Le Piramidi

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Data di pubblicazione: 7 ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

✧ Costruzione delle Piramidi ✧

Uno dei grandi misteri dell’antico Egitto è il modo in cui le piramidi furono costruite. Secondo gli studiosi la loro prima costruzione risale al III millennio a.C. per opera dei Faraoni della terza dinastia, secondo altri invece, esse sono molto più antiche.

A lungo si fece riferimento al racconto tendenzioso del greco Erodoto, a cui piaceva diffondere “chiacchiere”, e che si divertì a macchiare la memoria dei Faraoni dell’antico Egitto, facendo di Cheope e di Chefren dei tiranni esecrabili.

È sempre ad Erodoto che si deve la sciocca favola secondo cui centinaia di migliaia di schiavi, soffrendo al sole, sotto i colpi di fruste e ridotti a bestie da soma, pagassero con la salute o con la vita il trasporto di enormi blocchi di pietra: questa immagine è stata purtroppo diffusa da un gran numero di manuali scolastici e persino da opere dalle pretese scientifiche. La schiavitù esisteva in Grecia, ma non in Egitto.

Il Faraone non lavorava contro il suo popolo. Architetti, costruttori ed artigiani costituivano la «classe sociale» più rispettata e potente d’Egitto nell’Antico Regno.

Nei grandi cantieri dei Faraoni, come in quelli del nostro Medioevo, non c’era che un piccolo numero di specialisti aiutati da un gran numero di lavoratori, pagati e considerati secondo il loro ruolo. La vita del popolo egizio ci è perfettamente illustrata dalle scene e dalle iscrizioni delle tombe dell’Antico Regno, e malgrado la pesantezza dei lavori degli artigiani e dei contadini, non c’era traccia di tirannia o di oppressione da parte dei nobili o del Faraone.

Le piramidi di Giza non sono l’opera di oppressi o di schiavi, ma di una élite di architetti, di una civiltà all’apice del proprio genio, capace di una straordinaria organizzazione del lavoro, dall’estrazione delle pietre sino al loro sollevamento, passando per il trasporto. Durante i mesi di inondazione, buona parte della popolazione restava a riposo, e nel frattempo si reclutava molta manodopera per lavorare nei cantieri delle piramidi. Senza ruota e senza carrucole, sembra che con trapani dalla punta di selce, mazze di diorite, accette, asce e scalpelli di rame, le squadre di artigiani, che erano considerati come fari della società e remunerati di conseguenza, costruirono monumenti immensi e d’incredibile perfezione.

Ad esempio, ancora oggi gli archeologi si chiedono cosa usassero in passato gli egizi per produrre fori perfetti nella roccia. Se ne sono trovati parecchi, e tutti perfetti. Sembrano prodotti da un trapano elettrico con punta di diamante, l’unico capace di perforare la dura roccia, eppure, l’attrezzo era sconosciuto in quei tempi.

Inoltre, su certe pareti di piramidi e templi, sono presenti certe incisioni raffiguranti misteriosi arnesi dall’uso sconosciuto e degli oggetti simili a lampadine, con tanto di elettrodi e cavi. Gli egiziani conoscevano forse l’elettricità? E, in tal caso, da chi appresero questa scienza? Tuttavia, nessun testo geroglifico sottolinea il carattere eccezionale di queste opere: per l’Antico Regno la costruzione di una piramide era un atto normale, rituale, di cui non ci si doveva vantare.

Geometri ed agrimensori dovettero però risolvere problemi di grande difficoltà per tracciare basi quadrate di più di duecento metri, ottenere la perfetta orizzontalità degli strati di pietra a tutti i livelli, calcolare orientamenti precisissimi, risolvere il rompicapo della coesione delle masse affinché le camere interne non fossero schiacciate, sistemare rivestimenti di pietra in cui blocchi di più di due tonnellate sono così ben posti, che non si può quasi mai inserire uno spillo nella saldatura. Sono soltanto alcune delle loro tante prodezze tecniche.

Per comprendere davvero il significato di una piramide, non bisogna considerarla come un monumento isolato, anche se oggi i tre giganti di Giza sono privati di quello che un tempo li circondava. Ai confini del deserto, al bordo della valle, a quel tempo c’era un tempio basso, o tempio d’accoglienza, in cui si compivano i riti di purificazione. Da qui partiva una galleria, con le mura adorne di rilievi, che portava ad un tempio alto, davanti al lato Est della piramide.

Questo complesso simbolico era completato da una piccola piramide, di norma a Sud di quella più grande: era il luogo di pace per l’anima del re o per la regina sua compagna, in quanto principio spirituale femminile. Intorno a questo complesso architettonico, già di per sé gigantesco, erano costruite le tombe dei nobili, le mastabe, che formavano vere «strade di tombe».

Così, la corte reale era ricostituita per il viaggio in questo mondo e nell’altro, in modo che la vita continuasse a fare il suo corso: in questo modo il corpo del Faraone resuscitato avvolgeva l’universo come un cerchio. A Giza siamo nel regno delle piramidi: Cheope si innalza per 146 metri, Chefren raggiunge i 144, e Micerino soltanto 66.

Fatto stupefacente, quella che chiamano piana di Giza non è naturale, ma fu spianata dalla mano dell’uomo, al termine di lavori dei quali si può immaginare la grandezza.

Le tre piramidi furono disposte secondo un asse che andava da nord-est a sud-ovest, con il limite Nord occupato dalla Grande Piramide.
Il territorio delle piramidi si chiamava in egizio Occidente, poiché era la regione del tramonto in cui l’anima trova riposo, ma anche «il sotto del dio», cioè la terra sacra della necropoli posta sotto la protezione divina, ed infine «vicino all’alto», poiché Giza era il luogo che permetteva allo spirito dei Faraoni di accedere agli spazi celesti.

Per quanto riguarda l’orientamento delle piramidi ci troviamo davanti ad un’altra inquietante coincidenza, o ad una perizia dei costruttori che anche oggi è difficile imitare: le quattro facce della Grande Piramide guardano esattamente verso il Nord, il Sud, l’Est e l’Ovest del mondo.

Secondo recenti calcoli la differenza con il polo nord magnetico è di appena tre minuti di grado, uno scarto davvero insignificante (0,015 %). E ci si domanda, come sia stato possibile ottenere tanta precisione quando il più riuscito tentativo moderno di orientare un edificio (l’Osservatorio astronomico di Parigi), registra una distanza dal nord magnetico di ben sei minuti…

❂ Cheope ❂

La piramide di Cheope, geograficamente sembra posizionata al centro dei continenti e, in effetti, se dividiamo in quarti le terre emerse del globo, notiamo che il parallelo più lungo e il meridiano più lungo, s’intersecano esattamente nel punto dove sorge la piramide.

Si presume sia stata eretta da Cheope (Horo Medjedu) della IV dinastia dell’Egitto antico come monumento funebre. All’interno, come per molte altre sepolture reali dell’antico Egitto, saccheggiate dai violatori di tombe già nell’antichità, non è stata trovata alcuna sepoltura, e ciò ha fatto nascere un buon numero di teorie, fino ad oggi prive di reale fondamento, sul fatto che le piramidi non siano monumenti funebri.

L’attribuzione di grande piramide a Cheope è deducibile dalla concordanza dei rilievi archeologici con i dati storici disponibili, costituiti dai libri dello storico greco Erodoto. La Grande Piramide di Cheope è costituita da 2 milioni e 300 mila blocchi di pietra, del peso di almeno un paio di tonnellate ciascuno. Era alta all’origine 280 cubiti egizi, ovvero 146 metri e 60 centimetri (oggi raggiunge un’altezza di 138 metri), con una base di 230×230 metri; i suoi 230 gradini mostrano una pendenza di circa 52°.

Tutte queste cifre in sé non dicono molto, ma combinate insieme danno come risultato un edificio che ha un volume trenta volte superiore a quello del leggendario Empire State Building di New York, e che può contenere agevolmente al suo interno la basilica di San Pietro ed un altro paio di cattedrali europee. E tutto questo è stato realizzato solo con l’ausilio di una serie di rampe ascensionali e da operai che avevano a disposizione attrezzi di legno e di rame, forse…

La piramide contiene tre camere, di cui una si trova sotto il livello del suolo: era questa all’origine la camera mortuaria (rimasta incompiuta), alla quale si accede attraverso un corridoio discendente, la cui apertura si trova a circa 16 metri di altezza. Un corridoio ascendente che sbocca nella ‘‘Grande Galleria”, conduce alla cosiddetta ‘‘Camera della Regina” (anch’essa incompiuta) e alla “Camera del Re”, e al disopra di questa camera si trovano altri cinque ambienti, un espediente che serviva a deviare dalla camera mortuaria il peso della piramide stessa.

Come tutte le piramidi, anche quella di Cheope era provvista di un tempio mortuario nel quale venivano celebrati i riti funebri. Questo era collegato ad un altro tempio, il tempio “a valle”, attraverso una via cerimoniale rialzata e coperta, che nell’ultimo secolo gli esploratori trovarono ancora praticamente intatta. Le vestigia del tempio a valle giacciono ormai sotto le case del villaggio di Nazlet al-Simman, e le piccole piramidi accessorie, che fiancheggiano sia la Grande Piramide che le altre, contenevano le spoglie mortali delle spose regali.

Al di fuori del “temenos”, o recinto sacro, che circondava la base della piramide, si trovano quattro fosse a forma di barca. Due di esse sono state trovate vuote, mentre nella terza e nella quarta (scavata nel 1954), sono state recuperate due navi reali in legno di cedro, interamente smontate. Una delle barche è stata pazientemente ricostruita ed è oggi esposta in un museo accanto alla piramide, l’altra è rimasta sigillata.

❂ Chefren ❂

La piramide di Chefren, o Khafre, è per dimensioni la seconda di Giza, ed è anche la meglio conservata: verso la sommità presenta ancora il rivestimento originario in blocchi di calcare levigato. Nel 1818 Giovanni Belzoni penetrò per primo nella piramide di Chefren, praticando una grande apertura in uno dei muri. La piramide di Chefren misurava all’origine 143,5 metri per 45, ma è stata a poco a poco smantellata, essendo servita come cava di pietra nel corso dei secoli. L’altezza odierna è di 136,4 metri, e le pareti si ergono meno ripide di quelle della Grande Piramide.

La camera funeraria è decentrata in rapporto all’asse della costruzione, ed una seconda camera è anch’essa leggermente asimmetrica; il suo soffitto è in blocchi di calcare ed essa contiene ancora un sarcofago in granito. Anche in questo caso una strada rialzata conduce al tempio a valle, detto “tempio di granito”, il meglio conservato di Giza. Deve il nome al suo rivestimento in puro granito rosa.

Questo massiccio edificio comprende due entrate, che ridavano sul porto del canale che scorreva, all’origine, ad un livello inferiore dell’altopiano. Lo scoprì Mariette nel 1852 e fu il primo ad effettuarvi degli scavi.

Alcuni dei blocchi di calcare che lo compongono pesano fino a 400 tonnellate. La pavimentazione è in alabastro, e la sala centrale contava quattordici colonne massicce che sostenevano il soffitto. L’altra sala, lunga e stretta, aveva anch’essa simili colonne. Il cortile centrale era circondato da un colonnato, e ad ogni colonna si trovava una statua del Faraone.

❂ Micerino ❂

All’origine la piramide era alta 65,5 metri (ad oggi 62), ed ogni lato misurava 108 metri alla base. L’angolo d’inclinazione è di 51°. L’ingresso si trova sul lato Nord, a quattro metri di altezza. Il corridoio d’accesso, rivestito di granito, scende in un vestibolo che all’origine era stato concepito come camera mortuaria, e poi continua a scendere fino alla vera e propria camera mortuaria, scavata nella roccia ed anch’essa rivestita di granito. Anche questa piramide presenta un tempio mortuario ben conservato, con le mura rivestite di mattoni crudi intonacati.

Tramite una strada rialzata lunga 660 metri, questa piramide è collegata al tempio a valle, che è ancora ricoperto di sabbia. A Sud della piramide di Micerino sono allineate le piramidi minori, la più grande delle quali è quella della regina Khamerernebty, sposa principale del Faraone.

Più modesta delle illustri vicine, la piramide restò incompiuta perché come narra Erodoto, il sovrano Micerino aveva più interesse verso la figlia che a terminare la piramide. In realtà questo fantasioso racconto non trova altra conferma storica, e la causa è forse da ricercarsi nel carattere del sovrano meno ambizioso dei suoi predecessori.

Un altro racconto sempre riferito ad Erodoto, diceva che un oracolo avrebbe predetto al sovrano solo sei anni di vita. Micerino fece accendere allora migliaia di lampade affinché fosse sempre giorno e gli anni si raddoppiassero a dodici. Anni che passò cercando solo i piaceri e le delizie dell’esistenza, escludendo le tribolazioni di una costruzione notevole come una piramide.

Una leggenda racconta che il sovrano Cheope fece giurare, al figlio Chefren e al nipote Micerino, che le loro piramidi sarebbero state edificate di dimensioni più piccole della sua, e così il figlio per aggirare il giuramento costruì la sua più piccola ma su terreno rialzato, ed il nipote invece l’avrebbe resa più preziosa usando materiali come il granito, basalto ed alabastro.

Di sicuro questa piramide non fu costruita da schiavi incatenati e frustati, in quanto in un decreto dello stesso Micerino viene ordinato che “nessun uomo esegua lavoro forzato ma secondo la propria soddisfazione”.

Fu l’ultima piramide costruita con maestria, e mentre le successive sono oggi un cumulo di macerie, essa vive ancora per ricordare nei secoli la grandezza delle imprese di antichi uomini.

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