Alcune Ninfe

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Data di pubblicazione: 12 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

✫✫★ NOMI di NINFE ★✫✫

☆ Napee ☆

Del tutto simili alle Naiadi, le Napee (dal greco ναπη, “valle boscosa”) sono le Ninfe che avevano presidio nelle valli, nei boschetti e nei prati. Amanti della solitudine, non di rado intrecciavano relazioni d’amore con qualche eroe: esse incontravano sovente qualche piacevole avventura con gli eroi, dai quali esigevano assoluta e, quindi, impossibile fedeltà.

Erano spesso molestate ed inseguite da Pan, o insidiate dai procaci Fauni e dai Satiri, che le inseguivano e finivano col piegarle alle loro voglie lascive: non per nulla esse derivavano il loro nome dalla parola greca naso, che vuol dire luogo coperto, come sono le boscaglie dove Fauni e Satiri scorrazzavano a piacer loro, protervi e predaci, mentre le Napee avevano costume di danzare, con agile piede, sulla fresca erbetta dei prati e dei boschetti insidiosi.

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☆ Alseidi ☆

Le Alseidi sono Ninfe dei boschi, che si dice terrorizzassero i viandanti che attraversavano le selve. Esse, come le altre Ninfe, erano divinità naturali, eppure non erano immortali, anche se potevano disporre di una vita molto lunga.ninfeApparivano sotto forma di giovani e bellissime fanciulle, alle quali nessun uomo poteva resistere. Vi erano, però, alcune ninfe “buone”, come viene raccontato dal mito di Eracle, le quali con filtri magici (composti prevalentemente dalle foglie di alcune piante utili per guarire ferite o traumi, anche psicologici) donavano protezione e passione ai forestieri. Le più famose erano Callisto e la sorella più piccola Anthea, legate sentimentalmente ad Artemide, Dea della Caccia.

☆ Driadi e Amadriadi ☆

Le Amadriadi sono le Ninfe abitatrici delle querce, le quali vivono e muoiono con gli alberi che le ospitano sotto la loro corteccia. Le Driadi sono le immortali custodi dei boschi. Venivano rappresentate con la parte inferiore del corpo arabescato come un tronco d’albero. La parte superiore, invece, evidenziava una certa bellezza e solarità.ninfeNella Letteratura, ricordiamo un passo di Iacopo Sannazaro, “Arcadia”:

« Uscite da’ vostri alberi, o pietose Amadriadi, sollicite conservatrici di quelli, e parate un poco mente al fiero supplicio che le mie mani testé mi apparecchiano. E voi, o Driadi, formosissime donzelle de le alte selve, le quali non una volta ma mille hanno i nostri pastori a prima sera vedute in cerchio danzare all’ombra de le fredde noci, con li capelli biondissimi e lunghi pendenti dietro le bianche spalle, fate, vi prego, se non sète insieme con la mia poco stabile fortuna mutate, che la mia morte fra queste ombre non si taccia, ma sempre si estenda più di giorno in giorno ne li futuri secoli, acciò che quel tempo il quale da la vita si manca, a la fama si supplisca. »

☆ Meliadi o Melie ☆

Le Meliadi o Melie, erano le Ninfe abitanti del frassino (consacrato a Poseidone, Dio dei Sismi, potenza attiva che scuote la Terra): immagini greche della triplice Dea del Frassino, erano nate dal sangue di Urano caduto su Gea.

Sono anche connesse alla nascita dell’uomo, si diceva infatti che gli uomini dell’età del ferro nacquero dai frassini (Esiodo). Secondo la leggenda proteggevano i bambini che venivano abbandonati sotto gli alberi.ninfeSecondo altri, però, le Meliadi erano divinità della battaglia sanguinosa, perché con il legno del frassino si costruivano giavellotti. La più famosa delle Meliadi era Melia, che dal dio fluviale Inaco partorì Io, nota come la sacerdotessa Io di cui s’innamorò Zeus, e da Apollo ebbe un figlio, Tenedo.

☆ Esperidi ☆

Le Esperidi sono figlie della Notte, e secondo le leggende custodivano il Giardino dei pomi d’oro di Era. Le mele d’oro e il serpente Ladone sono gli attributi distintivi delle Esperidi, figurate come graziose fanciulle che il più delle volte, compaiono in numero di tre e sono caratterizzate da un’espressione nostalgica. Rappresentate generalmente vestite, a differenza delle Grazie, vengono collegate al tramonto e contengono perciò un alone di magico mistero.ninfe

La loro genealogia rimane spesso confusa: vengono talvolta nominate come figlie della Notte, di Teti e Oceano, di Zeus e Temi, di Forco e Ceto ed anche, secondo la teoria più accreditata, di Atlante ed Esperide.Incerto è anche il loro numero, tanto che alcuni mitografi nominano cinque Esperidi, altri ne nominano sette. Chi sottolinea invece che ne fossero tre, le collega alla triplice Dea della Luna, nel suo aspetto di sovrana della morte. I numeri riferiti vanno comunque da una ad undici, ed alcuni dei loro nomi sono Egle, Aretusa, Esperia o Esperetusa, ed Eriteide.

Ad ogni modo, resta certo che vivevano nell’estremo Occidente del mondo, oltre i confini della terra abitata, e lì possedevano un meraviglioso giardino, ove avevano il compito di custodire il prezioso albero che dava mele d’oro, dono di Gea per le nozze di Zeus con Era.

Per maggior sicurezza, affinché le stesse Esperidi non cogliessero le prodigiose mele, Era aveva ordinato al serpente Ladone dalle cento teste, di presiedere alla guardia, stando costantemente arrotolato attorno al tronco dell’albero. Atlante sosteneva la volta del cielo, poco distante dalla terra delle figlie, ed Elios, divinità del sole, terminato il suo corso quotidiano scendeva nel giardino (il sole tramonta infatti ad Occidente), vi lasciava i cavalli del suo carro a pascolare, e con loro riposava lì durante la notte. Le Esperidi vengono così collegate al tramonto, quando i colori che assume il cielo ricordano, appunto, quelli di un melo carico di frutti dorati.

In tutti i racconti sono comunque custodi di oggetti magici: è quindi possibile che le Esperidi possano essere associate a dei riti segreti, che si tenevano al sopraggiungere della sera con dolci melodie, poiché anche il canto, insieme alla danza, è una delle prerogative a loro assegnate.

Vicende mitologiche
Poco celebre una vicenda narra che, strappate dalla loro terra insieme alle loro greggi da alcuni pirati agli ordini di Busiride re d’Egitto, le Esperidi furono poi liberate da Eracle (Ercole), che le restituì al padre Atlante, ottenendo quale ricompensa l’insegnamento dell’astronomia.

Eracle compare anche in un altro racconto legato alle Esperidi. Per conquistare le preziose mele (Le Dodici Fatiche), Eracle dové ricorrere all’aiuto di Atlante e sostituirlo temporaneamente nel custodire i pilastri del cielo, portando il mondo sulle sue spalle.

Ma il maggiore ostacolo era costituito da Ladone, che custodiva i pomi d’oro per volontà di Era. Non c’è accordo tra i mitografi, sul fatto che Eracle abbia dovuto abbattere questa creatura che non chiudeva mai gli occhi, perché alcuni parlano di una consegna “pacifica” dei frutti da parte di Atlante o delle stesse Esperidi.

Si racconta, d’altra parte, che Eracle uccise il serpente scoccando una freccia al di sopra delle mura del giardino costruite da Atlante. Era poté solo attenuare il suo dolore per la morte di Ladone, ponendone l’immagine tra gli astri, come costellazione del Serpente; le mele colte da Eracle le vennero poi restituite da Euristeo.

Secondo altre fonti, i pomi tornarono invece ad Eracle; questi, a sua volta, li diede ad Afrodite oppure ad Atena: la dea decise infine di renderle ad Era, poiché non era corretto che venissero donate a chiunque.

Vi è però una triste conclusione: il giorno successivo al compimento dell’impresa di Eracle, nello stesso giardino arrivarono a porre piede gli Argonauti, che assistettero alla trasformazione in alberi (un pioppo nero, un salice ed un olmo) delle Esperidi, morte disperate per la perdita del loro tesoro e del loro amato custode-protettore.

I pomi aurei delle Esperidi compaiono inoltre nel mito di Atalanta, fanciulla velocissima nella corsa che sfidava i suoi pretendenti mettendo se stessa come premio. Uno di questi corteggiatori era Melanione (o Ippomene) che, chiedendo aiuto ad Afrodite, ricevé dalla dea tre mele d’oro del Giardino delle Esperidi, che a sua volta Eracle le aveva regalato. Mentre si svolgeva la gara, Ippomene lanciò i pomi uno dopo l’altro a terra, così che Atalanta, irresistibilmente attratta, si fermò a raccoglierli perdendo la contesa.

☆ Oceanine ☆

Le Oceanine erano figlie del titano Oceano e della titanide Teti, sorelle dei tremila Fiumi. Personificavano le acque correnti, ossia ogni fiume e sorgente della Terra. Nella Teogonia, Esiodo afferma chiaramente che le Oceanine sono tremila, ma ne enumera tuttavia solo 41.ninfeTra tutti i 41 nomi forniti da Esiodo, si possono menzionare Calipso (amabile), Calliroe (dal greco Kallirroé = “bella acqua che scorre”), che si unì in matrimonio con Crisaore, il gigante armato di spada d’oro uscito dalla testa di Medusa insieme al cavallo alato Pegaso, quando Perseo ne decapitò la testa, Dori (= la fonte che dà giovamento all’uomo), Elettra (il suo nome indica lo zampillare dell’acqua), Eudore (= la fonte che dà buoni doni all’uomo), Galaxaure (= la fonte dall’acqua bianca come latte), Melobosi (= la fonte dove si abbeverano le greggi), Petrea (= la fonte delle rocce), Pleaxure (= la fonte dallo zampillo che fende l’aria), Rodeia (il suo nome indica la fonte delle rose) e Stige (la più illustre di tutte).

☆ Nereidi ☆

Le Nereidi (in greco Νηρείδες o Νηρηίδες) erano Ninfe marine, figlie di Nereo e della Oceanina Doride. Erano considerate creature immortali e di natura benevola, facevano parte del corteo del dio del mare Poseidone insieme ai Tritoni, e venivano spesso rappresentate come fanciulle con i capelli ornati di perle, a cavallo di delfini o cavalli marini.

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Le Nereidi più note sono Anfitrite, sposa di Poseidone, Galatea, amata dal pastore Aci e dal ciclope Polifemo, e Teti, madre dell’eroe Achille. Esiodo, nella sua Teogonia, riporta un elenco di 51 nomi, mentre Omero nell’Iliade cita 33 Nereidi che, con la loro sorella Teti, compiansero il dolore di Achille per la morte di Patroclo.

☆ Naiadi ☆

Le Naiadi (Ναϊάδες dal greco νάειν = “fluire” e νἃμα = “acqua corrente”) erano Ninfe, figlie di Nereo e Doride, che presiedevano tutte le acque dolci della terra e possedevano facoltà guaritrici e profetiche. Si distinguevano in:

Potameidi, ninfe dei fiumi✽
Pegee (denominate anche Crenee o Creniadi), ninfe delle fonti ✽
Limniadi, ninfe delle acque stagnanti ✽

Il culto delle Naiadi, che erano considerate benefiche divinità della salute, ebbe maggior diffusione fra i contadini, i quali le onoravano con offerte di fiori, frutta e latte. Le Naiadi avevano la fama di essere guaritrici, pertanto gli infermi bevevano l’acqua delle loro fonti o vi si bagnavano. A volte, invece, il bagno era considerato sacrilegio ed era punito con la vendetta, perlopiù espressa in forma di malattia misteriosa.ninfeLe Naiadi sono distinte dalle divinità acquatiche che rappresentavano gli stessi fiumi, e dagli antichissimi Spiriti che abitavano le tranquille acque delle paludi, degli stagni e delle lagune o dei laghi, come per la premicenea Lerna nell’Argolide.

Esse sono associate alle acque fresche (come le Oceanine per le acque salate e le Nereidi del Mediterraneo), ma poiché i greci pensavano che le acque del mondo costituissero un unico sistema che penetrava dal mare nei profondi spazi cavernosi della Terra, c’è stata talvolta qualche sovrapposizione: Aretusa ad esempio, la Ninfa di una sorgente, era capace di spostarsi attraverso correnti sotterranee dal Peloponneso, per poi riaffiorare da qualche parte in Sicilia.

☆ Pleiadi ☆

Le Pleiadi, denominate dai romani Vergilie, sono nate sul monte Cillene. Pleiadi significa “colombe” (peleiades), oppure, secondo un’altra teoria il termine è legato al verbo plei (navigare), perché le stelle appaiono in cielo nei momenti più opportuni per i naviganti.
Erano sette sorelle, figlie di Atlante e di Pleione, ma per alcuni erano figlie di una regina delle Amazzoni. I loro nomi erano: Alcione, Celeno, Elettra (con Zeus ebbe Dardano), Maia (con Zeus ebbe Ermes), Merope, Sterope, Taigete.ninfeSecondo una delle versioni, le Pleiadi erano le compagne vergini di Artemide, la Dea della Caccia. Orione, il famoso cacciatore, le inseguiva per tutta la terra e loro fuggirono nei campi della Beozia. Gli Dèi si mossero a compassione trasformando le ragazze in colombe ed immortalando in seguito, la loro figura nelle stelle.

Eppure nessuna delle Pleiadi era vergine, quasi tutte giacquero con divinità, tranne Merope, sposata con il noto criminale Sisifo, che per la vergogna abbandonò le sorelle in cielo e, per questo motivo, si dice che Merope brilla in cielo meno delle altre stelle che formano le Pleiadi.
Una volta divenute stelle, grazie anche ai poteri di Zeus, esse manifestarono la loro simpatia ad Atreo, modificando il loro corso.

Secondo un’altra versione del mito, vennero rapite da un egiziano e liberate dal prode Eracle. Infine, secondo un’ulteriore versione, dopo la morte delle loro sorelle, le Iadi, esse si uccisero. In tutte le versioni, comunque, il destino delle Pleiadi è sempre quello di diventare stelle.

☆ Iadi ☆

Le Iadi erano Ninfe dei boschi, delle fonti e delle paludi, difatti il loro nome significa “piovose”, che portavano la pioggia e le tempeste, e che allevarono Zeus. Per allontanarle dalla furia di Era, la gelosissima moglie, Zeus le trasportò nei cieli e le trasformò in una costellazione con questo nome, formata da innumerevoli stelle.

I miti ci riportano i sette nomi di queste ninfe: Ambrosia, Eudora, Pasitoe, Coronide, Polisso, Fileto e Dione.ninfeEsse erano figlie di Atlante e di Etra, nonché sorelle di Ia e delle Pleiadi. Alcuni miti narrano della loro partecipazione all’educazione di Dioniso.

Da Zeus furono poi tramutate in astri, Iadi, e poste in fronte alla costellazione del Toro. Il gruppo delle Iadi si distingue con grande facilità anche ad occhio nudo: nel cielo dell’inverno boreale si presenta molto alto sopra l’orizzonte, ed appare come un grande addensamento di stelle disposte a formare una sorta di grande “V”.

☆ Eliadi ☆

Le Eliadi, le tre ninfe figlie del Sole (Elio) e dell’oceanina Climene, erano le sorelle di Fetonte. Secondo un’antica leggenda, i pioppi, che di solito troviamo raggruppati tre a tre, erano un tempo delle Eliadi.

Fetonte, anch’egli figlio di Elio (dio del Sole), aveva ottenuto dal padre Apollo di condurre nel cielo il carro del Sole, ma non riuscì a guidarlo: i cavalli si imbizzarrirono e il carro bruciò parte del cielo, creando la Via Lattea, e della Terra, formando il deserto del Sahara. Zeus, infuriato, lo fece precipitare sulle rive del fiume Eridano (il Po).

Quando il fratello morì cadendo nel fiume, le Eliadi iniziarono a piangere senza sosta, tanto che le loro lacrime si tramutarono in ambra, e per mano di Zeus, impietosito dal loro dolore, esse stesse si trasformarono in pioppi.ninfeSecondo un altro mito, Eliadi erano i sette figli maschi della ninfa Rodhos. Essi furono venerati come protettori della navigazione e considerati gli inventori delle stagioni e coloro che divisero il tempo in giorni e in ore; divennero anche famosi astronomi.

I loro nomi ed il loro numero varia a seconda degli autori, tra loro si possono citare: Astride, Dioxippe, Egle, Elie, Febe, Fetusa e Lampezia.

☆ Menadi ☆

Le Menadi, dette anche Baccanti, Tiadi o Mimallonidi, erano donne in preda alla frenesia estatica e invasate da Dioniso, il dio della forza vitale. Vestite con pelli di animali, con in testa una corona di edera o quercia o abete, esse celebravano il dio cantando, danzando e vagando come animali per monti e foreste.ninfeLa mitologia greca racconta che le Menadi accompagnavano il dio Dioniso nei suoi viaggi, costituendo anche un reparto del suo esercito nel suo viaggio in India. Il culto praticato dalle Menadi fa inoltre da sfondo ad una delle più importanti tragedie di Euripide, intitolata Le Baccanti.

Una Menade è anche il soggetto di una delle più importanti opere artistiche dello scultore Skopas, la Menade danzante, alta 45 centimentri ed esposta all’Albertium Museum di Dresda. In quest’opera notiamo un contrasto acceso di luci-ombre, ed il corpo è spinto in due direttrici divergenti.

Nell’iconografia classica le Menadi vengono personificate come l’oggetto del desiderio dei Satiri tra le braccia dei quali, vengono spesso raffigurate.Data la lunghezza dell’argomento, l’articolo è stato diviso in più pagine:

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