Incantesimi Alchemici

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Data di pubblicazione: 2 Ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

ღ♥ IMMAGINAZIONE NEGATIVA ♥ღ
Ogni secondo di ricordo di sé penetra la “immaginazione”, ed apre una breccia nell’eternità…
~• Robert E. Burton •~

Abbiamo constatato quanto sia pericoloso giustificare ed alimentare le emozioni negative, ma abbiamo altresì constatato che esse sono la base di partenza per la nostra futura gioia e per la fabbricazione dei “corpi sottili”.

Adesso possiamo decidere di lavorare con la “materia emozionale”, però, dal momento che una grande percentuale di emozioni negative si origina dall’immaginazione negativa, si dovrà compiere un parallelo ed attento lavoro anche su quest’ultima. Per amor di precisione apriamo quindi una parentesi dove illustriamo la differenza fra immaginazione negativa e visualizzazione.

~• Immaginazione negativa •~
Rientra sotto questa dicitura ogni genere di immaginazione o “dialogo interno” che avviene nella nostra macchina biologica, e non è da noi né voluto né controllato. La sua pericolosità risiede in due caratteristiche:

da essa trae origine la maggior parte delle emozioni negative che proviamo durante la giornata
essa è in grado di far riaffiorare e poi alimentare un’emozione negativa anche a distanza di ore, giorni o mesi dall’evento che ha causato tale emozione

Facciamo qualche esempio del primo genere: alla vigilia di un esame o di un colloquio di lavoro, la nostra mente comincia a costruire situazioni immaginarie che incrementano la tensione e la paura. Alla vigilia di un incontro con un parente per il quale non proviamo alcuna simpatia, la nostra mente costruisce dialoghi immaginari in cui si arriva agli insulti o alle percosse.

Mentre il nostro partner è in vacanza con amici, la nostra mente immagina senza freno situazioni di tradimento, oppure disgrazie come incidenti o malattie. L’ipocondria è immaginazione negativa, ogni pensiero ossessivo si origina dall’immaginazione negativa. Tutte queste immaginazioni fanno fremere la nostra macchina a livello emotivo come se stessimo vivendo le situazioni immaginate.

Facciamo ora qualche esempio del secondo genere di immaginazione negativa: dopo un incidente stradale nel quale ci siamo infuriati con l’altro automobilista, andiamo a casa e trascorriamo ore a pensare a cosa gli avremmo detto o a cosa gli avremmo fatto, riprovando così la stessa emozione di rabbia e frustrazione.

Ripensando ad una situazione spaventosa riproviamo ripetutamente la stessa paura, e ripensando al partner che ci ha lasciato riproviamo per mesi la stessa nostalgia per i momenti belli passati insieme. Ripensando a quel politico o a quell’evento sociale inaudito, costruiamo mentalmente situazioni in cui noi litighiamo con quel politico, od interveniamo con violenza per risolvere una situazione. Allora la nostra macchina vibra di fastidio o rabbia.

Il fatto che tutto avvenga nella nostra mente non fa alcuna differenza, in quanto la macchina quando pensa emette le sue basse vibrazioni e i suoi pensieri-spazzatura nello spazio.

A ben guardare fanno parte dell’immaginazione negativa pure tutti quei “dialoghi interni” e quelle scene da film che la nostra mente immagina, e che non producono emozioni negative, ma ci fanno invece provare piacere o gratificazione personale. Nei nostri sogni ad occhi aperti immaginiamo di vincere alla lotteria, di avere un incontro amoroso con un famoso attore, di avere successo sul lavoro, di fare un bel discorso con gli amici, di essere gli eroi o i Maestri in mille situazioni.

Anche tutti i “sogni ad occhi aperti” riguardanti il nostro partner, di cui siamo follemente innamorati, rientrano nell’immaginazione negativa, ed un giorno, quando ci abbandonerà, invece che dai sogni saremo ossessionati da scene di gelosia, violenza, vendetta e disperazione. Inizialmente i sogni a occhi aperti non causano rabbia o paura, tuttavia possono causare emozioni di gratificazione, euforia, senso di esaltazione personale che appartengono sempre al mondo della macchina e che, in quanto tali, sono anch’esse frutto di una visione alterata della realtà.

Con il loro manifestarsi rendono tale visione sempre più allucinata, inoltre, prima o poi, richiameranno inevitabilmente, per effetto della Legge di Compensazione, una dose corrispondente di emozioni negative (l’euforia dovuta all’innamoramento, e le corrispondenti rabbia e depressione dovute all’abbandono).

Resta il fatto che quando cominciamo a contrastare l’immaginazione negativa, all’inizio ci conviene concentrare la nostra attenzione su quei pensieri direttamente collegati ad emozioni negative (lamentela, rabbia, giudizio, ansia, tensione), perché più dannosi dal punto di vista dello spreco di energia, e più facilmente distinguibili nella miriade di oziosi pensieri quotidiani.

Ma non si pensi che eliminare l’immaginazione negativa significhi togliere all’uomo anche la sua facoltà di sognare e di creare. Niente paura, queste magnifiche facoltà umane permangono e fanno parte della visualizzazione, è l’indispensabile capacità di immaginare e costruire col pensiero in maniera voluta e cosciente: immaginare cosa si dirà prima di un incontro importante è molto utile se lo si fa in maniera controllata, cioè senza ripetere le stesse scene ossessivamente per decine di volte e, soprattutto, senza scivolare nella tensione e nell’ansia (emozioni negative).

Anche ricostruire la scena di un incidente o il filo dei discorsi che si sono fatti in una certa occasione è molto utile, ed è anche un buon esercizio di addestramento della mente, ma anche qui è indispensabile non farlo con il fine di replicare le stesse basse emozioni, il che rientrerebbe nell’immaginazione negativa. Inoltre la visualizzazione è un elemento importante della creatività: gli artisti creano i mondi che poi rappresentano nelle loro opere immaginandoli, ma ciò è ben diverso dal sognare ad occhi aperti di vincere alla lotteria o di diventare un messia che salva l’umanità.

Tutte le volte che non siamo stati noi a voler iniziare coscientemente un certo processo di immaginazione, significa che esso è venuto da sé e ci sta usando, rubandoci preziosa energia. È pertanto meglio interromperlo, iniziando un’attività che tenga occupata la mente e le impedisca di sprecare le nostre forze nel sogno ad occhi aperti.

Il modo migliore per gestire l’immaginazione negativa è il ricordo di sé. Nel momento in cui cominciamo ad essere ossessionati da pensieri disturbanti (gelosia, ansia, paura o giudizio verso gli altri), dobbiamo portare l’attenzione su noi stessi, sul qui-e-ora. Non è importante l’oggetto della nostra immaginazione negativa, ma solo il fatto che in quel momento non ci stiamo ricordando di noi e siamo totalmente identificati con i meccanismi psicologici della personalità. A noi pare un argomento di importanza vitale, qualcosa di essenziale per la nostra vita, invece è solo frutto dell’illusione provocata dalla macchina biologica.

Il ricordo di sé è vera vita, mentre l’identificazione con qualche problema della personalità è tempo perso… qualunque sia l’oggetto delle nostre preoccupazioni. Non c’è differenza fra i vari argomenti, l’unica differenza è fra “sonno” e ricordo di sé. La personalità è la nostra parte animale, ed essa avrà sempre un motivo per lamentarsi, per essere infelice od ansiosa, ciò che deve morire avrà sempre paura di morire.

Talvolta l’identificazione con un problema può essere davvero pesante, e le emozioni negative molto dolorose e durature. Solo nella misura in cui ci siamo esercitati nel ricordo di noi stessi durante i momenti più tranquilli della nostra vita, troveremo la forza per ricordarci di noi nel corso dei periodi difficili. Non si può sperare di svolgere qualche esercizio ogni tanto e poi saper affrontare con equilibrio una disgrazia, si raccoglie solo ciò che si è seminato.

In ogni caso lo scopo non è scappare dalla sofferenza: il ricordo di sé non permette l’estinzione della sofferenza e dei pensieri ossessivi legati a questa sofferenza, bensì la loro osservazione e trasmutazione. Dobbiamo essere presenti mentre la macchina si contorce dal dolore perché è stata abbandonata dal partner o ha perso il lavoro. Questa presenza (il ricordo di sé) è sufficiente perché a livello alchemico si verifichino dei processi di trasmutazione.

Il fatto che riusciamo a restare presenti durante la sofferenza della macchina, significa che già esiste in noi un testimone (il maggiordomo degli insegnamenti di Gurdjieff), il quale opera profondamente e in silenzio la fabbricazione dei “corpi sottili”. Dobbiamo rassegnarci alla questione che su questo pianeta si soffre, e talvolta si soffre anche molto, ma possiamo decidere se sfruttare tale sofferenza a nostro vantaggio oppure continuare a subirla passivamente.

✫✫★ LAVORO SULLE EMOZIONI NEGATIVE ★✫✫

Tutto ciò che è stato detto finora su immaginazione negativa ed emozioni negative è servito ad introdurre un ambiente mentale, indispensabile affinché possa iniziare la loro trasmutazione. Parallelamente agli sforzi sul ricordo di sé, l’operatore alchemico dovrà infatti portare avanti un lavoro di trasmutazione delle sue emozioni negative.

Cominciamo col ripetere che nella nostra officina alchemica vogliamo fabbricare un veicolo per l’anima, il che si accompagna allo spostamento del centro di consapevolezza dell’individuo dalla mente al Cuore. La mente è l’organo attraverso cui percepisce la macchina, mentre il Cuore è l’organo del corpo di gloria attraverso cui percepisce l’anima.

Per fare ciò sfruttiamo il ricordo di sé e le preziose materie prime a nostra disposizione: le emozioni negative della macchina. Rabbia, invidia, gelosia, senso di sconforto, senso di inadeguatezza, paura, ansia, stress… sono il materiale su cui possiamo lavorare per fabbricare i nuovi corpi. In ciò sta il senso di tutta l’Alchimia. Ma per poterlo fare dobbiamo ricordarci di noi.

Prima fase. A questo stadio non è ancora possibile lavorare all’interno dell’emozione negativa, perché di norma è troppo difficile ricordarsi di sé nel bel mezzo di un’arrabbiatura o di una fase depressiva. Lo scopo è lavorare non appena ci si ricorda di farlo, non appena ci si disidentifica un po’ dalla situazione di sofferenza, il che può avvenire a qualche minuto o a qualche ora dall’apice dell’emozione negativa; meglio se avviene quando la macchina sta ancora fremendo a causa della frustrazione, dello stress o della rabbia da poco provate.

Appena ci si ricorda, ci si deve sforzare con tutta la Volontà di sostituire l’immaginazione negativa e l’emozione negativa (che viaggiano sempre in coppia), con pensieri che rappresentano una nuova visione di quanto sta accadendo. Le azioni da compiere sono queste:

 ricordarsi di sé, ossia ricordarsi di essere presenti qui-e-ora
 
cercare di non farsi coinvolgere nei pensieri sfrenati della mente (immaginazione negativa), collegati all’emozione negativa che stiamo provando: disidentificarsi dai pensieri significa guardarli come se fossimo spettatori esterni dell’attività frenetica di una macchina di cui noi siamo solo ospiti
assumere un nuovo atteggiamento mentale

Tutte le volte che non siamo in uno stato di Gioia, che non siamo innamorati del mondo e soffriamo per una qualche ragione, il motivo è che non riusciamo a vedere quanto sta accadendo intorno a noi.

Ci lamentiamo, ci arrabbiamo, ci deprimiamo, proviamo la nostra paura o lo sconforto, gridiamo il nostro fastidio, facciamo insomma tutto quanto siamo soliti fare, ma una volta tornati in noi, anche se accade dopo qualche ora, ci sediamo e pensiamo: “Quello che mi è successo – la mia sofferenza – non è dovuto a qualcosa che non va bene nel mondo esterno, ma al fatto che io non riesco ancora a vedere il mondo come veramente è”, e poi affermiamo con forza: “Ne ho abbastanza di questa allucinazione. IO VOGLIO VEDERE IL MONDO COME VERAMENTE È”.

Insomma non appena ce ne ricordiamo, il prima possibile, ci fermiamo un attimo ed assumiamo un atteggiamento che lentamente cambierà la nostra vita: “Se non sono nella Gioia è perché sto vedendo brutto, sbagliato, qualcosa che invece è bello. VOGLIO VEDERE QUESTA BELLEZZA”. Se abbiamo la forza di volontà di pensare queste cose, anche se non siamo ancora del tutto convinti della loro veridicità, anche se siamo ancora scettici, stiamo comunque operando una radicale trasformazione in noi.

Quando abbiamo un motivo di preoccupazione, un’angoscia, un’ansia, un fastidio, quello è il momento per ricordarsi che non stiamo percependo la realtà autentica. È ovvio che non possiamo esserne certi, all’inizio sarà solo una frase priva di senso, potrà apparirci come un’affermazione moralistica che stride con quanto noi abbiamo di fronte in quel momento e che ci appare del tutto sbagliato ed ingiusto, ma non importa, ciò che importa è che ogni volta:

ci ricordiamo di noi
non ci identifichiamo con i pensieri della nostra macchina
ci ripetiamo che la sofferenza deriva da una nostra visione falsata della realtà

Dobbiamo almeno darci la possibilità remota che possa essere così, la possibilità che, forse, quando vediamo l’errore in noi o fuori di noi, non stiamo guardando correttamente: gli altri non ci stanno facendo del male e non ce l’hanno con noi. È sufficiente darsi la possibilità, lasciare uno spiraglio aperto e non lasciarsi sopraffare interamente dal senso dello sbagliato e dell’ingiusto. Questo atteggiamento si chiama FEDE.

In principio sembra non accadere niente: noi ci arrabbiamo, poi più tardi ci ricordiamo che “l’altro è perfetto ma io non riesco a vederlo”, ma nonostante questo, la volta successiva ci infuriamo con lui esattamente come prima, e continuiamo a vedere l’esistenza piena di ingiustizie esattamente come prima.

Infuriarsi, angosciarsi o provare ansia è giusto, e in questa prima fase non dobbiamo smettere, né rammaricarci perché non riusciamo a smettere. Il lavoro consiste proprio nell’assumere appena ci è possibile il giusto atteggiamento mentale, non nello smettere di essere infuriati.

Smettere di provare l’emozione negativa in questa fase non è utile, è invece utile diventare presenti, osservare bene cosa ci accade e ricordare di mutare il nostro modo di rapportarci agli eventi. È un lavoro molto sottile, dove non ci si pongono obbiettivi, ma qualcosa accade… lentamente e in silenzio.

Una volta che abbiamo analizzato in maniera razionale l’evento che ci è accaduto (un incidente stradale, l’abbandono da parte del partner, un’ingiustizia sul lavoro), abbiamo cioè ricavato elementi di utilità pratica ed abbiamo pianificato il da farsi per il futuro, ogni immaginazione negativa riguardante quell’evento va sistematicamente contrastata, perché non è utile a comprendere meglio l’accaduto ed è dannosa, in quanto causa di ulteriori emozioni negative.

L’esperienza insegna che rimuginare per ore o giorni su quanto successo, riproduce all’infinito lo stato d’animo negativo provato in precedenza e ne aggiunge di nuovi (senso di colpa, desiderio di vendetta, sconforto, e via dicendo). Ricordiamo che il senso di colpa che si prova dopo un’emozione negativa è altrettanto dannoso che l’emozione stessa, per cui anch’esso va immediatamente contrastato.

Lavorare nei momenti che seguono la fase acuta di un’emozione negativa significa innanzitutto comprendere appieno l’origine e la dannosità di tale fenomeno per noi e per gli altri. In quei momenti è molto utile ricordarsi che: “La mia mente sta dando un’interpretazione scontata e fasulla di quello che è realmente successo, ed è questa interpretazione a farmi stare male, non ciò che è successo” e “La mia mente non è sotto il mio controllo e, oltre a farmi stare inutilmente male per delle ore, sta riempiendo di escrementi l’atmosfera terrestre” e “Se voglio compiere un’opera di trasformazione su me stesso devo imparare a vedere la realtà con il Cuore, perché fino a quando è la macchina a decidere cosa devo vedere, io sarò un suo schiavo. VOGLIO VEDERE LA REALTÀ.”

Il sistema migliore per sbarazzarsi dell’immaginazione negativa è pensare di buttarla via lontano da noi, come se avessimo sorpreso un pipistrello che ci succhia il sangue dal collo e lo strappassimo via con violenza, perché è in effetti quello che si sta verificando nella realtà. Poi è importante tenere la mente occupata in altre attività: leggere, andare al cinema, guardare la televisione, fantasticare… tutto è meglio che riprodurre uno stato d’animo di rabbia, ansia, paura o senso di colpa.

Compiendo questo sforzo contro la meccanicità dell’immaginazione negativa stiamo lavorando a livello alchemico, il Fuoco sta compiendo la sua opera. La nostra volontà di percepire il mondo in maniera differente, sviluppa attrito contro la volontà dei corpi di continuare a pensare come hanno sempre fatto: questo attrito è un Fuoco che agisce sulle sostanze presenti nella macchina biologica, per creare delle nuove sostanze che vanno a costituire il corpo dell’anima.

Ovviamente i nostri primi tentativi di pensare in maniera diversa all’evento che ci è accaduto, andranno continuamente a vuoto, sarà un continuo passare da pensieri come “Io voglio vedere la realtà, se la vedessi non starei male”, a pensieri come “Sono maledettamente sfortunato, la vita è proprio uno schifo, le disgrazie capitano tutte a me, è inutile che mi prenda in giro con tutte queste filosofie consolatorie, se avessi fra le mani quel farabutto gli darei io una lezione”.

Questa alternanza non è qualcosa di negativo, è giusto che sia così; ricordiamo infatti ancora una volta che è lo sforzo ad alimentare il Fuoco, non il risultato. Non dobbiamo cadere nella trappola di pensare al lavoro su di sé inquadrandolo nei nostri vecchi schemi di pensiero, come se ci stessimo occupando dell’amministrazione di un’azienda o di un campionato di calcio. Qui non è un particolare risultato a produrre gli effetti migliori.

Ipotizzare che stiamo trascorrendo la nostra vita tra fastidi, preoccupazioni ed angosce, solo perché non siamo capaci di vedere il mondo autentico sembra assurdo, e ci appare tanto più assurdo quanto più siamo presi nell’allucinazione e non riusciamo a concepire un’esistenza fuori dallo stato di allucinazione. In effetti il lavoro su di sé è assurdo, è forse ciò che di più assurdo può essere concepito: esso dice che il mondo è splendido in ogni suo aspetto, e che per vederlo dobbiamo cambiare l’organo con cui lo guardiamo. Esiste qualcosa di più folle di una simile considerazione?

È forse bene rammentare che il lavoro su di sé non costituisce per l’uomo un’attività naturale, ma un’accelerazione forzata. Noi stiamo accelerando l’evoluzione, siamo i pionieri del nuovo paradigma, violiamo un numero consistente di leggi terrestri a cui sottostà la macchina biologica: le leggi legate alla sopravvivenza. Gli atomi della macchina si ribellano a questo lavoro, perché vengono costretti a fare qualcosa di completamente innaturale per loro: non provare paura e sospetto è un comportamento innaturale per il nostro apparato psicofisico.

Quando ci si sforza di sentire che il mondo è Bello tutta la macchina resiste, si rifiuta, si difende, perché pensare una cosa del genere per lei è pericoloso, va contro la sua sopravvivenza. Il nostro apparato psicofisico sa che morirà, quindi è costruito in modo da diffidare di tutto e di tutti, è programmato per reagire con la paura e con l’aggressività; se questi meccanismi non avessero funzionato alla perfezione fino ad oggi, non saremmo sopravvissuti per milioni di anni su un pianeta del genere.

Adesso, compiendo un’azione INNATURALE per la nostra macchina, una parte di noi vuole imporre un nuovo modo di pensare fondato sull’amore, sulla collaborazione, sull’altruismo. Una parte della coscienza vuole convincere l’altra parte che il mondo non è una fonte di pericolo da cui difendersi, ma una fonte di Bellezza, e che gli altri, qualunque cosa facciano, non sono pericolosi, ma belli. Nel fare questo l’uomo sviluppa un NUOVO CORPO e NUOVI ORGANI DI SENSO che partono dal Cuore… e sfonda la porta della dimensione spirituale, la quarta dimensione.

Dunque “Sono arrabbiato solo perché non vedo la realtà. Sono cieco. Non mi è accaduto quello che credo io. La mia mente mi fa vedere degli episodi che in realtà non hanno il significato che lei crede” e “IO INVECE VOGLIO VEDERE LA REALTÀ”, può essere detta una formula alchemica. Cominciare a ragionare in questo modo dopo un’emozione negativa, appena ci si ricorda di farlo, permette con il tempo di trasmutare proprio la sostanza di cui è composta l’emozione negativa in occhi per vedere il Bello.

Per spiegarlo alchemicamente, se, ad esempio, stiamo provando rabbia, ciò vuol dire che la nostra macchina è pervasa della sostanza della rabbia sia sul piano emotivo, che su quello mentale (qui si manifesterà come immaginazione negativa), che su quello fisico (qui si manifesterà con vari fenomeni a livello circolatorio e muscolare).

Se noi cerchiamo di ostacolare tali manifestazioni imponendoci di essere presenti, cioè ricordarci di noi, e sforzandoci di passare ad una nuova visione della realtà, creiamo una certa dose di attrito, questo attrito è il Fuoco che agisce sulla sostanza prodotta dalla rabbia, e fa in modo che si produca una nuova sostanza che si cristallizza nel nuovo corpo in costruzione. Nel nuovo corpo questa non sarà più rabbia, bensì una specifica emozione superiore che è risultata dalla trasmutazione della nostra rabbia.

Così come la personalità provava rancore quando si sentiva vittima di un’ingiustizia, allo stesso modo ora l’anima prova una nuova emozione superiore, qualcosa di gioioso e compassionevole, di fronte alla stesso atto, in quanto i suoi nuovi sensi sono in grado di cogliere il Vero, e non interpretano più come ingiusto quell’atto.

In altre parole, per ogni manifestazione negativa che viene osservata coscientemente e, quando possibile, contrastata, si costruisce una sorta di senso sottile appartenente al corpo dell’anima, che l’anima utilizza come “occhio” per percepire nuovi aspetti di bellezza nel mondo, e per provare una corrispondente emozione superiore. La trasmutazione è dunque operata da un cambiamento radicale della prospettiva da cui si osserva la realtà.

Il punto di vista del Cuore ha bisogno di essere nutrito con questi nuovi pensieri, la mente ha bisogno di essere polarizzata verso i nuovi principi appartenenti alla visione del Cuore. Il processo è lungo perché si tratta di convertire (questa è l’autentica conversione religiosa) gli schemi meccanici, che sono incisi negli atomi stessi della macchina, in nervi sottili del Cuore, e all’inizio l’unico strumento che abbiamo per farlo è la mente.

Se non trascuriamo mai di agire in questo modo in coincidenza delle emozioni negative, ossia se non le giustifichiamo mai e non le lasciamo passare inosservate, vedremo diminuire progressivamente il lasso di tempo che trascorre da quando accade l’evento emotivo a quando ritorniamo in noi, ed iniziamo a pensare in questo nuovo modo. Il nuovo modo di intendere la realtà che provoca la nostra trasformazione.

In virtù di tale lavoro di avvicinamento all’apice dell’emozione, ad un certo punto saremo in grado di agire direttamente sull’emozione sforzandoci di non manifestarla all’esterno, e creando così un attrito ancora maggiore. Ma ciò fa parte della fase successiva.

Altri esempi di nuovi schemi di pensiero:

“Se non sopporto una persona o una situazione, quella persona e quella situazione non c’entrano. Non li sopporto perché vivo in un’allucinazione dove non vedo cosa accade, e proietto all’esterno dei fastidi che fanno parte della mia macchina.”
“Se qualcuno o qualcosa mi dà fastidio è perché io proietto su di lui un meccanismo che appartiene in realtà al mio apparato psicofisico; il fastidio è un difetto della lente attraverso cui percepisco il mondo.”
“Il brutto e lo sbagliato fanno parte di un mio difetto di percezione. La verità mi può essere comunicata solo dalla visione del Cuore.”
“Se mi sembra che quella persona stia facendo qualcosa di sbagliato, vuol dire che secondo me l’esistenza si è sbagliata nel crearla. Il mio dire che qualcuno sbaglia implica che secondo me, certe persone sono degli ‘errori della Vita’, ed io pretendo di decidere quali sono errori e quali no. Dimentico che niente è oggettivamente sbagliato, ma sono io a dividere in modo arbitrario fra giusto e sbagliato, secondo i fastidi e le antipatie della mia macchina.”

Costringere la mente a pensare in maniera corretta riguardo le emozioni negative, crea un nuovo ambiente mentale polarizzato in direzione del Cuore. La personalità reagisce con emozioni negative a certi eventi perché pensa: “Lui sta sbagliando, potrebbe comportarsi in un altro modo ma non lo fa. Questa situazione non è giusta”, oppure pensa: “Io non sono all’altezza. Farò una brutta figura e tutti rideranno di me. Non potrò mai fare questa cosa”.

Per correggere queste visioni alterate si devono introdurre nuovi pensieri: “Devo ammettere che io attualmente non ho gli strumenti di percezione adatti a vedere cosa accade intorno a me. Il fatto che qualcuno possa sbagliare, truffarmi, offendermi o ridere di me è il risultato di una mia allucinazione, derivante dal fatto che percepisco il mondo attraverso sensi non ancora convertiti”.

Spesso cominciamo a pensare a disgrazie che possono capitare ai figli o al partner, o al pianeta intero, quindi ci sentiamo ansiosi, frustrati o impotenti. Le immaginazioni che alimentano la paura di essere traditi sono altrettanto dannose. Ogni volta che ci sorprendiamo in una immaginazione negativa, essa va scrollata di dosso con decisione e buttata dove le spetta: nel cesso.

Ad esempio, in questo periodo, la frustrazione e il senso di impotenza per quanto accade nel mondo sono forme di sofferenza molto diffuse. Esse sono completamente inutili e dannose: se possiamo fare qualcosa per gli altri o per il pianeta, smettiamo di piangere ed iniziamo a farlo oggi stesso; se invece la nostra posizione non ci consente di fare qualcosa per il pianeta, smettiamo di piangere e facciamo qualcosa per chi ci circonda.

La sofferenza non è nostra, e questo vale per ogni genere di sofferenza, è sempre qualcosa che si trova nell’atmosfera e che la nostra macchina assorbe, fornendole nuova energia e rispedendola nell’ambiente più forte di prima. Non è scritto da nessuna parte che dobbiamo soffrire quando ci accade qualcosa. Si buttano via i pensieri inutili e si agisce, non si piange. L’essere umano che nel momento in cui prova un’emozione negativa non si abbandona totalmente ad essa, ma lotta per restare sveglio e presente, comincia a vincere le forze della natura di cui è stato fino a quel momento inconsapevole schiavo.

Non perdersi completamente nell’emozione ad una prima impressione potrebbe apparire come qualcosa di innaturale e limitante per la libertà dell’essere umano, ma in realtà non si tratta di una pratica innaturale, bensì sovrannaturale, e chi vi si dedica lo fa perché è già divenuto consapevole che la libertà per l’uomo che brancola nel sonno della coscienza, non è mai possibile.

Continuare a sottostare a ciò che è naturale, non può che trattenere l’uomo nell’ambito della mediocrità. Compiere il sovrannaturale lo eleva altresì a Uomo Nuovo, con i poteri che gli competono e la capacità di portare un reale aiuto all’umanità nei piani più sottili della realtà.

L’animale è totalmente succube delle leggi di natura, ma l’essere umano può, almeno in parte, svincolarsi da esse. In fondo questo tentativo è stato il motore dell’intera storia evolutiva della nostra civiltà. Scienza, arte, tecnologia, medicina sono il frutto degli sforzi dell’uomo indirizzati a controllare una natura inesorabile. Ora è giunto il momento di imprimere una decisa accelerazione a questo naturale processo evolutivo.

Fase successiva. Dopo essere intervenuti nei momenti della giornata seguenti o precedenti le emozioni negative, avvicinandoci sempre di più ad esse, bisogna però prendere di petto queste espressioni e cercare di non manifestarle all’esterno. Non si tratta di non provarle, per ora non provarle non è possibile, non siamo nemmeno in grado di cogliere l’attimo in cui l’emozione negativa nasce, dunque cercare di non provarla per ora è fantascienza.

D’altronde se non provassimo emozioni negative, come potremmo usarle per creare sostanze nuove? Trasmutare è il nostro scopo, non rifiutare od eliminare. Senza le emozioni negative verrebbe a mancare l’indispensabile materiale per la nostra evoluzione, i metalli da cui far scaturire l’Oro.

L’alchimista che vuole trasmutare il piombo in oro, non prova certo odio o rifiuto verso il piombo, tutt’altro, per lui è prezioso alla pari dell’oro stesso, in quanto sa che esso contiene in potenza il metallo più nobile. La circostanza che si trovino in noi delle emozioni negative su cui poter lavorare è pertanto una benedizione…

Possiamo però sforzarci (e ci accorgeremo presto di quanto non sia facile) di non far uscire all’esterno l’emozione negativa, pur seguitando a considerarla un aspetto prezioso di noi e non un lato oscuro da schiacciare. Si tratta di tenerla dentro ed osservarla, anziché darle libero sfogo urlando in faccia a qualcuno la nostra rabbia, pronunciando frasi o compiendo altre azioni che siano dettate dall’emozione negativa che stiamo provando.

Questo è il senso del detto occulto “cavalcare la Tigre”. Il significato profondo è che davanti ad una tigre furiosa non puoi combattere, mentre fuggire lo hai fatto per tutta la vita… Esiste un’altra scelta? Certo, ti rimane l’opportunità, rara, preziosa, pericolosa di saltare sul dorso della tigre, afferrare forte le sue orecchie e cavalcare la sua furia… Essa non potrà sbranarti e alla fine se sei davvero motivato e in gamba, lei giacerà esausta sotto di te.

La tigre è la nostra mente, una mente che ha preso il sopravvento sul suo padrone: era nata per servirti ed ora si serve di te. È impazzita, rimane sempre accesa come una macchina che non vuole più spegnersi e non risponde più ai comandi. È una tigre impazzita: se la fronteggi ti sbrana, se fuggi hai perso per sempre il tuo potere… Cosa puoi fare? Cavalcala. E come si cavalca la Tigre? Utilizzandola al meglio. Con la costante consapevolezza che stai domando una tigre furiosa.

È indispensabile osservarsi attentamente per cercare di capire in quali momenti stiamo parlando, o agendo guidati dalla manifestazione delle emozioni negative. Quante frasi diciamo per rabbia, per invidia, per vendetta, per gelosia, per paura di essere abbandonati, per paura di fare una brutta figura? Non manifestare l’emozione negativa significa non parlare o agire come conseguenza di emozioni negative che non riusciamo a tenere dentro.

Non manifestarla significa cominciare a possederla, a farla propria anziché continuare a subirla. L’emozione negativa non è nostra e la sua manifestazione non è voluta da noi, essa è un’entità esterna a noi che ci possiede sfruttando la nostra attitudine a risuonare con lei. Se per questioni karmiche dentro di noi esiste già una certa predisposizione alla rabbia, allora il demone della rabbia può entrare in risonanza con noi e prenderci, usarci per scaricarsi sul piano materiale.

Quindi, al fine di liberarci, è imperativo che noi interveniamo coscientemente e decidiamo con tutta la volontà di cui siamo capaci, di essere noi a possedere lui. In questo modo acquisiremo il potere di controllo su quel demone, cioè su quella particolare forza della Natura, e ciò ci metterà a disposizione nuovi poteri occulti utilizzabili per modificare magicamente la realtà.

Per non manifestare le emozioni negative è necessaria una buona capacità di essere presenti e svegli durante tutto l’arco della giornata, si tratta di collegare il ricordo di sé a queste emozioni. Risulta infatti ovvio che per non manifestarle dobbiamo innanzitutto ricordarci di farlo. Se tutto nella nostra vita scorre senza attenzione, inosservato, allora non trasmuteremo mai le nostre emozioni, bensì le rafforzeremo nello stato in cui si trovano.

Dobbiamo sforzarci di ricordarci di noi non appena ci accorgiamo di essere preda di un’emozione negativa, e fermarne immediatamente la manifestazione esteriore. Per molto tempo ancora non riusciremo a coglierla sul nascere, ma non è questo lo scopo della presente fase del lavoro; per adesso lo scopo è sorprendersi nel bel mezzo della gelosia, della rabbia o del desiderio di vendetta. Allora ci si può sforzare di smettere con la manifestazione esteriore dell’emozione negativa e con i pensieri negativi ad essa collegati.

L’emozione va fatta bruciare all’interno, nel crogiuolo: il crogiuolo è il nostro Cuore in embrione, prima che si trasformi totalmente in Lapis Philosophorum, cioè in una pietra magica capace di trasmutare ogni bruttezza in Bellezza ed ogni fastidio in Gioia. È infatti possibile agire su un’emozione negativa solo se si crea il giusto ambiente mentale e, soprattutto, se la si porta nel Cuore, ovvero se si comincia ad osservarla con gli occhi dell’anima.

Lasciamo che il “fuoco lento” crei il giusto attrito tra l’antico e il nuovo, trasformando le vecchie sostanze nelle nuove che ci sono necessarie. Riportare alla mente il differente modo di pensare servirà a non giustificare l’emozione negativa e ci fornirà l’energia necessaria ad interromperla. Unicamente in tali condizioni esiste la possibilità che finalmente il Cuore emerga, esso è al contempo causa ed effetto della trasmutazione. La macchina biologica è la nostra officina alchemica.

Si tenga presente che certi piccoli fastidi saremo subito in grado di non manifestarli all’esterno, già dall’inizio del nostro lavoro su noi stessi, mentre per quanto concerne le emozioni più pesanti, la prima fase del lavoro perdurerà forse per anni. Procedendo per tentativi distingueremo presto fra ciò che siamo già in grado di gestire in una certa misura, ciò su cui possiamo lavorare “a distanza” appena ce ne ricordiamo (prima fase del lavoro), e ciò che per ora è meglio lasciar perdere perché fuori dalla nostra portata.

In ogni caso lavorare con impegno sulle piccole cose, ci fornirà l’energia giusta per lavorare in seguito anche sulle manifestazioni più profonde e radicate. Il nostro obiettivo è accumulare energia evitando inutili dispersioni. Molte emozioni negative possono essere semplicemente eliminate come insetti fastidiosi, altre invece saranno usate quali sostanze per la trasmutazione in emozioni superiori.

Una giustificazione molto usata riguardo alle emozioni negative è: “Reprimere le emozioni è dannoso, causa squilibri, e prima o poi queste esplodono tutte insieme.”

Chiariamo subito cos’è la repressione, essa avviene in due casi principali:

quando noi vorremmo esprimere un’emozione ma non possiamo, perché l’ambiente sociale ci impedisce di farlo liberamente
quando noi non riusciamo ad esprimere le nostre emozioni perché non siamo capaci di farlo, siamo così condizionati dalla paura interiore che le emozioni faticano a sgorgare da noi

In entrambi questi casi la non-manifestazione delle emozioni è INVOLONTARIA: si vorrebbero esprimere delle emozioni, ma non si può, e a volte non si confessa nemmeno a se stessi questa impossibilità. Noi però stiamo parlando di tutt’altro, qui si tratta di un lavoro COSCIENTE: noi operiamo con le emozioni negative all’interno di un contesto di lavoro su di sé, dopo aver compreso la natura delle emozioni negative e la loro grande utilità per il nostro risveglio.

Per tale motivo è essenziale creare dentro di noi un ambiente mentale dove tali manifestazioni non vengono più giustificate e ricercate: “Ho capito che ne sono schiavo, che non sono io a decidere di provarle, che loro mi usano, quindi voglio assumerne il controllo e sfruttarle”. Un uomo può lavorare su di sé solo volontariamente, come conseguenza dell’essersi accorto che per lui è il modo migliore di affrontare la vita. Gli stessi comportamenti possono divenire dannosi quando risultano inconsapevoli o imposti dall’esterno.

Un’altra giustificazione che contribuisce a tener vive le emozioni negative, è la convinzione diffusa che la loro causa sia esterna e non interna. Questo è forse l’ostacolo mentale più grosso da superare.

Gli uomini sono convinti che le loro emozioni abbiano origine all’esterno, e che cambiando la situazione esterna non proverebbero più quell’emozione negativa: “Mi sono arrabbiato perché lui mi ha insultato” o “Sto male perché il mio partner mi ha tradito” o “Sono depresso perché il mondo fa schifo e la mia vita fa schifo” o “Quelle persone mi mettono in imbarazzo” o “Sono infastidito da quella persona così materiale e ignorante” o “Odio la prepotenza” o “Odio la guerra”.

L’emozione negativa non riguarda mai la presenza o l’assenza di una particolare condizione, altrimenti di fronte alla stessa condizione tutti avrebbero le stesse reazioni, essa riguarda invece la struttura della nostra macchina, i suoi condizionamenti. Tutte le volte che giudichiamo sbagliato o ingiusto qualcuno o qualcosa, ci predisponiamo ad un’emozione negativa.

Se nei nostri vecchi e radicati schemi di pensiero ci sono molte idee di “ingiusto” e di “sbagliato”, allora proveremo molte emozioni negative. La causa è nei nostri schemi, cioè nei nostri pregiudizi, i nostri giudizi preconfezionati su fatti e persone, non certo negli eventi, i quali sono di per se stessi sempre neutrali.

Il nostro vecchio modo di vedere il mondo è l’unica causa della nostra sofferenza. Anche se riusciamo a mutare la situazione esterna, ma i nostri schemi mentali rimangono gli stessi, prima o poi ci creeremo intorno una situazione analoga dove proveremo sempre le medesime emozioni negative.

Se il nostro partner si innamora di un’altra persona si possono verificare due situazioni:

se la nostra macchina ha registrato in sé un pregiudizio riguardo al tradimento, riterremo sbagliato quell’evento e proveremo un’emozione negativa (rabbia, paura, desiderio di vendetta, e così via)
se noi non siamo identificati con la macchina, bensì con il Cuore, proveremo le emozioni superiori che corrispondono, nel Cuore, a quelle che erano negative nella macchina. Ad esempio proveremo gioia per il fatto che il partner si trova in una bella fase di innamoramento, invece di provare odio perché è innamorato di un’altra persona, e proveremo eccitazione per un futuro da single tutto da scoprire, invece che paura per essere rimasti soli

Giustifichiamo con particolare forza la nostra emozione negativa quando, a livello razionale, siamo dalla parte della ragione. Immaginiamo di stare attraversando la strada sulle strisce pedonali e con il semaforo verde. Arriva un’auto pirata che passando con il semaforo rosso, ci sfiora e ci fa cadere sul selciato; ad un nostro accenno di protesta l’autista si ferma, grida che il semaforo era verde per lui, ci insulta e riparte.

Perché in questo caso l’emozione negativa che inevitabilmente proviamo è più forte del solito? Perché la giustifichiamo di più. Il fatto che la nostra percezione di giusto/sbagliato sia suffragata dal codice della strada, che è oggettivo, rende tale percezione più profonda, ma non per questo essa è meno fasulla. La divisione giusto/sbagliato è fasulla, perché nella creazione non ci sono errori, non possono esistere persone oggettivamente sbagliate.

Il concetto di errore è un parto della nostra mente e della sua visione alterata, non sintetica, non animica dell’Universo. Vecchi e stupidi schemi di pensiero che ci fanno odiare chi non rispetta le regole o chi è aggressivo, ci costringono a trascorrere ore ed ore dentro emozioni negative che vanno dalla rabbia al senso di impotenza, e dentro immaginazioni negative in cui pensiamo a cosa avremmo potuto fare a “quel criminale per dargli una lezione”.

“Dare una lezione a qualcuno” è proprio una delle giustificazioni più utilizzate dalla mente: “Se qualcuno non gli dà una lezione e non gli fa capire che sbaglia, lui continuerà a sbagliare”, e questo qualcuno che deve fargli capire che sbaglia siamo sempre noi.

L’educazione degli altri non ci deve interessare, almeno fino a quando non avremo trasmutato la nostra rabbia in un’emozione superiore, allora avremo la giusta lucidità e sapremo cosa fare per agire nel mondo. Il discernimento è una qualità che acquisiremo grazie al costante lavoro di espansione della coscienza.

Il fastidio verso chi è aggressivo o verso chi non rispetta le regole è qualcosa che riguarda esclusivamente noi, è una nostra caratteristica, uno schema attraverso cui guardiamo il mondo; il pirata della strada non c’entra niente con quello che noi proviamo, lui fa ciò che può fare in base agli schemi della sua personalità e muovendosi in linea con gli obiettivi del sua personale percorso evolutivo che è differente dal nostro, e non deve certo chiedere il permesso a noi per agire.

Quando vediamo qualcosa di sbagliato e stiamo male per questo, non dobbiamo chiederci qual è la causa, esterna o interna che sia, di questa sensazione, ma solo concentrarci sul nostro stare male, sull’emozione negativa ed agire su questa riportando alla mente un nuovo modo di pensare. Chi ha ragione e chi ha torto non ci deve interessare, cosa sia giusto e cosa sbagliato non ci riguarda. Noi non siamo giudici, stiamo compiendo un lavoro di trasformazione e solo questo deve occupare la nostra mente.

Mai cadere nelle giustificazioni scontate: “Questa è proprio un’ingiustizia, chiunque al mio posto si sarebbe arrabbiato”. La giustificazione va nella direzione opposta al risveglio, e non crea il giusto attrito utile ad edificare un nuovo corpo. Teniamo sempre bene a mente il nostro scopo e non lasciamoci distrarre dagli eventi mondani.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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