Le Fate di Salewick

Pubblicato il: 12 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

In una terra lontana esiste un arcipelago chiamato Salewick (sito a circa 100 miglia lottiane a nord dell’Arcipelago delle Fate), che vanta le origini di una Stirpe di Fate dal carattere alquanto particolare: sono Fate col peggior carattere che si possano trovare in circolazione…

Lo sviluppo caratteriale diverso, è dovuto al fatto che tutte nascono o discendono da Fate che sono venute alla luce in seguito ad eventi naturali: Pioggia, Lampi, Tuoni, o ad eventi che sorgono in questo irruente scenario.

Il Tuono conferisce alle Fate nascenti il temperamento ed il carattere difficile, la pioggia dona loro saggezza ed acutezza nei ragionamenti, e la luce del lampo conferisce una bellezza rara e misteriosa e la smisurata passione per ogni forma di arte.

Tutto ebbe inizio la notte dei tempi, in quel luogo dove, nonostante il freddo delle zone circostanti, si viveva nel tepore e nell’armonia del sole. I suoi abitanti erano un popolo gioviale ed allegro, erano noti per il calore e il sostentamento che sapevano dare ai viandanti in difficoltà. Salewick era indubbiamente un luogo prospero ed accogliente, una sorta di piccolo Eden circondato dal freddo della zona in cui era sito.L’arcipelago era sovrastato da una nuvola sulla quale era posto un castello che era la dimora di un mago, il quale viveva consumato fra il bene e il male. Era pazzamente innamorato di una splendida fanciulla ed ella, con garbo e dolcezza, fuggiva le sue attenzioni lasciandogli qualche piccola speranza, nel timore che potesse scatenare per vendetta i suoi poteri su lei e sui suoi cari.

Il tempo trascorreva lento e sereno a Salewick, trascorrevano i mesi ed ancora gli anni, e la fanciulla non accennava a decidersi di pronunziare quel fatidico sì che l’avrebbe resa sposa del mago, così, il pretendente, ormai stanco ed impaziente, decise di rapirla e farla sua con l’inganno.

L’errore del mago fu quello di fidarsi del proprio servitore, che subito mise al corrente la fanciulla delle intenzioni del suo padrone. La giovane donna, spaventata e inorridita, chiese l’aiuto degli abitanti dell’arcipelago, che si prestarono immediatamente per agevolarle la fuga verso lidi lontani e tranquilli, e così il mago, costretto a vivere in quel luogo da un incantesimo punitivo, non poté raggiungerla o cercarla e la perse per sempre.

L’ira del mago scatenò un violentissimo temporale che gli suggerì come punire gli abitanti di Salewick per aver aiutato la fanciulla nella fuga, lanciò così un potentissimo anatema: da quel giorno nell’arcipelago avrebbe regnato la tempesta, il cielo si sarebbe ricoperto di pesanti nubi scure ed i lampi avrebbero illuminato il cielo senza mai far apparire un raggio di sole, mentre gli abitanti del luogo sarebbero divenuti acidi, scaltri, nervosi, dispettosi, inospitali come quel cielo che li sovrastava. La vendetta del mago era compiuta.L’unico a non essere coinvolto dal maleficio fu Athalor, il sacerdote che nell’attimo del sortilegio si trovava in raccoglimento nel tempio, il quale, richiamato dal fragore della tempesta e dalle urla spaventate del popolo corse fuori, apprendendo la triste notizia. Fece appena in tempo ad enunciare che un giorno il sole sarebbe tornato a splendere portato da qualcuno che avrebbe rotto l’incantesimo, quando dall’alto del suo castello, il mago, accorgendosi della sua presenza, lo folgorò con un lampo proprio in mezzo alla piazza del paese.

Salewick cadde così nel turbinio della tempesta perenne, le generazioni che vennero in seguito non ebbero l’opportunità di vedere mai la luce del sole, fino al giorno in cui, in quella landa sperduta ed ormai dimenticata dal mondo, giunse una splendida dama che aveva smarrito la via e la memoria.

I suoi abiti erano logori e dimessi, anche se il portamento ed i suoi atteggiamenti mostravano origini nobili e di gran classe, ma nonostante la gentilezza e il garbo dei suoi modi di fare, la giovane dama non riuscì ad ottenere nessun aiuto, così, resasi conto della presenza di un alto picco, decise di salire lungo quel pendio per poter scorgere dall’alto, fra i lampi ed il cielo scuro, se in lontananza vi fosse un luogo ove regnava il sole.

Il mago, dall’alto della sua dimora, avvertì immediatamente la presenza della dama e con essa anche l’insolita forza benefica che sprigionava il suo essere, pertanto si mise in allarme ed ostacolò il cammino della viandante con ogni sorta di incantesimo, sino al punto di far crollare dinnanzi ai suoi piedi gli alberelli lungo il sentiero, ma nemmeno questo riuscì a fermarla ed infine, stremata, giunse al picco.

Il mago a quel punto sollevò le braccia verso il cielo invocando il potere del lampo, il cielo si squarciò ed un fulmine colpì la dama, sollevandola da terra e lasciandola sospesa per aria sospinta dall’energia.

La logica porterebbe a pensare che un essere così aggraziato e delicato non fosse in grado di sostenere a lungo una situazione del genere, ma in ella vi era una forza possente che contrastava la scarica elettrica del fulmine, a tal punto che l’energia a lei diretta, si riversava in cielo liberando dalle nubi quel piccolo spazio ove il lampo si era fatto strada per colpirla.

Fu così che in quell’istante, mentre ancora il fulmine la possedeva, il sole faceva capolino irradiando col suo raggio l’energia, e da quell’evento naturale quasi improbabile nacque la forma astrale di una Fata, la capostipite, appunto, della stipe di Salewick, mentre la dama, ormai stremata, cadeva a terra, priva di vita.

In quel preciso attimo l’anatema si sciolse e il temporale cessò, le nubi si dissolsero in cielo e il sole tornò prepotente ad illuminare l’arcipelago. Gli abitanti, sbalorditi, uscirono dalle costruzioni ove avevano trovato riparo, e sulle labbra di essi e nel loro animo tornò a splendere la serenità.L’evento, raro ed esclusivo, rese quella Fata un essere dal carattere particolare: dispettosa, diffidente, scaltra, vanitosa, seduttrice e convincente. Il raggio di sole le conferì la nobiltà d’animo e il bisogno spassionato di far del bene al prossimo, e rese tale ogni elemento della stirpe, generando in ogni suo componente dei conflitti interiori molto forti.

La leggenda narra che quando piove ed il cielo è squarciato dai lampi, nelle Fate della Stirpe di Salewick si accentuino quei lati pessimi del carattere, addirittura al punto da non sopportare la dolcezza insita nelle altre Fate, quelle gentili e romantiche… e che molte di loro, per l’appunto durante i giorni di tempesta, siano capaci di piangere per ore senza saperne spiegare il motivo.…E fu il lampo, la pioggia e il tuono. Le figlie della tempesta erano questo… ed anche altro.
In principio furono Myluna e la figlia più giovane dei Mc Wipstaff, per prime ebbero l’ardire di capir se stesse e il fulmine. Grandi furono le tempeste che affrontarono insieme, come sorelle. Grandi furono i momenti di sconforto ed insicurezza e altrettanto grande fu l’impresa… Esse compresero quel che altri non avevano l’ardire di pronunciare, accettarono la natura e con essa il potere e la conoscenza… Accettarono l’idea di essere figlie della tempesta…

E da Myluna, figlia della cupa notte, e da Kaisy, la più giovane della casata Mc wipstaff, discesero Caprice, Alehandro, Katluna ed Anyuska. Tutti portavano e serbavano l’equilibrio nei loro cuori. Tutti erano perfetti. Essi si accorsero di questo: erano perfetti nella luce del fulmine e nel fragore del tuono, troppo perfetti. Ognuno di essi portava un carattere ed una sfaccettatura di Padre Tuono e Madre Tempesta.

Regnarono sui boschi e sulle nuvole, sulla polvere e sulla pioggia con grande splendore e magnificenza. Però, e c’è sempre un però in queste storie, nemmeno le Fate sono immuni dall’invidia… presto sentimenti negativi iniziarono a sussurrare dolci menzogne nelle orecchie delle due matriarche, presto le notti furono insonni e colme di pensieri per Myluna e Kaisy. Presto la parola fu avvelenata ed il pensiero reso acido dai mostri… dell’invidia e della paura.

Nacquero nuovi fratelli e nuove sorelle: in quel tempo la perfezione si stava allontanando e i cattivi sentimenti sporcavano tutto e lo facevano lentamente marcire, la corruzione di Salewick era ormai avviata e giorno dopo giorno tanto era più splendente la perfezione, tanto più erano fragili le fondamenta che le reggevano… Questo sino ad Arkadyy, la corruzione e il buio che il clan celava fatto a forma di Fata. Anzi, la NON Fata… non portava segno della perfezione che un tempo faceva risplendere Salewick. La sua testa era una Zucca ed i suoi occhi non erano di quel brillante blu che rendeva magnetici il parlare e l’aspetto delle Figlie del Tuono. Anzi, erano bui buchi senza un fondo dove l’unica luce che li animavano era quella di un mozzicone di candela quasi esaurito.

Grande fu lo stupore per la venuta di Arkadyy, quello che uomini feroci chiamavano Gremlin anziché Fata, Gremlin come i mostriciattoli delle terre del nord che rendono impossibile la vita ai poveri malcapitati che incontrano la loro strada. Egli era, per giunta, figlio di Caprice: colei considerata la più leggiadra tra le sorelle del tuono. La corruzione era ormai innegabile e apocalittica. I fratelli e le sorelle di Caprice non si davano pace, e l’insicurezza ormai serpeggiava tra le schiene candide delle sorelle. Tempi cupi schiacciavano Salewick ma ancora nulla a quel che doveva giungere.

La follia iniziava a serpeggiare nella stamberga urlante, come ormai era definita, e il decadimento visibile a tutti. I lampi non erano più brillanti esempi della magnificenza ma espressioni tangibili della rabbia del Cielo stesso e simbolo della caduta dalla grazia delle Fate. Proprio il cielo decise di punire le sue nipoti disubbidienti e senza più fede… si prese una delle due matriarche, Myluna, per sempre.

La disperazione si diffuse e non più fulmine e non più pioggia scese, senza che nell’eco del loro rumore si udissero i sibilanti pettegolezzi sulle figlie impertinenti della tempesta. Questo fu troppo per Kaisy, troppo per la sua sopportazione, troppo per la sua dignità. La notte della festa più amata dalle Salewick, festa adombrata dalla ricorrenza della nascita di Arkadyy vera immagine del decadimento, l’ultima delle due matrone si tolse la vita… per sempre. Mentre il mostriciattolo scomparve.

Sembrava la fine, ma il destino rivelò di avere altri progetti per Salewick. E si sa, come in ogni grande storia, solo quando la notte è nera nera i primi bagliori dell’alba si fanno vedere tra i rami. Salewick era trasformata, non distrutta… diversa.

Le sorelle non avevano mai smesso di nascere, ed ognuna di esse si dimostrava diversa e a suo modo brillante. Il caso volle che l’intera prima generazione era ancora in piedi e pronta a raccogliere il testimone. Caprice col dolore nell’animo per la perdita delle sorelle e del suo unico figlio, sorretta dalla sola rabbia che le corrodeva giorno dopo giorno l’animo, decise di raggruppare i sopravvissuti. Grande fu il sostegno delle Fate che avevano conosciuto la nascita di Salewick, Alehandro e Katluna divennero i suoi occhi e le sue braccia, giurandole eterna fede, Anyuska la portavoce del suo verbo che mai smise di narrare la bellezza e la potenza della Tempesta, istruendo paziente le piccole che giungevano.

Tutto fu ricostruito e nuovi fulmini troneggiavano sul colle della tetra domus… eppure…la nuova madre delle figlie del fulmine non trovava pace per la perdita del suo figlio vero, originale… di Arkadyy rimaneva appena qualche foglia secca qua e là… col velo nero Caprice si abituò all’idea di aver perso quel figlio tanto amato quanto controverso… simbolo della diversità… della non perfezione.

Il cerchio si chiuse attorno a quei puri discendenti del tuono. Caprice, Alehandro, Katluna, ed Anyuska che iniziavano a guardare però in maniera diversa il mondo, portavano sulle loro membra il carico di ricordi dolorosi, ma tanta era la voglia di veder rinascere la tempesta… forse non più come essi l’avevano conosciuta, ma almeno di goder di ogni singolo elemento da cui essa è composta.

Grande fu lo stupore quando Arkadyy ricomparve ai cancelli del castello, non era stato distrutto dalla punizione divina e spazzato via dalla tempesta. Si mostrò nella forma più incredibile per lui, aveva imparato a padroneggiare la forma umana come si addice ad una Fata, e l’aveva imparato da solo nel peregrinare attraverso le colline. Tanti si accalcarono a guardare e tutti non riuscirono a non commentare la sorpresa. Il Gremlin era riuscito nella sua imperfezione ad imparare.

Solo adesso una nuova famiglia era pronta a nascere… perché mentre gli antichi portavano ancora la perfezione dentro di sé, i giovani e le giovani si erano modificati, cambiati. Essi serbavano solo un colore nel loro animo, una speme di perfezione che ancora doveva concretizzarsi… il lampo, il tuono e la pioggia si incarnavano in ognuno di essi separatamente, creando linee nella linfa che solo gli equilibrati, o anziani, potevano vedere… essi avrebbero imparato ad essere figli della tempesta, e ci sarebbero riusciti solo attraverso la loro unione e la voglia di lottare assieme… questa era la loro forza.
Dunque questa è la storia di Salewick la tempestosa… sei libero, di credermi o meno.

Trascritto da Seamus il Rosso
Scriba dei Maghi di Sheraph, Bestiario della Corte di Azuron VI
Fedele Amico delle Fate della Tempesta
Salewick è la Stamberga Urlante, e le risatine beffarde delle Fate che vi dimorano.
Salewick è il suono di Padre Tuono, il Lampo ad illuminare la Pioggia.
Salewick sono i miei capelli neri, ed i miei occhi chiari e freddi.
Salewick è la determinazione di Fate e Fathi fieri, altezzosi, strafottenti forse,
o forse soltanto dispettosi.
È la Stirpe che m’ha forgiata, che m’ha dato nuova consapevolezza di me stessa,
della mia natura e delle mie possibilità.
È la Famiglia più inusuale che si possa avere, eppure la più sincera.
Quante volte ho litigato? Quante ho imparato?
Ed i volti… ne ho carezzati così tanti, con l’animo e con la mente,
occhi a racchiudere dentro le immagini di Fate che ora forse mai più rivedrò.
Myluna… quanto ancora m’insegni, Mia Mentore? Quanto ancora mi manchi?
E Kaisy ed il suo frustino, la sua Arte, la sua determinazione.
E Caprice, ora Helcyr della Stirpe, mia elegante Signora del Tuono.
E Anyuska e Clement, e Zen e Kassiope, e…
Porto dentro Voi, anche ora, e lo stridere delle Vostre risa, l’eleganza delle Vostre forme.
Ancora considero Salewick casa mia, anche se mai più v’ho messo piede,
da quando ad altro il Fato mi designò.
Possa Padre Tuono sempre ricordarmi chi sono.

~• Stirpe di Salewick •~
Nullum magnum ingenium mixtura dementiae

Sulle Leggende:
…Il Canto di Salewick…
…Dalla Stirpe delle Fate di Avalon, alla Stirpe di Salewick…

Notte impetuosa, ricca di tempesta
Flessuosi corpi iniziano a danzare
Evanescenti e liberi avvolti da riflessi
Il bosco ormai risplende cornice del cerchio
Allo sguardo della Luna che piano si ritira
Nenie antiche dalle voci misteriose
Sogni dell’istante, arditi languori
Preparati Eterno, balliamo e piangiamo
Altezzoso lo sguardo, il ritmo sfrenato
Erudite impartiamo silenzio e pazzia
Segreti di morte di desiderio
La voce tuonante di brezza …sottile
Mima l’incombere della tempesta
Ti avvolge… ti attrae… ti appaga e ti inebria
Ascoltala muto e non respirare
Perché la tempesta ti insegna a volare…

~• Fate della Tempesta •~

Le Fate della Stirpe di Salewick sono di una bellezza straordinaria, al di fuori del comune. Di statura abbastanza elevata per la loro razza, si aggirano fra i 40 e gli 80 cm di altezza. Il colorito dell’incarnato è chiarissimo, pare “lunare” e gli occhi sono blu, di tonalità variabili e diverse, ma mai di altri colori.

Le ali, anch’esse di base blu, sono rese luminose da una serie di venature più chiare del medesimo colore che inoltre le contornano. I capelli sono neri, corvini, che al tocco gentile della luna assumono anch’essi bellissimi riflessi blu. Esiste però un numero ridotto di Fate della Stirpe che nascono con una capigliatura rosso mogano, scura, e che vengono denominate “bagliori rossi”.

Queste Fate si differenziano dalle altre per carattere e per indole. Sono più taciturne, molto più riservate e particolarmente insensibili al fascino maschile. Raramente si sposano e mai le vedrete accettare la corte di qualcuno o proferir alcun genere di smanceria pubblica.

I bagliori rossi di Salewick sono considerati dalle consorelle e dai confratelli, una sorta di monumento alla purezza, ovviamente una purezza fisica.

Quando il cielo si fa scuro e di velluto adornato, e le stelle si spengono come stanche candele,
quando il lampo aleggia luminoso e incantato… e il tuono romba improvviso e crudele,
se scrutate nel bosco fra alberi e fronde, e l’orecchio tendete ad ascoltare curiosi
udrete un canto che dolce si infonde, ed accompagna una danza con gesti armoniosi…
Il vostro sguardo non potrà più far, senza quei vortici blu e delle voci fatate
fremerà il vostro corpo con insistenza, le vostre membra danzeranno beate…
No, non temete che la causa di questo sia la magia o il sortilegio più arcano,
la colpa è dovuta all’aspetto immodesto delle Fate Blu dal garbo sovrano.
Di notte, d’arte e di classe vestite inneggiano al lampo, padre orgoglioso
celate nel buio, dall’animo unite… danzano e cantano senza riposo.
Attenti comunque a non farvi notare… le Fate Blu, son riservate e solenni,
se vi scorgessero celati a spiare, non ne uscireste interi ed indenni.
È vero, son fate, non sono guerriere ma sono scaltre e assai dispettose,
non causano liti, non invadon barriere… ma se provocate diventano astiose.
Le Fate Blu son così fatte, belle, sincere, di modi sopraffini,
studiano, scrutano, non fanno le matte, stuzzicano solo chi non rispetta i confini…
Il loro saluto richiama la pioggia, amano il buio e la notte oscura,
deplorano chi la civetteria sfoggia ed aiutano i deboli a vincer la paura.
Sono Fate dei buoni intenti, usano l’ironia e il linguaggio forbito
per aiutare tutti i perdenti a ritrovare l’orgoglio smarrito.
Sono le Fate che volano in gruppo, avvolte di notte e di fascino arcano…
di guerra e vendetta non temon sviluppo, son forti del lampo, loro padre sovrano

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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