Il CAMMINO di LUCE

Pubblicato il: 22 ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

✧ Credere in Se Stessi ✧

Innanzitutto, soprattutto, l’unico grande principio nell’essere un Risvegliato (un Maestro) è avere fiducia in se stessi.

La Fiducia in se stessi è l’essenza di tutto. Gli umani hanno perso la fiducia in loro stessi, è come se vivessero in un incubo, rimanendo isolati in una piccolissima stanza.

Essi non credono ai loro corpi, hanno fiducia solo in una piccola parte della loro mente, ed hanno poca o nessuna fiducia nel loro Spirito e nella loro gnosi (intelligenza creativa, oltre la mente).

Gli esseri umani pongono la loro fiducia in qualunque cosa al di fuori di loro e a qualcosa che cambia di frequente: non appena imparano a credere a qualcosa al di fuori di loro, velocemente imparano a diffidarne, poiché vedono che non è necessariamente fondata su una piattaforma di perfezione. Imparano che il piedistallo può ruzzolare giù in ogni momento, e questo li induce ad avere ancor meno fiducia.

Prendiamo in considerazione un leader politico, per esempio. Nasce un nuovo leader, sono tutti eccitati, nutrono delle speranze, sentono che un cambiamento è alle porte, ma appena constatano che questo leader rappresenta la coscienza di tutta l’umanità o di una terra o di un particolare villaggio, subito comprendono che egli è capace di errare come loro.

Forse non ha una migliore visione della loro, forse è incappato in qualche scandalo di droga o sesso o denaro, quelle cose che hanno a che fare con il potere. Ancora una volta il loro livello di fiducia crolla, fin quando non trovano di nuovo qualcuno che prometta qualcosa, qualcun altro in cui possono temporaneamente riporre la loro fiducia. Così, nel corso di molti anni e di molte vite, gli umani hanno mancato di fiducia in se stessi, così come nelle cose fuori da loro.

Il Risvegliato crede assolutamente in se stesso. Egli comprende ed ha fiducia nel suo corpo, perché sa che il corpo è progettato per guarire e riparare se stesso in modi miracolosi.

Ma gli uomini hanno perduto la fiducia, essi troppo spesso ripongono la fiducia in qualche dottore, in una qualche clinica, in un guaritore, ma neanche questi credono in loro stessi e tutto ciò si perpetua, tutta questa faccenda della mancanza di fiducia continua. Gli umani tentano di essere sensitivi o intuitivi, ma la risposta non sempre è quella che si sarebbero aspettati.

Forse non è la risposta “giusta”, o perlomeno quella che essi pensano sia giusta, e quindi non hanno fiducia nelle loro sensazioni interiori, né nella loro guida interiore.

Perciò cosa fanno? Pregano. Pregano un qualche Dio sconosciuto, pregano gli Angeli, pregano questi Esseri che li ascoltano, che li amano, ma che non possono agire al posto loro. Possono solo sostenere le loro decisioni e le loro Scelte.

Così gli umani perdono la fiducia nelle cose degli altri Reami, nello Spirito, ed ogni volta che perdono fiducia si isolano sempre di più, restringono il loro flusso energetico. Invece di lasciar entrare e farsi attraversare da una grande quantità di energia vitale, ne lasciano entrare solo una piccola quantità, quella sufficiente a sostenersi, appena sufficiente per farcela. Ne lasciano entrare quanto basta a permettere di esistere e sopravvivere.

I Risvegliati hanno fiducia in tutte le cose che riguardano il proprio Sé. Questo forse può suonare facile, ma può essere molto impegnativo. Quanto crediamo in noi stessi? In nessun altro, in noi stessi? Crediamo che il nostro corpo sia in grado di guarirsi da solo? Di rimettersi in equilibrio quando la malattia arriva? Crediamo che il nostro corpo ci serva ogni giorno senza ribellarsi, senza combattere, senza spegnersi? Probabilmente no. Pochissimi esseri umani lo fanno.

Crediamo nella nostra mente? Crediamo che la nostra mente abbia accesso alle risposte di cui abbiamo bisogno per la vita quotidiana, che sia capace di fornirci ogni informazione di cui abbiamo bisogno? Crediamo che la nostra mente possa darci informazioni su cose di cui non abbiamo mai avuto conoscenza, che non abbiamo mai studiato?

Essa potrebbe anche farlo, ma spesso l’abbiamo caricata di compiti che non le competono, abbiamo cercato in essa Tutte le risposte ai nostri bisogni, ma ciò è al disopra delle sue possibilità. Così l’abbiamo bloccata, limitata, rigettata, ed abbiamo innalzato muri e barriere lungo la via. Pensavamo che la mente ci avrebbe fatto impazzire, che la nostra mente ci stesse tradendo, così l’abbiamo tagliata fuori.

Crediamo nel nostro Spirito? Mentre siamo seduti qui, in questo momento, abbiamo fiducia nel nostro Spirito? Daremmo la nostra vita al nostro Spirito in questo momento? Probabilmente no. Daremmo la nostra vita e la nostra esistenza, la nostra anima (la nostra vita eterna) al nostro Spirito in questo momento? Probabilmente no, perché molti non sanno nemmeno che cosa sia il loro Spirito, meno ancora di cosa sia la loro anima. Sentono che il loro Spirito non c’è mai stato veramente quando lo hanno chiamato.

Quando hanno gridato al loro Spirito – a Dio – non era lì. Egli non parla un linguaggio, non ha braccia e mani, non realizza miracoli nel modo che vorremmo, perciò abbiamo imparato a non credere neanche nello Spirito. Inoltre siamo stati controllati, istruiti ed educati a credere che non ci saremmo riuniti allo Spirito fino alla morte, così abbiamo chiuso la porta a quella Parte di noi. Abbiamo chiuso fuori il nostro Spirito.

Cosa è rimasto? Una piccola o nessuna fiducia nel corpo, nella mente, nello Spirito, e veramente una profonda sottintesa sfiducia in Dio, perché il Dio di cui ci hanno parlato nei nostri primi anni di vita era arrabbiato, giudicante e non rispondeva alle nostre richieste di aiuto.
Perciò cosa resta in noi? Molto, molto poco. Solo in poche parti di noi abbiamo imparato ad avere fiducia.

Sappiamo che possiamo alzarci la mattina, il più delle volte. Sappiamo che possiamo andare al lavoro, forse. Sappiamo che possiamo nutrirci, ma non abbiamo fiducia in quello che mangiamo. Sappiamo che possiamo farcela in un modo molto limitato, eppure abbiamo paura di aprirci ai grandi potenziali che esistono, perché non crediamo in noi stessi.

Credere in se stessi è una delle cose più importanti e forse una delle più difficili, con la quale si deve confrontare un Essere Angelico che ha sperimentato più di 1.400 incarnazioni. Come credere in se stessi se ci si sente imprigionati nella biologia? Come credere in se stessi quando si pensa di aver compiuto atti orribili, quando sentiamo che la carne è debole? Quando nemmeno si comprende il proprio cuore, le emozioni e le proprie sensazioni? Quando ci si sente impotenti? Voi sapete, e lo sapete assolutamente, che potreste attraversare un muro senza aprire una porta, ma ancora, quando ci provate vi fate male.

Come poter credere in se stessi quando ci si sente falliti, senza un centesimo? Questa è la sfida. Come credere in se stessi quando il proprio corpo ancora una volta cede, quando ormai pensavamo di aver compreso il lavoro delle energie e come sostenerlo? Ogni perdita di fiducia, ogni esperienza con i propri limiti, causa un grado ulteriore di separazione tra noi e Chi siamo veramente, la nostra Anima, la nostra Essenza.

Come poter credere nella nostra umanità, tanto da invitare la nostra Parte Divina qui sulla Terra? Perché questo è quello che occorre, questa è l’ascensione, quando possiamo amarci così tanto da poter invitare la nostra divinità ad entrare in questa Realtà. La nostra divinità vuole essere qui con noi, non ci sta resistendo, ma non abbiamo fiducia in noi.

Quante volte ci siamo dati la scusa: «Mi avvicinerò un poco alla mia spiritualità, quando potrò gestire meglio o controllare le mie debolezze umane.» Oppure ci diciamo: «Prima devo perdere peso, devo essere in un certo modo.» Ma di certo alla nostra divinità non importa quanto siamo grandi o piccoli, ci ama in ogni caso.

Quante volte abbiamo trattenuto la nostra ascensione, perché prima volevamo essere giusti o perfetti? Vogliamo essere più svegli, dobbiamo leggere più libri o fare altri seminari prima di invitare la nostra divinità, perché pensiamo che la nostra divinità non voglia uno stupido umano.

Quante volte diciamo che prima dobbiamo trovare la pace interiore? Che dobbiamo cambiare le “cattive” abitudini, o quelle che consideriamo cattive, prima di invitare la nostra divinità? Ma alla nostra Divinità, alla nostra Essenza tutto ciò non importa. Noi giochiamo questa partita per impantanarci o ritardare, è solo mancanza di fiducia, e veramente al nostro divino tutto questo non importa.

I Risvegliati arrivano a credere in se stessi ad ogni livello concepibile, senza aiuti esterni, senza interventi esterni e questo li porta ad agire con decisione, audacia e coraggio. Nutrendo una fiducia implicita in noi stessi, prendiamo coraggio, al di là di ogni cosa che abbiamo fatto precedentemente nella vita umana. Questo solo credere è la parte più grande dell’essere un Risvegliato, perché è credere in sé, ma per prima cosa si deve attraversare questo ponte di fiducia in noi stessi.

Non possiamo forzarci ad avere fiducia in noi stessi. Non possiamo richiederlo, non possiamo fare un programma o un piano o un metodo per ottenerla. Accade solo quando lo Scegliamo. Forse arriverà un passo dopo l’altro, grado a grado si giungerà a capire che questa è la cosa più grande, più profonda che abbiamo mai fatto, questo ritornare alla fiducia in noi stessi.

«Io, Saint-Germain, parlo per esperienza. Parlo come Maestro perché ho vissuto tutto questo su me stesso. Tutti i grandi doni che ho – le mie magnifiche capacità, la mia abilità a manifestare una grande abbondanza, a manifestare un corpo fisico, di essere un grande amatore, di avere un intelletto che va al di là di tutto – queste non sono cose che mi sono state date o elargite. Non ho trattato per i miei doni. Non ho venduto l’anima per guadagnarli. Ho imparato a credere in me stesso. Per questo ho impiegato molte vite. Mi sono serviti centomila anni di prigione in un “cristallo”. Tutto questo mi fu necessario, ma non lo è per voi a questo punto. Essere un Maestro deriva da una cosa: Credere in se stessi. Respirate la fiducia in voi stessi.»

Forse è passato tanto tempo da quando avete avuto l’esperienza di cosa veramente significa credere in voi, nelle vostre sensazioni, nelle vostre intuizioni, nella vostra guida, nella personale capacità di essere a capo del vostro mondo interiore. Forse è passato troppo tempo da quando vi siete permessi di andare oltre tutti i dubbi, al di là di tutte le limitazioni per credere veramente in voi stessi.

Quando iniziamo a permettere l’ingresso di questa fiducia, per prima cosa cominciamo a cercare dei segnali che invece si dovrebbero ignorare. Se ci volgiamo ad osservare la pratica del credere in noi, cominceremo a voler sapere se stiamo facendo la cosa giusta, se stiamo scegliendo la cosa giusta. Vorremmo sapere che abbiamo ragione. Ma qui e ora, quando cominceremo a credere in noi, dovremo abbandonare questo concetto di giusto e sbagliato.

È naturale che questo possa un poco spaventarci, perché parte del nostro sistema di difesa (che è progettato per proteggere noi, il corpo fisico, la nostra mente, ed ogni altra parte di noi) è fondato sul sapere cosa è giusto e cosa sbagliato, sulla dualità. Quando ci apriamo alla fiducia in noi stessi, viene fuori la paura che forse stiamo oltrepassando i nostri confini facendo la cosa sbagliata.

In ogni caso prende posto un processo di auto-correzione, di auto-regolazione. Quando iniziamo ad aprirci alla fiducia, alle nostre sensazioni, non sempre arriveremo a quelle che il nostro Sé umano chiama “risposte giuste”. Ma questo ci condurrebbe ad una discussione su ciò che è giusto e cosa non lo è. Giusto e sbagliato sono semplicemente percezioni, e questo è tutto. Sono semplicemente percezioni.

Forse si dirà: «Ma se credo in me stesso e il mio corpo prova dolore ed io mi tormento, non è forse una cosa sbagliata?» Non necessariamente. Possiamo anche indirizzare la paura nel concetto di ritornare a credere in noi stessi, piuttosto che uscire dai binari.

Tornando alla fiducia in noi stessi, ci accorgeremo che la nostra vita ha una maggiore profondità, che abbiamo molte più capacità di quante ce ne siano state concesse in passato. Quando ci apriamo alla fiducia, possiamo avere un po’ paura, perché all’inizio questo ci farà sentire soli. Siamo così abituati ad uscire fuori da noi per credere, osservando gli altri, altre autorità, altre entità, così al principio si può sentire questo processo freddo, solitario e un po’ spaventoso, ma questa è solo una parte del processo iniziale.

Mentre lavoriamo con la fiducia, così come lavoriamo con il respiro, impariamo a superare quella paura iniziale, quella resistenza. Impariamo che, le riposte che vengono da dentro di noi, sono molto più profonde e con un significato più grande. La vita stessa tornerà ad un punto di senso e comprensione, ed in ogni momento avrà quell’elegante “semplicità”.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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