Divinità Greche e i 12 Olimpi

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Data di pubblicazione: 12 Settembre 2011 ©Giardino delle Fate

~• 10. ARTEMIDE •~ 

“Artemide è l’occulto, il silenzioso, quello che non si vede, quello che ci sfugge, il magico che popola i sogni infantili…”

H’Artemiv. Artemide (in greco: Ἄρτεμις, Ἀρτέμιδος), nelle religioni dell’Antica Grecia è figlia di Zeus e Leto (per i Romani Latona) e sorella gemella di Apollo. Fu una tra le più venerate divinità dell’Olimpo, e la sua origine risale ai tempi più antichi.

In epoca romana fu associata a Diana, mentre gli Etruschi la veneravano con il nome di Artume. Il cervo ed il cipresso erano fra i suoi simboli sacri.

Artemide è la Dea della Caccia, la Dea vergine, e si trova nei luoghi più selvaggi della Grecia, tra le gole e le fitte foreste dell’Arcadia nel Peloponneso centrale, in compagnia dei suoi cervi.

Spesso venerata negli stessi luoghi del fratello, custodisce il luoghi selvaggi e gli animali non addomesticati; è anche la cacciatrice che supera in astuzia le proprie prede. Alta ed aggraziata, sempre con i capelli raccolti, conserva la purezza di una terra incontaminata e di una vita precedente alla sedentarizzazione e all’agricoltura.

Artemide è una divinità lunare, poiché è associata alla luce della Luna e delle stelle, appartiene quindi alla notte ed è rappresentata con una torcia, come con anche i tradizionali arco e faretra. Nel periodo classico era venerata come Dea della Luna, ed in suo onore si celebrava una festa del plenilunio nel mese di Munchione (aprile/maggio).

La Luna, signora della notte, venerata come Artemide, riassume l’archetipo del femminile virgineo, libero, non legato ad un’immagine maschile pur vivendo in una società di tipo patriarcale.

Artemide si aggira nel sangue di tutti noi in attesa delle condizioni ottimali per esprimersi, è una forza, un Ente che quando trova il modo di penetrarci, diventa padrone della nostra vita pur di riuscire a portare alla conoscenza di tutti il suo canto. E se ci opponiamo trova il sistema di non darci requie, finché non ha spezzato la corazza che ci siamo costruiti con “educazione” e mediazioni all’ambiente circostante: allora ci fa diventare veri e propri amanuensi.

L’esegesi psicologica del mito di Artemide descrive un archetipo femminile caratterizzato da un forte spirito d’indipendenza dall’uomo e da una forte solidarietà col mondo delle altre donne. È un femminile caratteristico dell’età moderna, dalle letterate ed artiste del primo Novecento all’esperienza femminista ed oltre.

In quanto vergine, è protettrice della gioventù, in particolare delle giovani che stanno per diventare adulte, e per questo motivo è un Dea molto popolare. Come Era, anche lei regna sui confini, ma su quelli che scandiscono i periodi della vita dell’uomo e degli animali; Dea dalla duplice faccia, portava luce e soccorso alle creature nei passaggi verso l’ignoto: dal nulla alla vita, e dalla vita, per vari stadi, fino alla morte.

Com’ella stessa si poneva tra il noto e l’incerto, così i suoi santuari si collocano in zone di frontiera fra comunità e comunità, tra elemento ed elemento.

Quando venne confusa con Ecate, acquistò anche una natura segreta ed orgiastica: a Sparta si conservano tracce di quest’aspetto nelle fustigazioni annuali dei giovani presso il suo altare. Sembra che alla base di questo rituale, vi sia la convinzione che Artemide sia la guida ad un corretto comportamento basato sulla legge, e che questo venisse impresso nei corpi e nelle menti tramite la flagellazione.

Le più antiche rappresentazioni di Artemide nell’arte greca dell’età arcaica, la ritraggono come “Potnia Theron” (La regina degli animali selvatici), una Dea alata che tiene in mano un cervo ed un leopardo, qualche volta un leone ed un leopardo. Nell’arte classica greca era abitualmente ritratta come vergine cacciatrice, con una corta gonna, gli stivali da caccia, la faretra con le frecce d’argento ed un arco. Sovente è ritratta mentre sta scoccando una freccia, ed insieme a lei vi sono o un cane o un cervo.

Il suo lato oscuro viene mostrato nelle decorazioni di alcuni vasi, dov’è rappresentata come una Dea portatrice di morte, sotto le cui frecce cadono giovani vergini e donne. Gli attributi caratteristici della Dea variano frequentemente, l’arco e le frecce sono talvolta sostituiti da delle lance da caccia.

Vi sono rappresentazioni di Artemide vista anche come Dea delle danze delle fanciulle, e in questo caso tiene in mano una lira, oppure come Dea della Luce, mentre stringe in mano due torce accese e fiammeggianti. Solo nel periodo post-classico si possono trovare rappresentazioni di un’Artemide che porta la corona lunare, simbolo della sua identificazione con la Dea Luna, mentre nei tempi più antichi, sebbene questa identificazione fosse già presente, questo tipo di iconografia non fu mai usata.

❂ Il Culto di Artemide ❂

Artemide era adorata e celebrata allo stesso modo in quasi tutte le zone della Grecia, ma i più importanti luoghi di culto a lei dedicati si trovavano a Delo (sua isola natale), Braurone, Munichia (su una collina nei pressi del Pireo) e a Sparta.

Era la Dea della caccia, della selvaggina e dei boschi e una divinità lunare. Ed era, per sua espressa richiesta, vergine, ma adorata anche come Dea del parto e della fertilità, perché si diceva avesse aiutato la madre a partorire il fratello Apollo.

18563 Durante l’epoca classica ad Atene veniva identificata con Ecate. Nei secoli Artemide/Diana, Ecate e Selene/Luna divennero una triade lunare contemplata nel neopaganesimo, nell’esoterismo e nella Wicca.

Nella Ionia la “Signora di Efeso”, una Dea che viene identificata con Artemide, era oggetto di uno dei culti più importanti: Il Tempio di Artemide ad Efeso, una delle sette meraviglie del mondo, fu probabilmente il più conosciuto centro dedicato al suo culto all’infuori di Delo.

In questa regione era adorata soprattutto come Dea della fertilità, una figura simile alla Dea Frigia Cibele. Mentre le statue greche la ritraggono come una giovane con arco e frecce, le statue provenienti da questa zona la mostrano con il busto coperto di protuberanze rotondeggianti che sono state interpretate sia come seni, che come testicoli di toro.

Negli Atti degli apostoli i fabbri Efesini, quando sentono la loro fede minacciata dalla predicazione di Paolo, si levano a difenderla con fervore gridando: “Grande è Artemide degli Efesini!”

Le fanciulle ateniesi di età compresa tra i cinque e dieci anni, venivano mandate al santuario di Artemide a Braurone, per servire la Dea per un anno; durante questo periodo le ragazze erano conosciute come   arktoi (orsette). Una leggenda spiega le ragioni di questo periodo di servitù, narrando che un orso aveva preso l’abitudine di entrare nella cittadina di Braurone e la gente aveva cominciato a nutrirlo, cosicché  in breve tempo l’animale era diventato docile e addomesticato.

Una giovinetta prese ad infastidire l’orso che, secondo una versione la uccise, secondo un’altra le strappò gli occhi. Ad ogni modo il fratello della ragazza uccise l’orso, Artemide andò per questo in collera e pretese che le ragazze prendessero il posto dell’orso nel suo santuario, come riparazione per la morte dell’animale.

❖ Appellativi ed Epiteti di Artemide ❖

Agroterausato per indicarla come protettrice dei cacciatori. Agrotera è un’incarnazione di Artemide che la rappresenta anche come Dea della Guerra: gli Spartani celebravano sacrifici in suo onore prima di iniziare una nuova campagna militare

Afeaper assimilazione con l’omonima Dea dell’isola Egina

Amarisiadal santuario di Amarinto, sull’isola di Eubea, presso il quale si celebravano le feste Amarisie

Cynthiacon riferimento al Monte Cinto (Kynthos) suo luogo natale

Delianata nell’isola di Delo (greco Δῆλος). Sorella di Delios (Apollo o Febo)

Phacelitis (Fascelide) • venerata a Rhegion (Reggio Calabria)

Potnia Theronpatrona degli animali selvatici (appellativo usato da Omero)

Kourothrophosprotettrice dei giovani

LocheiaDea della nascita e patrona delle levatrici

Ortigiaderivato dall’antico toponimo di Delo o dall’isola di Siracusa

Phoebeversione femminile dell’appellativo del fratello, Febo Apollo

❈ Nascita di Artemide ❈

Artemide è figlia di Zeus e Leto, nonché sorella gemella di Apollo. Leto, a causa di una maledizione lanciatale dalla moglie di Zeus Era, per poter mettere al mondo i due bambini fu costretta a trovare un luogo che non avesse mai visto la luce del sole: per questo motivo Zeus fece emergere dal mare un’isola fino ad allora sommersa che, di conseguenza, il sole non aveva ancora toccato.

Si trattava dell’isola di Delo, e Leto vi partorì aggrappata ad una palma sacra. Artemide nacque per prima, dopo soli sei mesi di gestazione, ed aiutò quindi la madre a dare alla luce Apollo che nacque invece il settimo mese.

L’infanzia di Artemide non è raccontata da alcun mito giunto fino a noi, ma un poema di Callimaco – “La Dea che si diverte usando l’arco sulle montagne” – ne immagina un suggestivo aneddoto: giunta all’età di tre anni Artemide, sedendo sulle ginocchia del Re degli Dèi, richiese al padre Zeus di far avverare alcuni suoi desideri: per prima cosa chiese di restare per sempre vergine, poi di non dover mai sposarsi, e di avere sempre a disposizione cani da caccia con le orecchie basse, cervi che tirassero il suo carro e Ninfe come compagne di caccia (“sessanta fanciulle danzanti, figlie di Oceano, tutte di nove anni, tutte piccole ninfe di mare“).

Il padre la assecondò e realizzò i suoi desideri. Tutte le sue compagne rimasero così vergini, e Artemide vigilò strettamente sulla loro castità.

✦ Miti e Leggende ✦

Atteone
Un giorno Artemide stava facendo il bagno nuda in una valle sul monte Citerone, quando arrivò il principe tebano Atteone, che stava andando a caccia. Si fermò a guardarla, affascinato dalla sua incantevole bellezza, e ne fu talmente incantato che, senza accorgersene, calpestò un ramo e per il rumore Artemide si accorse di lui. Restò così disgustata dal suo sguardo fisso sul suo corpo nudo, che decise di lanciargli addosso dell’acqua magica e trasformarlo in un cervo: in questo modo i suoi cani, scambiandolo per una preda, lo uccisero sbranandolo.
Una versione alternativa della storia narra che Atteone si fosse vantato di essere un cacciatore migliore di lei, e che quindi la Dea lo trasformò in cervo, facendolo divorare per vendetta.

Adone
Secondo alcune versioni della leggenda di Adone, Artemide mandò un cinghiale selvaggio ad uccidere il giovane per punirlo, per essersi vantato di essere un cacciatore migliore della Dea. Secondo altre, invece, Adone era uno degli amanti di Afrodite, così Artemide lo uccise per rendere la pariglia ad Afrodite per la morte di Ippolito, uno dei suoi favoriti.

Siproite
Anche un cretese, Siproite, fu trasformato in cervo da Artemide per averla vista nuda. La storia completa non è sopravvissuta in alcuna opera scritta in originale, ma è riportata di seconda mano da Antonino Liberale, il che suggerisce che l’aneddoto fosse abbastanza noto.

Orione
Orione era un compagno di caccia di Artemide. Le versioni della leggenda sono diverse: secondo alcune fu ucciso dalla Dea, secondo altre da uno scorpione inviato da Gea. Alcune storie riportano che Orione tentò di stuprare violentemente una delle Ninfe di Artemide che lo uccise per punirlo, in altre che tentò di stuprare la Dea stessa, di nascosto perché sapeva che la Dea voleva rimanere vergine, e che desiderava moltissimo possederla.
La Dea lo uccise per difendersi. Secondo Igino Astronomo (che a sua volta cita il poeta Istro), Artemide era innamorata di Orione e voleva sposarlo, ma lo uccise perché ingannata dal fratello Apollo che intendeva difendere la verginità della sorella.

Callisto
Una delle Ninfe compagne di Artemide, Callisto, perse la verginità per mano di Zeus, che andò da lei trasformato in Apollo o, secondo altre versioni, in Artemide stessa: infuriata, la Dea la trasformò in un’orsa.
Il figlio di Callisto, Arcade, per poco non uccise la madre durante una battuta di caccia, ma fu fermato da Zeus che li pose entrambi nel cielo sotto forma di costellazioni, l’Orsa maggiore e l’Orsa Minore. Altre versioni riportano invece che Artemide uccise l’orsa con una freccia.

Ifigenia ed Artemide a Tauride
Artemide volle punire Agamennone per aver ucciso un cervo sacro oppure, secondo un’altra versione, per essersi vantato di essere un cacciatore migliore di lei. Quando la flotta greca si stava preparando per salpare verso Troia per portare la guerra, Artemide fece sparire il vento.
L’indovino Tiresia disse ad Agamennone che l’unico modo per placare la Dea, era di sacrificare sua figlia Ifigenia. Quando il re era sul punto di farlo, Artemide la portò via dall’altare e la sostituì con un cervo. La fanciulla fu trasportata in Crimea e nominata sacerdotessa del tempio della Dea a Tauride, nel quale gli stranieri le venivano offerti come sacrifici umani.
In seguito suo fratello Oreste la riportò in Grecia dove, in Laconia, istituì il culto di Artemide Tauridea. Secondo le cronache spartane il legislatore Licurgo sostituì l’usanza del sacrificio umano con la flagellazione.

Niobe
Niobe, regina di Tebe e moglie di Anfione, si vantò di essere migliore di Latona perché, mentre lei aveva avuto quattordici figli, sette maschi e sette femmine (i Niobidi), Latona ne aveva avuti soltanto due. Quando Artemide ed Apollo vennero a saperlo si affrettarono a vendicarsi: usando delle frecce avvelenate, Apollo le uccise i figli mentre stavano facendo ginnastica, badando che soffrissero molto prima di morire, mentre Artemide colpì le figlie, che si accasciarono all’istante senza un lamento.
Niobe, distrutta, quando iniziò a piangere fu trasformata in pietra da Artemide. Secondo alcune versioni della leggenda fu scagliata in qualche luogo sperduto del deserto egiziano.
Un’altra leggenda sostiene che le sue lacrime formarono il fiume Acheloo. Dato che Zeus aveva trasformato in statue tutti gli abitanti di Tebe, nessuno seppellì i Niobidi per nove giorni, quando furono gli Dèi stessi a provvedere a scenderli nella tomba.

Taigete
Taigete, una delle Pleiadi, era una delle compagne di caccia di Artemide. Quando si accorse che Zeus tentava con insistenza di insidiarla, la Ninfa pregò Artemide di aiutarla e la Dea la trasformò in una cerva. Zeus però la possedé ugualmente mentre si trovava in stato di incoscienza, e dall’unione nacque Lacedemone, il mitico fondatore di Sparta.

Oto ed Efialte
Oto ed Efialte erano due fratelli giganti che, un giorno, decisero di assaltare il Monte Olimpo, e riuscirono a rapire Ares e a tenerlo richiuso in un grosso vaso per tredici mesi. Artemide si trasformò in un cervo e si mise a correre tra di loro. I due giganti, per non farsela sfuggire dato che erano esperti cacciatori, le lanciarono contro le loro lance, ma finirono per uccidersi l’un l’altro.

Le Meleagridi
Dopo la morte di Meleagro, Artemide trasformò le sue inconsolabili sorelle, le Meleagridi in galline faraone.

Chione
Artemide uccise Chione per punirla del suo orgoglio e della sua vanità.

Atalanta ed Eneo
Artemide salvò la piccola Atalanta dalla morte per assideramento, dopo che suo padre l’aveva abbandonata, mandando da lei un’orsa che la allattò finché non venne raggiunta da alcuni cacciatori.
Tra le sue avventure, Atalanta partecipò alla caccia al Cinghiale Calidonio che Artemide aveva mandato per distruggere Calidone, dato che il re Eneo si era dimenticato di lei durante i sacrifici per celebrare il raccolto.

La Guerra di Troia
Durante la decennale guerra, Artemide si schierò dalla parte dei troiani contro i Greci. Si azzuffò con Era quando i divini alleati delle due parti si scontrarono tra loro: Era la colpì sulle orecchie con la sua stessa faretra, e le frecce caddero a terra mentre Artemide fuggì da Zeus piangendo.
Pare che Artemide sia stata rappresentata come sostenitrice della causa troiana sia perché il fratello Apollo era il protettore della città, sia perché essa stessa nell’antichità era molto venerata nelle zone dell’Anatolia occidentale.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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