La Storia di Adamo ed Eva

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Data di pubblicazione: 24 ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

Adamo ed Eva

Il più famoso e discusso brano della Bibbia è certamente quello della Genesi (cap. II e III), relativo alla storia di Adamo ed Eva e alla loro espulsione dal Paradiso Terrestre.

L’interpretazione corrente della Bibbia, ci narra dell’episodio della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre come conseguenza di un peccato dei protagonisti, poiché non hanno rispettato un obbligo di Dio che vietava di mangiare frutti di un determinato albero. Questo peccato ha determinato la loro rovina, ma anche quella di tutti i discendenti.

La Bibbia è stata scritta alcune migliaia di anni fa, trascritta e tradotta molte volte nel corso dei secoli, dovremmo pertanto considerare che il testo originale potrebbe essere stato volutamente o involontariamente alterato, inoltre la terminologia e l’interpretazione erano adatti per il popolo dell’epoca.

La storia è presentata come un’allegoria per essere compresa come un messaggio inconscio. Per l’uomo moderno tale tipo di descrizione può apparire un po’ puerile o addirittura banale, o comunque superficiale: infatti, in base a questi passi della Bibbia, i credenti ritengono che la presenza del male, della morte e delle sofferenze nel mondo, siano la conseguenza del peccato originale. Che siano colpa di Eva.

Dio, secondo tale tesi, nella sua infinità bontà ci aveva creato un mondo ideale ma Adamo ed Eva, disubbidendo alla legge, avevano causato la sua ira e la conseguente punizione. Questa terribile condanna, che si tramanda alle generazioni successive, anche se ignare ed innocenti, sembra francamente ingiusta ed eccessiva.

Ma stupisce, soprattutto, che questa condanna sia inflitta da un Dio onnisciente e di somma benevolenza: nonostante Gesù Cristo ci abbia insegnato che il Perdono sia una virtù fondamentale, in questo caso Dio è stato impietoso e molto severo contro una coppia che, vista la giovane età ed esperienza effettiva, possiamo considerare ingenua e sprovveduta.

Un altro aspetto incomprensibile è che Dio, dopo averci creato con una discreta intelligenza, ci abbia proibito di mangiare i frutti dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male. Qual era il motivo della presenza di tale albero? Solo per tentare la nostra lealtà e ubbidienza? O per concederci la facoltà del libero arbitrio

Inoltre, è davvero strano che nell’Eden, il giardino ideale realizzato direttamente da Dio, con la sua onnipotenza ed onniscienza, sia presente un serpente malvagio e traditore che istiga gli altri al peccato e alla ribellione. Il serpente, invece, potrebbe aver detto la verità…

Questi elementi ci appaiono incomprensibili, forse perché abbiamo interpretato male i versi della Bibbia, o forse qualche traduzione superficiale (cattolica…) ha fatto perdere il vero significato, il vero insegnamento delle parole di Dio.

A proposito dell’Albero della Vita, è opportuno notare la mancanza della corrispondente parola “Morte” a cui normalmente si associa (come per Bene e Male nell’Albero della Conoscenza). Se manca la morte, manca ovviamente anche la rinascita, la malattia e la sofferenza, evidentemente quest’albero rappresenta la Vita Eterna.

Apparentemente sembrerebbe l’albero migliore, soprattutto dall’aspetto, eppure la pianta fondamentale è l’Albero della Conoscenza, infatti Dio sceglie questa soluzione per i nostri progenitori, di non toccarlo, ma secondo il parere del serpente rispettare tale imposizione non consente di diventare un Dio, ossia di produrre sostanza spirituale.

La soluzione dell’Albero del Bene e del Male, è osteggiata da Dio perché è la più impegnativa. Egli la conosce bene perché l’ha vissuta sulla sua persona, però tale via gli ha permesso di diventare quello che è, Dio.

La via proposta da questo albero è la più gravosa, eppure nella continua lotta per la sopravvivenza consente di evolversi, migliorarsi, e soprattutto permette di produrre sostanza spirituale per diventare un Dio, od una sua parte. Ecco il fulcro, il significato delle parole del serpente. Il termine “conoscenza” forse non dev’essere inteso come capacità di distinguere cosa/come/quando è Bene o Male, ma come vivere/subire/superare/soffrire/gioire.

Dio, come un buon padre di famiglia, tramite tale veto ha scelto di evitare ai suoi figli di percorrere la lunga vita tra molte sofferenze e poche gioie, come quella che aveva vissuto egli stesso. Dio, adesso che è diventato potente, ha creato, per suo figlio, una vita migliore e comoda.

Le due piante che sono al centro del giardino, “l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male” e “l’Albero della Vita”, possono rappresentare due modi di essere, due mondi diversi, ognuno dei quali ha dei vantaggi o svantaggi.

Forse i nostri progenitori non hanno peccato di superbia, ma hanno fatto semplicemente una scelta tra due alternative possibili. Una scelta consapevole e meditata, e forse anche giusta. Il nostro mondo attuale è la conseguenza di una scelta, non di un peccato.
Ergo, la vera storia di Adamo ed Eva potrebbe essere stata la seguente:

I nostri progenitori, dopo essersi svegliati dalla fase creativa, fecero conoscenza con Dio che presentò loro il Paradiso Terrestre, gli animali e tutte le piante che in esso vivevano. Dio prestò una particolare attenzione a due piante che crescevano al centro del giardino.

La prima, che si presentava molto rigogliosa, con frutti sempre maturi e fiori profumati, era chiamata la Pianta della Vita, su di essa si posavano gli uccelli cinguettanti, i rami e le sue radici si protraevano verso le piante circostanti come se volesse proteggerle o fornire loro la propria energia.

Un po’ distante c’era un’altra grande pianta che Dio indicò come la Pianta del Bene e del Male. Essa sembrava vegetare un po’ in disparte, era isolata dal resto delle piante. Questa pianta era molto diversa da tutte le altre perché aveva alcune foglie verdi ed altre accartocciate, dei rami verdi ed altri secchi ed alcuni frutti raggrinziti e bacati. Non era bella come le altre, ma aveva un certo fascino misterioso.

Dio spiegò che queste due non erano semplici piante, ma erano i motori del mondo, e stabilivano i due diversi modi di vivere, due filosofie. Ognuna di essa comportava dei vantaggi ma anche degli svantaggi. Dio ammise di aver attivato, convinto di fare il loro bene, il modo di vivere determinato dalla Pianta della Vita (Eterna).

Adamo ed Eva nei giorni successivi si godevano le bellezze del Paradiso Terrestre, in ogni passo potevano ammirare dei bellissimi panorami, potevano mangiare frutti deliziosi senza neanche sbucciarli, era sufficiente allungare la mano. Erano nudi, ma si sentivano a loro agio perché la temperatura era sempre perfetta, non c’era bisogno di vestirsi, e non avevano bisogno di scarpe perché il terreno non dava fastidio ai loro piedi.

Eva trascorreva i giorni a raccogliere le rose, senza mai pungersi, mentre Adamo giocava a palla con le noci di cocco vincendo sempre tutte le partite. Si poteva parlare tranquillamente con tutti gli animali, i quali vivendo nel paradiso da molto tempo, potevano spiegare il funzionamento e il significato delle cose. L’animale più informato era il serpente perché in grado di vivere in ogni luogo: nel sottosuolo, sul terreno, e sulle piante.

Dio, sporadicamente, si manifestava per informarsi sul processo di adattamento alla vita dell’Eden, e per fornire delle spiegazioni sul funzionamento del mondo.

Un giorno Adamo si fece coraggio e gli pose una serie di domande molto importanti: «Chi sei, perché sei fatto di luce, e perché la tua voce si sente per tutta la vallata in ugual modo, mentre noi due e gli animali siamo fatti di carne ed ossa? Come hai fatto a realizzare il Paradiso?»

Dio non fu sorpreso dalla curiosità e rispose tranquillamente: «Io sono composto di Spirito, nacqui nel precedente Universo, prima che la materia esplodesse, ancor prima del suo precedente collasso. Il mio Spirito è rimasto immune da questo immane cataclisma, perché svincolato dalla materia (senza massa), sono diventato eterno. Il mio Spirito si è formato dall’amore dell’umanità che ha saputo, dopo una lunghissima e dolorosa lotta, vincere il male realizzando l’armonia totale.» Le parole di Dio, in un primo tempo sembrarono chiare, ma con il trascorrere del tempo lasciarono qualche perplessità.

I giorni trascorrevano tranquilli, forse troppo, la monotonia cominciava a farsi sentire. All’alba di ogni giorno, Adamo ed Eva erano certi che il resto della giornata sarebbe trascorso senza sorprese, sarebbe andato tutto liscio come il solito.

Eva si era stancata di raccogliere i fiori, voleva essere più protagonista della sua vita, voleva essere notata dal suo compagno. Aveva bisogno di un vestito, ma non lo sapeva.

Adamo, nonostante avesse un’intelligenza superiore, era considerato alla pari di tutti gli altri animali, mangiava gli stessi frutti e viveva lo stesso ambiente. Si rendeva conto delle sue maggiori potenzialità, ma non capiva come poterle esprimere, mancava l’occasione, nell’Eden era già tutto perfetto e non c’era bisogno di altro.

In sostanza Adamo ed Eva avevano bisogno di dare uno scopo alla loro vita. Il Paradiso Terrestre era diventato una gabbia dorata e loro cominciavano a sentirsi stretti. La Pianta del Bene e del Male, nonostante il suo aspetto mediocre, li affascinava sempre di più. Chiesero al serpente dei ragguagli.

«Tanto tempo fa, Dio era un uomo come voi. Egli, per diventare puro Spirito, è vissuto per un lunghissimo periodo in cui si è alternato tra il Bene e il Male, tra sacrifici e divertimenti, tra i dolori e le gioie, tra la guerra e la pace, tra la malattia e la salute, la morte e la rinascita. Egli è l’insieme di miliardi di Anime di uomini morti, che avendo saputo affrontare e superare il male del mondo, sono riusciti a raggiungere l’armonia del corpo con lo Spirito. Egli, mentre lottava per questo ideale, ha sempre desiderato per i suoi figli un mondo migliore, dove non sarebbe stato necessario lavorare cosi duramente per vivere, perciò, quando ha potuto, quando finalmente è diventato un Dio, ha creato un ambiente perfetto. Un regno governato dalla Pianta della Vita, senza morte e senza dolore, ma forse in un ambiente totalmente perfetto non esiste la felicità e sopratutto non si crea altra sostanza spirituale.»
Il serpente, quindi, continuò il discorso con maggiore serietà: «Il disegno dell’Universo esige che tutta la materia si trasformi in Spirito e, per fare in modo che ciò avvenga, ogni volta la materia rimanente si rimescola e si forma un nuovo Universo, cominciando un nuovo ciclo.»

Adamo ed Eva, all’unisono, conclusero con queste parole: «Quindi se si sceglie l’Albero del Bene e del Male potremmo un giorno diventare come Dio?» (potremo diventare esseri spirituali)

«Esatto» concluse il saggio serpente.

Dio rimase deluso per la decisione presa dai due giovani. Si sentiva come un genitore che dopo aver curato i propri figli con tutto il suo amore e con tutte le sue possibilità economiche, era costretto ad accettare l’idea che andassero via di casa. Ma Dio, essendo molto sapiente, capì che i figli potevano realizzarsi solamente affrontando e scegliendosi autonomamente la loro vita. Rimanendo a casa sarebbero diventati dei “bamboccioni”.

Ma, per evitare future delusioni o ripensamenti, spiegò ai due giovani le conseguenze della loro scelta. Non furono presentate come punizioni o minacce, ma solamente come avvertimenti del pericolo incombente, in quanto avrebbero vissuto senza una protezione diretta.

Le presunte punizioni partorirai con dolore, il terreno sarà maledetto (inquinato) per causa tua, dovrai sudare per mangiare, la donna sarà sottomessa, non sono maledizioni o punizioni, ma solamente conseguenze. Progressivamente questi problemi si risolveranno con il processo di evoluzione verso la meta finale.

Che la donna debba essere sottomessa è un evidente malinteso (forse voluto successivamente da qualcuno…). Dio, invece, intendeva che questa era una conseguenza (necessaria nei primi tempi) della vita materiale un po’ animalesca. Sarebbe stata una vita dura, ma il raggiungimento dell’obbiettivo avrebbe dato grandi soddisfazioni.

Proprio in quel momento una ventata d’aria fredda soffiò nel Paradiso Terrestre, sembrò come se qualcuno avesse aperto le porte, e delle foglie secche svolazzavano tra i rami delle piante. I due giovani si sentirono a disagio, il terreno feriva i loro piedi, le spine delle rose graffiavano le loro gambe. Dio fornì loro dei vestiti, e indicò la strada dell’uscita.

Dopo aver fatto pochi passi oltre il confine, i due giovani si girarono per guardare indietro. Dio con lo sguardo amorevole disse loro: «Se avete bisogno di aiuto pensate a me, con una preghiera.»

Passarono molti anni, realizzarono una famiglia, costruirono una casa, coltivavano l’orto ed allevavano il bestiame. Il figlio Caino era invidioso del fratello Abele, perché egli riusciva a comunicare con Dio, ed otteneva anche degli utili consigli sul modo di allevare il bestiame.

Egli, invece, nonostante le preghiere e i sacrifici, non sentiva mai la voce di Dio. L’invidia divenne odio e raggiunse le conseguenze più estreme. Fu una vera disgrazia.

La delusione maggiore è che Caino non seppe mai che, in realtà, non riusciva a comunicare con Dio perché era appunto invidioso e non viceversa. Perdendo l’armonia aveva perso anche la possibilità di comunicare per via spirituale. Ma questa è un altra storia…

Data la lunghezza dell’argomento, l’articolo è stato diviso in più pagine:

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