Morgana e Artù

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Data di pubblicazione: 12 Settembre 2011 ©Giardino delle Fate

❈ Morgana nel Ciclo Arturiano ❈

Si ritiene che la figura di Mórrígan sia sopravvissuta nella letteratura arturiana in quella di Morgana, sorella ed amante di Artù, colei che ne stabilì la sconfitta e, dopo averne causato la morte nella battaglia di Camlann, lo condusse ad Avalon.

Nel ciclo arturiano Morgana è una maga, la grande sacerdotessa dell’Isola delle Mele (il simbolismo della mela è direttamente collegato alla Dea, è il frutto che la rappresenta, principalmente per la stella a cinque punte che si forma con i semi se viene tagliata trasversalmente), talvolta presentata come antagonista di Artù e nemica di Ginevra. Era la più bella delle nove (numero della Dea) sorelle che vivevano nell’Isola di Avalon.

Nella “Vita Merlini” (Vita di Merlino) del XII secolo, si racconta che Morgana (“Morgen”) sia la più vecchia delle nove sorelle che governano su Avalon (nove Fate).

Geoffrey of Monmouth parla di Morgana come di una guaritrice ed una mutaforma. Scrittori più tardi come Chretien de Troyes, basandosi sull’interpretazione di Monmouth, hanno descritto Morgana intenta a curare Merlino ad Avalon.

Nella tradizione dei cicli arturiani, Morgana era la figlia della madre di Artù, Lady Igraine, e del primo marito di quest’ultima, Gorlois, duca di Cornovaglia; Artù, figlio di Igraine e di Uther Pendragon, re di Camelot, era dunque suo fratellastro. Il rapporto che ha con Artù è dunque totale: è sia sorella, che amante, che madre di suo figlio e futuro assassino.

Come donna celtica, Morgana ereditò parte della magia di sua madre. Morgana aveva due sorelle maggiori (quindi la più giovane di tre sorelle, non la maggiore di nove): il terzetto di sorelle è una formula piuttosto comune nella mitologia celtica.

morgana e artù

In “La Morte d’Arthur” ed altre fonti, ella è infelicemente sposata con Re Urien di Gore, ed Owain Mab Urien è suo figlio.

Sempre secondo la tradizione, Morgana sarebbe l’allieva, forse l’ultima o una delle ultime, di Viviana. Ai tempi di Avalon alcune bambine, particolarmente dotate e predestinate, venivano condotte sull’Isola Sacra per essere consacrate sacerdotesse della Grande Dea, dopo un importante addestramento, strappandole ai loro familiari per poter dar modo al Destino di compiersi.

Viviana, la Dama del Lago, sarebbe stata la Sacerdotessa Madre di Avalon, nonché colei che avrebbe preso sotto la sua ala la piccola Morgana, per educarla all’antica religione di Avalon, al fine di farla succedere a sé come Sacerdotessa Madre.

Anche Artù (nome sacro: Arthur Pendragon) come figlio di Uther Pendragon, fu educato ed iniziato all’antica religione di Avalon da Mago Merlino. Il suo compito, infatti, sarebbe stato quello di unire le popolazioni dell’Inghilterra, quelle fedeli all’antica religione di Avalon e quelle fedeli alla nuova fede, la religione cattolica.

Durante l’iniziazione, che come protagonisti aveva una sacerdotessa ed un “re cervo”, Morgana si sarebbe unita ad Artù generando un figlio, Mordred (= “Dardo degli Elfi”, un bambino fatato, perché concepito da una donna sovrannaturale), di cui Artù avrebbe ignorato l’esistenza, e che più tardi avrebbe preteso il trono.

morgana e artù

Nel diario arturiano di Caitlin e Jhon Mattews, Lancillotto soffre nelle mani di Morgana nella valle del non ritorno, dove deve affrontare prove e nemici nella forma di dragoni e cavalieri spettrali, una parete di fuoco ed un cavaliere gigante con un’ascia. Questo ci ricorda la funzione di Morrigan come allevatrice dei guerrieri e le tre iniziazioni nella Stregoneria (neofita-iniziata-sacerdotessa), senza tralasciare che Lancillotto fu il più grande cavaliere del regno di Artù.

Quando il regno di Artù è in declino ed Artù non ha eredi palesi, allora Morgana contatta Accolon di Galles, al quale, dopo essere divenuto il suo amante, affida la missione di uccidere Artù e succedergli al trono, così come la Dea richiede ogni anno a Samhain la morte del re vecchio per la nascita del re nuovo. A fallire nella missione è il figlio di Morgana, Mordred, che uccide sì il padre, ma rimane anche lui ucciso.

È da notare che mai Lancillotto prese il potere del regno, pur essendo il più capace di farlo, e questo è da interpretare col fatto che lui non si unì mai a Morgana, anche se lei lo desiderava, sembra addirittura che lo amasse follemente, e per questo suo rifiuto non era degno di detenere il potere del regno.

Ma Morgana non fu mai cattiva né nemica di Artù, cercò solo di far compiere il ciclo che si doveva compiere, e questo lo possiamo riscontrare alla fine della leggenda, dove Morgana stessa trasporta Artù all’Isola di Avalon per guarirlo (o resuscitarlo), e dove si dice che lui viva in eterno.

Diverse fonti descrivono Morgana come allieva di Merlino, e successivamente sua rivale: in questo ruolo, il personaggio appare parzialmente sovrapposto con quello di Viviana, una delle figure che corrispondono al nome di Dama del Lago (ricorda il significato di Regina delle Acque attribuito a Morrigan).

Il mito della rivalità fra Morgana e Merlino è ripreso anche in alcune opere cinematografiche, in particolare nel film “Excalibur” di John Boorman (1981).

In alcuni libri, come “Le nebbie di Avalon”, Morgana viene invece descritta come nipote di Merlino da parte di madre, e non c’è sorta di rivalità né di lotta fra loro. Anzi quella rivalità si sposta sul rapporto tra il Mago e Viviana, avendo una diversa concezione della Magia e dei suoi fini.

PARLA MORGANA:

Ai miei tempi sono stata chiamata in molti modi: sorella, amante, sacerdotessa, maga, regina. Ora, in verità, sono una maga e forse verrà un giorno in cui queste cose dovranno essere conosciute. Ma credo che saranno i cristiani a narrare l’ultima storia.

Il mondo della Magia si allontana sempre di più dal mondo dove regna il Cristo. Non ho nulla contro di lui, ma solo contro i suoi preti che negano il potere della Grande Dea, oppure la avvolgono nella veste azzurra della Signora di Nazareth ed affermano che era vergine. Ma che cosa può sapere una vergine delle sofferenze dell’umanità?

E ora che il mondo è cambiato e Artù, mio fratello e amante, che fu re e che sarà re, giace morto (e la gente comune lo dice addormentato) nell’Isola Sacra di Avalon, la storia dev’essere narrata com’era prima che i preti del Cristo Bianco venissero a costellarla di santi e leggende.

Il mondo è mutato. Un tempo un viaggiatore, se aveva la volontà e conosceva qualche segreto, poteva avventurarsi con la barca nel Mare dell’Estate e giungere non già a Glastonbury dei monaci, ma all’Isola Sacra di Avalon; allora le porte tra i mondi fluttuavano con la nebbia e si aprivano al volere del viaggiatore. Perché questo è il grande segreto, noto a tutti gli uomini colti del nostro tempo: con il nostro pensiero, noi creiamo giorno per giorno il mondo che ci circonda.

Ora i preti, pensando che questo usurpi la potenza del loro Dio, hanno chiuso le porte (che non furono mai porte se non nelle menti degli uomini) e il percorso conduce soltanto alla loro Isola. Ed affermano che quel mondo, se esiste, è il dominio di Satana, la porta dell’Inferno.

Io non so che cos’abbia creato il loro Dio. Nonostante ciò che è stato detto, non ho mai portato le nere vesti delle monache. Se alla corte di Artù, a Camelot, pensarono così quando arrivai, poiché portavo sempre le vesti scure della Gran Madre nella sua forma di maga, io non li disingannai.

E verso la fine del regno di Artù sarebbe stato pericoloso farlo, e perciò chinai la testa all’opportunità come avrebbe fatto la mia maestra, Viviana, la Dama del Lago, un tempo la più grande amica di Artù, dopo di me, e poi sua nemica più accanita… ancora e sempre dopo di me.

Ma la lotta ebbe termine; potei finalmente accogliere Artù morente, non quale mio nemico e nemico della mia Dea, ma soltanto come mio fratello e come persona in punto di morte bisognosa dell’aiuto della Madre.

E così Artù giacque infine con la testa sulle mie ginocchia, vedendo in me soltanto la maga, la sacerdotessa, la Dama del Lago; e riposò sul seno della Gran Madre dalla quale nacque e alla quale doveva tornare come tutti gli uomini.

E forse, mentre conducevo l’imbarcazione che lo portava via, questa volta non all’Isola dei Preti ma alla vera Isola Sacra nel mondo oscuro al di là del nostro, l’Isola di Avalon dove ormai potevano andare ben pochi oltre a me, si pentì dell’inimicizia che era sorta tra noi.

~•  “Le nebbie di Avalon” di Marion Zimmer Bradley •~


Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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