Gli Elfi di Tolkien

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Data di pubblicazione: 3 aprile 2011 ©Giardino delle Fate

SIGNORE degli ANELLI

Gli Elfi di Tolkien sono devoti ai Valar (divinità angeliche), dei quali, molti di loro, conoscono la vera natura. Nati dal pensiero di Eru Ilúvatar, detto l’Unico, il vero Dio dell’Universo, i Valar sono i suoi veri figli, esseri divini che hanno partecipato alla creazione del mondo (Arda). Essi hanno scelto di entrare nel mondo e di abitarlo, sono degli Esseri che possono intervenire direttamente nelle questioni della Terra di Mezzo.

I Valar hanno lo status di divinità o di Arcangeli. Sono immortali, dotati di poteri incommensurabili (come quello di sollevare le montagne), capaci di assumere qualsiasi forma e di creare la vita. Il loro limite è che non conoscono i disegni del loro Creatore, e non sanno cosa succede su Arda. In più non hanno, come Eru, il potere di creare le anime, e il loro potere è limitato a quello di dar vita ad animali o piante.

All’inizio della Prima Era, i Valar si sono ritirati nella Terra di Aman, un continente situato ad ovest della Terra di Mezzo, al di là dei mari. La regione in cui vivono è chiamata Valinor.

Gli Elfi venerano queste divinità con il canto e la poesia, ma non possiedono una vera religione formale; talvolta si riuniscono per celebrare la vita e i doni degli Dèi, ed il rispetto che manifestano per le cose naturali è giustificato dall’intima accettazione del Fato, segnato dal Gran Canto della Creazione (l’Ainulindalë), che ha rivelato loro, attraverso la contemplazione intima e gioiosa del Creato, il modo di vedere e comprendere la natura come un dono dei Valar.

elfiNella visione tolkeniana gli Elfi occupano un posto fondamentale: essi caratterizzano l’intera Prima Era, mantenendo una posizione di primo piano nello sviluppo delle vicende della Terra di Mezzo fino alla distruzione dell’Unico Anello.

Gli Elfi sono da lui descritti come le più belle creature della Terra di Mezzo, amanti dell’arte (in particolare le canzoni che amano cantare con le loro splendide voci) e della conoscenza.

Fisicamente hanno i capelli scuri e gli occhi grigi, tranne i Vanyar e i loro discendenti, che hanno biondi capelli dorati (eccezioni fanno Mahtan, la figlia Nerdanel e il nipote Maedhros, con capelli rossi), e non hanno la barba, tranne che in fasi mature della loro vita, comunque è raro che essi la portino.

Possiedono sensi più acuti e molti sono più forti degli Uomini. Tra di essi, soprattutto i Noldor possiedono abilità e conoscenze che agli Uomini della Terra di Mezzo appaiono magiche. Le loro memorie e i loro ricordi sono vividi come la loro vita.

Sono immortali, tuttavia possono essere uccisi ed hanno comunque la possibilità di tornare, dopo un periodo nelle Aule di Mandos, e reincarnarsi nel corpo di prima, conservando i ricordi (come nel caso di Finrod e Glorfindel).

I racconti della Prima Era di Tolkien sono legati principalmente agli Elfi che abitano in vari regni sparsi per il Beleriand, e gli Uomini appaiono soltanto nelle storie più tarde.

Gli Elfi sono qui nella loro gioventù, e sono abbastanza potenti da sfidare Melkor, il Re Antico, il più potente tra gli Ainur (esseri divini che hanno partecipato alla Creazione del Mondo), che sono i primi figli generati dal Dio Creatore Eru Ilvùvatar, l’Unico, il vero Dio dell’Universo immaginato da Tolkien.

Dopo la fine della Prima Era e la distruzione di quasi tutto il Beleriand, gli Elfi della Terra di Mezzo erano ancora abbastanza forti da tenere a bada Sauron (lo Stregone, spirito del male, l’Oscuro Signore di Mordor), e creare gli Anelli di Potere che hanno il potere di rallentare il tempo.

Nonostante la loro diminuzione a causa delle molte guerre combattute in difesa dei loro paesi e la creazione dell’Unico Anello da parte di Sauron, essi riescono a mantenere la loro forza anche dopo la fine di importanti regni come l’Eregion, almeno fino alla caduta di Gil-galad, ai tempi dell’Ultima Alleanza (Seconda Era). Comunque, durante la Terza Era, l’importanza degli Elfi negli affari del mondo diminuirà, e solo pochi di loro resteranno (Avari a parte), nei rifugi di Gran Burrone, Lothlórien e Bosco Atro, oppure ai Rifugi Oscuri presso il Lindon.

Tra gli Eldar, cioè coloro che intrapresero il viaggio da Cuiviénen, la maggior parte di quelli rimasti erano Elfi Silvani, mescolati con i Sindar, e vivevano ad est delle Montagne Nebbiose. Molti di loro potevano essere visti dirigersi all’Ovest, ad Aman, partendo dai Porti Grigi, per lasciare la Terra di Mezzo per sempre, e quelli che rimanevano sapevano che il loro destino era di “svanire o andare all’Ovest” (per i Noldor si trattava di un ritorno).

Quindi pochi di loro rimasero nella Terra di Mezzo dopo la fine della Terza Era (i loro Anelli persero ogni potere a causa della distruzione dell’Unico Anello, che tuttavia fu da loro voluta per annientare Sauron), e quelli che vi rimasero erano destinati a “scomparire”, invecchiando e diventando simili agli Uomini.

Ciò era dovuto alla corruzione di Arda (Arda non è altro che la nostra Terra, vista nel passato, prima dell’inizio della Storia Umana), e specialmente della Terra di Mezzo, dimora di Morgoth e Sauron, capace col tempo di intaccare anche la natura degli Elfi; questo era iniziato quando Morgoth vi disperse il proprio potere, distruggendo la creazione originale di Ilvùvatar e degli Ainur.elfiFigli prediletti dei Valar (le divinità del pantheon tolkieniano), all’inizio dei tempi gli Elfi si destarono nella Terra di Mezzo, presso il lago Cuivienen (acqua di Risveglio); ancor prima dell’esistenza del sole e della luna gli Elfi furono chiamati a vivere presso i Valar (Dèi) in Aman (Le Terre Imperiture), per proteggerli dalla malvagità di Melkor (Vala ribelle nel quale si ripete il mito della Caduta di Lucifero).

Così si ebbe la prima scissione tra le stirpi degli Elfi: gli Avari (coloro che hanno rifiutato) non si recarono in Aman, dando origine agli Elfi Silvani o Elfi Scuri.

Le stirpi dei Vanyar, dei Noldor e dei Teleri, intrapresero invece la Grande Marcia, ma i Teleri, la stirpe più numerosa, si divisero: alcuni rinunciarono al viaggio, come i Nandor (che si rifiutarono di passare i Monti Brumosi), i Laquendi e i Sindar, che saranno poi noti come Elfi Grigi. Coloro che non hanno visto la luce di Aman, non essendone stati toccati, non avranno l’aura di bellezza soprannaturale che accompagnerà i discendenti di coloro che hanno intrapreso il viaggio verso Aman.

Solo una minima parte arrivò poi ad Aman, trasportata su un’isola utilizzata da Ulmo, il Vala (Dio) delle acque, come imbarcazione. Vanyar e Noldor costruirono in Aman la città di Tirion e e il Porto dei Cigni (Alqualondè): è il tempo della Pace di Arda, alla luce di Telperion e Laurelin, gli Alberi d’Argento e d’Oro.

Mentre Melkor era incatenato, le virtù degli Elfi progredivano, producendo manufatti di inimmaginabile ed insuperata bellezza. Intanto, sotto l’ala protettiva di Melian (custode di Vilya, l’Anello d’Aria) i Sindar istituirono nel Doriath (La Terra della Cintura, così definita a causa della rete di incantesimi che Melian pose a protezione della regione), il primo potente regno delle Terre dei Mortali. Mentre Féanor costruiva i Silmarìl (le tre gemme che racchiudevano la Luce dei due Alberi di Valinor), la liberazione di Melkor gettò un’ombra su questi tempi gloriosi…

Le trame tessute da Melkor Morgoth portarono ben presto alla guerra con Ungoliant. Il terribile ragno gigante distrusse gli alberi e s’impadronì dei Silmarìl, aprendo una stagione di freddo ed oscurità. Assetato di vendetta, Firanor, alla testa dei Noldor, nonostante l’opposizione dei Valar, mosse guerra a Melkor, ma per impadronirsi delle navi con cui arrivare nella Terra di Mezzo i Noldor combatterono contro i Teleri, divenendo così un popolo maledetto. Ebbe così inizio la Guerra delle Gemme, ma solo l’intervento dei Valar riuscì a piegare Melkor: il Beleriand (le terre ad ovest dei Monti Azzurri) era ormai ridotto ad una terra desolata e per lunghi tratti sommersa dal mare… solo una piccola parte, il Lindon, sopravvisse alla devastazione.

Nel frattempo, a Numenor nasceva il primo regno degli Uomini. Molti Elfi abbandonarono nuovamente la Terra di Mezzo, ma da quelli rimasti nacquero il regno di Thranduil di Bosco Atro, e di Galadriel e Celeborn a Lothlorien. Fu in questi tempi che fece la sua comparsa nella Terra di Mezzo Sauron (l’Aborrito), il malvagio Maia (divinità minore rispetto ai Valar) delle schiere di Melkor. Sotto mentite spoglie Sauron riuscì ancora una volta a volgere a suo favore l’amore per la bellezza degli Elfi, infatti spinse Celembrimbor Mano d’Argento a costruire gli Anelli di Potere.

Le battaglie che seguirono furono terribili, e solo con l’aiuto dei Numenoreani gli Elfi riuscirono ad arginare le orde nere di Sauron. La risposta del Maia fu tremenda: Numenor fu distrutta. Aman e la Terra di Mezzo furono divise, Terreno ed Ultraterreno non avrebbero più potuto convivere finché il mondo fosse infestato dalla presenza dell’Oscuro Signore.

La nuova guerra contro Sauron vide la sua sconfitta, ma al caro prezzo della morte di Gil-galad, ultimo re dei Noldon ed Elendil, il fondatore dei Regni Numenoreani nella Terra di Mezzo.elfiLa perfezione può essere la causa di tremendi errori: lo testimoniano le scissioni in seno alla stirpe elfica, e soprattutto la facilità con cui l’Elfo, in nome della bellezza, cade di fronte alle tentazioni di Sauron. Non è un caso che la vicenda dell’anello abbia bisogno, per concludersi felicemente, del coinvolgimento delle altre razze dei Popoli Liberi (Nani, Umani e gli apparentemente insignificanti Hobbit). È indubbio il fatto che tutte le ambientazione successive abbiano dovuto “fare i conti” con gli Elfi di Tolkien, talvolta banalizzandone la caratterizzazione.

Così il distacco dalla realtà materiale, dovuto alla divinità degli Elfi, diviene molto spesso presunzione o razzismo o incapacità di relazionarsi con le altre razze, l’intenso rapporto con la natura è il pretesto per costruire personaggi in calzamaglia verde e calzature leggere.

Naturalmente non mancano casi in cui la rivisitazione dei grandi temi tolkieniani è originale ed innovativa: i Faerie di Cosile Folkenstein lasciano il loro regno incantato a caccia di avventure, perché trovano noiosa la perfezione dei loro stessi simili ed amano la spontanea passionalità degli umani; i Sidhe di Changeling incarnano la nobiltà e l’aura di perfezione che già abbiamo trovato negli Elfi di Tolkien, tornando alla gioia selvaggia dei miti celtici in cui gli Elfi sono esseri belli e terribili che vivono al di là del tempo.

La caduta dalla perfezione è un altro aspetto che accompagna la rielaborazione dell’elficità; è singolare che uno degli aspetti marginali della caratterizzazione degli Elfi in Tolkien abbia dato vita ad una delle più interessanti rivisitazioni dell’elficità nei giochi di ruolo: gli Elfi Scuri, quelli che per Tolkien erano la stirpe non toccata dalla luce del paradiso, diventano terribili creature dell’oscurità, richiamando così le tradizioni del folklore, che vedono alcuni esponenti dei Sidhe come malvagi e spaventosi.

I Drow di Forgotten Realms sono una delle razze più sanguinarie e malvagie dell’intero Multiverso di AD&D. Gli Elfi Scuri del mondo di Martelli da Guerra hanno origine dal fascino subìto da alcuni Elfi alti per gli Dèi del Caos: la corruzione creò una stirpe che perse le consuete caratteristiche di fascino e bellezza e sviluppò una contorta malignità d’animo. Gli Elfi Scuri furono banditi dai Regni Elfici con una sanguinosa guerra civile, che li costrinse a rifugiarsi nelle oscure foreste confinanti con le terre del Caos, nell’estremo nord del Nuovo Mondo.

Paradossalmente, un’ambientazione che rilegge gli stereotipi dell’elficità in una chiave originale e non banale è quella di Flintloque, che sovrappone l’orgoglio e il valore degli Elfi alla grandeur della Francia napoleonica: gli Elfi del Cristallo sono la razza del mondo di Valon con la migliore organizzazione militare. La rivolta del principe Mordred, con l’invenzione della Polvere Nera, è il motivo scatenante di un conflitto che seminerà morte e distruzione ovunque.

Gli ideali elfici di superiorità si confondono con l’orgoglio della Guardia Imperiale napoleonica, la proverbiale destrezza in battaglia di queste creature veloci ed agilissime, richiama l’impressionante superiorità di manovra delle truppe francesi comandate dal grande Bonaparte.


Data la lunghezza dell’argomento, l’articolo è stato diviso in più pagine:

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