Le Signore dei Laghi

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Data di pubblicazione: 12 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Da ciò che si racconta tra gli abitanti del Piccolo Popolo nel cuore delle foreste più selvagge, l’aspetto della Fata che custodisce i più remoti poteri derivanti dall’elemento “Acqua”, dovrebbe essere molto simile a quello di una fresca e vispa bimba, dalla pelle che richiama il colore delle acque più pure.

Essa deve sicuramente il suo aspetto ai poteri che derivano dal suo elemento, ovvero quello di rigenerazione e purificazione all’origine dello stesso ciclo vitale. Per questo motivo la Fata dell’Acqua ricopre un ruolo rilevante nel periodo primaverile, è grazie al suo operato che la fauna e la flora si risvegliano dal torpore invernale, pronti ad affrontare il nuovo ciclo stagionale.

ღ♥ La Fata dell’Acqua, Regina della Primavera ♥ღ

Risvegliare gli animali dal letargo, far germogliare i rami degli alberi, rinverdire i prati e rinfrescare i boccioli, sono solo alcuni dei compiti a cui la Fata dell’Acqua e le sue aiutanti si dedicano con cura e dovizia.

Al potere rigenerante di questa potente e giovanissima Fata, sono riconducibili tutte le ninfe acquatiche, che vivono, a seconda delle tipologie, in laghi, fiumi, stagni o nel mare, come ad esempio le Sirene e le Nereidi. Da non dimenticare sono poi le famigerate “Signore dei Laghi”, che da sempre hanno occupato un posto di tutto rispetto nelle leggende popolari.

Le Ninfe Acquatiche hanno caratteri e poteri differenti, ma il loro compito è quasi sempre quello di custodire, anche a costo della vita, il fiume od il lago al quale sono legate. Difficilmente una ninfa abbandonerà il luogo da lei protetto, anche se molte leggende ci parlano di alcune eccezioni che talvolta si sono concluse in modo tragico. In questi singolari avvenimenti erano spesso coinvolti giovani uomini, dei quali le ninfe subiscono molto facilmente il fascino.

Non resta ora, che addentrarci nel regno dominato dalla Fata dell’Acqua…Sono molte le Fate che hanno la loro dimora nelle profondità dei laghi, tuttavia le acque di un lago non sono altro che un furbo stratagemma: servono per celare i loro preziosi palazzi di madreperla dalle alte torri merlate; le leggende gaeliche narrano addirittura di intere città fatate immerse nei laghi.

La magia delle Fate dell’Acqua è ovunque, nei ruscelli, negli stagni, nei laghi, nei fiumi, nelle cascate, nei mari, nell’immensità degli oceani e perfino nelle fontane.

L’acqua è l’elemento che permette a queste Fate di vivere e potenziare le loro magie ed incantesimi. Non a caso, queste misteriose creature portano sempre con loro una piccola ampolla incantata, che contiene alcune gocce dell’acqua della fonte da cui sono state originate. È infatti solo in questo modo che la loro magia può essere utilizzata ai massimi livelli, in ogni luogo e in ogni situazione in cui la Fata si trovi.Queste Fate abitano dunque le acque di tutta la terra: gli abissi più profondi, i laghi, i fiumi e le sorgenti, sono tutti popolati dalle creature Fatate.

Nelle acque più profonde di mari e laghi si trovano i bellissimi castelli delle Fate dell’Acqua. Un incantesimo li tiene nascosti agli occhi curiosi degli uomini che, per quanto si sforzino di fissare attentamente il centro di un lago od una sorgente, non riusciranno mai a vedere nulla.

I mortali che hanno il permesso e la fortuna (perché proprio di questo si ha bisogno) di visitare la dimora di una Fata dell’Acqua, si accorgeranno che sott’acqua si può respirare normalmente. Ovviamente è tutto merito di un incantesimo che permette alle creature di vivere proprio come sulla Terra.

Amanti della tranquillità, per evitare intrusioni le Fate utilizzano molti piccoli stratagemmi: l’entrata dei loro castelli è infatti protetta da alghe intricate e rocce scure come la notte, che si trasformano sotto il tocco della Fata, in splendidi giardini con fiori profumatissimi ed alberi carichi di frutti d’oro.

Molte leggende narrano che i castelli delle Fate dei mari più profondi siano pieni di tesori sommersi, raccolti pazientemente dalle magiche creature che non riescono a resistere al fascino dell’oro e delle pietre preziose.

È durante le giornate radiose e le tranquille notti d’estate che queste Fate amano apparire. La maggior parte delle volte si possono vedere sui macigni delle fontane, occupate a pettinare i loro lunghi capelli servendosi di un pettine d’oro. Quando escono dall’acqua, le Fate hanno l’aspetto di bellissime e misteriose fanciulle dai lunghi capelli adornati con gioielli di ogni tipo.In Norvegia si racconta che ogni volta che una Fata dell’Acqua si spazzola i capelli cade una pioggia di perle, rubini e smeraldi. È inutile però portarli a casa perché si trasformerebbero immediatamente in gusci d’uovo.

Secondo la tradizione del Galles, le fanciulle che abitano i laghi prendono il nome di Gwragedd Annwn: esse sono di animo gentile e sovente sposano i mortali ma, poiché estremamente sensibili, non esitano a sparire per sempre dalla vita del loro amato, in caso di rimproveri e maltrattamenti. Sono anche solite insegnare ai giovani di animo cortese, i segreti delle arti mediche.

Sempre in Galles, si possono incontrare anche le leggendarie Asrai, mentre nella fredda penisola balcanica sono famose le Rusalki e la Fata Mala Vila. In Scozia e in Irlanda, infine, si trovano le Glaistig, ma anche l’Italia può vantare alcune importanti Fate dell’Acqua.


~• Le Asrai •~

Originarie dei laghi Highlands scozzesi, queste piccole Fate notturne sono molto difficili da vedere; la loro pelle, di un pallore quasi trasparente, le rende infatti pressoché invisibili. Queste Fate trascorrono la maggior parte del tempo nelle acque più scure e profonde, uscendo solamente nelle notti di luna piena.

Quando sono sulla terra hanno l’aspetto di bellissime fanciulle dai lunghi capelli lucenti e sottili. Timide per natura, le Asrai vivono di notte, evitando di esporsi alla luce del sole, poiché anche un solo piccolo raggio le farebbe dissolvere in una pozza d’acqua.

Si dice che nessun uomo possa resistere alla loro bellezza. Ma, attenzione, non seguitele mai nei laghi, perché rischiereste di rimanervi imprigionati per sempre…

~• Le Gwragedd Annwn •~

Le Gwragedd Annwn (che si pronuncia Grageth Anoon) vivono nelle profondità dei laghi delle Black Mountains in Galles. Alte, slanciate e dai capelli biondi, incantano gli uomini con la loro irresistibile grazia e lo sguardo profondo.

Molte sono le leggende che narrano di uomini che le hanno prese per moglie, ma la maggior parte se le è però viste fuggire sotto gli occhi. Le Gwragedd Annwn non sopportano i rimproveri e, dopo il terzo, scompaiono senza dire una parola.

~• Le Rusalki •~

Queste incantevoli creature dalla pelle chiarissima e dai lunghi capelli verdi, abitano i laghi e i corsi d’acqua durante gli interminabili e freddi mesi invernali. In estate le si può vedere uscire dalle acque e danzare cantando nei boschi e nei prati.

Le Rusalki generalmente non indossano abiti ma, quando si mostrano agli uomini, usano lunghe vesti candide, decorate con foglie e corone di fiori. Il loro oggetto più prezioso è sicuramente un pettine magico, che ha il potere di scacciare gli spiriti cattivi e di spezzare gli incantesimi.

~• La Fata Mala Vila •~

La Fata Mala Vila (mala in serbo significa “piccola”) è considerata per eccellenza la guardiana dei boschi e delle acque. Come tutte le Fate ama danzare sulla cima delle colline, nelle notti di luna piena. Schiva e diffidente per natura, non tollera di essere spiata dagli uomini, che non disdegna di punire con frecce avvelenate.

Conoscitrice delle proprietà curative di tutte le erbe, in grado di guarire ogni tipo di ferita, la Fata Mala Vila parla il linguaggio dei cervi.

~• Le Glaisting •~

Fate dall’aspetto di splendide fanciulle, nascondono in realtà orrendi piedi caprini sotto le lunga e fluenti vesti. Si dice che queste Fate inducano gli uomini a danzare con loro, prima di trasformarli per sempre in schiavi.

Nonostante le apparenze, le Glaisting sanno anche essere buone con le persone anziane e deliziose compagne di gioco dei bambini. Se adulate con complimenti e pietre preziose, sono anche disposte a sorvegliare il bestiame al posto degli allevatori.

~• Le Lorelei •~

Il misterioso popolo delle acque vive oltre che negli oceani anche nei fiumi. Alcuni di essi hanno il corpo umano ed una coda di pesce nella parte inferiore del corpo. Altri hanno sembianze completamente umane, ma tutti sono grandi quanto gli esseri umani.

La maggior parte di questi esseri dei fiumi strumentalizza la propria bellezza e il proprio canto per attirare i marinai o altri uomini. Il loro comportamento preferito consiste nello stare seduti sugli scogli lungo le rive dei fiumi, mentre si pettinano i lunghi capelli e cantano. Le più famose fra le sirene di fiume sono le Lorelei tedesche.

Il compositore Richard Wagner, nella sua opera L’anello del Reno, fa cantare lungo il fiume Reno tre fanciulle del Reno. Nei Nibelunghi si dice che le Lorelei possiedano e custodiscano un tesoro magico che giace sul fondo delle acque del Reno. Le Lorelei sono considerate anche le custodi dei poteri magici e del sapere spirituale che si cela nella mente subconscia di ogni uomo.

Antichi racconti tedeschi raffigurano le Lorelei come donne bellissime e sempre giovani con la coda di pesce. Le canzoni che esse cantano sono così affascinanti e ammalianti, che hanno attirato più di una nave contro gli scogli del Reno. C’è anche un certo scoglio nel Reno che prende il nome di Lorelei.

Sebbene le sirene di fiume esistano ovunque, spesso non vengono riconosciute e non hanno nemmeno un nome. L’unica altra cultura a conoscere una sirena di fiume ben precisa è la Gran Bretagna. Questa sirena non sedeva sugli scogli a cantare, bensì usava la sua particolare magia dell’acqua: se nuotava per tre volte intorno ad una nave, riusciva ad affondarla.

Le sirene di fiume, soprattutto le Lorelei, sono molto esperte nell’insegnare gli utilizzi magici della voce e del canto. Inoltre aiutano chiunque sia in cerca dell’antico sapere spirituale.

~• Nixes, Fate Cattive •~

Le Nixes sono delle ondine particolarmente pericolose e malefiche, che vivono nelle acque morte e stagnanti delle paludi e degli stagni. In genere hanno i capelli verdi e la pelle squamosa, ed hanno l’abitudine di restare sdraiate sul fondo dell’acqua a guardare il sole con aria malinconica.

Durante alcune notti d’estate, le Nixes escono dall’acqua per iniziare le danze notturne nei villaggi vicini, dove, grazie alla loro bellezza fuori dall’acqua, seducono i giovani uomini, li intrattengono così in una danza di morte portandoli allo stagno più vicino, dove essi si immergono per inseguirle.

Esiste un metodo infallibile per smascherare una Nixes: basta infatti toccarle l’orlo del vestito e verificare se umido, in questo caso vuol dire che la bella ballerina altro non è che una Fata dell’Acqua.

Il periodo dell’anno in cui le Nixes sono più pericolose è la notte di San Giovanni, 24 giugno, la notte durante la quale, per non diventarne schiavi, è necessario evitare di bagnarsi nelle acque di lahi e stagni. Al contrario, un bagno durante l’ equinozio di primavera avrà un effetto benefilo; quel giorno, infatti, le Nixes sono tristi e piangono lacrime che donano bellezza e giovinezza a coloro che si immergono.

Tra le Fate più famose della tradizione italiana, c’è senza dubbio la Fata Budruina, tipica del folklore siciliano. Questa Fata vive nelle pozze d’acqua poco profonde, in attesa che qualcuno, ammaliato dalla sua grande bellezza, la noti e si sporga. A questo punto il malcapitato viene afferrato e portato per sempre sott’acqua, nel suo castello.

Sempre in Sicilia è nota la Monacella della Fontana, una piccola Fata che vive nelle fontane, da cui esce per regalare gioia e fortuna agli uomini solamente tre volte all’anno.

Originaria di Teramo (Abruzzo) è invece la Fata Culina che vive all’interno di una fonte. Compare solamente nell’attimo in cui nel cielo, pieno di nuvole, si apre uno squarcio di sereno. Chiunque si troverà per caso a guardare nella fonte, vedrà la Fata intenta a cucire. Se essa gli sorriderà, egli potrà chiedere di vedere esaudito un desiderio.

“Dovete sapere che nella zona delle Alpi, risiedono numerose di queste Signore dei Laghi. Queste sono Fate benefiche, che spesso adorano girovagare per i boschi prossimi ai laghi dove risiedono.
Proteggono gli abitanti dei luoghi vicini, avvertendoli di eventuali pericoli con gridi e pianti… se siete così curiosi di conoscerle, potreste recarvi sul Monte Rosa o sul Monte Bianco, ma non sono molto loquaci… al massimo vi regaleranno un meraviglioso sorriso.
Si racconta, inoltre, che il raro fiore che voi chiamate “stella alpina”, sia stato generato dalle lacrime di una Dama dei Laghi innamoratasi di un mortale…”

Una vecchia leggenda del Galles narra che molti e molti anni fa, alcuni marinai stavano costeggiando con la loro piccola barchetta l’isola di Gresholm.

Un giovane marinaio, dopo aver gettato la sua rete, scorse qualcosa di incredibile. Non riusciva a credere ai suoi occhi: sotto la superficie dell’acqua poteva vedere chiaramente prati in fiore e splendide colline verdeggianti. Pensando ad un abbaglio stropicciò gli occhi e, all’improvviso, comparvero torri merlate e splendide fanciulle dai lunghi capelli. Stava per chiamare i suoi compagni quando tutto scomparve, della bellissima città sommersa non c’era più traccia.

Si dice che i marinai che attraversano il lago sentano ancora oggi i rintocchi di una campagna, e malinconici canti provenire dal fondo del mare…

Le Fate dei Laghi più famose sono certamente quelle legate alle avventure di King Arthur. Nel ciclo arturiano ricorrono frequentemente i nomi di Nimue, Viviana, Niniane, Nyneve e Coventina, non è certo tuttavia se si tratti della stessa Dama indicata con nomi differenti, o di diverse Signore dei Laghi.

È la Dama del Lago che consegna al giovane Arthur la mitica spada Excalibur, in cambio di un futuro favore. Il giovane re accetta il dono, all’oscuro del terribile gesto che dovrà compiere in cambio: la Dama gli chiederà, infatti, di uccidere il cavaliere Balin, ma sarà il cavaliere ad avere la meglio sulla Dama, tagliandole la testa, e questa impresa lo allontanerà per sempre dalla corte di Arthur.

La Dama del Lago più conosciuta è sicuramente Viviana. Figlia del re Dionas, consacra da subito la sua vita ai boschi. Amante della scienza e della natura, incontra da giovanissima il Mago Merlino, che la accetta come sua allieva.

Il rapporto tra i due presto si tramuterà in amore: il Mago dona a Viviana un castello di cristallo che assume, all’occhio umano, l’aspetto di un lago. Questa illusione sarà però fonte di dolore per una regina, Elena: perso il marito ed in fuga con il figlio Lancillotto dal regno invaso dai nemici, la regina vedrà il figlioletto annegare per mano di una Dama bianca, nelle profonde acque del lago.

Lancillotto verrà accolto e curato da Viviana, che lo educherà all’amore per la scienza, la natura e le arti, e gli insegnerà a tirare con le armi all’insegna dello spirito cavalleresco. Una volta adulto, Lancillotto sarà costretto ad abbandonare la sua maestra, ma guadagnerà un posto di tutto rispetto tra i cavalieri della Tavola Rotonda di King Arthur.

✧ LA SIGNORA DELLE ACQUE ✧

L’estate non era ancora finita, anzi, a metà Settembre nell’alta Valle le temperature erano ancora elevate. Dal massiccio imbiancato di neve fresca, il forte riverbero abbagliava con la sua luce cangiante il cammino di Thannos, il giovane guerriero celto, che doveva compiere una missione, al di là del Gran Monte, là dove nasceva Rhonos, il Reno.

La missione consisteva nel prelevare le acque sacre della Dea, metterle in un’ampolla trasparente ma molto delicata, bastava un piccolo urto contro una roccia, che l’ampolla, uscita dalle alchimie del popolo Etrusco s’infrangesse in piccole schegge, più taglienti della lama della sua spada. Le acque sacre della Signora,erano proibite ai mortali, solo Thannos, discendente diretto dal figlio d’Odino, poteva immergere le mani nel liquido infinito della fonte del Rhonos.

Il rituale si doveva ripetere ogni inizio della stagione autunnale, per contribuire a rigenerare gli altri due figli di Rhonos: il Rodano e il Ticino. L’acqua della fonte primordiale del gran bacino imbrifero, doveva essere prelevata proprio alla caduta della prima neve. La Divinità era severissima con chi non ne fosse degno.

Coloro che celavano sconsideratezze, venivano colti in flagrante e pietrificati dai vapori della grande cascata, posta a metà cammino, sul lato occidentale, di fronte ad un costone di roccia, il quale s’ingrandiva ogni volta che un pretendente si sottoponeva alla severa prova.

Nella seconda metà di Settembre, il periodo in cui si manifestava l’enorme valanga d’acqua che la Dea faceva cadere dalla sommità della montagna da un punto quasi invisibile, s’ingrossava talmente tanto da formare un’insormontabile barriera per chi proveniva da Sud. L’unico modo per sottrarsi al muro d’acqua era quello di mettersi al riparo su di una roccia posta al centro valle, che stava dalla parte opposta.

I pretendenti dovevano arrampicarsi nudi su quelli che erano stati una volta degli uomini, ora pietrificati, dovevano raggiungere la cima del patibolo, ovvero lo sperone, alzare le braccia alla Dea ed attendere che i vapori del tuono del diluvio lambisse loro la fronte. Pietrificato chi avesse taciuto, nascosto anche un’infamia, avesse fatto una deturpazione ad un essere vivente, o avesse lordato le pure acque della Dea, ovviamente incidevano anche i pensieri malevoli degli umani che essi tenevano celati.

Thannos era stato prescelto, per la sua lealtà, saggezza, vigore, volontà, non aveva mai infranto le regole d’Odino, sapeva rispettare ogni essere o cosa che appartenesse alla Natura, sulle sacre Alpi, andava con umiltà e teneva in alta considerazione i doni che la prodiga, incontaminata Natura, concedeva alle popolazioni celtiche.

Thannos non aveva bisogno di dimostrare a nessuno del villaggio che sarebbe diventato il capo e il Druido, avvertiva il contatto con la trilogia d’Odino come una cosa innata, da bambino aveva per compagno di giochi un enorme lupo grigio, che riteneva il bimbo biondo un cucciolo del suo gruppo, un giovane capobranco.

Una grande aquila dal ciuffo e dal capo bianco, veniva a posarsi spesso vicino la casa del fanciullo dai riccioli del Sole, era Odino stesso, come un comune nonno si divertiva a vedere i suoi giochi, nati dalla fantasia troppo sviluppata per un bambino di quattro anni, il suo contagioso sorriso, carpiva le concentrazioni della sua gente.

Thannos era pronto alla prova: vincolato al giuramento doveva pronunciare un saluto alla Dea delle Acque, la Genitrice di tutti i fiumi, laghi, ruscelli, delle sorgenti, dei rivi, delle goccie di rugiada sui fiori. La lode del giovane celto, la invocava così:

“MAHTRONAE, CHE MAI RENDI IL TUO VOLTO, DEA DELLA SACRA FONTE DI VITA, RENDIMI FORTUNA E AMORE. CONCEDI IL DIVINO OVULO, ALLE STIRPI DI RHONOS. BENEDICI LE FORESTE, GLI ARMENTI, TONIFICA LE NOSTRE MEMBRA, CON LA TUA NATURA.”

Dopo aver pronunciato un atto d’amore e ringraziato la sua Signora, doveva correre, veloce come un cervo in alto, oltre i 2000 metri, verso le sorgenti. La prima stava a Nord oltre la vetta della Montagna, la sorgente si celava con altre centinaia di rivi; solo un bagliore azzurro, quando il Sole stava allo Zenith, per pochi attimi rivelava il punto esatto della sorgente, era il segnale che la Dea accordava al giovane Asi la presenza del pozzo magico del cristallo turchino.

Il limpido seme di Rhonos doveva essere versato immediatamente, nei due embrioni del Ticino e del Rodano, Thannos doveva essere più veloce di un camoscio, saltare da masso a masso senza spargere nessuna goccia del fluido della vita, lassù dove la Montagna ha un nome assoluto, gott’hard, Gottardo la roccia più compatta.

Anche se le tre sorgenti erano vicine, la distanza era considerevole, anche per un campione. Una gara con il tempo e gli Dèi sulla tribuna, Odino, Thor e Freya, osservavano il loro pupillo, gruppi di Asi e di Vani incitavano l’eroe. Nel cielo si formava un doppio, triplo arcobaleno di arcobaleni incrociati, che delimitavano l’arena dell’Olimpo alpino: ad Ovest si trovava la sorgente del Rodano, verso Sud Est quella del Ticino.

Mentre versava il contenuto dell’ampolla, Thannos doveva pronunciare la formula magica: “Tèh Nihn, Tèh Nahn”, che doveva essere detta contemporaneamente, sopra le acque sorgive: se il rito era stato compiuto come gli Dèi volevano, esso si rinnoverà si ripeterà sino alla fine dei tempi, la Signora dell’Acqua continuerà ad assicurare la linfa della giovinezza, e la vita a tutte le creature della Terra…


Splendida la Dama del Lago lo accolse nella sua casa,
egli varcò i cancelli di pietra grigia,
e lanciò fiumi di corallo, per ottenebrarne il senno,
cantando musiche d’amore per rapirne il cuore.

Ebbro il cavaliere si abbandonò al suo sogno
ella dischiuse labbra che lasciarono indistinto,
il profumo dei baci di una notte insonne,
splendido l’amore si affacciò sul mondo.

Nacque se stesso, il volto dell’aurora
l’anima si perse in rivoli d’argento
e poi si fuse nei gioielli di smeraldo
il verde screziato delle sue pupille.

Cantò l’amore e la vita venne,
a rimirare il giorno e il valore che avea,
tanta bellezza accolta nel supremo
gesto di un bacio…

…dato a mezzanotte…

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