Il Popolo Celtico

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Data di pubblicazione: 19 Settembre 2011 ©Giardino delle Fate

❈ Gruppi linguistici Celtici e derivati ❈

La prima migrazione fu legata ai popoli di lingua gaelica che, partiti dalla Spagna settentrionale, approdarono in Irlanda, Scozia e Isola di Mann. Svilupparono una lingua denominata “celtico Q”, poiché al posto della lettera K si utilizzava la lettera Q.

La seconda migrazione fu caratterizzata da popoli britannici che, partiti dal Belgio, in piena età lateniana, dunque nella massima fase dello sviluppo socio-economico, colonizzarono Inghilterra, Galles e Cornovaglia, sviluppando il “celtico P”, poiché la K era sostituita dalla P. Ad esempio, la parola indoeuropea ekuos (cavallo), si scrive equos in gaelico ed epos in britannico.

Dunque la mutazione consonantica q-p caratterizzò due tipologie di popolazioni, che si differenziavano anche per scelte architettoniche ed urbanistiche: le prime vivevano in fortificazioni, le seconde in villaggi, ed è anche probabile che la migrazione dei secondi spinse i primi verso zone più lontane. Il termine gaelico deriva dalla parola gwyddel che significa “selvaggi” e fu attribuita, in una fase di migrazione, dai Gallesi agli avi degli Irlandesi che vi si insediarono.

I Celti hanno risentito molto della cultura scita, sia per l’uso delle tombe a tumulo, sia per l’allevamento del cavallo, ritenuto sacro, sia per il rito di tagliare e conservare la testa del nemico a protezione della propria capanna, sia per la suddivisione in classi sociali, ove l’aristocratico era chi possedeva più cavalli. Dunque i Celti hanno subito influenze orientali (Sciti, Kurgan, Greci, Etruschi) ed europee (culture di Hallstatt e di La Tene, popoli del nord), sviluppando a loro volta una propria cultura.

I Celti erano composti da diverse tribù, ognuna delle quali si diffuse in uno specifico territorio. Si difesero dai Romani, dai Germani e dalle invasioni asiatiche. Nel corso delle loro migrazioni popolarono un vasto territorio.

Videro lo sviluppo di diverse società (kurgan, halstattiana, lateniana) che corrispose anche ad uno sviluppo economico e sociale. In base alla premessa fatta in precedenza, possiamo visualizzare la seguente situazione, legata sia al popolo celtico che alla regione di influenza relativa, frutto di continue migrazioni:

Bulgaria: Bastarni (fondatori del regno di Tylis)
Serbia:
Scordisci (325 a.C.)
Ungheria, Romania, Boemia: Carnuti, Teutoni, Cimbri (forse di origine germana), Menapi, Treviri, Ubii
Svizzera:
Rezi, Rauraci, Carnuti, Elvezi
Austria:
Taurisci, Norici
Italia Settentrionale:
Boi, Senoni,Veneti, Gesati, Insubri, Taurisci
Spagna e Portogallo:
Celtiberi che si mescolarono con la popolazione locale degli Iberi e che ebbero un sviluppo diverso rispetto ai Galli, i Gallaeci e gli Asturi (Galizia), i Cantabri (zona di Bilbao), i Tarragonesi, i Baeti (zona di Siviglia), i Vasconi (Pirenei, da cui è originato il termine guascone), gli Arevaci, i Vaccei, i Lusitani ed i Vettoni (nel Portogallo)
Anatolia:
Galati (276 a.C.) abitanti della Galazia, arrivati dalle regioni del Danubio
Macedonia:
Tettosagi, Trocmeri, Tolistoagi, che entrano in contatto anche con Alessandro Magno;
Francia:
Sequani, Edui, Alverni, Ambroni, Arverni, Parisii (che diedero i natali a Parigi), Aquitani, Vocati, Volci, Bellovaci, Venelli, Eburovaci, Suessioni, Tricassi, Mandubii, Carnuti, Veneti, Namneti, Pitti, Biturgi, Allobrogi, Gesati, Ceutroni, Eburoni
Paesi Bassi e Belgio:
Nervii, Menapi, Suessoni, Remi, Belgi (forse di origine germana)
Germania:
Ambroni, Teutoni, Boi, Nemeti, Vangioni, Treviri, Advatici, Usipeti, Tenteri, Eburoni, Ubii, Sicambri (si tratta in prevalenza di popolazioni germaniche, di influenza celtica)
Irlanda:
Ulsteriani (con capitale Emain Magach), abitanti del Mide (centro-est), del Connacht (ovest) e del Munster (sud-est), Scotti, che migrarono in Caledonia che prese il nome di Scozia
Scozia:
Pitti e Caledoni
Galles:
Ordovici, Siluri e Cornovii, che poi migreranno in Cornovaglia
Inghilterra:
Atrebati, Belgi, Catuvellani, Trinovanti, Dumnoni (in Cornovaglia), Coritani, Briganti, Suessoni, Carataci, Novanti, Segovii, Trinovanti, Iceni
Danimarca:
Arudi, Cimbri, Ambroni (si tratta in prevalenza di popolazioni germaniche, di influenza celtica)

Dunque i Celti, durante una loro migrazione, giunsero fino in Turchia. Nel 278 a.C. Brenno, omonimo del condottiero che un secolo prima sconfisse i Romani, invase la Pannonia e da lì, attraverso l’Illiria, giunse in Grecia, distruggendo Delfi, dove venne ferito.

Tra il 278 a.C. ed il 270 a.C., trovando resistenza in Grecia, in particolare in Macedonia, una parte della popolazione celtica attraversò lo stretto dei Dardanelli e si stanziò a ridosso della Bitinia, approfittando anche dell’invito del re locale Nicomede che, in cambio di territori, li assoldò come mercenari per conquistare l’Anatolia ed avere uno Stato cuscinetto con i Frigi.

La loro espansione ed i loro saccheggi furono interrotti dall’imperatore di Siria Antioco I, che li sottomise e li confinò in Galazia, regione nei pressi di Ankara. Successivamente, nel 230 a.C., il re di Pergamo Attalo I, sconfigge i Galati che si erano ribellati e fa erigere, come segno di trionfo, dei gruppi marmorei. Di questi oggi ci rimane una copia romana del “Galata Morente”.

L’altra parte della popolazione, che costituiva il flusso migratorio, caratterizzata in particolare dalla presenza dei Bastarni, sconfitta in Macedonia dal re Filippo, padre di Alessandro Magno, si stanziò in Bulgaria, fondando il regno di Tylis.

L’Irlanda fu l’unico paese celtico che non subì invasioni, per cui sviluppò la propria cultura completamente senza subire influenze esterne. Era divisa in cinque regioni: a nord l’Ulster, con capitale Emain Magach, a sud il Munster, con capitale Caisel, ad ovest il Connaught, con capitale Cruachain, ad est il Leinster, con capitale Dinn Rig ed al centro-est il Mide, con capitale Tara, luogo sacro vicino a Dublino.

La prima e l’ultima regione furono le più progredite, con la prevalenza finale dell’ultima. Nel 450 d.C. l’Irlanda era divisa in due regni: il regno del nord abitato dagli Uì Neìll e quello del sud, popolato dagli Eòganachta.

Gli Scotti migrarono in Galles, dove i loro discendenti furono chiamati “selvaggi” (gaelici) dalle tribù locali ed in Caledonia, a cui diedero il nome di Scozia, tra questi, sull’isola sacra di Iona approdò San Colombano (563 d.C.) che evangelizzò la regione assieme a dodici discepoli, dunque la cultura celtica si interseca con il cristianesimo.

Sia l’Irlanda che la Gallia furono sede di molti conventi, che in realtà erano comuni. La seconda, poi, fu patria di San Martino, vescovo di Tours, nonché della setta eretica pelagiana, che contrapponeva alla grazia divina, professata da S. Agostino, solo la capacità umana.

L’Irlanda era la patria della chiesa celtica, che già esisteva prima dell’evangelizzazione della chiesa romana operata da San Patrizio e da Palladio. Questa fu importata dall’Aquitania che aveva frequenti commerci con l’Isola Verde, ricca di stagno.

Dediti alla pastorizia, gli abitanti dell’Isola Verde non erano molto progrediti scientificamente. Amavano la musica, le arti esoteriche, la natura e svilupparono l’Alfabeto Ogamico composto da segni, con il quale composero fiabe, divinizzando eroi nazionali tra cui Cù Chulainn.

Il mito presso i Celti era importante e questo gli Irlandesi lo applicarono abbastanza: favole quali La conquista di Etain, Tàin Bò Cùailnge (la cattura del toro di Cooley), The book of Leinster, The book of Dun Cow, The yellow book of Lecan (le tre massime fonti mitologiche gaeliche), Novità sul maiale di Mac Da Thò, sono saghe che raccontano di eroi popolari, di Dèi come Maeve, divinità della guerra che visse tre volte, ricalcando le religioni scite e le strutture celesti degli inferi, riprese da tutte le altre religioni. Si ripete il tema della reincarnazione e della resurrezione.

Nella chiesa celtica non c’era una struttura ed un’organizzazione, esistevano solo abati, la pastorale era semplice, i frati vivevano in luoghi appartati (isole, eremi), lontano dai conventi, ed il simbolo più usato era la croce celtica, segno di rigenerazione, contenente al centro la ruota solare; imitando i Druidi gli abati al posto della chierica usavano una rasatura da orecchio a orecchio, lasciando i capelli sulla nuca lunghi.

La chiesa celtica adattò il modello cristiano all’amore per la natura, per la fantasia, per i luoghi fiabeschi: è evidente che, nonostante le dominazioni e le influenze, la filosofia dei Celti rimase incontaminata. In Irlanda, come in Scozia, non si annoverano martiri, segno che il modello cristiano fu accolto pacificamente, tuttavia ci sono molti santi, nominati anche con la segnalazione degli anacoreti, uomini, che si distinguevano per la semplicità, il vigore, la mitezza.

Ci furono notevoli dissidi tra chiesa celtica e chiesa romana: alle volte si rasentava la scomunica, come quando Fergal, vescovo di Salisburgo, credeva che sottoterra esistesse un mondo parallelo, in base al modello celtico. Lo scontro decisivo tra le due chiese fu nel 663 d.C. nel concilio di Whiotby: in questa sede il dissidio principale, preso a pretesto dalla chiesa romana, consisteva nella festa della Pasqua, che gli abati celtici festeggiavano tre giorni dopo le Palme, secondo la tradizione di Giovanni Evangelista.

La chiesa di Pietro e Paolo ne uscì vincitrice, tuttavia gli abati celtici continuano la loro evangelizzazione in Europa: Sangallo (Svizzera), Bobbio (Pavia), Francia, Salisburgo, Scozia, Inghilterra e Germania.

Nel 410 d.C. i Sassoni, gli Angli e gli Juti, popoli germanici, occupano l’Inghilterra. I Britanni si ritirano in Cornovaglia, Galles, Bretagna e Scozia. Nel 440 Ambrogio Aureliano prende il potere e sconfigge i germani. Nel 491 compare il mito di Artù che, attraverso dodici battaglie, scaccia gli invasori.

Dopo il 500 l’Inghilterra è di nuovo in mano ai germanici, che abbracciano la chiesa romana. L’Irlanda vivrà le invasioni vichinghe (793 d.C.), e comincia un periodo di migrazioni degli irlandesi verso l’Europa. Successivamente sarà la volta delle invasioni normanne, che importeranno l’amore per l’agricoltura e la pastorizia.

Nel 1066 il duca Guglielmo di Normandia riprende l’Inghilterra e restaura la chiesa celtica, rinasce il mito del Graal e di re Artù, che viene abbracciato anche dalla Francia, per puri scopi politici, in opposizione al domino della chiesa romana.

Il re Artù richiama il Dio celtico Artaios, siamo di fronte ad un eroe mitizzato, come avviene nella cultura celtica. Il Graal, poi, rappresenta le nature di Cristo: umana nel sangue e divina nell’acqua, entrambe sono unite assieme dallo spirito. Questi sono i tre elementi raccontati da Giovanni, che era il più seguito dalla chiesa celtica.

Chi possedeva il Graal, possedeva questi tre elementi. Di nuovo la fantasia serve ai Celti per superare le avversità della vita, che in questo caso erano rappresentate dai Germani. Tuttavia, come già detto, questa figura mitica fu strumentalizzata dai popoli invasori che volevano contrapporsi alla chiesa di Roma. 

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