La nascita dell’Antica Lot

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Data di pubblicazione: 14 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

CAPITOLO III. La Fondazione di Lot

Quattro cavalieri attraversarono, al calar delle prime ombre della sera, la grande Piana delle Acque. Intorno a loro vi erano tutti i suoni tipici di una sera d’inizio autunno ed un leggero vento piegava l’erba ormai ingiallita, in attesa delle prime piogge.

La pianura a tratti era interrotta da basse colline e, su una di esse, brillava un piccolo fuoco. I quattro cavalieri aumentarono l’andatura e si diressero verso la collina.

Il fuoco rischiarava un piccolo spazio in mezzo ad un gruppo d’alberi che crescevano in cima alla collina; un leggero filo di fumo saliva tra i rami ormai quasi spogli e lentamente si disperdeva nell’oscurità. Gli unici rumori erano quelli d’alcuni innocui animali notturni che, incuriositi, si aggiravano nelle vicinanze della tenda.

Vicino al fuoco Sara e Predator, silenziosi, guardavano la mappa delle terre di Extremelot che, insieme, avevano tracciato alcuni mesi prima, unendo le loro esperienze di Esploratori, mentre attendevano l’arrivo del quartetto, che avevano avvistato appena era comparso all’orizzonte della pianura. Una voce alle loro spalle spezzò il silenzio e la figura del Granduca, accompagnato dal Conte Erik, si stagliò ai loro occhi.

Sara, porgendo una tazza di caffè, salutò i nuovi giunti, ed il Granduca, ringraziando per il cortese gesto, si sedé prendendo la mappa dalle mani di Sara. Il Conte Erik si sedé a fianco del Granduca, mentre i Capitani Thorm e Petrus restarono nell’ombra ai margini del campo, per vigilare sulla vita del loro Signore.

La mappa mostrava all’estremo Nord un’enorme pianura ghiacciata, chiamata Specchio di Luce dai pochi viaggiatori che vi si erano inoltrati e che n’erano tornati per raccontare cosa avevano visto.

I venti spazzavano ininterrottamente la distesa coperta di neve e ghiaccio, ove il riflesso del sole poteva rendere cieco chiunque si avventurasse di giorno in quelle terre, solo raramente interrotta da alte ed impervie montagne che si ergevano in quella distesa bianca come isole appartenenti ad un unico arcipelago.

Procedendo verso Sud s’incontrava una grande barriera montagnosa con vette che si perdevano tra le nuvole. Essa sbarrava completamente il cammino da quel versante e, nonostante fosse stata attraversata in alcuni punti da arditi viaggiatori, solo un passaggio ne permetteva l’attraversamento in modo non eccessivamente pericoloso.

La Gola dei Ghiacci, questo il nome del passaggio, non seguiva una via diretta, ma si snodava tra profonde valli e alti valichi fino a giungere sul versante Sud della catena montuosa. Un’altra particolarità di questi monti era data dalla nebbia che ne avvolgeva in modo perenne il versante meridionale, a volte così fitta che aveva fatto smarrire più di un Esploratore esperto.

Il nome di quest’imponente catena montuosa derivava proprio dalla nebbia che vi stazionava perenne, essi erano i Monti delle Nebbie. La catena montuosa degradava ad Est e ad Ovest nei Colli Ventosi, una serie di colline che sembravano abbracciare la pianura che si estendeva nella parte centrale e che poi si prolungava fino all’estremo Sud.

Il Granduca indicò al Conte Erik una collina che si ergeva allo sbocco a Sud della Gola dei Ghiacci, dominandone l’accesso, poi tornò ad osservare la mappa: la pianura era tagliata, da Sud a Nord, dai Colli di Mezzo, una catena collinosa che la divideva quasi in due metà precise.

Ad Est delle colline si apriva il grande Mare di Lot, anch’esso avvolto quasi costantemente dalla nebbia e costellato da molte piccole isole abitate da pescatori. Ad Ovest delle colline si apriva la Piana delle Acque, ampia e fertile distesa pianeggiante, attraversata da tre rigogliosi fiumi e dai loro affluenti che, nascendo dalle pendici dei Monti delle Nebbie, sfociavano nel mare che, a Sud, racchiudeva le terre di Extremelot.

I fiumi prendevano il nome dal colore delle loro acque. Quello più ad Est era il Fiume Nero e le sue acque erano sempre molto scure, perché nasceva da colline in cui vi erano grandi concentrazioni di carbone; quello centrale era il Fiume Bianco, perché anche d’estate non era difficile veder correre a valle piccoli blocchi di ghiaccio, esso nasceva tra le più alte vette dei Monti delle Nebbie e scorreva talmente impetuoso e gelido che, a volte, riusciva a trascinare per decine di chilometri il ghiaccio, frutto dello scioglimento causato dal disgelo; il terzo, che correva ancora più ad Ovest e lambiva la base dei Colli di Mezzo, era il Fiume Azzurro, il più esteso e per lunghi tratti navigabile.

Sulle pendici delle colline che degradavano nella pianura a Sud dei Monti delle Nebbie, si ergeva Telthartown, la grande città fortificata. A Nord/Ovest di Telthartown, sulle propaggini dei Colli Ventosi sorgeva la città di Tauand, un grande snodo commerciale fortificato, mentre a Sud vi erano le fiorenti città di Dierania e Quinalth.

Il Granduca alzò gli occhi dalla mappa e volse lo sguardo a Nord, restando per qualche istante immerso nei propri pensieri; poi rivolgendo nuovamente l’attenzione alla mappa, tracciò con uno stilo un cerchio intorno alla collina a valle della Gola dei Ghiacci.

«Qui sbarreremo la strada ad Honorius e alle orde del Nord. Su questa collina costruiremo una città fortificata che si chiamerà Lot. Essa sarà lo scudo dietro al quale le terre del Sud potranno vivere in pace.»

Il Granduca, arrotolando la mappa, si volse verso Sara e Predator ringraziandoli per il lavoro svolto, poi si alzò e, seguito dal Conte Erik, ritornò ai cavalli che pascolavano poco distante, dove lo attendevano i Capitani Thorm e Petrus.

Dall’alto della collina i due Esploratori osservarono i quattro cavalieri allontanarsi nella pianura in direzione di Telthartown e poi, spento il fuoco, entrarono nella loro tenda per riposare qualche ora.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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