Il Popolo Celtico

Articolo trasferito dalla precedente versione del sito https://giardinodellefate.wordpress.com

Data di pubblicazione: 19 Settembre 2011 ©Giardino delle Fate

La religione celtica ha molte affinità con le religioni delle culture indoeuropee, in particolare con quella scita. Essa si basa su concetti molto semplici: la reincarnazione (o più esattamente la metempsicosi), la rigenerazione, la resurrezione, l’amore per la natura, la sacralità di alcune piante (la quercia in Gallia e Galizia, il tasso in Britannia, il torbo in Irlanda).

Gli alberi erano il tramite con il firmamento e separavano l’uomo dagli Dèi celesti, per cui attorno ad ogni villaggio c’erano dei boschi sacri (drynemeton), dove si eseguivano riti e dove veniva giudicata la gente dai Druidi. Si usavano spesso anche i dolmen ed i menir megalitici, già realizzati dalle precedenti civiltà, per rappresentare una continuità tra l’uomo ed il firmamento.

La morte rappresentava per i Celti una breve pausa per una vita eterna, esisteva infatti la reincarnazione, per questo si amava la natura, perché si poteva rinascere in altre forme di vita. Il concetto di rigenerazione era fondamentale e a simboleggiarlo c’era la croce celtica.

Il tema della resurrezione è importante, perché indica una continuità della vita ai danni della limitatezza della morte, dunque il celta non si preoccupava se in battaglia moriva, anzi, questo gli dava più onore, tanto poi risorgeva. Andavano nudi in battaglia perché, in preda al loro furore bellico, comunicavano direttamente con gli Dèi e quindi emettevano calore.

Non è escluso che i Druidi conoscessero delle tecniche yoga, atte a creare uno stato di trance nei guerrieri nella fase pre-bellica, essi infatti eseguivano dei passi di danza prima di combattere, proprio per entrare in contatto con le divinità.

I Celti, specialmente quelli d’Irlanda, credevano che alcune divinità vivessero sottoterra. Con loro si entrava in contatto attraverso pozzi e stagni, infatti attorno ad ogni villaggio c’erano zone ritenute sacre anche per questo.

In Vandea sono stati trovati pozzi contenenti alberi e resti umani ed animali: agli Dèi si sacrificava tutto, sia il simbolo della fertilità che la vita stessa. Esistevano cerimonie celtiche, presiedute da druidi, in cui, con un sottofondo musicale, si portavano in processione alberi che, alla fine, venivano sepolti in pozzi.
I Celti non credevano nel peccato, quindi la loro morale era molto semplice. Collezionavano le teste dei nemici (in Irlanda il cervello) sopra le porte delle loro capanne o su pali conficcati nel terreno, sia perché questo accresceva la loro fama, sia perché quando il nemico fosse rinato lo avrebbe fatto senza testa, quindi più debole.

I Galati trasmisero ai loro cugini europei il mito scita del piccolo dio Attis e della sua madre Cibele, dispensatrice di coraggio e gran madre di tutti, che poi, se vogliamo, è lo stesso mito fenicio del dio Baal e della dea Baalat. Dunque la donna rappresentava il coraggio, che specialmente in battaglia era molto utile, e la fertilità che si ricollega alla rigenerazione della vita: esisteva una forte venerazione per la madre.

Il ruolo del Druida è molto simile a quello del bramino indiano, la società celtica e quella indiana sono simili: il re-cavaliere assomiglia al rajas indiano. A tale proposito si sottolinea che anche alcune parole del gaelico sono molto simili al loro omologo indiano.

I Druidi erano il centro della religione celtica. Ebbero anche una valenza politica. In Gallia, in particolare, sotto la dominazione romana, difesero i costumi celtici e portarono avanti un sentimento rivoluzionario antiromano che sfociò secoli dopo, durante la fine dell’Impero Romano. Essi non pagavano tasse, non espletavano il servizio militare, non erano legati al loro territorio come il resto della popolazione.

Erano, in pratica, i veri capi della tribù. Avevano un falcetto in mano che li rappresentava, anche perché erano conoscitori di erbe mediche, che venivano raccolte con una certa ritualità: alcune, in quanto velenose, erano raccolte con la mano sinistra (era quella che valeva di meno), altre con la destra. Essi seppellivano i morti in tumuli, secondo la tradizione dei kurgan.

I Druidi si riunivano in assemblee e c’era il majestix (il grande re) che affidava i vari compiti. Si diventava Druida solo dopo aver superato una prova che consisteva nel ritirarsi nel bosco sacro e giungere all’aldilà (attraverso prove di allucinazioni ed ipnosi): solo chi vi era stato ed aveva fatto ritorno tra i mortali poteva guidare un popolo.

I Celti avevano 374 divinità, ma in realtà molte erano copie di altre, per cui se ne contano circa 60. Tra questi si ricorda: Teutate, Dio barbuto presente nei riti sacrificali, Beleno omonimo di Apollo, Arduinna da cui presero il nome le Ardenne, Belisama omonima di Minerva, e Nemetona, Dea della Guerra.

Il più importante di tutti era Lug, che diede il nome a Lione e Leida, che simboleggiava un grande Druida e sapeva suonare l’arpa, lavorare il ferro, combattere da valoroso, fare magie. Questi fu il progenitore del germano Wotan, che era chiamato anche Odino ed era il signore del Walhalla. Wotan era il grande Druida ed era il signore del calore magico che infiamma il guerriero, dunque tra Germani e Celti c’è questa trinità divina in comune: Wotan-Odino, Donar-Thor, Ziu-Tyr, presso i primi; Teutate, Eso e Tarani presso i secondi.

Teutate era il più potente e si placava con sacrifici di sangue, Eso era identificato con il toro, anche egli assetato di sangue, e Tarani era il Dio della Guerra e preferiva il rogo. Successivamente Lug prese il potere su tutti.

La volta celeste era la proiezione della vita terrena, per questo si ipotizzavano lotte e nascite di Dèi: alla fine uno prevalse e fu il successo dei Druidi. Il concetto di trinità è molto ricorrente nelle religioni dei popoli di origine orientale.

La visione religiosa celtica delle divinità è molto complessa. A prima vista, essi veneravano come divinità (ci riferiamo ai Gaeli d’Irlanda, ma un discorso analogo è applicabile a tutte le culture celtiche, non potendo sempre parlare di una unitaria) i Tuatha De Danann che, come già visto non furono altro che uomini ritenuti probabilmente di stirpe celtica che precedettero i Gaeli nel ciclo delle conquiste di Eriu, con tutte le riserve che si possono avere sulla loro natura.

Erano insomma presentati come esseri soprannaturali più che come Dèi, sebbene potrebbe sembrare che siano diventati più tardi oggetto di venerazione.

In realtà, le cose sono sempre più intricate di come possa sembrare, è possibile infatti che i Tuatha De Danann, in quanto Dèi, non siano davvero delle singole divinità come credono coloro che sostengono la visione della religione celtica come politeistica. Forse essi non furono che simboli utilizzati per rappresentare i mille volti di un unico Dio poliedrico, non dissimile da quello cristiano, che presiedeva ad ogni aspetto della vita.

Questo discorso è naturalmente valido solo per ciò che concerne Druidi e classi “colte”; posto anche che queste supposizioni siano vere, è improbabile che esse fossero comunque condivise dal popolo. Ma è possibile, comunque, che essi esistessero anche in quanto creature, situate, com’è noto, in un altro piano di esistenza al quale sarebbero passati dopo la loro cacciata avvenuta per mano dei Gaeli; si trovano in luoghi come La Terra della Promessa, La Terra sotto le Onde, le Isole sotto il Mare e nei Sidhe.

Tutte queste rappresentazioni dell’Oltretomba ci riportano ad un tema necessario da chiarire: la presunta e tanto decantata metempsicosi dei Celti. Questa informazione, erronea, ci è stata trasmessa dai cronisti classici, che non sempre riuscirono ad immedesimarsi a sufficienza nell’opposta mentalità celtica.

In realtà si pensa che i Celti non credessero nella reincarnazione così come la intendiamo noi; credevano, è vero, nella immortalità dell’anima, ma questa non “trasmigrava” ad un altro corpo come si crede nel culto buddista. Il “passaggio” dello spirito, anche questa testimonianza della mentalità celtica di Dio come divenire e non come essere, avveniva tra diversi mondi.

Probabilmente si riteneva che esistessero infiniti piani di esistenza, ognuno forse migliore del precedente, e che le anime “migrassero” da uno all’altro di questi mondi. La Terra della Promessa e tutti i suoi eponimi sarebbero quindi sì, l’Oltretomba, ma un Oltretomba relativo, come anche il nostro mondo diventerebbe allora l’Oltretomba di un precedente piano di realtà, dunque è possibile che i Tuatha fossero visti allora come entità lontanamente paragonabili ai Bodhisattva, ossia creature un tempo umane ma ora differenti da noi perché appartenenti ad un superiore livello di esistenza, e detentrici perciò di privilegi superiori a quelli della nostra condizione attuale.

Nella mitologia celtica non vi è netta distinzione tra divinità ed esseri umani, molti eroi hanno tratti ed ascendenze divine, e allo stesso modo alcuni Dèi o semidèi non sono che figure trasfigurate di mortali. Ciò è dovuto essenzialmente a due cause: in primo luogo alla trasmissione orale, che per secoli se non per millenni caratterizzò ogni produzione scientifica, religiosa, storica e poetica dei Celti.

Furono perciò i Bardi, di regola, a curare il tramandamento delle leggende e delle tradizioni del loro popolo, che vennero riversate su pergamena solo in alcune zone, principalmente in Irlanda ed in Galles, e solo in seguito alla cristianizzazione, con l’intenzione di preservare ciò che rischiava di scomparire con il declino della classe druidica.

Nel corso della stesura di tali manoscritti, affidata a monaci cristiani, fu però applicato un inevitabile filtro, attraverso il quale le storie vennero talvolta (non sempre) ad acquisire un carattere agiografico ed edificante, funzionale alla politica di cristianizzazione allora in atto. Molti elementi vennero così travisati dai copisti, che oltretutto si preoccuparono di far sparire (almeno a loro giudizio, poiché le loro correzioni sono per la maggior parte superficiali ed artificiose) ogni traccia del paganesimo che inevitabilmente pervade ogni corpus mitologico. Ecco dunque che divinità come Lugh, Dagda, la Morrigan o Manannan McLyr, perdono il loro status divino diventando antichi re, stregoni, giganti, esseri magici e fatati, quando non addirittura demoni.

In alcuni casi, al contrario, vengono assorbiti dalla cultura cristiana e venerati come santi: è il caso, pare, di Santa Brigida. Per quanto riguarda i Druidi (e raramente ne compaiono), essi vengono presentati sotto una luce di discredito che sicuramente non ha avuto origine dalla tradizione celtica, e la loro magia è regolarmente ridicolizzata dai miracoli del Santo di turno, che li batte sul loro stesso campo sventandone i perversi piani…

La seconda causa a cui si è fatto cenno è invece un fattore “intrinseco”, che non dipende da influenze esterne: il processo di trasfigurazione e di divinizzazione degli eroi del passato è comune a molte culture, ed è stato studiato a fondo dagli antropologi. Nella cultura celtica è un elemento molto comune, basti pensare al mito irlandese dei Tuatha De Danann, mito secondo il quale costoro erano una popolazione celtica che dominava l’isola prima dell’arrivo dei Milesians, o Gaeli.

Con il sopravvento di questi ultimi i Tuatha De Danann, secondo le leggende, “scomparirono”, diventando un popolo fatato e semidivino dell’Annwyn (l’Aldilà celtico), i cui componenti, immortali e detentori di potentissime magie, partecipavano ad eterni banchetti in luoghi fuori dallo spazio e dal tempo, spesso collocati all’interno degli antichi tumuli neolitici o in prossimità di dolmen, laghi, sorgenti, uscendo per giocare qualche occasionale scherzo, più o meno fatale, a chi si avvicinava ai pochi luoghi ancora in loro potestà.

Come è facilmente intuibile, i Tuatha De Danann non “scomparirono”, ed è assolutamente da escludere che siano stati sterminati dai nuovi venuti: la leggenda testimonia invece, attraverso il filtro della poesia, il loro progressivo ritiro davanti all’invasore, la migrazione che verosimilmente li portò dalle coste fino alle zone più interne dell’isola e la successiva, lenta integrazione etnica e culturale con il conquistatore.

Il caso dei Tuatha De Danann non è unico, si badi bene, anche sul continente la definizione irlandese Aes Sidhe (“Popolo delle Colline”) era applicata, con minime variazioni linguistiche, per definire le creature fatate, probabilmente i primi abitatori neolitici dell’Europa, costruttori di dolmen, tumuli e cromlech, sconfitti dai Celti nella loro migrazione ancestrale.

Oltre a questi casi, in cui si parla più che altro di interi popoli, si hanno chiare tracce, come si è accennato in apertura, di diversi eroi e condottieri leggendari assurti al rango divino o, per meglio dire, ricordati come divinità: un esempio potrebbe essere costituito da Brenno, re dei Senoni, che mise a ferro e fuoco Roma nel 390 a.C., il cui nome può venir fatto risalire alla radice Bran-wen, “Bianco Corvo”, secondo alcuni riconducibile, in ultima analisi, alla Dea Morrigan.

A parte questa etimologia, è storicamente provato che la figura di Brenno fu identificata, ai tempi di Cesare, con una divinità. Più in generale, è raro che un Eroe muoia davvero nella mitologia celtica, molto spesso egli dorme all’interno di un tumulo, sotto la superficie di un lago, o su un’isola avvolta dalle nebbie, in una sorta di luogo fatato e fuori dal tempo da cui un giorno farà ritorno per combattere nuove, gloriose battaglie.

L’ultima traccia di questo topos letterario celtico è facilmente riscontrabile in Re Artù, che dopo il tradimento di Mordred si rifugiò sull’isola di Avalon, ed ancora oggi è viva la “credenza” nel suo ritorno, predetto il giorno in cui l’Inghilterra sarà di nuovo in gravi difficoltà. Lo stesso Mago Merlino, tradito da Morgana, sarebbe tuttora vivo e prigioniero, secondo la leggenda, in una grotta nella foresta bretone di Broceliande. L’Eroe celtico, dunque, è per definizione immortale, ed in qualche modo connesso con il mondo fatato dei Sidhe.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

Info Post

loading...

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Contenuto protetto da Copyright

NUOVA NORMATIVA GDPR - Per usufruire delle complete funzionalità del nostro sito devi accettare l'uso dei Cookie. In questo modo, potremo darti un'esperienza migliore di navigazione.
PRIMA DI ACCETTARE LEGGI DETTAGLI

Oltre ai Cookie tecnici necessari per un regolare funzionamento del sito, Giardino delle Fate utilizza Cookie aggiuntivi per personalizzare la navigazione dell'Utente, in merito alla gestione delle statistiche, del traffico, dei social media, dei video e degli annunci promozionali. Puoi scegliere tu stesso se accettare o meno, dando il tuo esplicito consenso. In alcun modo i dati inseriti (ad es. e-mail per iscrizione al blog o nella sezione commenti) verranno usati per diverse finalità né condivisi con terze parti: il nostro interesse è la sicurezza della tua privacy. Accetti l'uso dei Cookie e i termini e le condizioni della nostra PRIVACY POLICY? Cliccando su "Accetto" dichiari di aver letto e accettato. La durata di accettazione dei Cookie è di 3 mesi, con la possibilità di revocarla in qualsiasi momento attraverso l'apposito pulsante in basso nel footer del sito (alla fine della pagina). Se non accetti, potrai comunque continuare con la navigazione ma la visualizzazione delle pagine sarà limitata. In ottemperanza e conformità al Regolamento UE n. 2016/679 (GDPR).

Chiudi