Fate Janas

Pubblicato il: 17 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Una leggenda vuole che in un tempo lontano, quando gli uomini sulla terra costruivano i nuraghi, un’altra razza si evolse e crebbe fino ad essere temuta e rispettata: Janas è il nome che il popolo diede a questi esseri.

Si narra che avessero forma di bellissime donne, ma che all’occorrenza potevano cambiare aspetto e dimensioni a loro piacimento. Si narra che vivessero in delle piccole case scavate nella roccia (ancora oggi esistenti), che vengono e venivano chiamate Domus de Jana, scavate dalle Janas con le loro unghie d’acciaio, e che esse si spostassero camminando sull’aria senza che i loro piedi toccassero mai terra. Era allora obbligo del padre e della madre di un neonato, chiamare come madrina del suo piccolo una Jana che avrebbe vegliato su di lui per tutta la vita.

Le loro tracce si sono perse nel tempo insieme a quelle dei costruttori dei menhir e delle tombe dei giganti, o forse sono l’ultima memoria purtroppo orale di quel popolo.

Arrivate e scomparse quando ancora l’uomo non possedeva la scrittura, la loro esistenza è stata tramandata oralmente, e la loro storia si perde e si trasforma in funzione della zona alla quale appartiene.

Quindi vediamo le Janas (la cui traduzione corretta è streghe) trasformarsi in Fate ed addirittura in Fate buone, ma c’è un filo comune che lega tutte le narrazioni sulle Janas, ed è che loro buone (Fate) o cattive Janas (Streghe), sarebbero state in grado di trasmettere all’uomo la conoscenza dell’ignoto.

Un altro filo comune di tutte le storie è il luogo dove esse vivevano: ad esempio le Domus de Jana sono diffuse in tutto il territorio sardo con la medesima conformazione, anche se scavate spesso in materiali diversi (pietra calcarea, tufo, granito).

Dai più recenti studi si è compreso che nel paleolitico le Domus de Jana erano usate come tombe, ma nessuno è sicuro se queste tombe siano state scavate allora o siano antecedenti a quel periodo, un gran mistero si aggira intorno alle Janas e alla loro leggenda…

Le Fate Janas un tempo vivevano su un’isola vulcanica che gli umani chiamavano Isola Vagante, perché ogni notte cambiava posto, dove era sempre primavera…

In quest’isola, dove il vulcano regna sovrano al centro del piccolo pezzo di terra sospeso sui flutti, le Janas avevano scavato le loro domus usando le loro unghie che sono lunghe e forti. Trascorrevano le giornate tessendo sogni per gli uomini e vesti preziose per se stesse, e la notte si riunivano per danzare insieme sotto la Luna ed intorno all’antichissimo Cristallo (fonte d’Energia vitale per le Fate Janas), diffondendo nell’aria canti e risa.

Convivevano pacificamente con tutte le altre Creature esistenti e, dato che sono molto curiose e socievoli, spesso andavano a cercarne la compagnia. Ma poi, un brutto giorno, mentre le Fate si preparavano a festeggiare il solstizio d’inverno, l’antico Vulcano si risvegliò e devastò l’isola, rendendola inospitale.

Il Cristallo si spezzò in mille frammenti e le chiome delle Janas divennero bianche, non restava altro da fare che abbandonare l’isola: ogni Fata prese un frammento del Cristallo e tutte insieme partirono, giungendo, dopo molte peregrinazioni, nel Granducato di Lot. Qui le Janas si sono stabilite, portando la loro gioia di vivere, la loro allegria, le loro bellissime alucce che cambiano colore a seconda dei loro sentimenti, ed anche un briciolo di follia, a tutti coloro coi quali vengono a contatto.

Ogni Janas porta sempre su di sé il frammento di Cristallo che ha preso sull’isola e che ha i colori che contraddistinguono il suo carattere. Il Cristallo inoltre attira la Fata e la porta sul luogo dove una nuova Janas deve nascere, in modo che ci sia una sorella ad accoglierla.La storia narra che le Janas abbiano dovuto abbandonare la loro isola in seguito all’eruzione del vulcano. Trovare l’isola non è semplice, essa vaga; ogni 7 anni compie un ampio giro per i mari, in cerca di un luogo nel quale vivere.

Dopo il grande cataclisma che ha costretto le Fate a fuggire in fretta, l’isola ha vagato in cerca del piccolo popolo alato… Finalmente è giunta a Lot; si presenta in parte distrutta dalla grande eruzione ed in parte ancora florida e verde come una volta.

Il piccolo villaggio ai piedi del vulcano, è adesso nascosto dalla lava che, raffreddandosi, ha formato sulle case una specie di crosta, difficile da scalfire. Ci vorrà del tempo prima che tutto ritorni splendente e colorato come prima…

Proseguendo oltre il villaggio, dietro il vulcano, è possibile scorgere la foresta fatata: misteriosa, a tratti oscura ed insidiosa, a volte benevola e ricca di radure pacifiche, ove solo il cinguettio degli uccelli rompe il silenzio.

Addentrandosi nella foresta è possibile incontrare numerosi animali, quali Pegasi, Unicorni, innumerevoli varietà di uccelli dalle piume variopinte, saltellanti conigli e coloratissime farfalle. Le Fate sono molto amiche degli animali e vivono in perfetta simbiosi con essi.Particolarità dell’isola è il labirinto, esso fu creato in antichità per proteggere il Cristallo da chiunque volesse arrecargli danno. Entrando nell’intricato reticolo di viuzze, si rischia di perdere la via del ritorno, non esiste modo per uscirvi se non si è pratici del luogo.

Protetto da illusioni, rispecchia perfettamente il Mondo delle Fate, fatto di paesaggi splendidi, che possono mutare improvvisamente, trasformandosi in atroci mostruosità che terrorizzano l’ospite indesiderato.

All’interno del labirinto è possibile incontrare folletti sorridenti che indicano la retta via, draghi che saltano fuori dal nulla, alberi parlarci; potrebbe avventarsi su di voi un potente uragano, nessuno sa cosa il labirinto riserva ai suoi visitatori… nemmeno le stesse Fate lo sanno.

Solo una è la certezza, nel labirinto, ovvero che realtà e fantasia si fondono diventando un’unica cosa: quello che i coraggiosi avventurieri troveranno al suo interno potrebbe essere solo un’illusione o la pura realtà.

Tutto questo è stato creato per rendere inespugnabile il prezioso Cristallo che, posto al centro esatto del labirinto, è praticamente irraggiungibile. Per renderla ancora più sicura, le Fate hanno ritenuto opportuno mimetizzare la luminescente gemma, coltivando attorno ad essa una grande pianta di rose, che crescendo ha formato una sorta di cupola fiorita e spinosa, simbolo di vita, forza e bellezza. Questa è la piccola ma grande isola delle Janas…

Questo si narrava dell’Isola fino a poco tempo fa… e cioè fino a poco tempo dopo il suo “arrivo” a Lot. Adesso, oltre ad aver riacquistato il suo antico splendore, grazie all’operosità delle Fate felici di aver riavuto la loro isola, ha subìto molto cambiamenti, diciamo che molto ha influito il clima Lottiano sulle migliorie, ma anche il buon umore caratteristico delle Janas.

Esistono nuovi bellissimi e strani luoghi nell’isola, nuovi ospiti e Fate molto particolari, dagli straordinari poteri… oppure giocherellone e vivaci che null’altro aspettano se non di giocare con chi capiterà nelle loro case…

Il Labirinto esiste ancora ed è forse la sola cosa che è rimasta immutata, a custodire il prezioso Cristallo.

Un Viandante passeggiava una notte per la Rocca, quando scorse una pulsante luminescenza in un cespuglio che attirò la sua attenzione. Per un momento, solo uno, pensò che fosse una lucciola, ma avvicinandosi piano scoprì che era invece una piccola creatura dalle fragili ali, la pelle bianchissima, d’indicibile bellezza e fremente d’Energia.

«Chi sei?» le chiese, e l’entità, che era seduta su una foglia a gambe incrociate, sorrise e rispose con voce gentile: «Sono una Fata Janas, da poco arrivata a Lot, ed ho fatto in modo di incontrarti perché voglio narrarti la mia storia, così potrai diffonderla… siediti su quella roccia.» Gliene indicò una tonda e liscia. «…e ascoltami…» Il Viandante si sedé, la Fata volò sulla sua spalla ed iniziò a raccontare.

«Io e le altre Janas vivevamo su un’Isola che gli Uomini chiamano Isola Vagante, perché cambia posto ogni sera. Laggiù era sempre Primavera e chi vi approdava non invecchiava mai. L’Isola ospitava un Vulcano semiaddormentato ai cui piedi si stendeva un limpido Lago. Nelle pendici del Vulcano avevamo costruito le nostre case, le Domus, scavandole nella roccia con le unghie, che abbiamo forti e resistenti.

Trascorrevamo le giornate tessendo Sogni per gli uomini e vesti di broccato e tessuti preziosi per noi. La notte vagavamo per l’isola diffondendo la nostra luce, danzando e volando nelle radure, tra i cespugli, diffondendo nell’aria i nostri canti e le nostre risa. Convivevamo pacificamente con tutte le altre Creature esistenti e, dato che siamo molto curiose e socievoli, spesso andavamo a cercarne la compagnia.

A coloro che meritavano la nostra fiducia permettevamo di guardarci e scherzare con noi, e spesso offrivamo loro uno degli squisiti dolci che amiamo preparare o il nostro pane, dolce e sottile. Guai allo sfortunato che poi ci ringraziava, c’infuriavamo e scappavamo via dopo averlo schernito! Allegre e dispettose, la gioia di vivere guidava i nostri passi.

Alcune nostre sorelle, le Malas Janas, vivevano nella parte più buia e segreta dell’Isola, incuranti del contatto con gli altri esseri viventi, perfide eppure bellissime… altere e schive, lo sguardo meravigliosamente cupo, quasi quanto il loro carattere. Il Rispetto guidava la nostra Famiglia, ed avevamo cura l’una dell’altra. Anche con le Sorelle Malas, a volte ci riunivamo per danzare assieme attorno all’antichissimo Cristallo, che è fonte per noi di Energia e di Vita, la pietra che sancisce le nostre radici comuni, perché da esso siamo nate.

Lo tenevamo nascosto in una cavità della roccia, protetto da rovi e cespugli, così che nessuno potesse appropriarsene… al ritmo della nostra Danza, ai movimenti dei nostri corpi, il Cristallo reagiva iniziando a risplendere di una forte luce che ci confortava e rafforzava, nel corpo e nell’animo, ma un brutto giorno…» La Fata s’interruppe e portò la mano al collo dove un piccolo frammento di Cristallo emanò scintillanti bagliori.

Il Viandante notò nel volto della piccola creatura un’ombra di tristezza, ma timoroso di turbarla aspettò che decidesse da sola di proseguire il suo racconto e, infatti, dopo poco e dopo aver sospirato di nostalgia la Fata proseguì:

«Un brutto giorno il Vulcano si svegliò, e con un sordo boato la lava iniziò a fuoriuscire e a distruggere l’Isola… l’acqua del Lago iniziò a ribollire, e quel che era un paesaggio lussureggiante divenne poco a poco un paesaggio di morte e distruzione, cenere scura e lapilli incandescenti nascosero il blu del cielo, vedemmo scomparire la nostra bella Isola ed apparire al suo posto un tetro e spettrale luogo di disperazione e lutto.

Decidemmo allora di partire e recarci in Terre più ospitali, in cui ricominciare da capo… non è da noi perderci, anche se per una sventura così grande. Volevamo portare con noi il Cristallo, ma mentre ci accingevamo a partire esso si ruppe in mille frammenti, alcuni dei quali riuscimmo però a recuperare; da allora ognuna di noi ne custodisce uno, legato con un cordoncino al collo. Viviamo nella speranza di poter tornare un giorno nella nostra Isola, recuperare tutte le schegge e poterlo ricostruire… chissà, forse prima o poi ci riusciremo… Comunque, alla fine della nostra fuga siamo giunte a Lot, Viandante… e speriamo di rimanerci a lungo, perché ci siamo legate al luogo e a coloro che lo abitano. Qui potremo nuovamente essere felici.»

La Fata agitò le ali sulla spalla del Viandante e si preparò ad abbandonarlo. «Amentija, Signore, chissà che non ci incontreremo ancora…»

ღ♥ Nascita e Caratteristiche ♥ღ

Come per tutte le Fate, la nascita delle nuove Scintille Janas spesso è legata ad un evento naturale, una delle piccole magie che ogni giorno accadono senza che nessuno magari se ne accorga: alcune sono nate da uno spruzzo d’acqua imbevuto di sole, altre dalle emozioni raccoltesi intorno ad un oggetto caro, altre ancora semplicemente allo schiudersi della corolla di un fiore.

Ognuna di queste Fate nasce dal Cristallo, da una sua sfaccettatura e dai riflessi che creava in quel momento con la luce del sole, e questo le rende una diversa dall’altra, ognuna unica anche se nata dalla stessa matrice.

Le Janas sono dotate di inclinazioni personali, anche se alcuni lati del loro carattere sono comuni. Dispettose ed emotive, generose e ricche di senso dell’umorismo, hanno un modo di fare notevolmente vivace… Le loro anime sono variopinte, come piccoli prismi attraversati da un raggio di sole, che sfavillano di tutti i colori dell’iride.

Alcune di esse sono molto serie e riflessive, tendenti alla malinconia e al silenzio, altre ancora sono timide e facilmente impressionabili, ma tutte sono soggette a sbalzi d’umore repentini, per cui sarebbe impossibile dare al loro carattere una definizione precisa, e proprio questo forse le rende tanto particolari.

Hanno un forte senso del Clan, e mai e poi mai sarà possibile vedere due Janas litigare, anche se fra loro, per gioco, sono capaci di prendersi in giro ferocemente arrivando talvolta anche alle mani, ma senza mai farsi davvero male. Lavoratrici instancabili, riescono bene in qualunque attività manuale o di concetto, anche se amano in modo particolare tessere e cucinare.

Sensibili ed accorte, non trascurano mai di regalare un sorriso ai Viandanti e tendono sempre la loro mano a chi ha bisogno di aiuto. Hanno anche i loro difetti… sono capricciose e permalose, è molto facile offenderle, ma altrettanto in fretta dimenticano… niente le colpisce più di un sorriso sincero ed amichevole.

Una caratteristica singolare delle Janas è la scheggia di Cristallo da cui non si separano mai e che portano al collo come ciondolo, fonte della loro energia ed unico ricordo del tempo gioioso trascorso sull’Isola Vagante.Le Janas arrivano al massimo ai 50 cm, sebbene alcune di esse adorino mantenere la grandezza naturale di una donna con lo spreco di energia che questo comporta. La loro pelle è candida, gli occhi sono grandi e profondi, i capelli lunghissimi e setosi. Hanno unghie lunghe e fortissime, che contrastano con la delicatezza delle fattezze delle mani.

Alcune amano vestirsi con tessuti preziosi ed ornare i capelli con nastri colorati o piccole gemme luccicanti, ed altre invece, meno preoccupate del loro aspetto si vestono con semplici tuniche, in genere bianche o verdi, e lasciano i loro capelli sciolti e senza ornamenti, a parte il Cristallo al collo da cui nessuna Janas si separa mai.

Le ali delle Janas sono molto particolari. Di base sono trasparenti come il Cristallo, ma a seconda delle variazioni del loro umore assumono un diverso colore… dai toni fiammeggianti del rosso quando sono euforiche, ai toni caldi dell’oro quando sono in uno stato di piacevolezza, fino ad arrivare al nero passando per il viola, quando proprio sono furibonde.

Le Fate Janas, come d’altronde tutte le Fate, non possono avere figli nel senso fisico del termine, ma da un bagliore particolare del frammento di Cristallo che portano al collo può originarsi una nuova Fata. Questo bagliore scaturisce quando sono molto innamorate e desiderano dare un figlio a colui che amano.

Amano il latte, oltre che qualunque tipo di cibo dolce, soprattutto biscotti e torte, ma essi devono essere confezionati con ingredienti semplici e freschi. Amano molto le spezie, prima fra tutte la cannella, che usano anche come profumo oltre che nei cibi.

Una bevanda di cui sono ghiotte è il vino di sambuco, che oltre ad essere buonissimo è da esse considerato anche un forte protettore dai pericoli. Sono accanite divoratrici di frutta, soprattutto di mele e frutti di bosco.

Molte malattie delle Janas sono legate alla sfera emotiva. Nelle notti di pioggia infatti sono soggette ad improvvise crisi di riso o rabbia, difficili da domare. L’unica cura è armarsi di pazienza ed attendere che la crisi, in genere di breve durata, passi così com’è venuta.

Durante il solstizio d’inverno le Janas subiscono una piccola mutazione, i loro capelli infatti con l’arrivo del freddo si tingono di bianco, quasi come se volessero precedere la neve. Le piccole Fate si aggirano per le vie di Lot imbarazzate e intimidite dal loro aspetto inconsueto; questo stato d’animo può provocare in loro gesti di stizza e di rivalsa nei confronti di chi intende prenderle in giro.

Le Fate Janas sono soggette ad una strana patologia: quando incontrano qualcuno che loro ritengono speciale, ovviamente secondo il loro metro di giudizio, perdono la voce. La perdita della voce è solo il risultato di un processo che avviene all’interno del corpicino della piccola creatura: dopo il primo impatto con la persona in questione, la Fata sente un formicolio partirle dai piedi ed arrivarle fino alla testa, il Cristallo sembra liquefarsi (attenzione al “sembra”) e piano piano la voce si affievolisce, diventando bassa o rauca, ed in casi estremi può anche scomparire del tutto.

Una Janas verrà uccisa difficilmente, salvo casi estremi, quali la perdita di una quantità eccessiva di linfa o lo spezzarsi in mille pezzi del Cristallo, anche se quest’ultimo fatto è molto improbabile: il ciondolo infatti scompare visivamente e fisicamente, se toccato da estranei, e riapparirà successivamente, a pericolo scampato.

La morte di queste Fate avviene solitamente per loro volontà. Spesso decidono di lasciare il mondo degli umani perché stanche del loro modo di vivere e desiderose di ricongiungersi al Cristallo. Consegnando il Cristallo fonte di vita alla Fata Sorgente, infatti, le gocce rinunciano alla loro vita terrena e dopo una settimana prive del ciondolo ritornano alle origini, perdendo i ricordi legati alla loro esistenza.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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