Incantesimi Alchemici

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Data di pubblicazione: 2 Ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

ღ♥ Emozioni Superiori ♥ღ

Lavorando su di sé in maniera onesta, si giungerà prima o poi a cogliere l’emozione sul nascere e a sostituirla con un impeto d’amore. Allora quando sentiremo un insulto provenire da qualcuno, noi saremo svegli e presenti, pronti a spostare il nostro centro di consapevolezza nel Cuore per cogliere lo stimolo esterno attraverso i nostri nuovi sensi, provando così una nuova emozione superiore, qualcosa che appartiene alla sfera della Gioia e dell’Amore, anziché alla sfera della rabbia e dell’angoscia.

Questa è la trasmutazione del piombo in oro, la realizzazione della Grande Opera: un’emozione negativa viene colta all’origine, ed attraverso un atto di volontà/amore viene immediatamente trasmutata in perdono, compassione, commozione… Un Uomo Nuovo fa sentire i suoi primi vagiti.

Il binario attraverso cui fino ad oggi abbiamo colto qualcosa che credevamo sbagliato, diviene immediatamente canale di conoscenza del Cuore, il “Centro emotivo superiore”, il nostro Lapis Philosophorum; l’emozione negativa in un istante si trasmuta in emozione superiore, e a noi si spalanca la Bellezza nascosta in quello che prima interpretavamo falsamente come un insulto. Abbiamo conosciuto attraverso il Cuore.

L’amore ha prevalso sulla separatività, per la prima volta abbiamo deciso con consapevolezza di conoscere attraverso l’amore invece che per mezzo della mente, e ci si è dischiuso uno spicchio di realtà. Abbiamo il controllo sul demone di quell’emozione: egli è ora ai nostri ordini e noi non lo siamo più ai suoi. Nuovi poteri magici sono in nostro possesso.

Se vogliamo che ciò avvenga sempre più spesso, dobbiamo assaporare con tutto il nostro essere questi momenti. Dobbiamo nutrirci di queste emozioni superiori, fare in modo che rimangano registrate dentro di noi. In seguito sarà impossibile cercare di descriverle con la mente, ma i nostri atomi ricordano… e ricordano bene.

Il Cuore nulla ha da spartire con il sentimentalismo, esso è l’organo dell’intelligenza, facoltà esclusivamente spirituale, non mentale. Il Cuore è l’intelletto d’amore, per usare un’espressione dantesca, e ci dà la conoscenza oltre l’illusione, ci consente di intuire e di creare. Il Cuore ci rende geni.

Le emozioni superiori non possono però venire affrontate come le altre fasi del processo alchemico. Mentre all’inizio l’aspirante, sia esso maschio o femmina, si getta nel lavoro in maniera irruente, pronto a qualsiasi sforzo, con l’intento di cavalcare la Tigre, adesso è tempo di cambiare atteggiamento. Il maschile deve fondersi con il femminile e formare l’androgino.

L’emozione superiore non può essere provocata con lo sforzo e con il desiderio, essa può unicamente venire attesa in uno stato di raccoglimento interiore ed accolta nel momento in cui giunge. L’apertura del Cuore implica uno stato passivo, negativo e ricettivo: il Regno dei Cieli non viene più penetrato, bensì accolto nel proprio utero.

Ciò non significa che il Mago debba rinunciare alle sue caratteristiche di guerriero, tutt’altro, ma solo che egli combatterà con un’irruenza maschile sostenuta da un’energia femminile entrostante. La sua lotta esteriore sarà una danza interiore. Questo non comporta alcuna differenza fra l’alchimista maschio e l’alchimista femmina, in quanto si sta trattando di energie e non di aspetto fisico.

Un Cuore aperto rappresenta un’incredibile e preziosa forza, capace da sola di dare origine ad una “nuova vita”, quale è appunto il corpo dell’anima. Come si è già detto il Cuore è insieme causa ed effetto della trasmutazione. Le emozioni superiori sono la conseguenza della cristallizzazione del corpo dell’anima, ma allo stesso tempo ne sono la causa: ogni attimo di commozione, ogni esplosione di Gioia od impulso al perdono costruiscono il corpo di gloria.

Quando noi cominciamo a padroneggiare le energie interiori anziché essere i loro burattini, possiamo accumularle e poi indirizzarle coscientemente all’esterno. I demoni sono sotto i nostri piedi. L’insegnamento, la guarigione, l’attività artistica e la lotta contro le forze involutive presenti sui piani sottili, sono le principali vie attraverso cui si possono veicolare tali energie, allora evolviamo alla velocità della luce ed acquisiamo poteri sovrannaturali straordinari. Diveniamo cioè veri Maghi.

L’uomo che riesce a vincere e ad acquistare potere sulla propria personalità (tradizionalmente simboleggiata dal Serpente o dal Drago), può vincere anche sulle leggi della natura: guarigione da ogni malattia, sospensione dell’invecchiamento, chiaroveggenza, telepatia, preveggenza, immortalità, capacità di viaggiare in astrale, trasmutazione dei metalli, e via dicendo.

Ricordiamo che la costruzione del corpo dell’anima e l’identificazione con il Sé, si conseguono attraverso due vie:

trasmutando le emozioni negative, che ci sottraggono energia e che fino ad oggi hanno preso il posto delle emozioni superiori
nutrendosi di emozioni superiori, ovvero, in ultima analisi, di ogni sfumatura dell’amore

Le vie vanno intraprese entrambe perché sono interdipendenti, una non ha senso senza l’altra. Il primo fuoco a disposizione dell’alchimista è quello del ricordo di sé, il quale permette di aprire con violenza una breccia nell’addormentamento umano, e di creare il giusto attrito fra l’innata tendenza a dormire della macchina biologica e il desiderio di risveglio dell’anima. Il secondo fuoco è quello dell’amore: questo è il fuoco più potente, quello che brucia ogni scoria e permette la completa trasmutazione del piombo in oro.

La via delle emozioni superiori implica anche il nutrirsi di arte, ogni genere di arte che si ritiene sia in grado di elevare le nostre vibrazioni e di aiutare l’apertura del Cuore, fruire dell’arte ma anche produrre arte. Nutrirsi di emozioni superiori significa pure ricercarle nella vita quotidiana: nei gesti, nelle parole e negli sguardi degli altri.

Tutti noi siamo già capaci di provare delle emozioni superiori, ma questi brevi istanti vengono spesso soffocati dalle emozioni negative e si confondono con esse (l’amore che diventa gelosia, la compassione che diventa pietà, la potenza che diventa orgoglio…), oppure passano inosservati e classificati come sporadici “momenti di commozione”.

Incredibilmente molti si vergognano dei momenti di commozione, oppure credono che perdonare qualcuno sia una manifestazione di debolezza anziché di estrema forza, invece è indispensabile al lavoro alchemico abituarsi a vivere nel perdono e nella compassione, mantenendole vive e coltivandole come preziosi gioielli. Un’emozione superiore è effetto dell’apertura del Cuore e causa di ulteriore apertura del Cuore, una sola emozione superiore provata davanti ad un quadro, ad una melodia o alla malattia di qualcuno, vale quanto anni di faticoso lavoro su di sé.

Chi vuole accelerare il proprio progresso dovrebbe tener conto di ciò, spesso infatti si impiegano tutte le proprie energie nel lavoro di trasmutazione delle emozioni negative condotto con impegno, giorno dopo giorno, e poi ci si lascia sfuggire l’occasione di compiere in una volta sola, una trasmutazione di proporzioni eccezionali semplicemente abbandonandosi alla commozione di fronte ad un’opera d’arte o perdonando qualcuno che, a nostro parere, ci ha fatto un torto.

Le emozioni superiori non ci sono quindi sconosciute, ma nell’uomo comune sono sporadiche ed affidate al caso: il lavoro su di sé consente di provocarle coscientemente ogniqualvolta lo si vuole, fino al punto di poter guardare ogni cosa attraverso i loro occhi.

Queste operazioni (osservazione di sé, gestione di immaginazione negativa ed emozioni negative, immersione nelle emozioni superiori) rappresentano la struttura portante dell’intera Opus Magna, dai primi passi fino all’Opera al Rosso. Ogni altra pratica è coadiuvante, ma non fondamentale, per l’ottenimento delle qualità dell’alchimista. Compiendo uno sforzo di concentrazione contro la meccanicità dell’immaginazione negativa e delle emozioni negative, stiamo lavorando a livello alchemico.

La ferma volontà del testimone di percepire il mondo in maniera differente, sviluppa attrito contro la volontà dell’apparato psicofisico di continuare a pensare come ha sempre fatto. Questo attrito è un Fuoco che agisce sulle sostanze presenti nella macchina biologica, per crearne di nuove, che vanno a costruire il corpo astrale e il corpo di gloria.

Il termine Nigredo, o Opera al Nero, sta proprio ad indicare l’annerimento, la cottura delle sostanze che compongono la natura animale. Grazie all’emergere di un testimone distaccato, gli aspetti più grossolani della macchina biologica non vengono più alimentati e vanno in putrefazione (termine alchemico). Le vecchie sostanze vengono incenerite, e da queste ceneri nascono nuove materie. Le materie sottili che emergono da questo processo formano i corpi sottili, l’Uomo Nuovo.

L’anima non è un concetto astratto, ma qualcosa di fisico, sebbene di una fisicità molto sottile e per noi intangibile. Possiamo quindi parlare di corpo dell’anima come di un fenomeno perfettamente reale. Compiendo un lavoro alchemico, ci identifichiamo sempre di più con l’anima e allo stesso tempo stiamo costruendo il suo corpo sottile, il corpo di gloria, quello attraverso cui percepiremo il mondo quando saremo entrati nello stato di coscienza del Regno dei Cieli.

Se, come già detto, la nostra macchina biologica sta provando rabbia, ciò vuol dire che essa è pervasa dalla “sostanza” della rabbia, cioè da un aggregato di atomi con una certa struttura. Oltre che manifestarsi sul piano emotivo, questa sostanza agisce anche a livello mentale, dove prende la forma dell’immaginazione negativa, e a livello fisico, dove provoca varie alterazioni in ambito ormonale, circolatorio e muscolare.

Se noi cerchiamo di ostacolare tali manifestazioni della rabbia, osservandole in maniera distaccata ed imponendoci un nuovo modo di ragionare, creiamo una certa dose di attrito, il fuoco che agisce sulla sostanza della rabbia e fa in modo che si produca da essa una differente materia, che si cristallizza nell’anima. Il fuoco cuoce gli atomi della sostanza grossolana e modifica la loro struttura.

Questo mutamento strutturale dei nostri atomi è anche conosciuto come redenzione della materia. Per il fatto di appartenere alla macchina biologica di individui che nel corso della loro vita, stanno praticando un lavoro di trasformazione interiore, questi atomi vengono cambiati per sempre.

La cottura o l’incenerimento, a cui si fa riferimento nei testi alchemici riguarda proprio questo processo. Il presupposto teorico (verificabile sperimentalmente) è che le nostre emozioni non siano “enti astratti” privi di consistenza, ma sostanze fisiche composte di atomi, la cui struttura può venire modificata coscientemente.

Questa “nuova materia” è molto più sottile e delicata di quella da cui ha avuto origine, essa quindi si cristallizza (si fissa, per usare un termine alchemico), non nel nostro apparato psicofisico, dove si trovano la rabbia e le altre emozioni grossolane, bensì nel “corpo dell’anima”. In questo corpo etereo ed impalpabile, la nuova sostanza, risultante dalla rabbia, dà origine ad un “senso dell’anima”.

Così come l’apparato psicofisico, anche l’anima ha i suoi sensi, attraverso i quali percepisce il Regno dei Cieli invece che il mondo illusorio. Questi sensi sottili sono fabbricati con la sostanza ricavata dalle emozioni negative, quando vengono trasmutate in emozioni superiori.

Notiamo, a questo punto, che il lavoro di trasformazione interiore non è un lavoro psicologico, morale o spirituale, bensì un processo squisitamente fisico, che si produce attraverso la creazione di sostanze che sono fisiche e di corpi che sono fisici, anche se appartengono ad una fisicità meno grossolana di quella che siamo abituati a misurare con i mezzi comuni.

ღ♥ L’apertura del Cuore ♥ღ

Il principale compimento del lavoro magico/alchemico consiste nell’apertura del Cuore. Questa esperienza è comunemente nota come illuminazione o salvezza.

È bene sapere che TUTTI i nostri problemi derivano esclusivamente dall’aridità del nostro Cuore, cioè dalla mancata apertura di questo. Problemi di denaro o di salute, difficoltà a trovare il lavoro più adatto o il partner giusto, incapacità di farsi accettare e senso di inadeguatezza… nessuno di questi fenomeni ha la sua fonte all’esterno di noi: ogni difficoltà si origina al nostro interno ed è sempre causata dalla durezza del Cuore, cioè dall’incapacità di vivere in uno stato di innamoramento.

Aprire il Cuore significa entrare in una dimensione di complicità rispetto al mondo, le altre persone smettono di essere fonte di paura, sospetto, ansia… e divengono nostre complici. Fra noi e gli altri si stabilisce una sottile intesa, un senso di intima fiducia che è completamente indipendente da ciò che loro stanno pensando di noi.

La trasmutazione della paura in fiducia riguarda un cambiamento che avviene nel nostro Cuore, e non ha nulla da spartire con il comportamento delle altre persone, noi non conosciamo mai gli altri, non ne abbiamo facoltà, semplicemente ci costruiamo un’immagine mentale di loro ed interagiamo con quella.

Quando il Cuore si apre strappiamo via questa immagine e ci lasciamo invadere dall’anima dell’altra persona, percepiamo direttamente la sua essenza senza più alcun filtro. Ecco che inevitabilmente scaturisce l’amore, non possiamo più fare a meno di innamorarci del mondo e di ogni suo abitante.

Muoversi in ufficio, sull’autobus, al supermercato, in tangenziale… con il Cuore aperto, significa essere continuamente travolti dalla Bellezza delle persone e delle situazioni. Ci si sente protetti, al caldo, fra le braccia dell’esistenza… a casa propria. Quale magnifica sensazione camminare per strada sentendosi sempre a casa propria, perennemente circondati da sconosciuti amici… Quale benessere psicofisico può scaturire dal non dover temere nessuno, dalla certezza che niente di negativo può mai accaderci…

L’amore, la fiducia e la serenità interiore non nascono come conseguenza di azioni che qualcuno compie nell’ambiente intorno a noi, nessuno deve fare o non fare qualcosa per consentire che noi ci sentiamo più innamorati o più al sicuro. Non è grazie al sorriso di qualcuno che diverremo più innamorati, e non è aumentando i dispositivi di sicurezza nei luoghi pubblici che ci sentiremo più sicuri. Il nostro grado di fiducia, sicurezza ed amore possiamo deciderlo noi… adesso, senza dover mutare alcuna condizione esterna.

Per fare ciò dobbiamo avere il coraggio di andare per il mondo con il Cuore aperto. Allora, e solo allora, vivremo in un mondo sicuro, pieno di armonia e pace… anche se gli altri continueranno a vedere la guerra e la sopraffazione. L’illusione di maya ci tiene prigioniero il Cuore e lo farà fino a quando non avremo sviluppato occhi per vedere.

Aprire il Cuore significa cominciare a galleggiare nell’amore… vibrare ad un’altra velocità e spostarsi nel mondo senza mai uscire da quella calda vibrazione. Sentire ardere il Sacro Fuoco interiore lungo ogni momento della giornata. Un elevato livello di amore può dare vertigine e stordimento: non è sentimentalismo, ma qualcosa di tangibile e concreto che produce uno straordinario effetto sulla macchina biologica.

L’eccesso di amore può addirittura bruciare. L’amore rappresenta il principale e più potente fuoco dell’alchimista, ancor più del ricordo di sé, che permette di trasmutare il veleno in farmaco, cioè ogni emozione negativa in emozione superiore. L’amore tenuto costantemente acceso, conduce con certezza all’immortalità.

✧ Il Fuoco ✧

È innanzitutto indispensabile comprendere che l’uomo, al pari di ogni altra creatura, non esiste “a caso” e non è libero di fare ciò che vuole. L’intera vita di un uomo rappresenta una delle innumerevoli tessere dell’inconcepibile mosaico che è il Piano Divino.

La completa realizzazione interiore dell’essere umano coincide unicamente con la sua capacità di comprendere e di adeguarsi a tale Piano. Egli può anche esprimere il suo libero arbitrio disinteressandosi alla missione che gli è propria ma, al di fuori del Progetto del Grande Architetto, l’uomo diventa una scheggia impazzita destinata a vivere soffrendo… e condannata a morire.

Ogni individuo, nascendo, eredita un destino personale che è direttamente connesso alla sua storia passata: questa è la croce che gli spetta di portare. Egli deve migliorare il suo carattere e sviluppare emozioni superiori, incontrando persone e vivendo situazioni che gli permettono al contempo di esaurire il suo Karma. Parte della vita di ogni uomo sarà quindi orientata a portare a compimento le conseguenze delle azioni intraprese nelle esistenze passate, siano esse buone o cattive.

Ma, oltre alla sua personale croce, ogni uomo dovrebbe assumersi la responsabilità di prendere su di sé parte del carico del mondo, contribuendo coscientemente, insieme ai suoi simili, alla realizzazione del Piano Divino. Nel Vangelo è scritto: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.”

Rinnegare se stessi significa smettere di pensare ai mille problemi legati alla propria personalità, prendere la propria croce significa cessare di lamentarsi e di chiedere aiuto per la soluzione di questi problemi. L’uomo che prega i Maestri affinché questi lo aiutino a risolvere le sue difficoltà con il partner, i soldi, il lavoro… si sta rifiutando di prendere la sua croce. La vuole mettere sulle spalle di qualcun altro.

Sempre nel Vangelo è scritto: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati ed oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi ed imparate da me, che sono mite ed umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce ed il mio carico leggero.” Questo è un invito a partecipare al Piano Divino. Chi è affaticato ed oppresso dai suoi crucci personali, sarà ristorato in seguito alla decisione di dedicarsi interamente, di sacrificarsi (= farsi sacro) ad uno scopo superiore.

Il messaggio dei Maestri è: non occupatevi dei problemi relativi alla personalità (conseguenza delle mille sfaccettature del Karma), non sprecate energia nel pensare ad essi, dedicatevi invece con tutta l’anima a servire il Piano Divino; come conseguenza riceverete dall’alto fiumi di Gioia e Amore, sperimenterete la “vera” felicità… e le vostre preoccupazioni si scioglieranno al calore del Sole. Chiunque abbia intrapreso la strada del servizio può testimoniare questo risultato. Egli è nel mondo, ma non è più del mondo.

Uno degli aspetti fondamentali del Progetto prevede la spiritualizzazione della materia. L’alchimista occidentale intende percorrere un processo di imitatio Christi che conduce alla redenzione della materia. Egli si apre alle forze del Cielo per consentire la discesa del Fuoco (lo Spirito Santo) nella carne; la sua carne è al contempo la carne del mondo, ovvero la materia in senso più generale.

In antitesi a quanto usualmente si crede, il vero potere non abita nello Spirito, bensì nel Corpo, e quindi al Corpo si deve obbligatoriamente tornare per concludere l’Opera. Nel Corpo sono l’origine e la fine, nel Corpo è custodito il segreto.

Durante la Piccola Opera (i Misteri Minori), ossia la fase ascendente del percorso alchemico, l’alchimista mette a tacere la natura inferiore (Nigredo) e spicca il volo verso il Cielo (Albedo), ma una volta giunto nel Regno dei Cieli deve proiettarsi ancora oltre, identificarsi con il Tutto, la Materia Prima, per discendere a redimere e cristificare la carne (Rubedo), innalzandola (Grande Opera o Misteri Maggiori).

Si tenga presente che una piccola Opera al Rosso si verifica ogniqualvolta l’alchimista si identifica con l’Assoluto e consente al Fuoco di attraversarlo. Gli atomi che, in tali occasioni, vanno ad aggiungersi al corpo di gloria in costruzione, sono di due tipi:

quelli che, grazie ai nostri sforzi, hanno mutato la loro struttura, passando così dal mondo della personalità a quello dell’anima (Albedo/Piccola Opera)
quelli che, grazie al verificarsi di un’emozione superiore, discendono su di noi direttamente dal Regno dei Cieli (Rubedo/Grande Opera)

Infatti, tutte le volte che esprimiamo un’emozione superiore, stiamo aprendo un varco che permette allo Spirito dimorante nel Regno dei Cieli di riversarsi in noi. Ci troviamo nel punto d’incontro fra Piccola e Grande Opera: quando la quantità di atomi trasformati raggiunge un certo livello (fase Albedo), l’emozione superiore che ne deriva ci consente di accedere ad una fonte superiore (fase Rubedo). Prima ci siamo distaccati dall’emozione negativa, iniziando a considerarla come un oggetto su cui lavorare (Nigredo), poi siamo riusciti a trasmutarla in un’emozione di gioia (Albedo), quindi ora ci spingiamo fino a “toccare” Dio, lasciandoci trasmutare dal Suo Fuoco (Rubedo).

Il segreto per far discendere lo Spirito Santo risiede nel porsi completamente al suo servizio col fine di soccorrere l’umanità, senza manifestare più alcun desiderio personale. È il desiderio del suicidio occulto, l’annullamento del proprio Io nel Tutto.

Ciò può essere compiuto al meglio a partire dal momento della realizzazione dell’Opera al Bianco, poiché è proprio da quello stato di coscienza extracerebrale che l’uomo può fungere da perfetta Coppa del Graal, pronta ad accogliere il Fuoco che scaturisce dal Centro del Sole. Egli si proietta verso il Cielo, accostando la sua coscienza a quella dei Maestri o a Dio stesso.

Per fare ciò, oltre a rendere immobili i tre veicoli inferiori (fisico, emotivo e mentale), è indispensabile che “allinei” i centri superiori: il Cuore, la Gola, il Terzo Occhio e il Coronale. A tale scopo può immaginare una linea di luce che salendo lungo la spina dorsale, li attraversa tutti fino ad uscire dal centro Coronale, in cima alla testa, per collegarsi ai Maestri.

Con il tempo, acquisita una certa abilità nel rimanere fermo in questo stato di meditazione, la coscienza dell’alchimista si ritira dai veicoli inferiori per essere rapita nell’anima. Allora, in risposta a questa invocazione, il Fuoco discende ed invade i corpi sottili: dapprima agisce sui corpi mentale, astrale ed eterico, poi da questi può essere indirizzato verso il corpo di carne al fine di operare anche qui la trasmutazione.

Ogni singola particella, fino all’ultimo atomo di calcio delle ossa, viene rimpiazzata da una nuova particella mediante un processo fisiologico misurabile scientificamente. La legge dell’Attrazione richiama atomi antichi, con una maggiore frequenza vibratoria, e respinge quelli più “giovani” e meno evoluti (Legge di Repulsione), obbligandoli a cercare altrove nuovi centri di attrazione.

Così, mentre la coscienza si espande ed ascende, altri atomi di un ordine più elevato e dimoranti sul piano spirituale rimpiazzano quelli vecchi. Nella Grande Opera non avviene più una trasformazione degli atomi di cui sono composte le sostanze grossolane della macchina biologica, come accadeva nella Piccola Opera, si verifica invece la loro sostituzione.

Ogni singola particella viene rimpiazzata da una nuova, appartenente alla sfera dello Spirito Santo. Sostituire gli atomi, anziché mutare la struttura di quelli già esistenti nella personalità, rappresenta un’altra forma di redenzione della materia.

Ogni alchimista può reggere una differente quantità di Fuoco che varia col variare della sua apertura di coscienza, cioè la sua attitudine a rendersi servo dello Spirito. A causa del processo di discesa dello Spirito Santo, nel corso della sua vita quotidiana l’alchimista diviene ora un accumulatore di Fuoco capace di irradiare tale forza intorno a sé.

L’ambiente che lo circonda e le persone con cui interagisce, per il solo fatto di trovarsi nel suo raggio d’irradiazione vengono sottoposti al medesimo procedimento alchemico, sebbene con minore intensità e sempre secondo le qualificazioni di ciascuno. L’alchimista non lavora solo per sé, ma per la Terra.

La materia dell’intero pianeta cambia la sua frequenza vibratoria per sempre, ogniqualvolta un singolo uomo si fa canale dello Spirito. È come se il Sole stesso approfittasse di un corpo per penetrare nella materia e da qui irradiare verso l’esterno.

La conseguenza di ciò è la risurrezione nel Corpo. A questo punto l’immortalità della carne è ottenuta, il Mago può conservare il suo corpo fisico attuale oppure, ad imitazione di Cristo, abbandonarlo e costruirne un altro. Tenendo la mente fissa sull’immagine del nuovo corpo da creare, opera con la materia al fine di attirare a sé, come fa una calamita, gli atomi necessari a fabbricare il nuovo involucro atto a manifestarsi nell’ambiente planetario.

La potente irradiazione ignea del Mago sta alla base del concetto di iniziazione per trasmissione o “trasmissione diretta fra Maestro e allievo”, non è infatti possibile conseguire alcunché di definitivo solo attraverso la lettura di scritti e l’applicazione solitaria dei loro contenuti; questi sono indispensabili nell’opera di diffusione dell’Arte e nell’indirizzare l’aspirante sul corretto sentiero, ma non possono, da soli, condurlo oltre un definito limite.

Ad un certo punto del suo lavoro, il neofita deve porsi sotto l’influenza di un Mago/Alchimista più avanzato di lui, affinché si operi l’irradiazione diretta da Cuore a Cuore, pena l’arrestarsi inesorabile del suo cammino.

Scopo futuro di ogni alchimista resta comunque il poter attingere il Fuoco direttamente dal Tutto, attraverso la completa identificazione con esso, senza dover più usufruire di iniziati di vario grado che fungano da mediatori. Quando il suo ego è spazzato via, potrà infatti accedere in linea diretta al Fuoco Solare.

Il compito del Mago è annullare se stesso per ricevere lo Spirito Santo dalla sorgente solare e ritrasmetterlo agli uomini che sono sotto la sua influenza: ciò può esser compiuto dedicandosi all’arte, alla guarigione e all’insegnamento.

Il Mago esperto, proseguendo nel suo percorso di imitatio Christi, può regolare la direzione e l’intensità del Fuoco che lo attraversa, e decidere di veicolarlo in maggiore quantità verso un individuo piuttosto che un altro, dopo aver valutato le possibilità di ognuno di fungere a sua volta da irradiatore di Fuoco nel suo ambiente.

Pertanto, egli si preoccuperà di inviarne maggiormente verso coloro che più sentono il desiderio di servire, tenendo sempre in considerazione le rispettive capacità di assimilazione e ridistribuzione. Egli potrà anche spingerlo nei chakra appropriati a seconda delle particolari necessità del singolo.

A causa di una predisposizione naturale, succede talvolta che l’alchimista inizi a ricevere dentro di sé il Fuoco già molto presto a partire dal momento in cui si “mette all’Opera”, o addirittura prima ancora di aver iniziato il lavoro alchemico o un qualunque altro percorso spirituale; spesso il fenomeno comincia spontaneamente in giovane età.

In tali circostanze la natura inferiore non è ancora stata purificata e per l’individuo risulta piuttosto complesso tenere a bada la sua personalità, anche perché, nella maggior parte dei casi, non ha idea dei motivi occulti per cui si accentuano in lui determinati aspetti del carattere. Comportamento irrequieto, aggressività, sensualità spinta e “fuori dalla norma” ed atteggiamenti ribelli, si annoverano fra le più frequenti manifestazioni esteriori dell’accumularsi del Fuoco in un individuo. Si tenga però presente che l’apparire di tali sintomi non è sempre riconducibile a quella causa elevata.

Trattenere per sé il Fuoco costituisce un comportamento suicida, esso va espresso in qualunque attività che implichi un servizio agli esseri umani: guarigione, insegnamento e realizzazione di opere artistiche sono solo alcune fra le occupazioni possibili. Lo Spirito deve costantemente circolare, altrimenti esso si accumula nell’individuo e consuma la forma che lo contiene. Se Prometeo ruba il Fuoco agli Dèi è solo per donarlo agli uomini; tenerlo per se stesso significherebbe condannarsi a bruciare stupidamente.

Uno degli usi possibili del Fuoco, in particolare in questo periodo storico, è la “battaglia per la Terra”, ossia la lotta contro le forze involutive rappresentate dai Maghi Neri. Un Mago, sia esso bianco o nero, è in grado di muoversi agevolmente sui piani spirituali, dove si consumano quotidianamente titanici scontri fra le forze della luce e le forze dell’ombra, che non hanno nulla da invidiare alle più spettacolari scene dei film di fantascienza o fantasy.

Il bisogno di nuovi esseri umani capaci di canalizzare il Fuoco è così pressante che, quando un aspirante è pronto (ciò può essere facilmente visto dall’aspetto dei suoi corpi sottili), e manifesta le qualificazioni necessarie per svolgere tale compito, viene immediatamente contattato dai Maestri della Gerarchia che, qualora lui dia la sua volontaria disponibilità, lo arruolano fra le schiere dei combattenti per la liberazione della Terra.

ღ♥ La Realizzazione Ultima ♥ღ
(distinzione fra l’Uno e lo Zero)

Mentre la Piccola Opera che costituisce le prime fasi del processo manifesta una modalità operativa caratterizzata da un’energia prettamente maschile, l’Opera finale è invece intrisa di energia femminile… la forza del futuro.

Il praticante infatti all’inizio non può che concentrarsi sullo sforzo di migliorare, di risvegliarsi, di uccidere la sua natura inferiore. Facendo questo esprime lo stato d’animo di qualcuno che vuole penetrare nel lavoro alchemico e in un nuovo stato di coscienza, egli mira a “prendere il regno dei cieli con la violenza”. Ma se non vuole che il suo percorso si arresti miseramente, ad un certo punto deve mutare radicalmente atteggiamento nei confronti del lavoro alchemico. Deve cominciare a farsi ricettivo, ad accogliere dentro di sé… per trasformarsi nella Coppa del Graal che viene riempita dallo Spirito Santo.

La Rubedo implica uno stato passivo, negativo e ricettivo che fa da sfondo a quello attivo, positivo e penetrante. È una preghiera quotidiana e ininterrotta, che si protrae istante dopo istante. Un incessante anelito verso il Cielo.

Camminando, lavorando, creando, combattendo e persino dormendo il Mago, sia esso maschio o femmina, ha sempre dentro di sé una vibrazione femminile di fondo: “Non sia fatta la mia, ma la Tua volontà.” Non è più uno sforzo pieno di impeto orientato verso l’esterno, ma un attendere, in pace, in fondo alla propria miniera che il Fuoco compia il suo lavoro nella materia, dando alla luce l’androgino, perfetta fusione di maschile e femminile.

Attraverso la Piccola Opera (Nigredo e Albedo) il mago/alchimista giunge ad un primo grado di Illuminazione, vale a dire all’identificazione con l’anima (il Sé), all’apertura del Cuore e ad un primo grado di immortalità; grazie alla Grande Opera egli si identifica con l’Uno stesso, Dio, il Demiurgo. Solo questa può dirsi “immortalità”, in quanto il corpo di gloria, così come la relativa autocoscienza, verrà anch’esso disgregato in favore della successiva assimilazione nell’Uno.

L’Uno è radix ipsius, cioè radice di se stesso, in quanto causa non causata. L’Uno, pur venendo spesso indicato come lo Spirito, si colloca in verità oltre qualunque possibile dualità, quindi anche al di là della dicotomia spirito/materia. Trascende l’Io e il non-Io, l’essere e il non-essere, la coscienza e l’incoscienza. È eterno, quindi aspaziale e atemporale. Si può però, andare ancora oltre.

Di norma si considera l’Opera al Rosso, la Grande Opera, come la “realizzazione del divino”, ma a ben guardare essa conduce più in là dell’Essere divino. Come già precisato il divino è il Demiurgo, l’Essere, il principio, il Grande Architetto, l’Uno. Ma “ciò di cui nulla può esser detto” è lo Zero, non l’Uno. È ciò a partire dal quale Dio stesso si autoproduce.

La realizzazione ultima cui tende il mago/alchimista e a cui può tendere l’essere umano in genere, si esprime dunque nell’identificazione con la cosiddetta Materia Prima, il Parabrahman della tradizione Indù… che è di per sé indefinibile e inconcepibile. Questo “stato”, se così può essere chiamato, non è toccato nemmeno dalla dissoluzione universale (pralaya), alla quale Dio stesso pare sia soggetto. Quello sarà sempre, anche quando questo Universo e il suo Dio non saranno più.

L’unico personaggio di cui si può esser certi che abbia raggiunto tale supremo stato, si chiama Sri Nisargadatta Maharaj (1897-1981). Gli altri Illuminati parlano dell’apertura del Cuore, oppure della realizzazione del Sé, che talvolta viene usato per indicare l’anima, talvolta lo Spirito, cioè l’identificazione con Dio, ma solo Maharaj distingue fra l’Uno e ciò che sta oltre.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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