Storia delle Streghe e Inquisizione

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Data di pubblicazione: 12 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Streghe famose nella Storia

La figura della Strega è assai più vecchia del Cristianesimo, basta pensare alla maga Circe che già molto prima di Cristo si dice trasformasse gli uomini in porci. Alcune delle stesse Ninfe potevano essere considerate Streghe.

Più che una maga, Circe era una Strega, benché il linguaggio del tempo ancora non la identificasse.

Ovidio infatti, il poeta romano, descrive un uccello dalla grande testa, gli occhi enormi e fissi, becco ed artigli da rapace e dal piumaggio chiaro dandogli il nome di Strix.

Questo uccello notturno, che rassomiglia vagamente ad un gufo, si introdurrebbe nelle abitazioni, nelle notti senza luna, per afferrare i bambini e berne il sangue.

…dall’Odissea:

“Compagni miei, c’è una lì dentro che tesse una tela
e dolcemente canta, che tutta n’echeggia la casa,
non so se donna o diva: su, diamole presto una voce.”
Subito Circe aperse le fulgide porte, sortì fuori,
e l’invitò. Tutti quanti le tennero incauti dietro:
solo Euriloco fuori restò, che temea qualche inganno.
Circe, condottili dentro, su seggi e su troni li assise,
cacio per essi intrise con miele dorato e farina,
con vin di fiamma; e filtri maligni mescé nell’intriso,
ché della terra nativa ricordo nei cuori non restasse.
Ora, poi che Circe ebbe offerto, quegli altri ingoiato l’intriso,
li colpì con una verga, li rinchiuse dentro il porcile;
e già di porci avevano le setole, muso, grugnito,
tutto l’aspetto: soltanto la mente era quella di prima.
Furon così rinchiusi, che urlavano, piangevano; e Circe
ghiande per cibo ad essi gettò, corniole, lecciole,
tutte vivande dei porci, che sempre grufano a terra.

Circe, colei che tramutava gli uomini in porci, la maga dell’isola di Eea. Ma non solo, essa viene anche menzionata da Virgilio nell’Eneide come Dea.

Di qui si ode il rabbioso lamento dei leoni
che si ribellano ai ceppi e ruggiscono nella notte fonda,
e setolosi porci e orsi nei recinti infuriare,
e grandi forme di lupi lanciare ululati.
Uomini furono, che la crudele dea Circe con erbe
potenti li aveva mutati in ceffi e dorsi di fiere.
Perché i pii Troiani non soffrissero questi prodigi,
sospinti nel porto, e non approdassero alle terribili sponde

streghe

Ancora nella mitologia romana si trova questa affascinante seduttrice: rifiutata da Pico, innamorato di Pomona, lo mutò in picchio. Una Maga, una Strega che utilizza il suo potere per sedurre gli uomini, i mortali, e se questi non soddisfano le sue brame ella li muta in animali.

Plinio ci narra, a sua volta, di un’altra leggenda romana: gli “striges”, volatili simili a pipistrelli che, sempre durante la notte, vanno dai bimbi ad offrire il loro latte avvelenato. Pipistrelli, gufi e civette erano animali che nell’immaginario collettivo rappresentavano dunque tutto ciò che di oscuro e terrificante era la notte.

Un mondo quasi parallelo, oscuro, misterioso ed impenetrabile. Dal plurale di Strix, nasce quindi il termine Strega, una donna che si trasforma in questo uccello mostruoso che succhia il sangue agli esseri umani, e che uccide i bimbi.

Sempre nell’epoca romana vi era la leggenda secondo cui la regina Lamia, essendo stata l’amante di Giove, si fosse attirata la gelosia di Giunone. La regina degli Dèi per vendicarsi dell’affronto le uccise i figli.

Lamia a sua volta, richiese a Giove la capacità di trasformarsi in animale o spirito maligno. Con questa leggenda il termine Lamia è divenuto sinonimo di donna malefica che vampirizza i bambini e li uccide. Un’altra peculiarità di queste Streghe, secondo Orazio, è la pratica del cannibalismo, si pensava che le Streghe fossero cannibali.

Il termine Strega dunque, deriverebbe dal greco “stryx, strygòs” e sta per “strige, barbagianni, uccello notturno”, ma col passare del tempo, ha assunto il più ampio significato di “esperta di magia ed incantesimi”. Nel latino medioevale il termine utilizzato era Lamia, mentre nell’Italia dei giorni nostri, il sostantivo varia molto a seconda della zona. Possiamo perciò trovare:

Masca (Piemonte)
Stria o Bàsura (Liguria)
Borde (Toscana)
Strìa (Lombardia, Provincia di Piacenza)
Janara (Campania)
Cogas, Stria, Brúscias o Maghiargia (Sardegna)
Strìa/Striga/Strigo (Veneto)
Mavara (Sicilia)
Magara (Calabria e Basilicata)
Masciáre o Chivàrze (Taranto e provincia)
Macàra (Salento)
Stiara (Grecìa Salentina)
Stroll’ca (Umbria)

Sin dall’antichità, le Streghe sono non di rado rappresentate accanto ad un filatoio o nell’atto di intrecciare nodi, a richiamare l’idea di vendetta, tessendo, cioè, il destino degli uomini e ponendoli di fronte a mille ostacoli. Inoltre, ogni Strega della tradizione è accompagnata da qualche animale con caratteri diabolici, che fungerebbe da consigliere della propria padrona, quali gatto, corvo, civetta, topo o rana. E ancora, le loro stregonerie avvengono in giorni stabiliti in base al ciclo naturale.

Un’altra immagine tradizionale e popolare della Strega, la rappresenta in volo a cavallo di una scopa. Questa iconografia dichiara esplicitamente la sua parentela con la Befana, e l’appartenenza di entrambe le figure all’immaginario popolare dei mediatori tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Al giorno d’oggi, in ambito religioso si intende per “strega” il seguace della Stregoneria Tradizionale (quella Italiana chiamata Stregheria) o della Stregoneria moderna (chiamata Wicca), appartenente all’ambito del Neopaganesimo.

✧ Nella Letteratura ✧

Nella storia della letteratura, la figura della Strega e quella della Maga sono spesso intrecciate, partendo da Medea, che è al tempo stesso una sacerdotessa di Ecate, ed una guaritrice o avvelenatrice, passando per Circe fino ad arrivare alle figure di Alcina ne “L’Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto.

Non sono tuttavia da dimenticare, le Streghe e Maghe della saga fantasy del Ciclo di Avalon, scritta da Marion Zimmer Bradley. In comune hanno la capacità di essere incantatrici e tessitrici d’illusioni. Sono molto spesso presenti come antagoniste nelle fiabe popolari.

In “Aradia”, o il “Vangelo delle Streghe”, scritto da Charles Godfrey Leland nel 1899, l’autore descrive in forma romanzata antichi riti della tradizione stregonesca italiana, la Stregheria. Nel testo si narra di Aradia, figlia della dea Diana, che scende sulla terra per insegnare l’arte della Magia alle donne.

La scrittrice Anne Rice ha creato un ciclo di romanzi con protagoniste delle Streghe, intrecciato alle sue “Cronache dei vampiri”, “La saga delle streghe Mayfair”.

Il romanzo storico di Sebastiano Vassalli, “La chimera”, racconta le vicissitudini di una bella ragazza processata per Stregoneria. Un tema simile viene affrontato anche nei romanzi di Celia Rees, “Il viaggio della strega bambina” e “Se fossi una strega”.

❈ La caccia alle Streghe ❈

La caccia alle Streghe iniziò nel 1400, si intensificò nella seconda metà del ‘500 e declinò a partire dalla fine del ‘600. Ebbe significative specificità regionali, tanto che ogni singolo episodio meriterebbe una discussione propria. Si verificarono piccole e grandi cacce, intendendo per queste ultime quelle che provocarono da 10 a 100 e più vittime. La maggior parte delle condanne per Stregoneria fu la conseguenza di processi condotti in modo legale. Le autorità avversarono sempre, per quel che ci è dato sapere, ogni forma di giustizia sommaria.

I processi alle Streghe riflettono le innovazioni giuridiche introdotte tra il XIII e il XIV secolo, quali per esempio l’uso della tortura. Prima del 1200, un’azione penale si articolava in due fasi: l’accusa formulata sotto giuramento da un soggetto privato e la condanna o l’assoluzione da parte del giudice, in base all’ammissione della colpa da parte dell’accusato o di prove convincenti fornite dall’accusatore. In casi dubbi si ricorreva all’ordalia, cioè la richiesta a Dio di un segno della colpevolezza o dell’innocenza dell’accusato. Un’altra modalità per risolvere le questioni dubbie consisteva nel duello tra accusato e accusatore.

Dopo il Concilio del 1215, per una serie di motivi, la Chiesa proibì agli ecclesiastici di partecipare alle ordalie. I processi cominciarono allora a basarsi sul sistema inquisitorio, secondo il quale i membri di una comunità o un magistrato, potevano citare in giudizio una persona sulla base di informazioni o di voci. I giudici assunsero il compito di investigare i fatti, procedendo agli interrogatori e documentandoli per iscritto.

Mentre con l’ordalia si richiedeva l’intervento divino, con il metodo inquisitorio era necessaria l’acquisizione di prove decisive. Tali prove erano la testimonianza di almeno due testimoni o la confessione dell’imputato. Appare allora chiaro come, in assenza di testimonianze decisive come spesso accadeva in merito a crimini occulti quali Stregoneria ed eresia, i giudici dovessero basarsi sulla confessione e ricorressero alla tortura per estorcerla.

Nel 1231, da Gregorio IX venne istituito il tribunale della Santa Inquisizione, dipendente direttamente da Roma che si occupava di condannare, punire e correggere le eresie e gli eretici, ovvero coloro che venivano colti in aperto dissenso con le dottrine della chiesa cattolica, questo anche a causa delle varie sette di matrice cristiana che sempre più andavano diffondendosi e che spesso, oltre a non seguire il dogma ecclesiastico in aperto contrasto con l’autorità spirituale, talvolta non riconoscevano neppure l’autorità del papa e della gerarchia.

Solo il 5 dicembre del 1484 Innocenzo VIII promulgò la bolla Summis desiderantes affectibus, con la conferma della caccia alle streghe e l’incarico ad Heinrich Institor e Jakob Sprenger di “punire, incarcerare e correggere” le persone infette dal crimine della “perversione eretica”, di svolgere con nuovo potere in Germania il Ministero dell’Inquisizione. A tal fine i due domenicani scrissero il Malleus maleficarum (Martello delle stregonerie), vero e proprio manuale dell’inquisitore in cui si spiegano i malefici operati dalle Streghe, i mezzi per riconoscerli, i sistemi per interrogare e tutte le varie torture per estorcere le confessioni. La prima edizione è del 1486 pubblicata a Strasburgo, seguita da una seconda a Spira, nel 1487.

Fino al 1669 seguirono trentaquattro edizioni giungendo a più di trentacinquemila copie, un successo editoriale immenso. L’Esodo dice esplicitamente che “non bisogna lasciare in vita neanche una strega”. L’atto della parola si muta inesorabilmente in perversione eretica, limite della perversione teologica propugnata dagli inquisitori. L’Inquisizione si distingue da un processo di lettura perché tratta la dissidenza come un dissenso rispetto ad un sistema, ad una chiesa. La condizione della prova di Stregoneria è quella di essere certa e indiscutibile, perciò il rischio di complicità è enorme: l’avvocato e il giudice badino soltanto a garantire la procedura dell’esecrazione.

L’ordine civile, religioso, militare, istituzionale, in definitiva l’ordine pubblico, la civiltà stessa vengono diretti dagli inquisitori. Pertanto l’errore, ma anche il dubbio sono perversioni eretiche. In tanta fede, il giudice non ha scampo: non può permettersi una distrazione, un’omissione. Dal canto loro gli inquisitori, come taluni sessuologi contemporanei, non si occupano dell’atto sessuale, ma della sua pensabilità, della sua possibile inscrizione canonica.

Il Malleus è anche la traversata della fantasmatica maschile della società occidentale intorno all’atto sessuale, ma gli inquisitori rivendicano un’azione fatta in nome della realtà, una realtà immobile che deve consentire di realizzare i fantasmi, sotto il concetto, riaffermato ancor oggi dalla psichiatria, della pratica come observatio, che è anzitutto osservanza. Ecco l’impensabilità del femminile, sorge allora il tentativo di produrre la Stregoneria come violenza allo stato puro, una misoginia senza pari viene messa all’opera nei termini estremi di un rilievo raccapricciante del femminile, anche fino a rendere impossibile il processo di femminilizzazione degli inquisitori e della società stessa.

Costoro vedono nella donna e nel femminile il modello di una corruzione cosmica ed aspirano alla generazione di uomini nuovi, alla creazione di un nuovo ordine. Tutto ciò che può essere femminilizzato e femminilizzante viene purificato dalle fiamme del rogo, non dimentichiamoci le centinaia di omosessuali che finirono sui roghi. Tutto questo in nome di un delirio politico che vuole riaffermare l’istituto della chiesa e un nuovo ordine sociale.

Migliaia di donne verranno barbaramente torturate e uccise con i sistemi più atroci, e se probabilmente dietro ad alcune testimonianze si può vedere la pallida sopravvivenza di antichi culti agresti di adorazione della Grande Madre, la maggior parte delle malcapitate era del tutto ignara e del tutto ignorante rispetto a qualsiasi tipo di “stregoneria” come la potremmo intendere oggi.

Moltissime “streghe” non erano niente altro che gente comune con qualche pallida nozione di erboristeria e che tramandava le sue conoscenze, alla peggio vi era qualche donna che praticava aborti o qualche malata di mente. Va detto che i pochi uomini, rispetto alle donne, che finivano sul rogo solitamente ci finivano più in quanto praticanti piuttosto che come conniventi della presunta Strega.

Il maschilismo era infatti talmente forte che la connivenza del maschile con il demonio, ovvero con il male, risultava difficile da concepire; gli uomini erano eretici nel vero senso della parola e il loro errore è da ricercarsi più che nella corruzione dell’atto sessuale col demonio, nella perversione del pensiero, di cui le donne erano praticamente ritenute incapaci.

stregheTutta l’Europa, cattolica e protestante, fu colpita dall’Inquisizione, in particolare paesi come la Germania, l’Inghilterra e la Francia subirono il fenomeno con particolare intensità, ma l’Inquisizione era naturalmente presente anche in Italia, dove viveva ed operava uno degli scrittori di un altro manuale degli inquisitori, frate Francesco Maria Guaccio. Si ignora dove nacque e dove morì, fu frate ambrosiano nella Parrocchia di Sant’Ambrogio ad Nemus in Milano, e del convento di Santa Barbara sempre nella stessa città.

A Milano fece a lungo parte del tribunale dell’Inquisizione. Nel suo libro non vi è tanto il riflesso di una sua diretta esperienza quanto dei suoi studi sulla Stregoneria, Guaccio si ispirò grandemente al Malleus ed anche al testo “Disquisitiones magicae” di Martin del Rio, un gesuita spagnolo, testo pubblicato nel 1589 e che si distingue dall’altro per la sua moderazione, particolarmente nell’uso inesauribile della tortura.

Il “Compendium maleficarum” (Compendio delle stregonerie) fu scritto nel 1608 per espresso desiderio della Curia milanese, che in lui riteneva di avere il suo specialista in materia. Né contrasta ciò l’ingenuità di alcune sue affermazioni, come accettare per vero che Lutero fosse nato dall’accoppiamento di una monaca col demonio. La disponibilità a dar credito al diavolo era a quell’epoca pressoché illimitata.

Fino alla metà del seicento, Streghe, esorcismi, processi, roghi rimbalzarono di paese in paese, per poi placarsi alla vigilia del nuovo secolo e dei suoi lumi.

LA PAROLA DELLE STREGHE

Ascoltate ora le parole delle streghe,
i segreti che nascondemmo nella notte,
quando oscuro era il destino del nostro cammino,
che ora noi portiamo verso la luce.
Misteriosa acqua e misterioso fuoco,
la terra e l’aria sconfinata,
dalla segreta quintessenza li conosciamo,
e volere e mantenere il segreto e osare.
La nascita e la rinascita di tutta la natura,
il passare dell’inverno e della primavera,
li condividiamo con la vita universale,
gioiamo nel cerchio magico.
Quatto volte l’anno il Grande Sabbat ritorna,
e le streghe sono viste
danzare a Lammas e a Candlemas,
alla Vigilia di Maggio e all’antico Halloween.
Quando giorno e notte hanno egual durata,
quando il sole è al suo punto più alto e più basso,
i quattro Sabbat Minori sono chiamati,
e le Streghe festeggiano insieme.
Tredici sono le lune d’argento in un anno,
tredici sono i componenti del coven.
Tredici volte all’Esbat siate felici,
per ciascun anno fiorente e un giorno.
Il potere fu tramandato attraverso le ere,
ogni volta tra donna e uomo,
ogni secolo verso l’altro secolo,
prima che il tempo iniziasse.
Quando il cerchio magico è tracciato,
dalla spada o dall’Athamè di potere,
il suo confine tra due mondi giace,
nella terra dell’ombra in quell’ora.
Questo mondo non ha leggi da conoscere,
e il mondo dell’oltre nulla dirà.
Gli Dei più antichi sono là invocati,
la Grande Opera magica è compiuta.
Perché due sono i mistici pilastri,
eretti alle porte del santuario,
e due sono i poteri della natura,
le forme e le forze divine.
L’oscurità e la luce in successione,
l’opposto l’uno dell’altra,
presentati come un Dio e una Dea:
questo insegnano i nostri antenati.
Di notte egli è il cavaliere dei venti selvaggi,
il Cornuto, il Signore delle Ombre.
Di giorno egli è il Re dei Boschi,
l’abitatore delle radure delle verdi foreste.
Lei è giovane o vecchia come desidera,
naviga le nuvole squarciate nella sua nave,
la luminosa signora della mezzanotte,
l’anziana che tesse incantesimi nell’oscurità.
Il signore e la signora della magia,
che abitano le profondità della mente,
immortali e sempre rinnovati,
con il potere di liberare o legare.
Allora brindate agli Antichi Dei con il buon vino,
e danzate e fate l’amore in loro lode,
finché la bella terra di Elphame possa accoglierci,
in pace alla fine dei nostri giorni.
E fai ciò che vuoi sia la sfida,
che sia nell’Amore che non danneggia nessuno,
perché questo è l’unico comandamento.
Per la Magia degli antichi, così sia fatto!

Data la lunghezza dell’argomento, l’articolo è stato diviso in più pagine:

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