Fata Morgana

Pubblicato il: 12 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Morgana (antico irlandese Mórrígan o Mórrígu, medio irlandese Mórríghan, irlandese classico Móirríoghan) è una delle donne protagoniste della mitologia celtica, e grazie alla cultura tardo-medievale è diventata per i più, la mitica “Fata Morgana”.

Pur essendo una Fata, la Fata Morgana non ha le ali poiché nel mondo antico di Avalon le Fate erano sacerdotesse, donne in carne ed ossa, depositarie di antica Sapienza e Conoscenza: NON AVEVANO BISOGNO DI ALI PER MUOVERSI NEI VARI MONDI.

Per la sua caratteristica di apparire sollevata dal suolo, ha dato il nome all’effetto ottico fatamorgana. Si presuppone che fosse probabilmente un tipo di camminata molto dolce e leggera che, unitamente ad altri effetti ottici forse anche causati dal particolare abbigliamento delle sacerdotesse di Avalon, a creare questo apparente distacco dalla terra durante la sua camminata.

Nel ciclo arturiano o bretone, Morgana è la Fata Morgana così come la conosciamo, sacerdotessa di Avalon, mentre nella mitologia celtica era considerata una divinità, ed in altre culture ancora come una Ninfa acquatica (dunque sempre una Fata). La figura di Morgana nelle saghe arturiane è complessa e difficilmente definibile. Questo suo ruolo ambiguo è evidentemente intenzionale, e ricollegabile direttamente alle Dee celtiche da cui trae la propria origine. La natura di quelle Dee è estremamente libera e tendenzialmente ribelle; esse tendono ad identificarsi con la Natura selvaggia e inafferrabile, di cui nessuno riesce a farsi padrone, neppure il sapiente Merlino.

Dea della guerra, della sessualità e della violenza, guardiana della morte, Morgana ama seminare l’odio e combattere in mezzo agli uomini assumendo a volte aspetti terrificanti. Molto più spesso compare in forma di corvo, essendo che questo l’animale si nutre dei cadaveri di coloro che sono morti in guerra, e si dice che nel campo di battaglia ella saluti i vincitori, e dia una morte orribile ai nemici.

Il suo nome viene generalmente interpretato come “Grande Regina” (da mór = “grande, eminente, importante” e rion = regina), anche se a questo nome si attribuiscono una miriade di altri significati, come quello di “regina fantasma” o “regina dei fantasmi” (dal germanico mahr = “incubo”, il cui significato originale è però “giumenta”), od ancora “regina delle acque” (il rapporto donna-acqua è archetipico presente in tutte le religioni): le entità divine femminili sono strettamente legate alle acque che purificano, risanano e fertilizzano. Morrigan in effetti è un altro nome assegnatole per nominare la Dea Madre.
Viene associata con molte altre Dee, soprattutto irlandesi, come per esempio:

Dana o Anu: madre degli Dèi, il suo nome significa “La Dea” (dia = dea, na = la)
Brigid: figlia del Dagda, nome che significa “l’altissima”. Dea dei fabbri, della poesia e della guarigione, ma anche Dea del fuoco e della trasformazione (il fuoco del focolare di Brigid può pertanto essere visto come l’ingresso al mondo ardente, e trasformatore all’interno della terra, ovvero mondo infero, la fornace/utero della stessa Madre Terra)
Babd: divinità guerriera il cui nome significa “cornacchia” (anche chiamata Mab nelle favole popolari)
Macha: importante divinità irlandese, sposa di Lugh, o anche Consorte di Nemed, re del secondo popolo che venne dopo la sconfitta dei fomoriani nelle terre irlandesi
Hel: Dea della mitologia scandinavo-germanica del regno del mondo infero. La parola inglese hell deriva dal suo nome, che significa “luce”, ma Hel oltre ad essere la regina del mondo infero, governa anche quale Regina delle Fate nella Terra d’Estate, un sorta di Persefone
Kali: Dea indù creatrice e distruttrice
Ecate: divinità greca lunare, Dea dei fantasmi e degli incantesimi, nota come “la vecchia” o “la madre oscura”
Diana: Dea romana della luna e della caccia. La sua figura è di una seduttrice, ma rappresenta anche una figura materna
Lilith: Dea sumera che presiede la sfera cerebrale-sessuale
Persefone: Dea greca dell’Ade e delle messi

Può sembrare curioso che una dea guerriera come Mórrígan possa essere identificata con Anu, la “nutrice degli dèi”. Questo punto, se verificato, getterebbe una luce interessante sull’antichità di questa figura: si potrebbe pensare ad un’antichissima Dea dal carattere ambivalente, tanto benigno quanto maligno, simile alle Dea indiana Devī, sposa di Śhiva, tra i cui molti aspetti annovera la dolce Umā, la battagliera Durgā o la terribile Kalī.

Morrigan è rappresentata nella sua totalità come una triplice Dea, insieme a Babd e Macha, o rappresentante una triade contenente “Babd, Macha, Némain”, od inserita se stessa nella figura della triplice Dea in un’altra triade, “Brigid-Diana-Morrigan”. Morrigan è una Dea che sceglie e che richiama i suoi figli, per questo è rappresentata con l’aspetto calante od oscuro della luna, ovvero la Dea dell’arcano (come Hecate).

Le tre Dee (Mórrígan, Badb Chatha e Némain) sembrano rappresentare tre diversi aspetti della battaglia, e tutt’e tre compaiono talora come corvi che volano intorno ai guerrieri che stanno per morire. Gli studiosi hanno opportunamente ricordato un’antica iscrizione britannica dedicata alle Lamiis Tribus, le “tre Furie”, ipotizzando si tratti di un archetipo celto-continentale delle tre Dee della Guerra irlandesi. È anche possibile che queste figure siano tra loro distinte. Per esserne certi dovremmo trovarle tutte (Mórrígan, Badb Chatha e Némain) in una stessa scena, ma purtroppo ciò che non accade mai: nel corso delle battaglie si accenna sempre ad una delle tre, e mai a più di una. Alcuni autori ritengono dunque che si abbia a che fare con tre, o più nomine divine per ogni singola figura; se il vero nome di questa Dea è davvero Mórrígan, “grande regina“, allora Badb Chatha “corvo della battaglia” e Némain “panico“, sono dei suoi attributi.

Si ritiene che “La Morrigan” sia riconoscibile grazie a tre particolarità: la prima è che il suo cocchio è trainato da un cavallo all’apparenza normale, ma che in realtà è agganciato al carro con un palo che passa attraverso il corpo dell’animale, e che è fissato alla sua testa con un piolo; la seconda è che la colorazione dei suoi abiti, dei capelli, del carro e cavallo stessi sia rossa perché il rosso, secondo la credenza celtica, è il colore dell’aldilà; la terza è che abbia la bocca su un solo lato della faccia. È una Dea percepita come eccessivamente violenta e voracemente sessuale.

Morrigan è inoltre simbolo dell’amore carnale, ed anche di una certa promiscuità ma carente di qualsiasi colpa, giacché gli antichi Celti non vedevano il sesso come qualcosa di cui ci si doveva vergognare. L’unione fisica più famosa è quella che ebbe con Dadga nel fiume, dove ella si sedé sopra di lui (qui si vede la relazione con la dea sumera Lilith, che nei miti cristiani si presenta come la prima donna che non volle sottomettersi ad Adamo, in quanto lo voleva “cavalcare” e per questo fu espulsa dal paradiso). Morrigan rappresenta l’iniziazione, è colei che distrugge per poi ricostruire. Nel pantheon gallico Morrigan era la Dea che rapiva i bambini e li teneva con sé presso un lago, lasciandoli liberi solo quando essi erano diventati cavalieri forti e fieri. In questa vicenda alcuni studiosi hanno voluto vedere un’allegoria dell’iniziazione, che avviene principalmente grazie alla figura della donna.

Nella tradizione feerica la Dea Tenebra è nota come la lavandaia al guado, è lei quella che incontriamo al momento della nostra morte fisica, che lava la nostra anima e la prepara alla rinascita. A coloro che osano affrontarla, la lavandaia ha grandi doni da dispensare, non ultimo quello del valore sovraumano, da lei concesso ad antichi eroi. L’incontro con la Dea Tenebra, che presiede la nostra iniziazione, è pertanto un incontro con i nostri scarti psichici, con la nostra “immondizia”. Fronteggiandola, noi ci mettiamo davanti al nostro sé ombra, quello che nella tradizione feerica è noto come il matto oscuro (è anche prima carta dei Tarocchi, la numero 0). La Dea Tenebra è di importanza fondamentale per la via feerica, in quanto dispensatrice di possenti iniziazioni. Morrigan, mascherata da orrenda megera, guida i cavalieri ad abbracciare la loro tenebra e a trasformarla mediante la morte.

Nei primi incontri con Morrigan, l’iniziato o colui che si prepara per essere iniziato, soffre di atroci incubi: questo ubbidisce al principio che se non ci si libera di tutte le proprie paure, non si potrà iniziare con purezza la nostra nuova via…

★ Il Corvo e la sua relazione con la Dea Uccello ★

Morrigan è una Dea che si contraddistingue per poter mutare forma e trasformarsi in diversi animali, il principale è il corvo. La testimonianza della Dea Uccello si riscontra nell’età del bronzo, dove il potere divino femminile era relazionato con l’uccello che congiungeva il cielo alla terra, ovvero capace di mediare fra la terra e il cielo.

Il corvo, al contrario di quello che si pensa non porta morte, bensì mangia e trasforma i corpi. Nella tradizione del nostro paese i corvi sono simboli di malaugurio o di morte, mentre per gli orientali il corvo è simbolo di amore filiale, di amore familiare ed è messaggero divino: nella Genesi il corvo è simbolo della perspicacia; per i greci aveva facoltà profetiche; nella religione mitraica lo si considerava capace di scongiurare la cattiva sorte. Secondo Svetonio è anche simbolo di speranza, poiché ripete sempre cras cras, cioè: “domani, domani”.
I corvi si ritrovano presso la religione celtica, anche nella saga di re Artù, come simbolo di saggezza, ma anche di virtù guerriere.

Le cornacchie sono presenti soprattutto in Irlanda dove la cornacchia (Badb) è uno dei nomi della Dea della guerra, che usa questa forma oltre che quella di altri animali per mostrarsi agli avversari. Si ritiene che sia un simbolo positivo della mutevolezza e del cambiare forma, addirittura dello sdoppiarsi, e questa sua ultima capacità sembra permetterle di essere senza tempo, sospesa tra passato, presente e futuro.

Alchemicamente parlando, il corvo è nero, che è il colore dell’inizio, e rappresenta semplicemente l’oscurità di ciò che non si conosce ancora. Proprio per questo, se il corvo appare nei nostri sogni o se compare in circostanze particolari, può soprattutto essere inteso come un segno che una piccola porticina del mondo magico sia stata aperta, e che siamo pronti per un mutamento verso l’alto. I corvi rappresentano ovviamente i messaggeri della Dea Morrigan.

✦ Il Cane e la Morrigan ultraterrena ✦

Il secondo animale di Morrigan è il cane. La cultura della vecchia Europa rivela l’antichissima origine del legame tra cane, luna nuova, notte nera e Dea. Per tradizione, i cani custodiscono l’ingresso del regno dei morti.

Insieme alle varie allusioni all’inferno, si sa che il re di questo reame è un personaggio plutonico, cosa che renderebbe la Dea un tutt’uno con Persefone, regina degli inferi: Persefone, come risulta dall’etimo del suo nome, è colei che “splende nel buio”.

Il segugio, o cane nero, viene anche messo in relazione con la Dea Ecate. Questa Dea, venerata nel vicino Oriente è rappresentata dalla luna nera.

Nel mondo classico divenne la signora delle arti magiche: in suo onore si allestivano i banchetti nei crocevia, e per questa sua particolare collocazione era anche raffigurata con quattro facce, che in realtà è collegata alle quattro fasi della luna.

La sua figura fu prevalentemente legata al regno dei morti. A differenza di Artemide, che rappresentava la luce lunare e lo splendore della notte, Ecate rappresentava l’oscurità e i suoi terrori. Si credeva che nelle notti senza luna (luna nuova), lei vagasse per la terra con un branco di cani fantasma che ululavano: è la Dea della stregoneria e dell’arcano, e la veneravano specialmente le Streghe. Ecate viene anche rappresentata con serpenti intrecciati al collo. Risalta peraltro il fatto che nelle sue trasformazioni in animale, la Morrigan si trasformi anche in una lupa.

✾ Morgana nella Mitologia Celtica (Ciclo della Vita) ✾

Nella mitologia celtica Morrigan si unisce fisicamente con il Dagda, durante Samhain, e s’arricchiscono a vicenda: lui le dà la sua forza e lei gli conferisce la vittoria, aiutando il suo popolo a combattere i Fomoriani.

Dagda significa “il Dio buono”, ed è il padre degli Dèi, una specie di Zeus greco, rappresenta anche il re della prima dinastia irlandese dell’isola. I suoi strumenti sono: la coppa (il calderone) che non si svuota mai (rappresenta l’elemento acqua); la pietra di lir (rappresenta la terra); la clava che dona la vita e la morte, riconducibile alla lancia (rappresenta l’aria) di Lugh (la lancia di Lugh è così terribile che, quando Lugh non la brandisce, dev’essere immersa nel calderone del Dagda ricolmo di sangue e velono, in modo da neutralizzarla); ed infine l’arpa, che controlla le stagioni (rappresenta il fuoco). Abbiamo di fronte a noi un Dio complesso ed articolato, ma il Dagda entra anche in relazione con il Dio Cornuto noto alla vecchia religione celtica, come Kernunnos (Cernunno), il Dio Cervo, consorte della Dea da Samhain a Beltane, e noto come “il re agrifoglio” durante questo periodo.

Ci troviamo a rilevare come i diversi nomi corrispondano ai diversi cicli di un’unica figura. Il Re si unisce con Morrigan durante Samhain e le dona la sua forza, ovvero muore simbolicamente dopo averla fecondata. In seguito Morrigan lo partorisce a Yule (nella mitologia irlandase Diana è la madre di Dagda), poi cresce (Imbolc), e presenzia la nascita di Brigit (una volta che l’aspetto materno non è più indispensabile), la Dea fanciulla e futura moglie, dopodiché il Dagda passa per il periodo dell’adolescenza, e da bambino si trasforma in uomo.

Poi si celebra il suo ritorno (Ostara), essi si uniscono durante Beltane (già la Dea ha assunto le sembianze di Diana, la madre, donando la sua fertilità alla terra), e a Litha arriva il punto in cui la fertilità della Dea inizia ad influire su tutti gli aspetti della vita, momento in cui i poteri della natura raggiungono il loro picco più alto: il Dio è completo ed ha raggiunto il suo scopo di seminare la vita, lui, il sole, che si trova al culmine dei suoi poteri e regna più a lungo, eclissando l’oscurità con la sua luce.

Si prosegue con Lughnasadh (la festa in onore al Dio Lugh, Dio solare), dove il Dio assume le sembianze di Lugh che diventa un guerriero e combatte; il sole è all’apice della sua potenza e viene onorata anche la Dea come Macha. Durante questa festa si onora l’unione della forza solare a quella terrestre, entrambi sono alla pari e si realizza il matrimonio fra Macha e Lugh.

Successivamente il Dio inizia ad invecchiare. A Mabon il Dio si prepara a lasciare la Dea e ad entrare nel Mondo dell’Al-di-là, dove regnerà come Signore delle Ombre: dopo aver sacrificato la propria essenza vitale alla Madre Terra durante Lughnasad, si trova ora alle soglie degli Inferi. Finalmente si unisce a lei nuovamente a Samhain e muore, impregnando il ventre della Dea della sua essenza per poi rinascere a Yule.

Come possiamo vedere la mitologia irlandese ha una bellissima rappresentazione della ruota dell’anno. L’unione fisica di Dagda-Morrigan assicura prosperità durante tutto l’anno venturo, assicura la vita dopo la morte, e tutto si spegne con un orgasmo mistico, cosi come tutto ha inizio con Beltane. Si veda l’evoluzione della Dea: Morrigan-Brigid-Diana-Macha, mentre il Dio ha soltanto due, Dagda-Lugh (agrifoglio-quercia), tutti inclusi nel complesso e ricco pantheon irlandese.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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