Fauni

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Data di pubblicazione: 14 ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

Bellissimi, allegri e gioviali, i Fauni insegnano molto all’istinto dell’uomo ed in questo sono dei veri formatori, una razza mediatrice nei rapporti tra l’uomo e gli animali.

Il Fauno è una figura della mitologia romana, una divinità protettrice della Natura, in particolare della campagna e dei boschi. Era quindi un Dio buono e pacifico.

Esso rappresenta un simbolo erotico e selvaggio, amante della Natura e della bella vita, quella semplice.

Il suo aspetto è dalle forma umane, ma con i piedi di capra e con le corna sulla fronte, è ovvero una creatura per metà capra (le zampe) e metà uomo, dal viso ispido e barbuto, colmo di una precoce saggezza, ma anche di un’allegria indiavolata.

I suoi passatempi preferiti erano cacciare e corteggiare le belle ninfe, anche se non disdegnava spaventare gli uomini che incautamente passavano nei pressi dei suoi boschi. Amava suonare il flauto, specie negli assolati meriggi estivi, o puntava le ninfe per accoppiarvisi, e questi non era a loro in genere sgradito, in quanto portatore di istinti sessuali e fertilità.

Sia a Roma che nell’antica Grecia, Fauno era diventato così popolare tra la gente, tanto da essere adorato come una delle divinità più importanti. A lui infatti venivano rivolte un gran numero di preghiere e le sue profezie venivano tenute in gran considerazione.

Fauno era anche venerato come il genio dei boschi che spaventa, di notte, gli uomini con sogni ed apparizioni paurose (onde il nome di Incubus), e che fa conoscere l’avvenire per mezzo dei rumori del bosco, del volo degli uccelli o coi sogni.

Nel Medioevo il corrispettivo di Fauno era il Satiro, combattuto dalla popolazione, era ritenuto un uomo-bestia dalla forza straordinaria che attaccava le greggi e le mandrie.

Una delle bestie più intelligenti, egli sfruttava la sua forza bruta per utilizzare anche rudimentali e poco nobili armi, fra cui pesanti randelli e clave. Questo suo atteggiamento aggressivo lo portò ad essere combattuto dagli uomini Medioevali, ed il suo rifugio era il bosco, da cui usciva molto raramente.

Ma era anche nume ispiratore ed invasante, che scaricava la propria azione ossessiva e possessiva sulle sue Paredre, le Ninfe delle fonti e delle sorgenti, le quali, di conseguenza, divenivano simili alle Sibille nel loro profetare.

Talvolta Fauno faceva risuonare la propria voce nelle selve ed inviava sogni profetici a chi giaceva in incubazione o era invasato dall’estasi. È inoltre l’inventore degli antichissimi versi saturnii su cui si fonda la poesia latina.

È dunque dio d’ispirazione profetica e poetica, come Pan e come le Ninfe a cui è connesso. È anche associato al timor panico (proprio di Pan), per le apparizioni spaventose e le voci soprannaturali. Ma non sempre la sua voce incute terrore, anzi, talvolta rassicura ed incoraggia, infatti è un nume buono e fausto, protettore degli animali domestici, delle greggi e delle coltivazioni.“Ogni tipo di saggezza umana è vana” risponde il Fauno a chi lo interroga. Forse perché il Fauno è portatore dell’istinto che coglie direttamente se stesso e il mondo, senza elucubrazioni mentali. Questa scoperta non dà disperazione ma provoca solo riso, danza e voglia di vivere.

Il Fauno sa come tutto sia solo un gioco; egli è il dio dell’anello, il dio della gioia che ritorna su di sé e diventa circolare, si piega in un cerchio perfetto, simbolo dell’eterno ritorno, immagine stessa dell’eternità diffusa su tutta la terra.

Il dio Fauno era anche chiamato Luperco, in qualità di difensore delle greggi dagli assalti dei lupi e lupo egli stesso (Lupercus, da lupus e hircus). Nelle comunità rurali, la sua festa (Faunàlia) ricorreva il 5 dicembre tra danze e processioni. Sui suoi altari si bruciava incenso e si libava vino, immolando agnelli e capretti.

Il 15 febbraio, sempre in onore del Dio Faunus, protettore dei pastori, si celebravano i Lupercalia, dove i flamines luperci, ossia i sacerdoti del dio Fauno, celebravano antichi riti importati dall’Arcadia al tempo di Romolo e Remo.

La festa era dedicata al bere vino, a mangiare e danzare fino al mattino seguente, mentre i giovani coperti solo da una pelle di lupo, flagellavano con fruste leggere donne e fanciulle che incontravano fuori dalle porte delle loro case, stimolandone la fertilità.

Nei primi secoli dell’era cristiana, molte divinità pagane vennero demonizzate e i Fauni, associati ai Satiri e poi ai Silvani, diventeranno in seguito orribili diavoli, precisi con le corna, gli zoccoli e la coda, un diavolo-tipo. Nel Medioevo tutte queste divinità attirarono l’astio dei cristiani, per il loro aspetto animalesco e per i loro doni profetici, ma soprattutto per il loro carattere erotico, connesso ai culti della fertilità.

Infatti Agostino, in un celebre passo de «La città di Dio», scrisse che secondo testimoni degni di fede, Silvani e Fauni eran volgarmente chiamati «incubi» ed avevano rapporti erotici con le donne umane.

Successivamente Marziano Capella aggiunse che le foreste inaccessibili agli umani, i boschi sacri, i laghi, le fonti e i fiumi erano popolati di Fauni, di Satiri, di Silvani e di Ninfe, di Fatui e di Fatue, esseri dotati di poteri profetici e talmente longevi da apparire agli umani immortali, sebbene tali non fossero.

Naturalmente erano pericolosi per i cristiani, di cui risulta evidente, da questa descrizione, il terrore e l’orrore nutrito nei confronti della Natura selvaggia e dunque, ai loro occhi, diabolica: la stessa Natura con cui la Strega era in armonia e destinata, per questo, ad essere perseguitata.

La festa di Fauno fu poi sostituita con la festa di San Valentino, dedicata agli innamorati, ma senza connotazioni sessuali. Nello stesso periodo, però, i Fauni vennero anche convertiti in esseri non malvagi, simili ai folletti.Per alcuni il Fauno sarebbe stato il terzo re preistorico dell’Italia, ed avrebbe introdotto nella penisola il culto della divinità e l’agricoltura; dopo la morte gli vennero dedicati molti onori e venne venerato come dio dei boschi, protettore delle greggi e degli armenti.

Secondo altre fonti, i Fauni sarebbero stati antichi pastori, abitanti, ai primordi del mondo, nel territorio sul quale verrà fondata Roma. È una delle più antiche divinità italiche, nonché l’istitutore dei Salii e dei Luperci, le due solidalitates dedicate al culto iniziatico di Marte.

Nel culto Fauno decadde presto d’importanza, soprattutto in seguito alla parte sempre maggiore data ad un dio di umile origine, Silvano. Identificato col greco Pan, divenne un semplice semidio mortale e si confuse con la folla dei Pani, dei Satiri, e delle Ninfe.

In alcune versioni del mito è identificato con un antico re del Lazio, nipote di Saturno o di Marte, figlio di Pico e Canente e, secondo l’Eneide, padre di Latino, il quale, dopo la morte, fu venerato sia come protettore di raccolti ed armenti (Inuus), sia per le sue facoltà di oracolari (Fatuus). Governò sul Tevere ed accolse Evandro al suo arrivo in Italia, donandogli la terra dove sarebbe poi sorta Roma.

Fauno sposò una ninfa dell’acqua, Marica, che gli generò Latino, appunto, re dei Latini al tempo dell’arrivo di Enea, che sposò Lavinia, sua figlia. Nell’Eneide si fa riferimento anche ad un Fauno omonimo del dio: è il padre del giovane guerriero italico Tarquito ucciso da Enea in combattimento. Tarquito risulta essere comunque un semidio, in quanto sua madre è la ninfa Driope.

In un altro mito Fauno compare insieme al dio Pico e ad Egeria, la ninfa amata da Numa Pompilio, il leggendario secondo re di Roma. Fauno viene a volte considerato un mortale e chiamato discendente di Marte. Secondo una versione latina, Fauno era figlio di Giove e della maga Circe, ed era lo sposo o il padre di Bona Dea, nota anche con il nome di Fauna, o Fatua.

Secondo i Romani, Eracle uccise re Fauno, che usava sacrificare gli stranieri sull’altare di suo padre Ermete; e generò Latino, l’antenato dei Latini, dalla vedova di Fauno, oppure dalla di lui figlia. Ma i Greci sostengono che Latino fosse figlio di Circe e di Odisseo.

L’unico tempio a lui dedicato in Roma, il Tempio di Fauno, si trovava sull’Isola Tiberina, e in un bosco situato nei pressi della fontana Albunea, esisteva un celebre oracolo dedicato a Fauno.

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