Avventure Lottiane

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Data di pubblicazione: 20 Settembre 2011 ©Giardino delle Fate

❈ Lo Stendardo del Coraggio ❈

Sembrava una sera come tante altre… la luna, particolarmente bella, illuminava i volti di chi a lei innamorato si volgeva, quasi materna. Tra le persone, la noncuranza di sempre. Guardando la compagnia raccoltasi al Belvedere niente s’intuiva sulle loro grevi intenzioni, la quiete sibilava da bocca ad orecchio e viceversa, come sempre ha fatto e farà.

Eppur tutti sapevano cosa toccava loro, nessuno dei convenuti era all’oscuro del proprio obiettivo: ritrovare il primo dei sette Sacri Artefatti, e consegnarlo alla memoria d’ognuno. Il clima cordiale non s’interruppe neanche quando Haggar, Cavaliere Araldo della Signora di LOT, comandò la dipartita.

Seguendo una mappa dettagliata e dunque guidata dal Cartografo Jigoro, la compagnia giunse nel luogo indicato: ivi, tra le rovine disastrate della vecchia LOT, in mezzo al nulla creato da Honorius, una casupola diroccata li attendeva.

A forza di mannariche membra la porta fu abbattuta, ed una volta fatta luce, a chi entrò fu palese quanto c’era all’interno.

Povero l’arredamento, spoglio quasi quanto la struttura in sé, ma c’era di che interessare gli studiosi presenti: pergamene, visibilmente antichissime, che attendevano la compagnia con i loro oscuri insegnamenti, parole arcane, che probabilmente nessuno aveva più letto dai tempi tristi della lotta, ormai persa, per il territorio oltre l’attuale LOT. Purtroppo la carta era così antica da sfaldarsi al semplice tocco.

Disperse le notizie del passato, tra le imprecazioni degli studiosi che assistevano impotenti alla tragedia, un capitombolo fece scoprire una botola sotto un tappeto. Spostati gli impicci, i coraggiosi scesero negli angusti sotterranei, giungendo in fretta in un luogo più ampio e vitale; era infatti abitato da quattro Goblin Pelle Verde, schiavi di Honorius.

Gozzovigliavano, ubriachi, e agli esperti combattenti che componevano il gruppo di avventurosi non fu difficile sopraffarli, riportando in totale solo una ferita di striscio, per via di un tiro maldestro di uno degli Arcieri. Una volta medicata la ferita grazie alla Magia Chierica, il viaggio proseguì senza intoppi, nonostante il tanfo insito nel luogo.

Raggiunsero una biblioteca, monumentale raccolta perduta, dove la polvere regnava sovrana: non ebbero il tempo di badare alle opere archiviate, purtroppo, e lì dove da tempo stava, ancor regna vittoriosa l’ignoranza.

Superata la stanza dei libri, ecco una porta di solida quercia ostruire la via ai coraggiosi. Un’iscrizione in essa era ben visibile, e alle orecchie di Haggar che la lesse per il gruppo suonava così: “Se il tuo premio vuoi conquistare, il tuo coraggio dovrai dimostrare”.

L’Araldo si fece avanti, supportato dalla propria Fede, schiudendo la temibile porta e trovandosi faccia a faccia con la propria prova: una sottilissima passerella si stagliava chiara in mezzo al pavimento, intorno semplicemente il nulla, un baratro.

Dall’altra parte, come una piccola lanterna nella nebbia d’un bosco oscuro, una porta che dava direttamente sulla Gloria. Haggar decise di andare di persona, non avendo alcuna intenzione di rischiare la vita d’uno dei suoi compagni, la Fede lo sosteneva, e sapeva di non poter fallire, proprio come chiunque altro può dir d’avere un nome sin da quando ha voce.

Dunque stringendosi al petto la propria Fede nella Dea quasi fosse l’armatura del suo spirito, l’Araldo imboccò la via spaventosa cercando d’ostentare sicurezza. Sembrava che tutto fosse destinato ad andare per il meglio e a concludersi in fretta, ma la casualità ci mise il proprio zampino: ad un passo dalla salvezza, Haggar cadde.

La forza della paura salvò l’Umano, che all’ultimo momento utile riuscì ad aggrapparsi alla passerella: arrancando, riuscì a tirarsi su, suscitando un sospiro di sollievo quasi unanime nei compagni impotenti all’altro capo della passerella.

Dopo aver ripreso il fiato, il Cavaliere di Themis finalmente raggiunse il contenitore di ciò che cercava, uno scrigno prezioso quanto invitante. Apertolo, l’Umano si ritrovò tra le mani l’Artefatto tanto cercato, lo Stendardo del Coraggio.

Mossosi contemporaneamente un antico quanto efficiente meccanismo, finalmente il pavimento tornò a ricomporsi, permettendo agli altri di festeggiare il ritrovamento della reliquia e congratularsi con Haggar per il suo encomiabile coraggio. Nulla più ostacolò i cercatori che, finalmente vittoriosi, riassaporarono con il gusto della soddisfazione l’aria serale della Vecchia LOT.Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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