internazionale delle donne socialiste” a Copenaghen e, da tale evento, nasce la giornata dell’8 Marzo a livello mondiale, che abbraccia anche altre versioni e radici storiche che non si distaccano comunque dal significato che simboleggia il tragico evento storico.

In Italia, con la fine della guerra nel 1946, fu commemorata in tutto il Paese e si vide la prima comparsa delle mimose a simbolo delle donne. Lo stesso anno, il 2 giugno 1946, alle donne fu concesso il diritto di voto, permettendo ad esse di contribuire, così, alla nascita di un nuovo Paese.

Il 1975 fu designato “Anno internazionale delle donne”, perché molte organizzazioni femminili celebrarono gli avanzamenti della donna nella vita sociale, politica e civile; a partire da quell’anno poi, l’ONU riconobbe nell’8 marzo la giornata dedicata alla donna.

100 anni, dunque, di storia travagliata ed intensa per la donna, protagonista assoluta di un secolo che l’ha vista battersi per i propri diritti, contro ogni discriminazione e violenza, per il raggiungimento di una piena emancipazione, mutando progressivamente e definitivamente la condizione femminile.

Ci si distacca pertanto dal significato frivolo che si vuol attribuire all’8 Marzo: è una commemorazione storica che rammenta delle vittime che col tempo sono diventate innumerevoli, quindi si festeggia l’orgoglio ed il traguardo femminile… lungi da spogliarelli, serate sfrenate e follie varie dalla superficialità inaudita…

L’emblema floreale dell’8 Marzo è il fiore della mimosa, solare, radioso e profumato che risale appunto, al 1946, assunto in Italia da donne italiane. Fu a tal proposito, che venne scelto dalle donne romane durante la manifestazione che l’UDI (Unione Donne Italiane) stava allestendo: le stesse cercavano un fiore che divenisse simbolo delle loro lotte e lo trovarono nella mimosa.

Emanava un profumo molto inebriante e particolare, fioriva nel periodo primaverile quindi prossimo alla giornata dell’8 Marzo ed era anche economico, così la mimosa da allora fino ad oggi, è diventato il simbolo floreale dell’8 Marzo, Giornata Internazionale della Donna.

Perché tu sei Donna, e senza la tua esistenza, il mondo…
sarebbe un mondo, senza colori…

Auguri, Donna, dolce essenza del divenire…

Nel corso dei secoli, abbiamo assistito alla figura della donna gradualmente caduta nel retrobottega dell’uomo. Si è passati dalla magnifica visione del genere femminile nel pieno del suo potere magico e creativo, in grado di mantenere stabile la rotta verso una perfetta evoluzione, ad un genere femminile defraudato praticamente di tutto.

Quello che la donna rappresentava nell’antichità, era un frutto maturo unito al senso di tutta la pianta, e consapevole della funzione ed esistenza delle radici stesse. Ossia, la donna di molto tempo fa, considerata come la Figlia della Luna, era in possesso di una conoscenza e saggezza, di una creatività ed equilibrio, una così prodigiosa magia, che una certa energia ha completamente cancellato persino dalla nostra memoria.

L’energia di tipo maschile ha letteralmente preso il sopravvento, insinuandosi progressivamente dapprima come una serpe, infida, ed in seguito con rinnovata e dichiarata forza spezzando la sfera di controllo del femminile. Si può dire che per un certo tempo successivo agli albori, il mondo sia stato ben amministrato dalla giusta collocazione delle energie “divise” in femminili e maschili.

Oggi, tutto quello che rimane di quella conoscenza perduta, è il potenziale che le donne mantengono ancora nascosto nelle loro profondità di esseri “accompagnatori” alla vita, generatori di vita.

Proprio in questa loro funzione “fisica”, rimane agganciata la speranza di recupero e manifestazione della loro vera Essenza. E non è un caso che la parte umana più “forte” fisicamente, non sia destinata al ruolo di mettere al mondo dei figli: è una divisione naturale dei compiti, si pensa usualmente, si è sempre pensato così.

Però, se torniamo un attimo indietro nel tempo vediamo la donna, soprattutto, bruciare sulle pire nelle pubbliche piazze: i falò di “streghe” erano la specialità, la moda di quei tempi oscuri. La classe dominante sembra sempre essere stata quella maschile, a memoria d’uomo, ma non fu sempre così. Diciamo che quando è toccato all’uomo, egli non ci è andato affatto con mano gentile…

Andando più in profondità, possiamo puntualizzare che l’antisistema ha educato il sesso maschile ad operare attraverso l’uso della forza bruta perché:

✧ l’uomo era più forte fisicamente
✧ l’uomo non aveva alternative oltre all’uso della violenza, in quanto più debole (un paradosso, ma in realtà il fuori tenta di nascondere il dentro)
✧ l’uomo era più manovrabile perché già “immemore”

La donna ne esce alquanto rovinata dai secoli bui, dalle ere buie. E perde la connessione con quello che era stata, una cosa che l’uomo aveva perso già da ancor prima. E l’opera si completò: il genere umano aveva raggiunto il fondo nella dimensione del “terrore”.

L’opera di ricostruzione del genere femminile è quasi storia dei giorni nostri ma, come al solito, come per ogni aspetto della verità assoluta, ciò passa completamente inosservato, anzi, compreso per quegli stessi caratteri vagamente maschili che la donna si è autoinnestata in un mondo di potere maschile.

Oggi la donna sembra sempre più forte, sembra sempre più “uomo”, eppure la donna si deve letteralmente spezzare tutti i giorni, ancora ed ancora, adattandosi alle consuetudini generazionali radicalmente trapiantate nel sangue di tutto il genere umano.

La donna degli anni ’50 negli USA è una vera e propria aberrazione, sembra un robot del maschio, sempre perfetta, gran lavoratrice, esemplare madre, credente. Quella degli anni ’70 ribelle ma alla fine fagocitata nelle fabbriche. Quella degli anni ’90 sempre più cosciente ma esasperatamente dedita alla cura dell’apparenza del suo fisico. Quella di oggi “matura”, ma totalmente persa nella propria e vetusta parte di accompagnatrice maschile. Tutto è teso a mantenerla, a contenerla, a possederla, a farla deviare continuamente da se stessa.

Per dire… ad un ricevimento o più in particolare anche solo per uscire di casa, la donna cammina su 10 centimetri di “legno” o materiale composito lavorato, assumendo una posizione per l’intero corpo scandalosamente insana, mentre l’uomo cammina in comode scarpe perfettamente alla moda.

Per attraversare la strada una donna rischia di rompersi l’osso del collo, e perché? Per moda o consuetudine entrata nel DNA? Per essere più seducente e “femminile” e per chi? E la cosa aberrante è che alla donna media piace, si sente piacente, soffre con il “sorriso”. Nessuno riesce ad associare l’influenza che ha la struttura nervosa del piede con l’area del cervello.

Per quale motivo ad intere generazioni di donne giapponesi sono state fatte indossare scarpe più piccole della propria taglia? Inutile parlare di crescita ed evoluzione del cervello in maniera direttamente proporzionale alla crescita dei propri piedi…

Di esempi se ne potrebbero trascrivere tanti, di come la donna si sia adeguata a questo status di bambola abbellente della figura maschile, di come ella si autoflagelli mediante sofferenze plurime arrecate al suo fisico, martoriato dal freddo per un abbigliamento sempre più minimal e per la mole di “plastica” con cui lo gonfia e lo deforma.

Talvolta sono spettacoli davvero inguardabili, a dir poco innaturali, molte donne stanno diventando dei veri e propri prodotti dell’uomo, come bambole realizzate in serie, tutte uguali, tutte Barbie… con quelle maschere sempre più spesse di make-up che nascondono e distorcono la loro reale espressione, l’espressività e la loro naturalezza, la bellezza “vera”, lo sguardo limpido e la pelle libera, libera di respirare e di non danneggiarsi con tutti quei prodotti chimici e cosmetici che oltretutto vengono realizzati a danno di altre creature del pianeta, gli animali… per mezzo di test a volte disumani effettuati su povere bestioline incolpevoli che vengono torturate in un algido laboratorio per un mero scopo estetico, per compiacere l’uomo e le sue futilità, per accrescere il suo potere…

E di tutti gli animali che sono stati brutalmente massacrati ne vogliamo parlare? Anche per una semplice pelliccia… ma fortunatamente il mondo da questo punto di vista sta cambiando, seppure il resto sia ancora ben lontano da essere “corretto”…

Le pubblicità martellanti di oggigiorno si rivolgono alle future donne come a piccole piantine da coltivare, raddrizzare, indirizzare… ma verso dove? Verso quale situazione? Verso uno stato di annichilimento della propria essenza che continua a… spingere. Abbiamo ragazzine di 8/10 anni che sembra ne abbiano già 18. Perfettamente truccate da grandi e da mamme perfette, proprio come nelle pubblicità americane della società degli anni ’50. E le più, non se ne accorgono nemmeno…

Una volta che si riesce a vedere oltre, appare la vera struttura del potere, appaiono i fili invisibili che ci fanno muovere… ed è difficile accettare quello che si vede.

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