Il volo delle Fate

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Data di pubblicazione: 14 Settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Amabel, la Strega con le Ali

C’era una volta un bosco incantato: nel bosco vivevano le Fate dei Fiori, che trascorrevano le loro giornate svolazzando di fiore in fiore per portare i colori più belli su tutti i petali delle corolle.

Il bosco abitato dalle fatine era davvero il più bel bosco del Regno, pieno di luce e di colori meravigliosi, e le stesse fatine erano le artefici e le custodi di tanta bellezza. Oltrepassato il fiume azzurro, aveva inizio la selva delle streghe: la selva era cupa e tetra, e non conosceva altri colori all’infuori del nero, del grigio e del marrone.

Le streghe trascorrevano buona parte del giorno a cercare senza sosta gli ingredienti per le loro pozioni magiche, e la notte spiccavano il volo in sella alle loro scope. Quasi tutte le streghe avevano una scopa magica: tutte eccetto una, la piccola strega Amabel.

Quest’ultima era ancora troppo giovane per poter volare, e così trascorreva le sue giornate a studiare gli incantesimi che le avrebbero permesso un giorno di diventare una brava strega.

Una mattina, dopo aver camminato per oltre un’ora nella selva alla ricerca di un’erba magica, Amabel scorse da lontano il fiume azzurro: la piccola streghetta rimase abbagliata da tanta bellezza e decise di oltrepassare il ponte di legno per andare a conoscere il mondo delle Fate.

Una volta giunta nel bosco incantato, Amabel rimase colpita dalla moltitudine di fiori colorati, così belli e luminosi da riempire il cuore di gioia. Camminando ancora scorse da lontano alcune fatine che giocavano fra loro: le fatine avevano la pelle chiara come la luna, gli occhi celesti come il cielo e i capelli biondi come il sole.

Tutte insieme volavano in circolo scherzando fra loro. Amabel le guardava e rimase incantata dalle loro ali. “Che bello!” esclamò fra sé. “A loro non occorre la scopa per volare, basta solo un leggero battito d’ali ed ecco che possono spiccare il volo. Che meraviglia… Anch’io vorrei poter volare così!”

Tutto a un tratto la fatina Faline si accorse della presenza di Amabel e disse alle altre: «Amiche, c’è una strega laggiù! Andiamo a scoprire per quale motivo è arrivata fin qui nel nostro bosco incantato.»

Amabel indossava la sua veste nera, aveva i capelli color carbone e gli occhi di un nocciola scuro.

Le Fate le chiesero: «Perché sei qui? Vuoi forse rubare i colori del nostro bosco?»

«Oh, no, non intendo fare assolutamente una cosa del genere» rispose Amabel. «Io vorrei solo imparare a volare come voi, io vorrei poter avere le ali.»

«Le ali?» ripeterono in coro le Fate. «Tu vorresti avere le ali?» E tutte insieme scoppiarono in una fragorosa risata.

«È impossibile per te avere le ali» le disse duramente Faline. «Tu non sei una fata, tu sei una strega.»

Amabel si rattristò molto. Girò le spalle e fece per incamminarsi sulla via del ritorno, quando improvvisamente una nuvola rosa comparve nel bel mezzo del prato: quando la nuvola si dissolse, Amabel si ritrovò davanti alla Regina delle Fate. «Buongiorno, Amabel, io sono Aurora, la Regina delle Fate. Ho ascoltato le tue parole e ho deciso di darti una possibilità per realizzare il tuo desiderio di avere le ali.»

«Ma lei è una strega» si oppose Faline. «Non può avere le ali!»

«Silenzio» la tacitò Aurora. «Ho deciso che se Amabel riuscirà a superare la prova a cui la sottoporrò, riceverà in premio un paio d’ali. Il suo desiderio è forte e sincero, e merita di essere esaudito.»

«Guadagnarmi le ali?» sussurrò Amabel, trepidante. «Oh, Aurora, ti ringrazio infinitamente… dimmi pure a quale prova hai deciso di sottopormi.»

Con un rapido gesto della mano, Aurora fece apparire davanti ad Amabel cento fiori di cristallo.

«Nell’arco di una giornata» disse la Regina delle Fate «dovrai fare un incantesimo che doni i colori a questi fiori; dopo aver compiuto ciò, dovrai essere capace di far scorrere vera linfa nei loro steli, tramutando il freddo cristallo in soffici petali. A partire da questo momento hai un giorno di tempo per portare a termine l’incantesimo e superare la prova. Io tornerò allo scoccare della ventiquattresima ora per vedere cosa sei stata in grado di fare. Quanto a voi altre» proseguì rivolgendosi alle fatine «dovrete lasciarla da sola.»

Aurora batté lievemente le mani e una nuvola rosa avvolse lei e le sue compagne. Quando la nube si dissolse, tutte le fate erano scomparse.

Amabel si rimboccò le maniche e si scostò i capelli dal viso, fece apparire davanti a sé un calderone di acqua bollente, estrasse dalla sua bisaccia una manciata di ingredienti magici ed iniziò alacremente a preparare la pozione. La piccola strega era sicura di poter riuscire nell’intento e portare così a termine la prova.

Purtroppo però, la dolce Amabel non immaginava che qualcuno stesse tramando contro di lei. Questo qualcuno era la fata Faline, gelosa del fatto che una piccola strega come Amabel potesse ricevere le ali fatate dalle mani di Aurora.

Quando Amabel si distese sul prato a riposare un po’, Faline approfittò del sonno della streghetta per lanciare un incantesimo contro la pozione magica di Amabel:

«Sette colori dell’arcobaleno,
scomparite in un baleno,
nero, grigio, viola e marrone,
impossessatevi di questa pozione!»

Pronunciato l’incantesimo, Faline si dissolse in una nuvola lilla, ma qualcuno da lontano osservò attentamente quella nuvola dissolversi nel prato dei fiori di cristallo…

Amabel, al suo risveglio, corse a spegnere il fuoco sotto al calderone e bevve col mestolo un sorso di pozione magica.

«Zot!» declamò pronunciando la formula magica. «Zot!» ripeté.

D’improvviso una nuvola scura abbracciò il prato dei fiori di cristallo, ed Amabel non comprendeva cosa stesse accadendo, poiché si aspettava che i colori della nuvola fossero quelli luminosi dell’arcobaleno. Quando la nube si dissolse, i fiori erano tutti appassiti.
Amabel spalancò gli occhi, non riusciva a spiegarsi come potesse essere accaduta una cosa simile.

“Questo prato doveva avere i colori dell’arcobaleno” disse a se stessa la piccola strega. “Cosa può essere mai andato storto nella mia pozione magica?”

All’improvviso le apparve davanti la fatina Faline, che sbatteva le ali e rimaneva a mezz’aria, in modo da poter guardare Amabel dall’alto in basso.

«Guarda che cosa hai combinato! Questi sono i colori più orribili che ci siano sulla faccia della terra. Tu credi davvero che Aurora ti darà in premio le ali dopo che avrà visto tutto questo?»

Prima che la piccola strega riuscisse a rispondere, apparve Aurora. La Regina delle Fate guardò i fiori appassiti e disse ad Amabel: «Mi spiace molto, piccola strega, ma purtroppo non hai superato la prova e dovrai abbandonare il nostro bosco incantato senza ricevere il tuo paio di ali. Addio.»

La piccola Amabel si sentì salire le lacrime agli occhi, e fece uno sforzo per trattenere il pianto, quindi volse le spalle e s’incamminò per uscire dal bosco.

Trascorsi pochi passi, Faline le si parò nuovamente davanti. «Tieniti pure questa» le ingiunse, gettandole addosso un’ala di fata. «Era mia e si è spezzata, ma Aurora me ne ha già data un’altra nuova di zecca. Se anche tu riuscissi ad aggiustarla, credi forse di poter volare con un’ala soltanto?» Pronunciate queste ultime parole, Faline scoppiò in una fragorosa risata e volò via.

Amabel fece in tempo a gridarle dietro: «Spero di non assomigliarti mai, fata malvagia!» Detto ciò, la piccola strega raccolse l’ala quasi trasparente e la osservò in controluce. “Io so come ripararla” disse fra sé, quindi pronunciò una formula magica e l’ala spezzata tornò all’istante come nuova. La piccola strega se la mise sotto il braccio e riprese il suo cammino.

Poco prima di arrivare al fiume azzurro, Amabel incontrò un nuovo personaggio sulla sua strada. Stavolta si trattava di una fatina molto piccina, con i capelli verde acqua e gli occhi color dell’argento. La piccola fatina era rannicchiata su se stessa e singhiozzava sommessamente.

Amabel le si avvicinò e le chiese: «Come ti chiami? Perché piangi? Posso forse fare qualcosa per aiutarti?»

La Fatina smise allora di singhiozzare e alzò lo sguardo verso Amabel. «Mi chiamo Melena» rispose. «Mi si è spezzata un’ala e non posso più volare.»

«Non puoi chiedere ad Aurora di donartene una nuova?»

«Oh, no, io non sono una fata del bosco incantato, io vengo dalle lontane vallate del nord. Aurora non è la mia regina e quindi non può aiutarmi in alcun modo.»

Amabel le porse senza esitazione l’ala di fata che portava con sé. «Tieni, prendi pure questa, è un’ala di fata che si era spezzata, ma io ora l’ho riparata grazie ad una formula magica. Forse potrai riprendere subito a volare. Su, prova a vedere se questa nuova ala può servire a sostituire la tua.»

La fatina Melena prese l’ala con sé e in un batter d’occhio spiccò il volo.

«Sei felice adesso?» le domandò Amabel.

«Oh, sì, Amabel, e voglio che lo sia anche tu.»

«Come fai a sapere che mi chiamo Amabel? Non ti avevo ancora detto il mio nom…» La piccola strega non fece in tempo a terminare la frase che una grande nuvola avvolse Melena, e quando la nuvola si dissolse, Amabel vide davanti a sé Aurora, circondata dalle fate del bosco.

«Aurora!» esclamò la piccola strega. «Ma dove è finita Melena?»

«Melena ero io, queste invece sono le tue nuove ali.» E così dicendo le porse un bellissimo paio di ali lucenti. «Ho visto Faline gettare elementi malefici nella tua pozione magica, so che senza il suo intervento scorretto saresti riuscita a superare la prova. Tu sei una brava strega, e soprattutto sei buona e generosa, proprio per questo meriti il tuo paio d’ali.»

Quanto a Faline invece, che è stata ingiusta e cattiva, questo è quello che si merita.» Aurora schioccò le dita e le ali di Faline scomparvero, lasciando che la fata cadesse per terra urtando il suolo con il suo piccolo fondoschiena.

«Ma, Aurora…» si lamentò Faline, dolente. «Togli le ali a me che sono una fata, e le doni ad Amabel che è solo una strega?»

«Tolgo le ali a te che sei stata subdola e sleale, e le dono ad Amabel che ha un cuore buono e bello, bello come i colori del nostro amato bosco.»

Fu così che da quel giorno Amabel divenne una strega con le ali, e i suoi lunghi capelli neri ondeggiavano dolcemente nell’aria quando spiccava il volo.

Amabel crebbe ed imparò a preparare mille altre pozioni magiche, si sposò con un mago del cielo e viaggiò per tutto il Regno, insegnando a tutti gli esseri fatati a volare ma non solo. Ha insegnato e tuttora insegna a volare a tutte le persone buone che incontra sul suo cammino…

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