Divinità Greche e i 12 Olimpi

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Data di pubblicazione: 12 Settembre 2011 ©Giardino delle Fate

~• 5. HERMES •~ 

hErmÐv deriva da ™rma, ™max, letteralmente “quello del mucchio di pietre” oppure “steli indicanti le vie”.

Hermes o Ermete (in greco antico Ἑρμῆς) nella religione greca è il Dio del lógos (λόγος, “ragione” o “parola”), messaggero di Zeus. È figlio di Zeus e della Ninfa Maia, la primogenita e la più bella delle Pleiadi.

Queste Pleiadi erano le sette figlie del titano Atlante, che a sua volta era figlio di un Titano, seminatore di discordia, e di Pleione, le quali, perseguitate da Orione, vennero mutate in colombe ed assunte in cielo tra le costellazioni. Ecco perché Hermes veniva talvolta chiamato «nipote di Atlante».

L’Inno omerico ad Hermes lo invoca come: «dalle molte risorse (polùtropos), gentilmente astuto, predone, guida di mandrie, apportatore di sogni, osservatore notturno, ladro ai cancelli, che fece in fretta a mostrare le sue imprese tra le dee immortali».

Dal 1848, quando Karl Otfried Müller ne fornì una dimostrazione, si credeva che il nome Hermes derivasse dalla parola greca herma (greco ἕρμα), che identifica un tipo di pilastro quadrato o rettangolare, decorato in alto con una testa (generalmente barbuta) di Hermes, ed in basso con la raffigurazione di genitali maschili durante l’erezione. Negli ultimi anni però, la scoperta della precedente presenza del Dio anche nel pantheon miceneo, testimoniata dalle iscrizioni in scrittura Lineare B ritrovate a Pilo e a Cnosso che riportano “Hermes Aroia” (Hermes Ariete), hanno fatto propendere per l’opinione opposta, ovvero che dal Dio, il nome sia passato alla sua rappresentazione in forma di pilastro.

In ogni caso l’associazione con questo tipo di costruzioni, usate ad Atene con scopi apotropaici e in tutta la Grecia per segnare le strade ed i confini, ha fatto sì che Hermes diventasse il Dio protettore dei viaggi fatti via terra.

hermes 2Egli veniva rappresentato come un giovane vigoroso e snello, dalla fisionomia intelligente e benevola. È il Dio più giovane ad entrare nella dodekagon olimpica e, secondo alcuni mitologi, veniva considerato come la personificazione del vento; e certo del vento aveva molti attributi: la velocità, la leggerezza, l’incostanza dei propositi, la monellerie e l’umore scherzoso… Non è forse il vento che scompiglia i capelli per gioco, che ruba i cappelli alla gente, che procede a buffi, a folate, a colpi improvvisi?

È il messaggero degli Dèi, che cerca mediante i suoi “inganni” di ristabilire, fra umano e divino, quel contatto che è andato perduto. Egli funge da interprete, svolgendo questo suo ruolo di messaggero da parte degli Dèi, ed è un compito che divide con Iris. Platone fa sostenere a Socrate: «Hermes è Dio interprete, messaggero, ladro, ingannatore nei discorsi e pratico degli affari, in quanto esperto nell’uso della parola; suo figlio è il logos».

Hermes è il Dio del raggiro, di tutto ciò che è oscuro ed enigmatico. Incredibilmente pieno di inventiva, il piccolo Hermes fu un bambino molto precoce: già nel suo primo giorno di vita architettò un magistrale inganno ai danni del fratello Apollo ed inventò la lira, un paio di particolarissimi sandali, il fuoco (la figura di Hermes come inventore del fuoco può essere accostata a quella del Titano Prometeo), il sacrificio agli Dèi e la siringa, e si credeva che avesse inventato anche molti tipi di competizioni sportive e la pratica del pugilato; per questo era considerato il protettore degli atleti.

Da Hermes deriva la parola ermeneutica, ovvero l’arte di interpretare i significati nascosti. Egli ha la capacità di sfruttare ciò che è imprevisto, momentaneo, casuale, l’istante che passa e non ritorna: il dono del kairçv (“tempo esatto”).

Il suo tempo è la notte, quando ciò che compie non può essere rivelato. La sua mente è pol°tropov, “dalle molte forme”, e poikilomÐtev, “dai molti colori”: ricolma di incanti e di seduzioni, misteriosa, intricata, cangiante.

È un Dio flessibile, in continua trasformazione: se la realtà attorno a lui è molteplice e casuale, lui diventa ancor più multiforme e casuale. È il signore del qÐlgein, ovvero del “saper incantare la mente”, sia degli uomini che degli Dèi, un potere a cui nessuno può resistere.

Tutto è un gioco per lui: è un Dio ludico, che non prende sul serio nemmeno se stesso. Frivolo e leggero, è sempre rappresentato appena adolescente, ancora infantile, con dei calzari ed un copricapo (petaso) alati, mentre impugna il suo tipico bastone con due serpenti d’oro avvoltolati, il caduceo, una sorta di bacchetta magica che ha il potere di indurre un sonno profondissimo, “senza rimedio”.

Infatti Hermes, come messaggero degli Dèi era anche il Dio dei sogni, in quanto anche il sogno era considerato come un messaggio di Zeus, e per portare i sogni anche a chi non dormiva, egli aveva la facoltà di chiudere gli occhi dei mortali, toccandoli semplicemente con la sua magica verga.

Hermes ha qualcosa di magico: possiede la cappa che lo rende invisibile, oltre al caduceo che addormenta o risveglia gli uomini. Egli giunge come uno spirito, improvvisamente è presente. «È entrato Hermes» si soleva dire, quando in una riunione calava un improvviso silenzio.

In considerazione alle sue qualità magiche da un lato e alla sua destrezza dall’altro, si finì per ascrivere ad Hermes l’invenzione dell’alfabeto, dei pesi e delle misure.

Dio dei poeti e della letteratura, dell’atletica, dei pesi e delle misure dunque, dei pastori e dei mandriani, e del commercio e dell’astuzia caratteristica di ladri e bugiardi. Era anche il Dio dei ladri perché era un ladro egli stesso, fin dalla notte in cui nacque, quando sfuggì a Maia ed andò a rubare il bestiame al suo fratello maggiore Apollo.

È il protettore di tutti coloro che praticano le arti dell’inganno, pertanto i briganti, i mercanti, gli avventurieri, i bricconi, i bugiardi ed i mistificatori, dei quali possiede tutte le principali qualità: il dono di analizzare la realtà, il senso prensile della materia, la sapienza nelle mani ed infine, la più importante di tutte, un’intelligenza sottile e piena di risorse (ciò che i Greci chiamavano m™tiv), che gli consente di dominare l’Universo.

Hermes è anche il patrono degli araldi, imbonitori ed oratori, ed aiuta sotto questo profilo mercanti ed amanti, magari non sempre sinceri. Una qualità indispensabile di tutti gli araldi è che sapessero ben parlare, in quanto dovevano convincere la gente a cui si rivolgevano, perciò Hermes, araldo degli Dèi, era anche il Dio dell’eloquenza abile, sottile, persuasiva.

Egli aveva il dono dell’eloquenza suadente ed efficace, non v’è dubbio che una delle più importanti funzioni mercuriali sia la comunicazione, dunque l’oratoria, ma anche la scrittura, il linguaggio ed ogni forma di comunicazione verbale e non, senza trascurare il gusto per il pettegolezzo. È Hermes che a Pandora infuse in petto l’eloquio brillante, le menzogne e gli astuti discorsi, giusta il volere di Zeus dal cupo fragore e infine le diede voce l’Araldo divino (Esiodo).

Ma è anche il Dio dei confini, che indica la retta via ai viaggiatori: quale protettore dei viaggi, Hermes soffiava sulle vele delle navi per affrettare il loro cammino; in tal modo e con tale ausilio, le navi dei mercanti potevano essere trasportate rapidamente da un emporio all’altro, ed i mercanti potevano vendere prima dei concorrenti le loro merci e realizzare più grossi guadagni. E, dato che per compiere le sue svariate missioni Hermes era sempre in viaggio per il mondo, fu considerato il protettore dei viaggiatori e della sicurezza delle strade. Pertanto nei punti più pericolosi e dove una via si biforcava, veniva in suo onore innalzata un’erma, come dal suo nome era chiamata una pietra quadrangolare, sormontata dalla testa del Dio.

Infine, vista la sua abilità ad attraversare i confini, Hermes accompagna i defunti fino al regno dell’Ade, rivestendo anche il ruolo di psicopompo (Psychopompós, che in greco significa appunto “conduttore delle anime”, l’accompagnatore dello spirito dei morti), e li aiuta a trovare la via per il mondo sotterraneo dell’aldilà. Molte leggende lo ritraggono come l’unico Dio, oltre ad Ade e Persefone, che avesse il potere di entrare ed uscire dagli Inferi senza problemi. In greco un uomo fortunato veniva chiamato “hermaion”.

Ma per comprendere la ragione di questo speciale incarico che gli era affidato, occorre anche ricordare che per gli antichi l’Anima umana era un soffio: un soffio di vento. Per gli antichi Greci in Hermes s’incarnava lo spirito del passaggio e dell’attraversamento: ritenevano che il Dio si manifestasse in qualsiasi tipo di scambio, trasferimento, violazione, superamento, mutamento, transito, tutti concetti che rimandano in qualche modo ad un passaggio da un luogo, o da uno stato, all’altro.

Questo spiega il suo essere messo in relazione con i cambiamenti della sorte dell’uomo, con lo scambio di beni, con i colloqui e lo scambio di informazioni consueti nel commercio nonché, ovviamente, con il passaggio dalla vita a ciò che viene dopo di essa.

Ermes_e_due_galli_Stefano_Tofanelli Nella mitologia romana il corrispondente di Hermes fu Mercurio che, sebbene fosse un Dio di derivazione etrusca, possedeva molte caratteristiche simili a lui, come essere il Dio dei commerci.

Nel pantheon olimpico classico era solitamente ritratto mentre indossava un cappello da viaggiatore dall’ampia tesa, oppure il petaso, il caratteristico cappello alato, con abiti semplici, da viaggiatore, lavoratore o pastore. Spesso era rappresentato o ricordato inserendo nelle opere d’arte i suoi tipici simboli, il gallo e la tartaruga, ma era chiaramente riconoscibile anche per il suo borsellino, i suoi sandali alati ed il bastone da messaggero, il kerykeion.

Quando era rappresentato nella sua accezione di “Hermes Logios”, ovvero il simbolo della divina eloquenza, generalmente teneva un braccio alzato, in un gesto che accentuava l’enfasi dell’orazione.

Nelle epoche più antiche, l’iconografia di Hermes era piuttosto diversa da quella adottata nel periodo classico: era immaginato come un Dio più anziano, barbuto e dotato di un fallo di notevoli dimensioni ma, nel VI secolo a.C., la sua figura fu rielaborata e trasformata in quella di un giovane dall’aspetto atletico. Le statue di Hermes ritratto con il suo nuovo aspetto, furono diffusamente sistemate negli stadi e ginnasi dell’intera Grecia.

Templi dedicati ad Hermes erano diffusi in tutta la Grecia, ma il centro più importante dove veniva praticato il suo culto era Feneo, in Arcadia, dove si tenevano le celebrazioni in suo onore chiamate “Hermoea”.

❈ La Nascita di Hermes ❈

hermesHermes nacque in una grotta spaziosa scavata ai fianchi del Monte Cillene, la più alta cima del Peloponneso, proprio sul confine tra l’Arcadia e l’Acaia: da questo monte provenne l’appellativo, che talvolta gli si dà, di Cilleno.

Secondo quanto racconta l’Inno ad Hermes, sua madre Maia era una Ninfa, ma tradizionalmente quel nome nella cultura greca veniva attribuito a figure diverse, come levatrici o nobildonne di una certa età; si doveva quindi trattare di una Ninfa anziana o più probabilmente di una Dea. In ogni caso era una delle Pleiadi, figlie di Atlante, che si erano rifugiate in una grotta del monte Cillene.

Appena nato, Hermes si liberò da sé delle fasce in cui lo avevano ravvolto, ed uscì quatto quatto dalla caverna. Fatti pochi passi, s’imbatté in una tartaruga. La raccolse, estrasse l’animale dal guscio e sulla cavità di questo, tese sette corde, fabbricando così una cetra che generava un suono dolcissimo.

Ma subito un’altra idea gli germogliò nella mente, e via di corsa fino in Pieria, nella Tessaglia, dov’erano sparpagliate le mandrie di buoi, di proprietà di Admeto, che Apollo faceva pascolare in quei prati.

Il piccolo Dio vi giunse a notte fatta e, senza perder tempo, s’impossessò di cinquanta capi di bestiame. Poi, con sottile malizia, affinché le tracce lasciate dagli zoccoli dei buoi sul terreno non lo tradissero, tirò i buoi per la coda, facendoli camminare a ritroso: in tal modo egli dava l’impressione che i buoi non si allontanassero dal pascolo, ma vi tornassero.

Giunto, dopo un lungo tragitto, sulle rive del fiume Alfeo, in Elide, scoprì una spelonca sotterranea molto profonda, la cui apertura era ben dissimulata tra i cespugli, molto adatta pertanto a dare un ricetto segreto alla refurtiva; il Dio vi racchiuse dentro i buoi rubati, e spuntava già l’alba quando egli fu di ritorno nella grotta nativa del Monte Cillene. Si rimise tranquillamente nella culla, si avvolse alla meglio nelle fasce e finse di dormire.

Appena giorno, Apollo si accorse immediatamente dei buoi che mancavano, e siccome era il Dio dei vaticini e degli indovini, seppe subito chi avesse commesso il furto. Entrò dunque nella grotta che ospitava il Dio e svegliò Maia, dicendole con voce severa che Hermes doveva restituirgli la mandria.

Maia indicò il fanciullo che, ancora avvolto nelle fasce, dormiva profondamente. «Le tue sono accuse assurde!» urlò. Ma Apollo era sicuro di ciò che aveva saputo, interpretando il volo di un uccello dalle lunghe ali; svegliò dunque Hermes e gli chiese conto del furto.

Hermes cadeva dalle nuvole. Lui non sapeva nemmeno che cosa fossero i buoi. E come avrebbe potuto un lattante, nato da appena un giorno, rubare cinquanta buoi con le sue manine piccine piccine che non sapevano ancora stringere? Come poteva recarsi tanto lontano, in Tessaglia, con i suoi piedini che non avevano ancora mosso i primi passi?

Apollo, all’udire come quel bambinello malizioso sapeva infilzare bugie, aveva una gran voglia di ridere, ma, sforzandosi di fare la faccia feroce, gli minacciò terribili castighi se non obbediva all’istante. Infatti agguantò l’infante, lo portò sull’Olimpo e lo accusò formalmente di furto, presentando come prova alcune pelli che aveva trovato all’esterno della grotta, e che aveva riconosciuto come dei buoi rubati.

Zeus, a cui ripugnava di credere che il suo figlioletto appena nato fosse un ladro, invitò Hermes a dichiararsi innocente, ma Apollo non si lasciò abbindolare ed Hermes, alla fine, cedé e confessò.

«Vieni con me» disse ad Apollo «e riavrai le tue bestie. Ne ho uccise soltanto due, tagliandole in dodici parti uguali da sacrificare ai dodici Dèi.»

«Dodici Dèi?» chiese Apollo stupito. «E chi sarebbe il dodicesimo?»

«Il tuo servo, signore» replicò Hermes, con finta modestia, «e ti assicuro che ho mangiato solamente la mia parte, benché avessi una gran fame, bruciando sull’altare le altre undici.» Quello fu il primo sacrificio cruento in onore degli Dèi.

I due Dèi ritornarono sul Monte Cillene dove Hermes salutò sua madre, ed andò a frugare sotto una pelle di capra per prendere qualcosa che aveva nascosto.

«Che hai lì?» chiese Apollo. Per tutta risposta, Hermes gli mostrò la cetra e suonò una melodia così dolce, servendosi del plettro, e cantò una canzone così lusinghiera elogiando l’intelligenza, la nobiltà e la generosità di Apollo, che questi si struggeva di averla.

Hermes diede allora prova di saper fare bene gli affari e rispose che, in quanto a lui, gli avrebbe regalato volentieri la cetra, purché Apollo gli avesse lasciato i cinquanta buoi. Così fu stabilito, e da quel giorno i due diventarono ottimi amici.

Di questo mitico furto è possibile una spiegazione in chiave naturalistica: i buoi di Apollo simboleggiano le nubi che coprono il cielo, e che il vento disperde e nasconde non si sa dove. Il Sole, che vede tutto, le scopre dal loro nascondiglio e con l’aiuto del vento, fa tornare a pascere nelle praterie celesti.

Mentre le mucche pascolavano pigramente, Hermes tagliò una canna, ne fece uno zufolo da pastore e suonò un’altra melodia. E Apollo, di nuovo deliziato, strepitò: «Facciamo un baratto! Tu mi dài lo zufolo, ed io ti do il bastone dorato che utilizzo per radunare il bestiame; in futuro tu sarai il Dio di tutti mandriani e di tutti i pastori.»

«Il mio zufolo vale più del tuo bastone» replicò Hermes «ma accetto di fare il baratto se m’insegni l’arte augurale, che mi sembra molto utile.»

«Questo non lo posso fare» replicò Apollo «ma se andrai dalle mie vecchie nutrici, le Trie che vivono sul Parnaso, esse t’insegneranno a leggere il futuro nei sassolini.»

In seguito le Trie (la triplice Musa del Parnaso, divinità delle montagne) insegnarono ad Hermes come predire il futuro, osservando la disposizione dei sassolini in un catino pieno d’acqua, ed egli stesso inventò poi il gioco divinatorio degli astragali. Hermes aiutò le tre Moire a comporre l’alfabeto, inventò l’astronomia, la scala musicale, la coltivazione dell’olivo e come anzidetto, la bilancia e le misure di capacità.

L’Araldo degli Dèi
Zeus invitò Hermes a rispettare d’ora in poi la proprietà altrui, e a non proferir più spudorate bugie, ma non poté trattenersi dal sorridere. «Mi pare che tu sia un piccolo Dio molto ingegnoso, eloquente e persuasivo.»
«E allora fa di me il tuo araldo, oh Padre!» rispose Hermes. «Io custodirò i beni divini e non pronunzierò mai bugie, benché non possa promettere di dire sempre tutta la verità.»
«Da te non me la potrei mai aspettare» rise Zeus «ma i tuoi compiti non si limiteranno a questo. Dovrai presiedere alla stipulazione dei trattati, favorire i commerci e proteggere i viaggiatori su tutte le strade del mondo.»
Hermes accettò le sue condizioni, e Zeus gli diede una verga da araldo adorna di bianchi nastri, che tutti avrebbero dovuto rispettare; un berretto rotondo che gli riparasse il capo dalla pioggia, ed aurei sandali alati che lo avrebbero portato dovunque con la rapidità del vento.
Egli fu accolto con entusiasmo dalla famiglia degli Dèi Olimpici, ed insegnò loro ad accendere il fuoco, facendo roteare rapidamente un bastoncino nella fessura di un ceppo.

I nastri bianchi araldici che ornavano la verga di Hermes furono più tardi erroneamente scambiati per serpenti, poiché il Dio era araldo anche di Ade. Secondo un’altra tradizione, invece, era il bastone magico che Apollo gli regalò, ad avere già come ornamento i serpenti.

Quindi Hermes non era un semplice nunzio delle volontà divine, come Iris. Hermes era un messaggero assai più importante: egli riceveva infatti da Zeus o dagli altri Dèi, le missioni più delicate ed aveva la libertà di trattarle a suo modo, poiché gli Dèi avevano molta fiducia nella sua furberia, e nell’abilità e prudenza con cui portava a buon fine ogni incarico, per quanto difficile e complicato.
Era molto devoto e fedele a suo padre Zeus: quando la Ninfa Io, una delle amanti di Zeus, fu catturata da Hera e custodita dal gigante dai cento occhi Argo, Hermes su ordine del padre andò a salvarla, addormentando il gigante con canti e racconti, e quindi decapitandolo con una spada ricurva.
Tra le altre infinite mansioni, fu mandato a liberare Ares quando cadde prigioniero di Oto e di Efialte; a persuadere Hades a restituire per qualche tempo Persefone alla madre Demetra; a condurre Hera, Afrodite ed Atena sul monte Ida, nella Troade, al giudizio di Paride; a guidare il re Priamo fino alla tenda di Achille, per riavere il cadavere del figlio Ettore; a proteggere Ulisse contro i raggiri di Circe; a salvare Dioniso infante, dall’ira di Hera.

✦ Hermes nei Miti Greci ✦

L’Iliade. Nell’Iliade, Hermes aiuta il re di Troia ad entrare di nascosto nell’accampamento per parlare con Achille, e convincerlo a restituirgli il corpo di Ettore.

L’Odissea. Nel libro V dell’Odissea, Hermes viene inviato a chiedere alla Ninfa Calipso che Odisseo sia lasciato andare. Nel libro X protegge invece Odisseo, dandogli un’erba magica che lo rende immune dagli incantesimi di Circe.

Perseo. Hermes aiutò Perseo ad uccidere la gorgone Medusa, dandogli i suoi sandali alati ed il falcetto di Zeus. Diede a Perseo anche l’elmo di Ade che aveva il potere di rendere invisibili, consigliandogli di usarlo per non farsi vedere dalle immortali sorelle di Medusa. Anche Atena fornì il proprio aiuto a Perseo, prestandogli il suo scudo lucente.

Prometeo. Nell’antica tragedia Prometeo incatenato (attribuita ad Eschilo), Zeus invia Hermes a discutere con l’incatenato Titano di una profezia fatta da Prometeo stesso, che prevedeva che Zeus sarebbe stato rovesciato dal suo trono.

❖ La Discendenza di Hermes ❖

Pan. Pan, il Dio della natura, dei pastori e delle greggi dall’aspetto di un Satiro, era considerato figlio di Hermes e della Ninfa Driope. Nell’Inno Omerico a Pan, dopo averlo partorito la madre di Pan fuggì via dal neonato, spaventata dal suo aspetto.

Ermafrodito. Ermafrodito era figlio di Hermes e di Afrodite. Fu trasformato in un ermafrodito quando gli Dèi concessero, alla lettera, a lui e alla Ninfa Salmace di non separarsi mai.

Priapo. Il Dio Priapo era figlio di Hermes e Afrodite. Attraverso la figura di Priapo si perpetua il ricordo dell’origine di Hermes come divinità fallica. Secondo fonti diverse, Priapo era invece figlio non di Hermes, bensì di Dioniso.

Eros. Secondo alcune fonti il malizioso Dio alato dell’Amore Eros, figlio di Afrodite, era stato concepito con Hermes, anche se la paternità è stata attribuita anche ad altri Dèi, come Ares ed Efesto. La Teogonia di Esiodo afferma che Eros era nato dal nulla, e che la sua venuta al mondo era precedente agli Dèi. Nella mitologia romana Eros prese il nome di Cupido.

Tyche. La Dea della Fortuna e del Caso Tyche (in greco Τύχη) o Fortuna, secondo alcune leggende era figlia di Hermes e Afrodite.

Abdero. Abdero fu un figlio di Hermes che finì divorato dalle cavalle di Diomede, quando accompagnò Eracle a compiere la sua impresa.

Autolico. Autolico, il principe dei ladri, era figlio di Hermes e fu il nonno di Odisseo.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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