Feste delle Fate

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Data di pubblicazione: 14 Settembre 2011 ©Giardino delle Fate

❁ LA NOTTE DELLE FATE ❁

Il 24 giugno è la festa ufficiale delle Fate. La Festa delle Fate è incanto, armonia, pace e tanta voglia di vivere un sogno…

La Notte delle Fate, detta “Notte di San Giovanni”, cade tra il 23 ed il 24 giugno, e corrisponde ai giorni del solstizio estivo. In questa specialissima e magica notte, per particolari influenze incantate tutte le piante sono esposte a straordinari influssi astrali, che ne amplificano infinitamente i poteri.

Solamente le piante esposte alla rugiada di questa notte possono essere chiamate “erbe delle fate”, e tutta la magia è contenuta nella rugiada che le bagna. Se si cogliessero le medesime erbe in un’altra notte, non avrebbero le stesse, potenti virtù.

Solitamente si raccolgono le piante spontanee, ma alcune tradizioni variano a seconda del tipo di raccolta: alcune consigliano di raccoglierne un numero ben preciso (100) di tipi tutti differenti tra loro, altre dicono di cogliere solo le piante spontanee. In queste ore notturne dai poteri straordinari, si devono raccogliere tutte le piante medicinali che si ritiene possano essere utili durante l’anno.

Le erbe vanno raccolte in gran segretezza, e con una sola mano, usando le “dita medicinali”, cioè il pollice e l’anulare della mano destra. Se si deve utilizzare uno strumento, bisogna fare attenzione che questo non sia di ferro, che annulla le virtù delle piante, ma di bronzo o d’argento (l’ideale sarebbe l’oro).

Molta attenzione dev’essere impiegata, se si decide di raccogliere la mandragora: il grido che emana quando si strappa, può causare la morte di chi la sta raccogliendo. La presenza della luna (meglio se crescente) è fondamentale.

Dato che in alcuni casi le erbe da raccogliere in queste poche ore sono molte, si possono raccogliere anche dal solstizio d’estate all’alba del 24 giugno, l’importante è che le erbe già raccolte si espongano sotto la luce della luna durante la notte delle fate, e che si bagnino con della rugiada.

Un antico rito che aiuta a purificare il corpo donandogli forza e salute, è quello di arrotolarsi nell’erba bagnata, alla luce della luna, per procurarsi benefici fisici, e di conseguenza anche psicologici.

★ La Festa dell’Equinozio d’Autunno delle Fate ★

In occasione del 21 Settembre, ovvero con l’inizio dell’Autunno, le Fate della Camarilla si ritrovarono ai Giardini delle Delizie, per celebrare la Festa d’Equinozio.

A questo rituale parteciparono tutte le famiglie della Camarilla delle Fate come le Fionsihde, Mothansihde, Dubsihde, Glasihde, Gormsihde, Buisihde e Ruasidhe.

Così iniziò la cerimonia, sotto gli occhi interessati e stupiti dei presenti e sotto la neve che cadeva, nonostante i 35° presenti nell’aria. Ogni famiglia della Camarilla, avendo particolari poteri e potendo esercitare differenti effetti, si mostrò nelle proprie particolarità. Iniziarono le Mothan, insieme alle Fion e alle Dub, che si disposero in cerchio al centro dei Giardini, per dare inizio alla danza. Le Fionsidhe iniziarono ballando in modo pacato e calmo, avvolte da una piccola nube formatasi poco prima del loro ingresso, e lasciandosi sfiorare dalla soffice e candida neve che cadeva lentamente.

Pian piano, col procedere della loro danza, la piccola nube iniziò ad avvolgere anche le anime interessate dei presenti alla Festa d’Equinozio.

Le Fate Mothansihde seguirono le sorelle Fion, incominciando a ballare intorno a loro, girando in modo vorticoso su loro stesse e riuscendo quasi a nascondere la nube di nebbia che si stava addensando intorno ai Cittadini e alle stesse Fate. I lunghi capelli delle Fatine segnavano il movimento dei loro volti, frusciando in un modo quasi ipnotico attorno a loro.

Le Dubsidhe, invece, restarono all’interno del primo cerchio formato dalle Fion, ed avviarono ad accompagnare le danze al suono dei loro tamburelli, simulando il rumore secco e deciso dei tuoni, come avvisando del grave e spaventoso temporale invernale pronto a coprire i presenti. Mentre l’aria ai Giardini iniziava a raffreddarsi e a costringere i Cittadini ad avvolgersi nei propri mantelli, ecco che i tamburi iniziarono a suonare i loro tuoni più pacatamente.

Ora il suono dei tamburi e le danze sembravano diventare una cosa sola, calmandosi, chetandosi, rendendo le Fate turbolente che avevano dato avvio alle danze, un gruppo di dolci e leggiadre Fate che si distribuivano in modo rapido ma estremamente soffice, in svariati cerchi…

Entrarono allora le Fatine della famiglia delle Glasidhe, insieme alle Gormsidhe.

Le prime presero a danzare in modo dolce ed aggraziato, simulando, con i loro lievi movimenti, la caduta delle foglie e stringendo tra le mani dei leggeri veli dai tipici colori autunnali. Luci verdi e soffuse cominciarono a sprigionarsi da queste Fatine che, ondeggiando, crearono la brezza tipica autunnale, mentre le Fate Gormsidhe le accompagnavano tenendo le braccia alzate, e facevano scendere piccole goccioline d’acqua dalle loro mani, ricordando, in questo modo, l’avvento delle piogge stagionali.

Nel frattempo, le altre famiglie di Fate continuavano il loro volteggiare ed il loro dolce ballo in onore della nuova stagione, permettendo alle Fate Gorm e Gla, di creare il secondo gruppo e di lasciar entrare le rimaste famiglie, le Ruasidhe e le Buisidhe, che portarono agli occhi dei presenti lo spettacolo di una danza molto gioiosa ed intraprendente.

Esse, infatti, iniziarono a ballare in modo scomposto tutt’intorno alle sorelle, riscaldando l’ambiente circostante e i presenti allo spettacolo fatato di quel pomeriggio, sia con piccoli ed emozionanti saette, che con il calore dei fasci di luce emanati dalle Buisidhe.

Lentamente i vari cerchi formatasi si sciolsero e le Fatine si avvicinarono ai lottiani presenti, invitandoli a ballare e a festeggiare l’Equinozio. Così fecero tutte le famiglie fatate, coinvolgendo con il loro calore ed il loro fascino, tutti i presenti, esterrefatti dallo spettacolo presentatosi davanti ai loro occhi.

Così, tra danze, sorrisi e l’inizio di una nuova stagione, si concluse la danza dell’Equinozio d’Autunno delle Fate… già di nuovo pronte per festeggiare l’arrivo dell’Inverno…

✧ Il Lago delle Fate ✧

Sull’Appennino esiste un piccolo paese chiamato San Pellegrino. Si narra che in questo paesino, molto tempo fa, c’era una rocca che difendeva dai briganti, ed un ponte sul fiume che scorre lungo la valle.

San Pellegrino è immerso nel verde di una stupenda vegetazione, dove il tempo sembra essersi fermato. C’è una chiesetta con il suo campanile che ancora scandisce le ore con le campane, ton, ton, ton… una casa grande dove i visitatori si possono riposare, una piccola botteghina che vende di tutto ed anche un ufficio postale, anche lui piccolo piccolo, ma a cui gli abitanti sono molto affezionati.

Ma la cosa più fantastica del piccolo paese è il bosco incantato, dove si trova il minuscolo Lago delle Fate.Se si passeggia nelle sere di primavera e di estate sui sentieri circondati da castagni, faggi e noccioli, con animo sereno e tanta voglia di sognare, non è difficile incontrare i piccoli abitanti del bosco incantato. Sono gli gnomi, ometti piccoli piccoli con vestiti colorati ed un cappellino rosso. Abitano sotto i funghi e nei vecchi e grandi castagni, sono tutti laboriosi e sorridenti.

C’è Gelsomino, che mentre si reca a fare la legna per il fuoco, porta con sé la fisarmonica e quando t’incontra, canta un delizioso ritornello che fa così “Sega le felci, mettile a sole e se piove valle a ripone…”

Sua moglie, la bella fatina Sandrina dalle lunghe trecce bionde e gli occhi azzurri come l’acqua della fonte, ha una splendida voce e mentre raccoglie fragole e mirtilli, accompagna il suono della fisarmonica cantando.

Ma non tutti sono sempre stati felici nel bosco incantato e si ricordano ancora di Grigino, uno gnometto vestito di grigio con un cappelletto nero, che si era scelto per abitare un funghetto bruttino e qualcuno diceva, anche velenoso. Era sempre imbronciato, non sorrideva, non cantava, non suonava e non faceva altro che brontolare.

Un giorno un uccellino, che sono i messaggeri degli gnomi, corse lungo tutto il bosco per annunziare la grande Festa di Mezza Estate al Lago delle Fate.

Le lucciole avrebbero fatto da lampioni e la luna da grande faro sul lago, dove le fate avrebbero danzato e gli gnomi suonato i loro piccoli strumenti. Si sarebbero mangiati i dolcetti con la marmellata o con il miele, le castagne secche ed i frutti raccolti nel bosco, mirtilli, fragole, lamponi e ribes. E ancora ci sarebbero state nocciole e noci. Insomma una grande festa, di quelle che nessuno vorrebbe perdersi.
Tutti aspettavano con grande impazienza il giorno della festa. Tutti tranne uno.

Infatti quando gli altri abitanti del bosco incontravano Grigino e gli domandavano se sarebbe venuto alla festa, lui rispondeva brontolando “No, io non ci andrò.” Quando pervenne la sera della festa e gli gnomi cominciarono a suonare e le fate al ballare vicini alla piccola cascata del laghetto illuminato dalle lucciole e dalla luna, Grigino, chiuso nel suo fungo, fu colto da tanta nostalgia, sentendo che gli altri si divertivano.

Ma si vergognava, perché non sapeva fare nulla. Non sapeva suonare e neppure ballare, ma solo brontolare. Però la curiosità era tanta ed allora uscito dal suo fungo, si avvicinò quatto quatto al laghetto e, nascosto dietro ad una foglia, guardava gli altri che si divertivano.

Una fatina dagli occhi verdi come l’acqua del fiume, la carnagione bianca come la luna e i lunghi capelli neri, lo vide e gli andò incontro.

Grigino appena si vide scoperto, cercò di scappare, ma la fatina lo trattenne e gli disse: “Vieni, vieni anche tu alla festa, basta che tu sappia ridere ed abbia voglia di fare amicizia, vedrai che ti divertirai Grigino”. Piano piano si lasciò convincere e si avventurò in mezzo agli altri, e dopo un po’ si lasciò andare e cominciò a sorridere, a danzare e a divertirsi.

Da quel giorno tutti gli abitanti del bosco si trovano al Lago delle Fate a festeggiare le notti di luna piena.

Cari amici, se anche voi verrete nel piccolo paese di San Pellegrino, dopo qualche giorno quando il cuore sarà diventato leggero e l’animo aperto, se aspetterete una notte di luna piena e tenderete gli orecchi con fantasia e tanta voglia di sognare, non sarà difficile sentire la musica e le risate che arrivano dal bosco. Sono gli Gnomi e le Fatine che fanno festa al Lago delle Fate.

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