Il CAMMINO di LUCE

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Data di pubblicazione: 22 ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

~• ACCETTARE ED ARRENDERSI… •~

L’unico problema con la tristezza, la disperazione, la rabbia, l’ansia e l’infelicità, è che vuoi sbarazzartene. Questo è l’unico ostacolo.  Devi vivere con queste emozioni; sfuggire non è possibile. Esse sono le componenti della situazione in cui la vita può crescere e diventare integrata. Sono le sfide della vita. Accettale.
Sono benedizioni sotto mentite spoglie. Se vuoi sfuggirle, se vuoi in qualche modo sbarazzartene, allora nasce il problema, perché quando vuoi liberarti di qualcosa non la guardi mai in modo diretto; a quel punto quella cosa cercherà di nascondersi, perché tu la condanni.  Andrà più in profondità nell’inconscio, si nasconderà negli angoli più oscuri del tuo essere dove non riuscirai più a trovarla. Si sposterà nella cantina del tuo essere, e lì si nasconderà.
Ma, naturalmente, più va in profondità e più problemi provoca, perché si mette ad operare da angoli sconosciuti del tuo essere e tu ti ritrovi completamente impotente.  Quindi la prima cosa è: non reprimere mai. La prima cosa è: ciò che è, è. Accetta e lascia che accada; lascia che appaia proprio davanti a te. In realtà, il solo affermare: “Non reprimere”, non è sufficiente. Se me lo permetti, vorrei dire: “Fattela amica”.
Ti senti triste? Fai amicizia con questa sensazione. Abbine compassione. Anche la tristezza ha un suo essere. Lascialo apparire, abbraccialo; siedi insieme ad esso, e tienilo per mano. Sii amichevole. Amalo. La tristezza è bellissima! Non c’è nulla di sbagliato in essa. Chi ti ha detto che c’è qualcosa di sbagliato nell’essere tristi? La tristezza può solo darti profondità. La risata è superficiale, la felicità è solo a fior di pelle. La tristezza arriva fino alle ossa, al midollo. Nulla va così in profondità come la tristezza.
Quindi non preoccuparti. Resta con l’emozione, ed essa ti condurrà fino al tuo nucleo più profondo. Viaggerai su quest’onda e sarai in grado di apprendere alcune cose nuove sul tuo essere, cose che non avevi mai saputo prima. Quelle cose possono esserti rivelate solo in uno stato di tristezza, non in uno di gioia. L’oscurità è anch’essa positiva, l’oscurità è anch’essa divina.
Una persona che riesce essere paziente con la sua tristezza, all’improvviso una mattina scoprirà che la felicità sta sorgendo nel suo cuore da qualche fonte nascosta. Quella fonte nascosta è l’esistenza. Ti sei guadagnato la felicità se sei stato autenticamente triste; se sei stato autenticamente disperato, infelice, ti sei guadagnato il paradiso. Ne hai pagato il prezzo.
Affronta la vita, confrontala. Ci saranno momenti difficili, ma un giorno vedrai che quei momenti difficili ti hanno dato forza, proprio perché li hai affrontati. Erano necessari. Mentre li stai attraversando sono difficili, ma dopo vedrai che ti hanno reso più integrato. Senza quei momenti non avresti mai trovato il tuo centro, le tue basi.
Fa’ che esprimere sia una delle regole fondamentali della tua vita. Se devi soffrire per questo, soffri pure, ma non sarai mai un perdente. Quella sofferenza ti renderà sempre più capace di goderti la vita, di celebrare la tua vita.
~• Osho •~

Quando vi arrendete a ciò che è
e per questo diventate totalmente presenti,
il passato smette di avere qualsiasi potere.
Il regno dell’Essere,
che era stato oscurato dalla mente, allora si schiude.
E d’improvviso una grande quiete si Fa spazio in te,
un senso di pace al di là della comprensione.
Ed in quella pace vi è una gran gioia.
Ed in quella gioia vi è Amore.
E nel più profondo nucleo vi è il sacro, l’incommensurabile,
Quello che non può essere nominato.

Ogni resistenza interiore, in una forma o in un’altra, viene vissuta come negatività. Ogni negatività è resistenza. In questo contesto, i due mondi sono quasi sinonimi.

La negatività va dall’irritazione o dall’impazienza ad una rabbia furiosa, da uno stato d’animo depresso o di cocciuto risentimento ad una disperazione suicida. A volte la resistenza scatena il corpo di dolore emozionale, nel qual caso anche una situazione relativamente poco importante può produrre un’intensa negatività, come per esempio rabbia, depressione o una profonda pena.

L’ego crede di poter manipolare la realtà ed ottenere ciò che vuole usando la negatività. Crede così di poter attrarre una condizione desiderabile, oppure cancellarne una indesiderabile. Se «noi» – la mente – non fossimo convinti che l’infelicità funziona, perché allora la creeremmo?

Il fatto è, naturalmente, che la negatività non funziona. Invece di attrarre una situazione desiderabile, le impedisce di manifestarsi. Invece di cancellarne una indesiderabile, la mantiene. La sua unica funzione «utile» è quella di rendere l’ego più forte. Ed è per questo che piace all’ego.

Una volta che ci siamo identificati con una qualche forma di negatività, non vogliamo “mollarla” e, ad un livello profondamente inconscio, non vogliamo un cambiamento positivo. Minaccerebbe la nostra identità di persona depressa, arrabbiata o difficile. E quindi, nella nostra vita, ignoreremo, negheremo o saboteremo il positivo. Questo è un fenomeno comune. Ed è anche una pazzia…

OSSERVIAMO LE PIANTE O GLI ANIMALI, E LASCIAMO CHE CI INSEGNINO l’accettazione di ciò che è, la resa all’Adesso. Lasciamo che ci insegnino l’Essere. Lasciamo che ci insegnino l’integrità, che significa essere UNO, essere te stesso, essere reale. Lasciamo che ci insegnino come vivere e come morire, e come non fare del vivere e del morire un problema.

Le emozioni negative ricorrenti a volte contengono un messaggio, come le malattie. Ma ogni nostro cambiamento, sia che abbia a che vedere con il nostro lavoro o con le nostre relazioni o con il nostro ambiente, è alla fin fine una finzione, finché non nascono da un cambiamento del nostro livello di consapevolezza, e questo può soltanto significare una cosa: bisogna diventare più presente.

Quando abbiamo raggiunto un certo grado di presenza, non ci occorre più avere della negatività che ci dica di cosa abbiamo bisogno nella nostra situazione di vita. Ma fino a quando vi è negatività, usiamola. Usiamola come un segnale che ci ricordi di essere più presente.

OGNI VOLTA CHE SENTIAMO CRESCERE IN NOI LA NEGATIVITÀ, causata da un fattore esterno, da un pensiero o da nulla di cui siamo particolarmente consapevoli, guardiamola come una voce che ci dice: «Attenzione. Qui e Ora. Risvegliati. Esci dalla tua mente. Sii presente». Persino l’irritazione più lieve ha senso ed ha bisogno di essere riconosciuta ed osservata, altrimenti vi sarà un aumento cumulativo di reazioni inconsapevoli.

Non appena ci rendiamo conto di non volere quel campo energetico dentro di noi e di come questo non sia di nessuna utilità, allora possiamo essere capaci di lasciarlo cadere, ma assicuriamoci di averlo lasciato cadere completamente. Se non possiamo farlo, allora accettiamo che ci sia e portiamo la nostra attenzione alle sensazioni.

COME ALTERNATIVA, PER LASCIAR CADERE UNA REAZIONE NEGATIVA, possiamo farla scomparire immaginando di diventare trasparenti al fatto esterno che ha causato la reazione. Si raccomanda di praticare questo dapprima con cose banali e senza importanza.

Diciamo per esempio che siamo seduti tranquillamente a casa nostra, e all’improvviso, dall’altra parte della strada, arriva il suono penetrante di un’allarme di automobile. Si attiva l’irritazione. Qual è il proposito dell’irritazione? Nessuno. Perché l’abbiamo creata? Noi non lo abbiamo fatto, la mente lo ha fatto. È stato totalmente automatico, totalmente inconsapevole. Perché la mente lo ha creato?

Perché mantiene inconsapevolmente la credenza che la sua resistenza, che noi viviamo come negatività o come una certa forma d’infelicità, dissolverà in un qualche modo la condizione indesiderata. Questa, naturalmente, è un’illusione. La resistenza che crea, in questo caso l’irritazione o la rabbia, è molto più fastidiosa della causa originaria che sta cercando di dissolvere.

Tutto questo può essere trasformato in una pratica spirituale. SENTIAMOCI DIVENTARE TRASPARENTI, per così dire, senza la solidità di un corpo materiale. Ora lasciamo che il rumore o qualunque cosa sta causando la reazione negativa, passi attraverso di noi. Non urta più contro una parete solida dentro di noi.

Come già detto, praticare prima con cose piccole: l’allarme dell’auto, l’abbaiare di un cane, le grida dei bambini, il rumore del traffico. Invece di una parete di resistenza dentro di noi, che viene costantemente e dolorosamente colpita da cose che «non dovrebbero accadere», lasciamo che ogni cosa passi attraverso di noi.

Qualcuno ci dice qualcosa di brusco o per ferirci: invece di entrare in una reazione inconsapevole e negativa, come attaccare o difendere, ci ritiriamo e la lasciamo proprio passare attraverso di noi. Non offriamo resistenza. È come se non ci fosse più nessuno lì ad essere ferito. Questo è il perdono. In questo modo diventiamo invulnerabili.

Possiamo comunque anche dire a quella persona che il suo comportamento è inaccettabile, se questo è quello che scegliamo di fare, ma quella persona non ha più il potere di controllare il nostro stato interiore, e così non siamo in potere di qualcun altro ma abbiamo il potere; non siamo controllati dalla nostra mente, sia che si tratti dell’allarme di un’auto, di una persona maleducata, di un’alluvione, di un terremoto, o della perdita di ogni nostro bene: il meccanismo di resistenza è lo stesso.

Noi stiamo ancora cercando all’esterno, e non possiamo smettere di avere l’abitudine a cercare, noi cerchiamo la pace… ma NON CERCHIAMO LA PACE. Non cerchiamo nessun altro stato che quello nel quale siamo ora; altrimenti metteremmo in piedi un conflitto interiore ed una resistenza inconscia.

Perdoniamo noi stessi per non essere in pace. Il momento in cui accettiamo completamente il nostro non essere in pace, la nostra non pace viene trasmutata in pace. Qualunque cosa accettiamo completamente ci porterà lì, ci porterà nella pace.

Questo è il miracolo dell’arrendersi. Quando accettiamo ciò che è, ogni momento è il miglior momento. Questa è l’illuminazione.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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