Racconti Fatati a Lot

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Data di pubblicazione: 18 Settembre 2011 ©Giardino delle Fate

❖ Cerimonia di Iniziazione degli Eversores ❖

Una fanciulla albina, pallida come la morte, vestita di un abito di povera stoffa grezza d’un bianco avorio si aggirava per le fogne, con passo lento, gli occhi bassi, impauriti e timorosi. Le sottili labbra erano cucite insieme, tremenda barbarie per colei che doveva iniziare il rito, i piedi scalzi rivelano delle gambe sottili come le braccia, lasciate in parte nude dalla veste che, frusciando intorno ai fianchi, avvolgeva cosce deboli ed indolenzite.

Molti erano gli occhi che seguivano quella particolare figura, alcuni consci del fatto che un rito di iniziazione era alle porte, altri che lo ignoravano e si chiedevano di quella fanciulla umana, così terribilmente mutilata, che pareva aver perso la propria personalità, oltre alla possibilità di parlare. Un’improvvisa folata di vento discese nelle fogne, lambì le scale e sospirò nell’antro, trattenendo con sé ogni mormorio, ogni parola che rimase sospesa qualche attimo nell’aria, già carica di tensione, poi si calmò. Il lento fiume di melmosa acqua parve zittirsi, mentre la fanciulla si avvicinava alla scala, per poi salirla fino all’imboccatura delle fogne.

Da qui ridiscese un attimo dopo, illuminando i malandati pioli della tremolante luce di una torcia. Ad ogni lento e misurato passo, in individuale processione, due candele venivano accese. Alla luce di queste, tremule fiamme scostate dal soffio di un’irreale costante brezza, disegnarono ombre fantastiche sulle pareti, ombre in cui era possibile riconoscere figure ammantate, scuri spettatori tra le tenebre, araldi di un passato ancora vivo, o forse solo scherzi di una fervida immaginazione.

Aromi lontani si levarono, sospinti dai riverberi di luce su drappi color rosso acceso ed amaranto, ornati da risvolti e figure ricamate in oro e argento, nobili metalli per nobili ideali. Panche poste in circolo e dolmen, posizionati dai Vampiri durante il pomeriggio, parevano nascondersi tra le tenebre rifuggendo la luce, sempre più intensa, eppure mai eccessiva, in un gioco di luci ed ombre che animava ogni oggetto, concedendogli preziosi attimi di vita.

Quattro figure si stagliarono oltre l’entrata delle fogne, ad oscurare la vista dell’uniforme lenzuolo argenteo che una luna, incontrastata regina di una notte priva di nubi, stendeva tra le lottiane vie, sprofondate nel silenzio già da qualche ora. Gli occhi dei presenti, Eversores già iniziati ma anche altri normali lottiani, si volsero, posandosi su coloro che con passo lento iniziarono la discesa verso le fogne.

Lady Notte, Discepolus del Clan, discese lentamente i pioli, la sua figura snella gettava lunghe oscillanti ombre, era avvolta in una veste di morbida seta gialla, allacciata al collo che, cadendo lungo i fianchi si allargava sul fondo terminando in uno strascico, nulla del suo corpo era visibile se non le mani, che sorreggevano delicatamente, davanti al corpo snello della dama, un cuscino di velluto viola bordato d’oro ove poggiava uno spillone d’oro di fattura antica e prettamente vampiresca, sul cui apice, spiccava una perla a goccia e due piccole teche di cristallo, affiancate, racchiuse in una piccola rete d’oro, ognuna delle quali era legata ad una sottile catenella anch’essa d’oro finemente lavorata.

Dietro di lei, a breve distanza, in un fruscio lento e melodico ondeggiava la lunga veste blu che avvolgeva i fianchi per poi lambire il pavimento, che ammantava la figura di Sir Bardiel, Adepto dell’Arcana Saggezza ed Alto Cerimoniere del rito. Semplici ricami d’oro adornavano la veste attorno ai polsi, ove essa era scampanata, e lungo il colletto.

Una complessa lettera A, alta circa quindici centimetri, tessuta con sottili e brillanti fili d’oro era l’unico ulteriore ornamento, solo gli occhi erano visibili del suo pallido volto, due luci fra le tenebre, a rivelare la profondità che si celava oltre quei movimenti lenti e rigidi.

Dietro di loro si intravedeva la snella figura di Lady Lain, Cerimoniere, che avanzava a piccoli passi, avvolta nella sua semplice tunica verde, il cappuccio calato sul viso ne nascondeva il volto. Solo i suoi occhi, fissi ed inespressivi, due gioielli nell’oscurità, erano visibili agli astanti.

Infine Sir Alexander McCoy seguiva i tre e scendeva con passo lento e solenne, il suo corpo era completamente avvolto in un pesante abito di velluto rosso, che gli scendeva fin sopra le caviglie formando alcune pieghe sulle gambe, gli orli della rubina veste erano ornati da fini ornamenti argentati e dal collo pendeva un medaglione, che gettava tutt’intorno brillanti riflessi. Il volto del Vampiro era completamente celato dal rosso cappuccio che non lasciava intravedere nessun barlume nemmeno dallo sguardo.

I presenti osservavano i quattro camminare lentamente, Messer Hakraham, apprendista Ladro, osservava sorelle e fratelli con lo sguardo rapito, conscio dell’importanza di ciò che stava per accadere. Fu mentre i cerimonieri entravano nel circolo di panche all’uopo predisposto, che Lady Lain si soffermò un istante, fuggevole attimo, mentre le sue mani, dentro le ampie maniche della tunica di lino, si stringevano nervosamente.

I cerimonieri avanzavano, disponendosi a triangolo all’interno del circolo, il Discepolus in mezzo a loro, lo sguardo fisso verso l’entrata come tutti. Solo gli occhi dei cerimonieri rimanevano fissi davanti a loro, a sondare una realtà che trascendeva l’angusto luogo, rimirando fasti di un lontano passato che presto sarebbe rivissuto in quel luogo.

Tutto scese nuovamente nell’irreale silenzio, e quando anche l’ultimo fruscio cadde perdendosi nelle profondità dei cunicoli, due figure si fecero avanti verso i cerimonieri. Vesti nere come la notte loro protettrice, gli occhi fissi a terra, a rimirare il loro passo, solo un paio di metri davanti ai loro piedi, eppure nel loro sguardo non vergogna o inferiorità si leggeva, bensì orgoglio e attesa.

Si disposero uno a fianco all’altro, e solo allora furono riconoscibili da tutti i presenti. Lord Cristall manteneva la sua nobiltà di portamento anche se solo grezza veste nera stringeva le sue spalle, si soffermò un istante ad osservare i presenti, i suoi occhi, di un rosa pallido, passarono di volto in volto, fissandosi nello sguardo di ognuno di essi, mentre una gelida espressione mascherava i suoi pensieri.

Lentamente si presentò di fronte al Discepolus Lady Notte e, dopo aver chinato il capo ai cerimonieri, pose un ginocchio al suolo, restando a capo chino. Spalla a spalla con Cristall, la figura sottile di Lady Sabine rimaneva immobile, inginocchiata al centro dell’ambiente.

Il Discepolus Notte avanzò con movimenti lenti, tenendo con grazia e delicatezza il cuscino, fermandosi di fronte all’Alto Cerimoniere, i suoi profondi occhi blu erano fissi avanti, e parve non accorgersi nemmeno della presenza della sorella.

Poi, lentamente, animata da qualcosa che trascendeva la sua esistenza, afferrò lo spillone con la mano destra, ferendosi al polso sinistro. Allora gravi parole si levarono, profonde, giunte da un passato avvolto dalle nebbie del tempo:

„Stilla mei sanguinis dono, quae fortitudinis Nicolas imago est et“
(«Dono una goccia del mio sangue, che simboleggia il coraggio di Nicolas, ed esso vi animerà»)

Il sangue cadde sulla teca con leggerezza, senza che un solo mormorio si levasse. Nel silenzio, il Discepolus si mosse ancora.

Altre parole presto si levarono, quando ancora le precedenti aleggiavano sugli astanti. Fu Sir Alexander McCoy a pronunciarle, con voce carica d’orgoglio e sentimento:

„Stilla mei sanguinis dono, quae fidelitatis Valek imago est, et haec foedem admoneat“
(«Dono una goccia del mio sangue, che simboleggia la fedeltà di Valek, ed essa rimembrerà l’alleanza»)

Pochi istanti e Lain afferrò lo spillone insanguinato. Per un momento un brivido scosse il suo corpo, le gambe tremarono un istante, pur senza dare alcuna impressione di cedevolezza negli astanti, assorti ad osservare i suoi gesti e le parole che scagliò con voce atona, ancora animata dalla figura di qualcosa o qualcuno che trascendeva lo spazio e il tempo, mentre ad occhi socchiusi gettava il suo pensiero sulla figura che li rappresentava e che sempre aveva guidato le loro gesta:

„Stilla mei sanguinis dono,quae eruditionis Lucretiae imago est, et haec vos ducet“
(«Dono una goccia del mio sangue, che simboleggia l’illuminazione di Lucrezia, ed essa vi guiderà»)

Ancora sangue cadde sulla teca, mescolandosi al primo, divenendo un tutt’uno con esso. Sangue si unì a sangue, e gli avi furono ancora una volta uniti simbolicamente tra le mani del Discepolus. La brezza per un momento aumentò di intensità, facendo oscillare armoniosamente le fiamme delle candele. Le ombre, che fino a quel momento parvero rimanere immobili, si mossero, si deformarono, e si unirono l’un l’altra.

Con passi lenti e misurati, mentre il silenzio ricadeva tra le panche e i pensieri degli astanti si innalzavano e si univano per ricadere anch’essi inascoltati, Lady Notte si diresse di fronte ai novizi, ancora inginocchiati, spalla a spalla, immobili, lo sguardo fisso sul Discepolus.

L’Alto Cerimoniere parlò ancora, e questa volta il suo tono era tornato il suo solito, pregno però di solennità e serietà: «Suggellate il patto, e il rito sarà compiuto. Donate il vostro sangue, il vostro corpo e la vostra mente a noi Eversores, e rivivrete ciò che fu, e vedrete ciò che sarà.»

Con gesto repentino e quasi rabbioso, la novizia afferrò lo spillone e si ferì, seguita immediatamente da Lord Cristall che con sguardo gelido e movimenti freddi e meccanici completò il rituale. Simultaneamente le loro voci si levarono e i loro toni si fusero nell’aria divenendo uno, come le gocce di sangue si erano unite, inscindibile unità per l’eternità.

„Meum sanguinem dono et hic semper se ligeat ad maiores num quam foedus Quod meo sanguine sancio possit frangi“
(«Dono il mio sangue, e che esso per sempre si leghi agli avi. Che l´alleanza che sugello col mio sangue mai possa essere infranta»)

Le gocce del loro sangue caddero insieme sulla teca, che per un momento parve illuminarsi e scuotersi. Allora una immensa forza, richiamata dal giuramento, scosse i cerimonieri e i novizi che barcollarono, pur senza cadere, per qualche istante. La mente dei novizi venne rapita, la vista si offuscò per qualche istante, il contatto col duro levigato terreno venne meno, le membra si alleggerirono, ogni cosa perse di importanza mentre i loro contorni divenivano indefiniti.

Le fiamme delle candele tremavano nell’aria, ma nessuna di esse si spense, in quell’istante comparve sopra la loro testa e di tutti i presenti una grande spada dai riflessi amaranti, che divenne ogni istante più grande, per mostrare, all’interno della sua lama lavorata finemente e con maestria da antichi fabbri, una fitta nebbia dalla quale affiorava una figura femminile di spalle che si allontanava, con passo sicuro e fermo.

Una luce accecante ferì gli occhi dei novizi che, quando fissarono nuovamente lo sguardo dinanzi a loro videro una figura rannicchiata tra le fronde, in attesa, animata da fiducia infinita e ferma fedeltà. Infine tutto scomparve così come era apparso.

Il Cerimoniere parlò ancora, mentre i novizi ancora scossi si riassestavano, sempre le ginocchia poggiate a terra. Il suo volto era alto, gli occhi ad osservare un lontano punto, a ricercare gli avi, il suo tono fu grave e solenne, le parole pronunciate lentamente, cariche di significato:

„Dolore e solitudine sopportarono i primi di noi. Ora tali sofferenze pesano su di voi,
e voi le trarrete per l’intera vostra esistenza, poiché il legame che ora ci unisce è indissolubile.“

A quel punto, mentre tali importanti parole venivano pronunciate, un folle, un Elfo, Ser SirWilliam decise di compiere un atto che mai sarà dimenticato dai Vampiri ribelli. Egli estrasse un paletto di faggio, lo accarezzò per qualche momento ed infine lo scaglio a casaccio tra i Vampiri. Non uno di questi si mosse, in rispetto al cerimoniale, non uno osò lasciarlo e levarsi a reclamar vendetta, ma il tempo è fedele amico dell’immortalità, e gli Eversores, in un solo accorato pensiero, giurarono vendetta.

La cerimonia proseguì come nulla l’avesse disturbata, come se nulla fosse accaduto, sir Bardiel continuò a parlare, mentre Lady Notte sigillò con cura estrema le teche contenenti il simbolo della loro alleanza: «Semmai tale legame verrà tradito, tutti coloro che da ora in poi chiamerete fratelli e sorelle saranno coloro che vi cacceranno.»

Poi per la prima volta l’Alto Cerimoniere fissò il proprio sguardo sui novizi, vedendoli per la prima volta come fratello e sorella. «Ora alzatevi, e che mai più le vostre ginocchia si flettano di fronte ad una sorella o ad un fratello.»

Infine, il Discepolus Notte porse le teche a Lord Cristall e Dama Sabine: «Questo è il simbolo della nostra alleanza.»

Ricadde il silenzio, mentre comparve ancora una volta la fanciulla albina dall’oscurità, ove si era confusa con le ombre. Si portò davanti a Bardiel e, con un fazzoletto di delicata seta bianca gli pulì la ferita da cui era spillato il sangue, per poi ripetere il gesto, lentamente, di fronte a Lain e Alexander McCoy. Infine, come era apparsa dalle tenebre, così vi fece ritorno, scomparendo alla vista di tutti, mentre ogni sguardo osservava le due figure levarsi in piedi.

Cristall prese la teca dal cuscino ed infilò la testa nella catenella, il simbolo venne lasciato ricadere sul petto ove rimase, all’altezza del cuore. Gelido fu il suo tono: «Porterò tale simbolo con orgoglio, poiché esso rappresenta la nostra unione.»

Sabine, accettando a capo chino la teca, sfiorò delicatamente il cristallo prima di levare lo sguardo e dire, con tono carico d’emozione: «Porterò tale simbolo con orgoglio, poiché esso rappresenta la nostra unione.»

La cerimonia era terminata. Il Discepolus si diresse lentamente, traendo con delicatezza davanti a sé il cuscino, verso le scale, presto seguita dai cerimonieri, Bardiel in testa, poi Lain ed infine Alexander McCoy.

Questi non colsero le parole di scherno pronunciate da Ser Zalbard, Lustrascaglie dei Draghi, il quale, scendendo rumorosamente la scala sbottò in una risata e in una frase che segnerà a lungo la sua non vita: «Patetici… Siete entrati a far parte dei fantomatici Eversores… i Vampiri ribelli…»

La reazione fu repentina e prevedibile, Messer Thorw, nobile Mezzelfo, cominciò a giocherellare coi propri pugnali, mentre Cristall, il nuovo Eversor, si diresse con passo lento verso il folle che aveva tentato di disturbare la cerimonia. I visi di Zalbard e Cristall erano vicini, gli occhi fissi gli uni negli altri, mentre i cerimonieri, dismessi gli abiti rituali, rientrarono furenti nelle fogne.

Fu allora che si levò una Vampira, Lady Aerith, Sicario dei Draghi, e richiamò l’attenzione del subordinato per richiamarlo all’ordine, per salvare forse la sua esistenza. Mentre sarcastiche parole venivano pronunciate da Ser Hakraham, Bardiel si avvicinò con passo lento al Lustrascaglie.

«Lustrascaglie, fuori» fu il comando impartito dal Sicario dei Draghi, un ordine diretto e perentorio, al quale ser Zalbard non poté che ubbidire. Si allontanò, diretto verso l’uscita, quando i suoi passi incrociarono quelli dell’Adepto dell’Arcana Saggezza.

Un’unica parola si levò, mentre la mano di Bardiel si mosse lesta e precisa, a colpire in pieno volto l’altro vampiro: «Stolto.» Nessuna reazione vi fu, ogni cosa terminò in questo modo. Il Lustrascaglie uscì dalle fogne per non farvi ritorno durante la notte, mentre Lady Aerith prometteva dura punizione per la maleducazione del sottoposto.

La memoria degli Eversores non è labile come il fuggevole attimo di un colpo, la brama di vendetta li anima e cresce in loro, ardendo di furore. Presto la vendetta ricadrà sull’Elfo SirWilliam e sul vampiro Zalbard, il momento ancora non è giunto, ma il giuramento pronunciato. Presto verrà la luna che assisterà alla loro fine.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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