La villa delle Fate

Pubblicato il: 18 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

In mezzo ad un bosco c’era una villa, molto graziosa, molto ridente. Finestre con tendine, un bel portale, aiuole all’intorno. Ma chi vi abitava?

Voi direte: una ricca famiglia, un papà elegante, una bella signora, dei figli fortunati o chissà chi mai! Niente affatto.

Vi abitava una famiglia di Fate. Sì, proprio di Fate. C’era Fata Turchina, Fata Aurora, Fata Celeste, Fata Azzurrina e Fata dalle ali d’oro. Vivevano insieme in lieta armonia, vagavano nel bosco in cerca di bacche, talvolta usavano la loro bacchettina per fare magie, ma solo se occorreva per aiutare qualcuno. Infatti erano molto servizievoli, accorrevano subito se qualcuno le chiamava.

Un giorno bussarono alla loro porta alcuni nanetti: «Toc toc. Siamo poveri nanetti affamati. Ci sarebbe una ciotola di latte per noi?»
Venne ad aprire Fata dalle ali d’oro e, senza esitare, li fece accomodare.

«Che bella casa avete!» esclamarono in coro.

«Noi abitiamo nel bosco, in una povera capanna. Ci nutriamo con le bacche e con le erbe commestibili. Ma siamo felici e cantiamo sempre. Volete sentire la nostra canzone?»

La fatina porse loro delle ciotole di latte e li invitò a cantare.

“Siam felici, siamo allegri
cuor contento il ciel l’aiuta.
Se siam vecchi non importa,
canta il cuore Trallalà
sempre giovane sarà”

Risero di gusto le fatine ed iniziarono con loro un balletto: trallalà oilì oilà.

Se ne andarono i nanetti ed incontrarono alcuni amici. Erano in sei, tutti con un gran barbone e con un falcetto in mano.

«Da dove venite? Che avete fatto con quel falcetto?» domandarono i primi nanetti.

«Siamo stati nel bosco a raccogliere un po’ di legna per riscaldarci con questo freddo e la pioggia così insistente.»
Continuarono insieme il loro cammino, quando videro nel bosco una fanciulla che correva sotto la pioggia tutta spaventata. La fermarono ed ella li guardava stupita e incoraggiata.

«Perché scappi? Di che hai paura?»

«Poco fa ho visto in lontananza un drago verde e grosso e mi sono spaventata» rispose la bimba.

«Niente più paura! Ci siamo noi e se vuoi venire andiamo nella villa delle Fate, che ti proteggeranno.» Così fecero.

«Toc toc! Fate carissime, siamo ancora noi ed abbiamo bisogno del tuo aiuto per questa bambina.»

Gentilmente le fatine aprirono la porta e li fecero accomodare. Dolcezza, così si chiamava la bimba, si guardò attorno meravigliata e con un OHHH!!! non seppe aggiungere altro.

Le fatine si presentarono dicendo i loro nomi ed invitarono la bimba a visitare la loro villa: c’erano mobili bellissimi, che sembravano avvolti in nuvole d’oro e d’argento, poltrone di velluto rosso e azzurro.

Le fatine si spostavano volteggiando come se avessero avuto le ali ed emanavano un soave profumo, che sapeva di viole e di gelsomini. Erano gentili ed affettuose e Dolcezza fu accolta molto amabilmente e rassicurata.

La bimba raccontò la sua storia. Viveva in una casa ai margini del bosco. La sua famiglia era serena e lei si sentiva molto amata, ma aveva spirito d’avventura e, a volte, cercava di evadere vagando per il bosco.

Quel giorno la sorprese la pioggia ed avrebbe voluto tornare a casa, quando vide in lontananza quel drago e si spaventò moltissimo. Per fortuna incontrò i nanetti, che la salvarono.

Fata Turchina le propose di rimanere con loro fino a quando non fosse cessata la pioggia e poi l’avrebbe accompagnata a casa. Le offrì dei pasticcini che erano squisiti. Mai ne aveva assaggiati uguali. Anche i nanetti li gustarono: erano tanto golosi!

Cessata la pioggia le fatine si accordarono per andare alla caccia del drago ed uscirono armate della loro bacchetta magica. Il drago era un mago cattivo che aveva preso quell’aspetto per terrorizzare la gente. Le fatine lo capirono subito e lo cercarono. Ad un tratto lo videro comparire e si tennero un po’ nascoste.

Tutte insieme gli si fecero incontro e pronunciarono una formula magica:

“Biribigoghi biribigù,
noi siamo qui, mettiti giù.
Rana ranocchio diventa orsù”

Improvvisamente apparve una timida rana, con il suo qua qua cercava di parlare, ma non vi riusciva. Dové rassegnarsi e sottostare all’incantesimo. Contro la forza delle Fate lui non poteva fare nulla!

Si mise a saltare di qua e di là sempre emettendo il suo qua qua. A questo punto la bimba si sentì rassicurata e ringraziò le buone Fate, ma Fata dalle ali d’oro volle prenderla sulle sue ali per trasportarla fino a casa. Fu una fortuna perché, fatto un breve volo, videro giungere un lupo minaccioso, che ricordava quello di Cappuccetto Rosso. Si dimenava e sembrava molto arrabbiato.

«Che hai, povera bestiola?» domandò amorevolmente la Fata.

«Una maga cattiva mi ha ridotto così e vorrei tanto tornare come ero prima, un docile cagnolino» rispose il lupo.

Fata dalle ali d’oro, che aveva capito che poteva trattarsi di un maleficio, volle farsi descrivere l’aspetto della maga. Sentita la descrizione, capì che doveva essere stata Maga Maligna. Non era facile sciogliere la sua magia, occorreva usare una formula speciale pronunciata da tutte le fatine riunite insieme.

A gran voce chiamò le sorelle e il suo richiamo, portato dal vento, fu udito e, di gran volata, si riunirono tutte. Vista la situazione esclamarono in coro:

“Biribibò, Biribibì,
fuggi Maligna
fuggi di qui.
Biribibì, Biribibò
torna un cagnino, torna un cagnò”

La formula dové essere ripetuta tre volte in coro e finalmente… al posto del lupo cattivo apparve un bellissimo cane nero docile e festoso.
Tutto tornò sereno. Anche il cielo si rasserenò e cessò la pioggia. Comparve un bellissimo arcobaleno, simbolo di pace e di alleanza.

I nanetti nel frattempo erano tornati alla loro casa. Era un grande fungo, con una porticina, un comignolo fumante, con intorno un tappeto di erbetta ed alcuni funghetti come seggiolini. Non era molto grande, ma per loro era sufficiente.

All’interno alcuni piccoli mobili, qualche sedia, un tavolino ed un camino con un ceppo acceso scoppiettante. Il calore riscaldava l’ambiente e permetteva di far bollire una pentolina d’acqua in cui il nano cuoco avrebbe fatto cuocere le bacche raccolte.

Una compagnia allegra, felice, contenta di poco. Erano amici con tutti gli abitanti del bosco, che a volte si riunivano intorno alla casetta per un balletto, una scorpacciata di dolci, quasi sempre offerti dalle fatine loro vicine di casa.

Intanto Maga Maligna meditava la vendetta. Nel suo maniero pensava e ripensava allo smacco subito. Il suo maniero era come un castello fra le nuvole, aveva cinque torri con al centro la più alta e paurosa. Su ogni torre una guglia si protendeva verso il cielo ed era circondato da un muro molto spesso.

Nel cielo svolazzavano uccelli neri e tutto sapeva di mistero. Dentro la torre maggiore la maga aveva rinchiuso alcuni poveretti, che era riuscita ad attirare con i suoi incantesimi con l’intento di trasformarli in animali dalle più svariate forme e tenerli poi in schiavitù.

Maga Maligna aveva terrore delle Fate, assai più potenti di lei e cercava in ogni modo di disturbarle con tristi messaggi. A volte inviava uccelli stridenti, che volteggiavano attorno alla villa, altre volte erano insetti disgustosi che tentavano di entrare nella casa e, se ci riuscivano, non c’era più verso di eliminarli. Oppure gettava frutti avvelenati con la speranza venissero mangiati, ma le Fate avevano sempre un messaggero amico che le avvertiva e le salvava dai pericoli.

Poteva essere una farfalla dai colori vivaci, oppure un angioletto venuto dal cielo oppure un pesce guizzante nel lago vicino. Fatto sta che le fatine potevano sempre mettersi in guardia e prepararsi ad un eventuale attacco.

Un giorno Fata Turchina, stanca degli attacchi subdoli della Maga, decise di affrontarla. Ne parlò con le sue sorelle e stabilirono di recarsi insieme di persona da lei. Non sapevano essere minacciose, erano troppo buone e gentili così usarono l’arma dell’amore.

Prepararono un bel paniere colmo di ogni leccornia e si diressero verso il maniero. Lungo  il cammino gli abitanti del bosco cercarono di dissuaderle, ma inutilmente. Superato il ponte d’ingresso chiamarono a gran voce la maga. Dapprima questa finse di non avere sentito, ma poi, data l’insistenza del richiamo, aprì uno spiraglio dell’uscio e subito la colpì un soave profumo di dolci.

Era molto golosa Maga Maligna e si lasciò tentare da quel profumino ed aprì l’uscio. Un po’ titubante assunse un aspetto minaccioso domandando che cosa mai volessero da lei.

«Desideriamo solo presentarti un omaggio, qualche dolce preparato da noi da consumare insieme. Oggi è la festa del bosco ed abbiamo pensato a te, così sola e sperduta nel tuo maniero e volevamo condividere con te la nostra festa.»

Stupita Maligna, diffidente, ma spinta dalla curiosità, accettò di buon grado. Le fatine avevano vinto la loro battaglia e da quel giorno furono lasciate tranquille.

Intanto i nanetti continuavano a fare le loro provviste nel bosco, saltuariamente si recavano alla villa delle Fate per far loro visita e sempre ricevevano qualche dono.

DOLCEZZA CRESCEVA BUONA, BELLA E PRUDENTE.

L’esperienza del drago e degli altri pericoli possibili l’avevano messa in guardia e non si trovò più nei pasticci. Non dimenticò mai le buone Fate ed i nanetti e divenne loro amica, recandosi ogni tanto a far loro visita per fare festa insieme.

La storia della villa nel bosco termina qui, con tanta gioia per tutti e tanta felicità anche per noi.

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