Tipi di Draghi

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Data di pubblicazione: 12 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Tipologie di Draghi

Prima di approfondire le varie apparizioni di queste creature magiche nei vari Paesi, è opportuno fornire una prima distinzione generale sulle principali specie, per avere un’idea di quali siano le somiglianze, ma anche le differenze dei Draghi nelle culture di tutto il mondo.

Il seguente elenco è nutrito, ma comunque non totalmente esaustivo. La maggior parte delle informazioni qui presenti, derivano principalmente da una rielaborazione di svariati testi più o meno dettagliati ed attendibili sull’argomento.

L’Amphitere Messicano è un dragone tipico delle zone dell’America Latina e del Messico. Si tratta di un enorme Drago senza zampe e dalle ali piumate, che veniva venerato dalle antiche popolazioni del continente americano, le quali gli elargivano doni e sacrifici dai tetti dei templi. Possiede inoltre, una vista acutissima ed un soffio infuocato letale.

Il Drago Asiatico è il tipico Dragone orientale, dal corpo lungo serpentiforme, ricoperto da peluria e da squame, senza ali ma comunque capace di volare, anche se si dice che questi Draghi possono farsi crescere le ali, se vivono abbastanza a lungo.
Ha il muso da coccodrillo, il corpo da serpente, la criniera e gli artigli da leone; tipicamente possiede sul muso dei lunghi baffi filiformi, ed una cresta che lo percorre in tutta la sua lunghezza, lungo la schiena.

La Coccatrice, immonda creatura simile più ad un pollo sgraziato, è a tutti gli effetti un Drago. Diretta discendente del Basilisco, un serpente di appena 30 cm caratterizzato da una macchia a forma di corona sulla testa, nato dalla testa di Medusa decapitata, e con un alito venefico in grado di trasformare i boschi in deserti, la Coccatrice ha raccolto dal suo antenato un alito pestilenziale, ma molto meno potente.

Dalla testa e le zampe di galletto e dal corpo squamoso, dotato di ali membranose, la Coccatrice rientra a tutti gli effetti nella famiglia delle Viverne. Una Coccatrice nasce quando un uovo deposto da un pollo di sette anni, viene covato per altri nove da un rospo o da un serpente.

Il Drago d’India si divide principalmente in due sottospecie: il Drago di palude e il Drago di montagna. Entrambe le tipologie hanno le stesse caratteristiche fisiche, cioè due zampe e due ali, il corpo gigantesco e squamoso, una coda potentissima ed una gemma piantata nella fronte, ma mentre il primo è più lento e di colore nero, il secondo è più agile e socievole, con squame dorate ed una criniera color rosso fuoco. Le uova sono grandi e dure, di color grigio elefante.

Nella prima religione Vedica, Vritra, dal Sanscrito वृत्र (Devanāgarī) o Vṛtra (IAST), “l’avviluppatore” era un Asura (un tipo di divinità combattivo ed assetato di potere), ed anche un “naga” o possibilmente una creatura simile ad un Drago, personificazione della siccità e nemico di Indra. Vṛtra è tra l’altro conosciuto nei Veda, come Ahi (serpente), e si diceva avere tre teste. Nella mitologia persiana, invece, era credenza che i Draghi appena nati avessero il colore degli occhi della madre.

Aži Dahāka è all’origine del moderno termine persiano azhdahā o ezhdehā اژدها (Medio Persiano Azdahāg) col significato di “drago”, spesso per indicare un Drago sopra i vessilli di guerra. Molti altri draghi e creature simili a Draghi, tutti malvagi, sono menzionati nelle scritture di Zoroastro.

Il Dragone, gigantesco animale serpentiforme dalla lingua triforcuta, era già famoso nella Grecia antica per la sua infinita saggezza, e spesso si diceva parlasse per bocca degli oracoli.

Il mito della fondazione di Tebe contiene svariati Dragoni: il dragone Pitone viveva presso una sorgente sul Parnaso, finché Apollo non lo trafisse con le sue frecce, e trasformò il santuario della creatura nella sede dell’Oracolo di Delfi. L’Oracolo indicò a Cadmo dove fondare la propria città, e questi, incamminatosi presso il luogo indicatogli dall’Oracolo, si ritrovò presso una sorgente custodita da un Dragone.

Sconfitta la creatura, la dea Atena disse a Cadmo di seminare i denti dell’animale, ed essi si tramutarono in guerrieri che iniziarono a combattersi a morte. I sopravvissuti aiutarono Cadmo a costruire Tebe, in seguito Atena diede alcuni denti del Drago anche a Giasone, per aiutarlo nella sua impresa alla ricerca del Vello d’Oro, sottratto ad un Dragone addormentato. Queste creature non hanno arti né ali, sono di solito giganteschi, e come i serpenti si avvolgono in spire. Le uova sono oblunghe e dorate.

Il Drago di Giaffa, mostro marino dall’aspetto simile a quello di una balena crestata e dalla lunga coda, è stato sconfitto a colpi di spada da Perseo, di ritorno verso casa con gli stivali alati, mentre il Drago avanzava per divorare la propria vittima sacrificale, Andromeda, legata ad uno scoglio.

A poche miglia di distanza invece, si trova la tomba di San Giorgio, santo patrono inglese. I crociati che combattevano a Giaffa, sostenevano che il giovane aveva domato con la lancia un Drago di palude (imparentato con quello di Giaffa ma “anfibio”), salvando la ragazza vittima sacrificale del mostro, che poi fu condotto in città dove gli abitanti lo uccisero.

In Italia, il santo più noto per aver ucciso un Drago, tanto da venir spesso rappresentato in tale atto, è San Mercuriale, primo vescovo e patrono della città e diocesi di Forlì. Altri santi alla cui figura è accostato il simbolo del Drago sono, oltre a Giorgio e all’Arcangelo Michele, San Filippo, San Silvestro, Santa Marta, Santa Margherita, Santa Giustina ed i santi Giulio e Giuliano, il cui Drago risiedeva nelle terre del lago d’Orta.

L’esegesi di tali miti, sembra univocamente interpretare il Drago come rappresentazione di zone paludose e malsane, mentre i vari santi vittoriosi su di esso, non furono altro che accorti personaggi che guidarono la bonifica dei vari territori teatro della leggenda.

Il Drago multiteste è, come suggerisce il nome, un Drago con più teste serpentine attaccate allo stesso tronco. Il loro numero è variabile, ma di solito è di sette o nove.

I primi nacquero dall’unione tra il multiteste Tifone e la donna-serpente Echidna. I figli dei due furono Chimera, dalla testa di leone e dal corpo di serpente-capra, Cerbero il cane a tre teste, e l’Idra di Lerna, rettile con molte teste che verrà poi ucciso da Ercole, il quale sconfisse anche Ladone dalle cento teste e Scilla (mitologia), dai tentacoli di piovra.

Alla stessa razza appartiene il Grande Drago Rosso dell’Apocalisse, dalle sette teste coronate e dalle dieci corna, cacciato dal cielo dall’Arcangelo Michele ed i suoi Angeli.

Esistono differenti versioni del modo in cui questi Draghi si riproducono: alcuni affermano che depongano uova, altri invece che, come fanno ad esempio le stelle marine, perdano volutamente una delle loro teste, dalle quali svilupperà autonomamente un altro Drago. Al contrario invece, tagliare una testa di questa creatura, ne fa sviluppare al suo posto altre due. Per quanto riguarda gli arti, questo Drago presenta quattro zampe e sovente, un paio di ali.

Il Mushussu, rappresentato sulla porta di Ishtar a Babilonia, è conosciuto anche col nome di Sirrush, ed era il guardiano e compagno degli Dèi.

Questo Drago dall’aspetto peculiare, alto quanto un cavallo, dal collo massiccio, con zampe anteriori da leone e posteriori da aquila, risale all’origine dei tempi, quando era compagno ideale di numerosi Dèi, ed era sacro al dio Marduk, che sconfisse Tiamat generando dal suo corpo il cielo e la terra. Nabucodonosor, in onore al dio Marduk, fece rappresentare il Mushussu sulle porte già citate e lungo la Strada Sacra. Il Mushussu è sempre stato visto come un Drago docile e buono, dato il suo nobile lignaggio.

Il primo a parlare del Piasa, fu il prete francese Jacques Marquette. Lungo il Mississippi, nel 1673, a lui e al suo compagno Louis Joliet, capitò di scorgere due figure grottesche su degli scogli, descrivendole in seguito come bestie “grandi come un vitello, con corna di cervo, occhi rossi, una barba da tigre ed una spaventosa espressione. La faccia sembra quella di un uomo, il corpo è coperto di squame; la coda è così lunga da circondare tutto il corpo, passando sopra la testa e tra le gambe e termina come quella di un pesce”.

Una tribù di Indiani Algonchini chiamò il mostro Piasa, “l’uccello che divora gli uomini”. Pitture rupestri del mostro furono rinvenute ad Althon, nell’Illinois.

Di tutta altra natura è invece il Serpente Arcobaleno, gigantesca serpe multicolore con creste sfarzose lungo tutto il corpo.
Già seimila anni fa, gli aborigeni australiani lo dipinsero come una creautura gigantesca che, strisciando sul terreno, creò monti, valli e fiumi. Aido Hwedo, invece, modellò l’Africa occidentale. Fu la prima creatura del dio Mawu, ed ancora oggi secondo le tradizioni locali, resta attorcigliata sul fondo dell’oceano a sorreggere il mondo.

Un’altra leggenda vuole che un giorno, nel Tempo dei Sogni, un pescatore disturbò un Serpente Arcobaleno dormiente e che questi, adirato, causò il grande diluvio che sommerse la terra e distrusse villaggi. Le loro uova sono iridescenti ed a forma di goccia.

La Salamandra assomiglia alla sua omonima controparte reale: piccola, a quattro zampe, di forma simile ad un geco, nasconde però una saliva letale, ed è invulnerabile alle fiamme. Si narra che il suo corpo sia così gelido, che rotolandosi nel fuoco, riesca perfino a spegnerlo, inoltre esse producono un materiale peculiare, simile all’amianto per le proprietà ignifughe, chiamato “lana di Salamandra”.

Le Salamandre, a causa della loro saliva schiumosa altamente velenosa, possono portare la distruzione ad interi villaggi, avvelenando i frutti degli alberi su cui salgono, o cadendo nelle pozze di acqua potabile rendendola venefica. Sono solite realizzare i loro nidi nel fuoco.

I Draghi Marini o Serpenti Marini sono creature senza arti né ali che vivono in acqua, come si può evincere dal nome. Nuotano tenendo la testa crestata alta, e varie spire emergono dai flutti dietro di essi.

Uno dei più famosi, è quello riportato sulla mappa della Scandinavia di Olaus Magnus nel 1539: lungo 60 metri, si avvolge attorno ad una nave con un marinaio nelle fauci. Tali mostri marini sono stati avvistati sia nei mari del Nord che nell’Atlantico, ma anche nei laghi scozzesi ed in altre parti del globo.

Il Drago Occidentale è forse il più noto e diffuso, tant’è che è probabilmente la prima immagine che ci viene alla mente, sentendo la parola “drago”.

Questo tipo di Drago infatti, è quanto di più classico ci possiamo aspettare, corna puntute, quattro zampe, ali membranose, aspetto da “lucertolone” e squame e scaglie su tutto il corpo, nonché l’innata capacità di sputare fuoco: questo grazie a delle ghiandole nella mascella inferiore che secernono fosforo. Quando il Drago contrae queste ghiandole e spalanca la bocca, il fosforo si incendia a contatto con l’aria e la saliva, emettendo la tipica fiamma.

Ogni anno a Tarascona, in Francia, si celebra la vittoria degli antenati sul mostruoso Tarasco, portando per le vie della città una bandiera con raffigurata la creatura. L’anfibio Tarasco, grande quanto un grosso bue, ha la testa di leone ed un corpo corazzato rigido e coperto da spuntoni, sovrastante il corpo squamoso. Ha sei zampe simili a quelle dell’orso, e la coda di serpente.

Il Tarasco ha come antenati il Leviatano, un mostro marino gigantesco citato nell’Antico Testamento e nell’Apocalisse, ed il Bonaso, una creatura bovina che uccideva grazie ai suoi escrementi di fuoco.

Portatore di grossi danni, il Tarasco scatenò la rabbia del villaggio che invocò l’aiuto di Santa Marta. Questa si recò nel bosco e trovò il Tarasco alle prese con la sua ennesima vittima, lo asperse con l’acqua santa, lo legò con la cintura e lo portò in città dove gli abitanti uccisero il mostro, e cambiarono il nome del paese da Nerluc a Tarascona, per rammentare l’evento.

Fafnir, il Drago tedesco che custodiva l’Anello dei Nibelunghi, e che Sigfrido, nella saga dei Volsunghi, uccise e ne mangiò il cuore per poter capire il linguaggio degli uccelli: era a tutti gli effetti un Verme (Wurm o Wyrm). Sempre nella mitologia nordica, è possibile trovare altri di questi dragoni: Niðhöggr che cerca di distruggere il mondo, rosicchiando le radici dell’albero Yggdrasill.

Altro mostro serpentiforme è Miðgarðsormr, figlio di Loki e della gigantessa Angrboða, gettato da Odino nell’oceano. Miðgarðsormr è talmente grande da riuscire a circondare tutta la terra e a mordersi la coda da solo. Abbocca all’amo di Thor, mentre quest’ultimo è a pesca; dopo una cruenta lotta il dio riesce a mettere in fuga il mostro.

Uno dei draghi della letteratura tradizionale germanico-norrena, che maggiormente descrive lo stereotipo successivamente accolto dall’immaginario popolare e dal fantasy, è quello del poema anglosassone Beowulf: si tratta di una serpe alata, che sputa fiamme e custodisce un antico tesoro. Altra caratteristica del Drago nella mitologia norrena è la sua capacità linguistica. Esso è in grado di parlare tutte le lingue, di cui si serve per mentire ed ingannare.

Questi Draghi, mastodontici lucertoloni solitamente senza ali e dai corpi allungati e sinuosi, sono la versione britannica del drago Occidentale: hanno squame dure come l’acciaio, denti affilatissimi e come i cugini possono sputare fuoco.

Un altro Verme famoso fu quello che affrontò Beowulf ormai vecchio, morendo assieme a lui. Il Verme di Lambton e il Drago di Wantley, furono entrambi uccisi da cavalieri, e la collina di WormHill prende proprio il nome dal Verme di Lambton. Re Artù adottò questa razza come suo stemma, ed i Vermi diventarono simbolo araldico dei re britannici.

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☆ Draghi dal Mondo ☆

~• Draghi Orientali •~
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Drago cinese: Lóng (Loong o Lung). Il Drago cinese è una creatura mitologica cinese che appare anche in altre culture asiatiche. È spesso collegato alla famiglia imperiale, ed è molto diffuso nel folklore e nell’arte locali.

Naga indiano: Nāga. Un Drago serpentino comune a tutte le culture influenzate dall’Induismo. Ha spesso un cappuccio simile ai cobra, e può avere più teste a seconda del grado. Solitamente non hanno né braccia né gambe, ma quelli articolati ricordano i Draghi orientali.

Drago indonesiano/malese: Naga (o Nogo). Derivato dal Naga indiano, il credo nel Drago Indo-Malese si è diffuso in tutta la Malesia attraverso l’induismo: la parola naga è sempre il termine malese comune per Draghi in generale. Come la controparte indiana, il naga è considerato come una creatura divina, benevola, e frequentemente associato alle montagne sacre, foreste ed alcune parti del mare.

Drago giapponese: Ryū. Simili ai Draghi cinesi, ma con tre artigli invece di quattro. Sono generalmente buoni, associati all’elemento acqua, e possono esaudire i desideri.

Drago Khmer: Neak. I Draghi Khmer ‘Neak’ derivano dal nāga indiano. Come la loro controparte indiana, i Neak spesso presentano caratteristiche riprese dal cobra. Possono avere fino a nove teste, con l’incrementare del rango: un numero di teste dispari rappresenta la mascolinità, mentre un numero di teste pari la femminilità.
Tradizionalmente, un Neak differisce dai serpentini Makar e Tao, poiché il primo possiede tratti da coccodrillo ed il secondo tratti felini.
Una principessa Drago è la protagonista del mito della creazione in Cambogia.

Draghi coreani:
Yong (Mireu). Un Drago dei cieli, praticamente identico al Lóng cinese. Come il Lóng, lo Yong e gli altri Draghi coreani, sono attribuiti abitualmente all’acqua e al tempo atmosferico. In coreano puro è anche noto come Mireu.
Imoogi. Un Drago degli oceani senza corna, di solito paragonato ai serpenti marini. Imoogi significa letteralmente “grande lucertola”. La leggenda dell’Imoogi narra che il dio del sole ha dato all’Imoogi i suoi poteri attraverso una ragazza umana, che sarebbe diventata un Imoogi il giorno del suo 17° compleanno. La leggenda dice anche che un marchio a forma di Drago può essere visto sulla spalla della ragazza, rivelando la sua vera identità di Imoogi in forma umana.
Gyo. Un Drago di montagna. L’ideogramma cinese usato per questo Drago è lo stesso dell’Imoogi.

Drago delle Filippine: Bakunawa. Il Bakunawa appare come un serpente gigante che vive nel mare. I nativi del passato credevano che il Bakunawa causasse le eclissi di sole e di luna. Si diceva anche che durante certi periodi dell’anno, il Bakunawa emergesse dall’oceano per ingoiare la luna intera. Per far sì che il Bakunawa non la divorasse completamente, i nativi uscivano di notte con pentole e padelle in mano a fare rumore, per spaventare il Bakunawa e fargli sputare di nuovo la luna nel cielo.
C’è anche ci afferma che il Bakunawa possa uccidere le persone a distanza, sotto contatto visivo, immaginandone la morte.

Drago Vietnamita: Rồng (o Long). I corpi di questi Draghi si piegano nella forma di dodici creste d’onda, per simboleggiare i mesi dell’anno. Possono cambiare il tempo atmosferico e sono responsabili dei raccolti.
Lungo tutta la schiena del Drago vi sono delle piccole squame ininterrotte, la testa ha una folta criniera, baffi, occhi prominenti, una cresta sul naso ma non presenta corna. La mascella è ampia ed aperta, con una lingua lunga e sottile.
Portano sempre con sé una châu (gemma/gioiello) nella bocca (un simbolo di umanità, nobiltà e conoscenza).

~• Draghi Occidentali •~
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Drago catalano: Drac. I Draghi catalani sono creature simili a serpenti con due zampe (raramente quattro) e, a volte, un paio d’ali. Possiedono un alito infuocato e velenoso, in grado di far marcire qualsiasi cosa. Víbria è il termine con cui si indica un Drago femmina.

Drago francese: Drago. La rappresentazione francese dei Draghi percorre gran parte della storia europea, ed ha dato il nome anche ai Dragoni (dragon), un tipo di cavalleria.

Drago sardo: Scultone. Il Drago chiamato “scultone” od “ascultone”, fece parte delle leggende tramandate in Sardegna per millenni. Poteva uccidere con lo sguardo, come il Basilisco viveva tra gli arbusti ed era immortale.

Drago scandinavo e tedesco: Lindworm (o Worm). I Lindworm sono Draghi serpentiformi spesso associati, nell’araldica nordica e tedesca, alle Viverne.

Drago inglese: Viverna. Le Viverne sono comuni nell’araldica medioevale, comunemente raffigurati in posizione stante.

Drago gallese: Y ddraig goch (“il drago rosso”). Nella mitologia gallese, dopo una lunga battaglia (alla quale assiste il re Vortigern) un Drago Rosso sconfigge un Drago Bianco; Merlino spiega a Vortigern che il Drago rosso simboleggia i Gallesi, mentre il Drago Bianco simboleggia i Sassoni, predicendo perciò la vittoria del Galles sugli inglesi.

Drago slavo: Zmey (Zmiy, Zmij, змей, o Zmaj, o Drak, o Smok). Simile al Drago europeo convenzionale, ma con più teste. Sputano fuoco e possono creare poderose turbolenze quando volano. Nella tradizione slava il Drago rappresenta il diavolo. A specifici Draghi vengono spesso dati nomi turchi, simboleggiando il sempiterno conflitto tra Slavi e Turchi. Comunque, nel folklore serbo e bulgaro, i Draghi sono difensori dei raccolti delle loro terre, combattendo contro un demone distruttivo chiamato Ala, che colpiscono coi loro fulmini.

Draghi ungheresi (Sárkányok):
Zomok. Un grande serpente che vive nelle paludi, che uccide regolarmente maiali o pecore. Un gruppo di pastori può ucciderlo facilmente.
Sárkánykígyó. Un gigantesco serpente alato, che in effetti è uno Zomok cresciuto. Spesso serve da cavalcatura ai garabonciás (una sorta di mago). Il Sárkánykígyó governa le tempeste ed il maltempo.
Sárkány. Un Drago in forma umana, e di solito sono giganti con più teste. La loro forza risiede nelle teste, e si indeboliscono mano a mano che le perdono. Nell’ungherese odierno la parola Sárkány, è usata per riferirsi in generale ad ogni tipo di Drago.

Drago armeno: Vishap. Simile al Drago europeo comune.

Drago siberiano: Yilbegan. Simile ai Draghi slavi.

Drago rumeno: Balaur. I Balaur sono molto simili agli Zmey: enormi, con pinne e più teste.

Draghi ciuvasci: Vere Celen. I Draghi ciuvasci fanno parte della mitologia pre-islamica della Ciuvascia.

Drago asturiano: Cuélebre. Nella mitologia asturiana, i Cuélebre sono serpenti giganti alati che vivono in cave, dove sorvegliano tesori e Xana (esseri simili a Ninfe) rapite. Possono vivere per secoli, e in vecchiaia possono usare le ali per volare. Il loro alito è venefico e spesso uccidono bestiame per cibarsi.
Il termine asturiano Cuelebre viene dal latino colŭbra, “serpente”.

Drago albanese: Dragua. Nella mitologia albanese i Draguas hanno quattro zampe e due ali da pipistrello, un unico corno sulla testa e grandi orecchie. Vivono nelle foreste, e non possono essere visti a meno che non lo vogliano.
Un Dragua può vivere fino a cento anni e non può essere ucciso dagli umani. A seguito dell’invasione ottomana, i Dragua sono diventati protettori degli abitanti degli altipiani.

Drago portoghese: Coca. Nella mitologia portoghese Coca è un Drago femmina che combatte San Giorgio, e perde la sua forza quando il santo le taglia un orecchio.

Drago greco: Drakōnδράκων. Cadmo che combatte il Drago, è un tipico racconto della mitologia greca risalente a prima del 560–550 a.C.

Drago tataro: Zilant. Molto simile ad una viverna, lo Zilant è il simbolo del Kazan. Zilant è un derivato russo del tataro yılan, serpente.

Drago turco: Ejderha (o Evren). Il Drago turco secerne fuoco dalla coda, e non c’è alcuna menzione nelle leggende riguardo alla presenza di ali o arti. In effetti, molti racconti turchi (ed in seguito islamici) riportano questi Draghi come enormi serpenti.

Drago della Lituania: Drakonas. Questo Drago somiglia più ad un’Idra con più teste, anche se a volte appare con una testa sola.

Data la lunghezza dell’argomento, l’articolo è stato diviso in più pagine:

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