I Draghi

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Data di pubblicazione: 12 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Il Drago è una creatura mitico-leggendaria, dai tratti solitamente serpentini o comunque affini ai rettili, ed è presente nell’immaginario collettivo di tutte le culture, in quelle occidentali come essere malefico portatore di morte e distruzione, in quella orientale come creatura portatrice di fortuna e bontà.

Creatura dalla forza sovrannaturale, il Drago ha il corpo di serpente, le zampe da lucertola, gli artigli da aquila, le fauci di un coccodrillo, i denti di un leone e le ali di un pipistrello.

L’origine dei Draghi si perde nei meandri della storia dell’uomo, infatti compaiono nelle leggende di popoli del passato, sia europei che orientali, in cui sono visti come creature prodigiose: si riteneva che le ossa, così come il loro sangue, potessero avere elevate proprietà curative.

Il termine deriva dal latino draco (nominativo), draconem (accusativo), a sua volta proveniente dal greco δράϰων (drakon), con l’omologo significato di serpente. L’etimologia del termine è stata spesso discussa: connesso col verbo δέρϰεσθαι (dèrkesthai = “guardare”), probabilmente in connessione ai poteri legati allo sguardo di questi esseri, o alla loro presunta vista acutissima.

Tipicamente il Drago è visto come una creatura appartenente alla classe dei rettili, ha sangue freddo, è carnivoro e depone le uova (ovviamente esistono eccezioni). È possibile, a grandi linee, fornire due grandi metodi di distinzione per classificare questi animali fantastici: per classi (o famiglie) o per tipologie (o specie). Poiché i due metodi di raggruppamento non sono perfettamente sovrapponibili, è necessario esaminarli separatamente.

Fra gli animali realmente esistenti, a volte vengono chiamati “draghi” le specie appartenenti al genere Varanus, come il varano di Komodo.

I DRAGHI SONO IL CORAGGIO CHE CI MANCA
IL CALORE CHE MAI STANCA
LA SICUREZZA CHE PURTROPPO IN NOI VACILLA
L’ASTUZIA CHE NELLE TENEBRE SCINTILLA
MA SE SI CREDE NEI VALORI
SE SI CREDE NEI NOSTRI CUORI,
SE SI CREDE NELLA FRATERNITA’
SE SI CREDE NELLA LIBERTA’
DOBBIAMO, POSSIAMO,
MA SOPRATTUTTO VOGLIAMO CREDERE AI DRAGHI

Dall’Acqua sapienza noi Draghi sveliamo,
l’antica saggezza portiamo nel Cuore,
il falso in silenzio ognor combattiamo…
alla Vita e alla Morte doniamo valore.

Del Sole noi siamo guerrieri valenti,
siam forza, fierezza coraggio ed onore,
siam Draghi di Fuoco da sempre presenti…
alla Vita e alla Morte doniamo valore.

Tra i venti e le nubi voliamo maestosi,
noi Draghi dell’Aria destiamo l’ardore,
guardarci negli occhi il vile non osi…
alla Vita e alla Morte doniamo valore.

Custodiamo nel tempo tesori celati,
della Terra vivente abbiamo il colore,
da oscure caverne, da monti assolati…
alla Vita e alla Morte doniamo valore.

I Draghi sono rettili di dimensioni gigantesche, tanto che gli individui più anziani possono misurare fino a dieci metri in altezza e pesare cinque tonnellate. Sono dotati di enormi ali che consentono loro di mantenersi in volo, nonostante la mole, per un tempo pressoché indeterminato.

I Draghi sono inoltre estremamente intelligenti e sorprendentemente longevi, dal momento che la durata media della loro vita equivale a numerose generazioni umane. Il loro sviluppo può durare molti secoli prima di raggiungere la piena maturità, si narra che un uovo di Drago impieghi non meno di un secolo per schiudersi; inoltre, solo dopo altre centinaia di anni il Drago raggiungerà il suo massimo sviluppo, con la crescita sulla testa di lunghe corna ramificate.

Naturalmente, grazie alla loro grande longevità, queste leggendarie creature, che è estremamente riduttivo chiamare semplicemente “animali”, acquisiscono una conoscenza ed una saggezza senza pari: esse impiegano le loro spiccate abilità intellettive, di cui sono per natura dotati, nello studio della magia, e durante la loro millenaria esistenza possono raggiungere livelli di conoscenza dell’arcano ben superiori ai più grandi Maghi umani.

La maggior parte dei Draghi appartiene ad un allineamento caotico malvagio, mentre solo una sparuta minoranza ha un carattere stranamente docile e benevolo. I Draghi sono inoltre molto fieri di sé, orgogliosi e consapevoli di essere tra le creature più potenti al mondo.

Per tale ragione si reputano talmente superiori alle altre razze che non si intromettono quasi mai nelle vicende altrui, se non per diretto interesse. Amano la solitudine e detestano l’aggregazione, pertanto in centinaia di anni non risulta abbiano mai formato una vera e propria comunità.

Tuttavia, in base alle leggende tramandateci nei secoli, sembrerebbe quasi che i Draghi che oggi conosciamo, siano di indole di gran lunga peggiore rispetto a quelli che abitavano Virtude secoli or sono, quando ancora la terra era giovane.

Risulta infatti che da creature sagge e benevole quali erano, in un momento non precisato ma stimato circa cinquecento anni fa, si trasformarono nei feroci, aggressivi e biasimevoli mostri che appaiono oggi ai nostri occhi. Sembra infatti che in quell’epoca la loro ragione e centenaria saggezza vennero inspiegabilmente oscurate dalla brama di potere e dall’estremismo religioso che condussero la loro razza alla completa distruzione ed il mondo stesso sull’orlo dell’apocalisse.

Durante tutta l’età primordiale non risultano testimonianze dell’esistenza di Draghi, e i nostri antenati ne avevano nozione solamente tramite antiche leggende che narravano le gesta di queste divine creature. Vi sono leggende secondo cui alcuni Draghi vivrebbero da qualche parte al di là del vasto oceano. La razza dei Draghi si suddivide in varie specie, ordinate a seconda delle abilità magiche, dei luoghi d’origine e dell’allineamento morale, e ciascuna specie è caratterizzata da un determinato colore.

❈ La Storia Remota dei Draghi ❈

Ciò che siamo sul punto di narrarvi, risale a tempi molto più remoti dell’arrivo dell’uomo sulle terre di Virtude. Tale conoscenza ci è stata tramandata da antichissime leggende di cui oggi pochi ricordano l’esistenza. Poco o nulla si conosce dell’età che precedette il nostro arrivo su questa nuova terra.

Una delle poche certezze è appunto che i Draghi da tempi immemori abitavano il nostro mondo, e che la loro razza conviveva con tutte le altre specie in pace ed armonia. Il male stesso non aveva ancora fatto la sua comparsa nel nostro mondo, e l’equilibrio più perfetto e puro tra Caos ed Ordine regnava sovrano e garantiva felicità e prosperità ad ognuno.

Questa situazione idilliaca ebbe tragicamente fine nel momento in cui il male si insinuò subdolamente nel nostro mondo, manifestandosi nella più feroce e sanguinosa guerra che mai le verdi e ridenti colline di Virtude avevano visto. Più di cinquecento anni fa, infatti, per ragioni tuttora inspiegabili, i saggi ed integerrimi Draghi, colpiti da chissà quale funesta ed irrefrenabile follia, uscirono in massa dalle loro tane e si divisero in fazioni opposte, che presto sprofondarono in una mostruosa guerra per la supremazia sul nostro mondo.

Questa folle ed insensata guerra si protrasse per diversi decenni e, se da una parte decimò la specie dei Draghi sino a quasi l’estinzione, dall’altra coinvolse anche ogni altra razza e ridusse Virtude in uno stato apocalittico… Pochissimi erano i superstiti in un mondo ormai devastato dalla furia distruttrice dei Draghi.

Tra le centinaia di razze che stavano lentamente scomparendo dal nostro mondo, solo una fu in grado di opporsi alla follia suicida dei Draghi per cercare di porre fine alla guerra: gli Elfi. Questi unirono le loro forze ed i loro poteri al fine di fermare la furia dei Draghi, ma non avrebbero mai avuto alcun successo se non avessero potuto contare sul fondamentale supporto di alcune frange degli stessi Draghi che erano ormai divenuti contrari alla guerra e volevano in ogni modo porvi fine.

Lunghi e terribili furono gli anni, o forse i decenni, di questa guerra ed ancora oggi in alcune zone del mondo si possono vedere i martiri che la terra ha subìto durante i furiosi scontri. Questa guerra portò alla rovina l’intera razza dei Draghi, non ci furono né vincitori né vinti, e tutte le fazioni riportarono ingenti perdite… Fu così che la razza dei Draghi rischiò di scomparire per sempre dalla faccia di Virtude.

I pochi superstiti della grande guerra dei Draghi decisero di emigrare oltre il vasto oceano, più di duecento anni prima dell’arrivo dell’uomo, dove tutt’ora vivono lontani dal mondo. Gli uomini infatti molto raramente hanno incontrato un Drago, cosa che ha reso queste creature ancora più leggendarie e fantastiche nelle tradizioni popolari dei popoli di Virtude.

✦ I Draghi delle Tenebre, la Leggenda ✦

Leggenda di Harsgalt, il drago eroe che senza paura della morte combatté il male oscuro, una leggenda tramandata dai cantori di tutte le terre conosciute e sconosciute. Né lo scorrere dei secoli né la fantasia degli uomini hanno intaccato la genuina veridicità del racconto che, nonostante sia protetto da potente magia, lo si può definire solo leggenda, giacché il nome del primo essere che narrò i fatti non si conosce. Solo questo nome si è perso, per sempre, negli angoli oscuri della memoria.

In principio era il nulla. La Dea Themis, madre di tutte le madri, creò il cielo e la terra. Ora, la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso.

Themis creò la luce e la separò dalle tenebre, e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. Raccolse le acque e l’asciutto, e divennero mare e terra.

E Themis disse: «Che la terra produca germogli, erbe che producano sementi ed alberi che facciano frutto ciascuno per la sua specie.» E così avvenne.

Poi la Grande Madre creò il firmamento e su di esso pose le stelle, ordinò alla dea Vita di popolare i cieli di uccelli, i mari di pesci e la terra di esseri viventi, secondo la loro specie. Una volta creato, lo battezzò col nome di Leggendra.

Themis chiamò Antea e le ordinò di popolare Leggendra con esseri dotati di intelligenza. Antea diede vita a creature diverse e diede loro i nomi: Elfi, Nani, Umani, Mezzelfi, ed ogni razza conosciuta e sconosciuta. Infine creò otto draghi ad immagine e somiglianza delle creature più potenti nate dalla Grande Dea.

I primi furono Harsgalt ed Aphopis, e diede ad ognuno il controllo di uno degli elementi fondamentali, così che Leggendra fosse in perenne equilibrio e nessuno degli elementi prevaricasse sull’altro. A Wein diede il potere della luce, a Goldark quello delle tenebre, a Teiris il controllo delle acque, l’aria ed i venti a Mikhal, Gongos le terre, il fuoco a Leon, Reinhart le arti magiche, ed infine a Junon diede il controllo della morte.

Leggendra viveva. Gli otto draghi dominavano quella terra contribuendo ognuno secondo i propri poteri, ed ogni abitante aveva libertà di azioni e di pensiero, anche se nulla poteva destabilizzare quel sistema sociale che si manteneva in equilibrio, ma Aphopis non condivideva il modo con cui Antea aveva distribuito l’equilibrio degli elementi e si destò. Sapeva che quell’equilibrio era precario e che non poteva garantire la sicurezza di Leggendra. Non appena le razze si combatterono per la ricerca del potere, capì che doveva intervenire: si infuriò e diede a sei creature immonde sei coppe colme d’ira.

«Andate e versate su Leggendra le sei coppe!» La prima bestia immonda versò il contenuto della sua coppa sugli uomini, gli Elfi ed ogni creatura vivente dotata d’intelligenza, solo gli otto draghi non subirono gli effetti. Una piaga dolorosa si riversò sulle creature, ed esse accecate dal dolore divennero maligne.

La seconda coppa venne versata nelle acque, ed esse divennero di colore rosso sangue, portatrici di morte per ogni creatura che da esse ne traeva vita. Il terzo colpì la magia creando il Chaos. La quarta creatura immonda versò la sua coppa sulla luce, ed essa aumentò d’intensità bruciando le terre e gli esseri viventi.

La quinta coppa venne versata sul mare, ed esso si agitò creando maremoti che inghiottirono le terre emerse. L’ira della sesta coppa venne versata sui venti, ed essi scagliarono la loro forza su ogni essere animato od inanimato di Leggendra. Le tenebre, l’acqua distruttrice e la morte, vennero risparmiati dalla furia destabilizzatrice delle coppe, ma tanto bastò a minare l’equilibrio di Leggendra dando vita al Chaos.

Goldark e Junon si schierarono apertamente con Aphopis. I due draghi sentivano il loro potere affine agli eventi scatenati dalle coppe. Goldark fece scendere tenebre oscure su tutte le terre, soverchiando le leggi naturali dell’alternanza della luce e del giorno. Le creature vegetali subirono danni enormi alla loro struttura, ed alcuni esseri che vivevano in simbiosi con le piante subirono malformazioni, altri morirono alimentando il potere di Junon. La morte dilagò su tutte le creature, intere razze di costituzione debole sparirono completamente lasciando poche tracce della loro esistenza.

Gli altri draghi concentrarono le loro forze per recuperare il dominio sugli elementi e difendersi dalla potenza dell’ira delle sei coppe. Antea invocò il grande drago Harsgalt, e lo pregò di ristabilizzare l’equilibrio del mondo che tanto amava e per il quale aveva speso tante energie. Harsgalt volò su Leggendra e si rattristò per le schiere di Goldark e Junon pur comprendendo la loro natura. Il drago delle tenebre e quello della morte, alla comparsa del grande drago, affiancarono Aphopis ma per volontà della stessa Antea non intervennero nello scontro. Così fecero tutti gli altri draghi.

Aphopis ed Harsgalt si fronteggiarono in uno scontro senza confini, enormi quantità di energia allo stato puro vennero utilizzate e la battaglia durò cento giorni. Aphopis usava odio e la rabbia che alimentano la sua stessa vita e creava saette nere che colpivano la coriacea pelle del drago. La battaglia sembrava destinata a non finire, entrambi accedevano alle energie infinite dell’universo per creare i loro colpi di energia.

Una volta colpito il bersaglio, i fulmini tornavano in uno stato di energia libera. D’altro canto nessuno dei due riusciva ad accumulare una quantità di potenza sufficiente ad abbattere definitivamente le difese dell’avversario.

Dopo cento giorni di battaglia, da un punto infinito giunse un leggero alito di vento… sembrava un sussurro. Aphopis chiuse gli occhi per captarne l’essenza e la provenienza, e quella distrazione decise lo scontro. Nessuno mai seppe né il messaggio né la provenienza di quel sussurro, ma esso decise l’esito della battaglia.

Harsgalt raccolse quanta più energia poteva, ma invece di scagliarla creò una prigione attorno a Aphopis al cui interno era impossibile attingere alle forze universali: Aphopis non era morto ma imprigionato ed inerme in una gabbia energetica. Harsgalt infine lanciò la gabbia fino ai confini dell’universo dove tutt’oggi è imprigionato.

Dopo lo scontro non era tornato l’equilibrio che Harsgalt tentava di far credere ai draghi serventi, costringendo anche le schiere malvagie a riconoscere il suo potere, ma una precisa direzione era stata presa, la strada della Luce e del Bene. Per quanto lo stesso Harsgalt tentasse di mantenere in equilibrio l’universo, la sua naturale propensione verso il lato positivo dell’Energia continuava ad influenzare le sue scelte.

Themis lo capì. Ai tempi dell’Antica Battaglia, infatti, era stata proprio la Dea a distrarre Aphopis, poiché solo il potere di un essere superiore poteva turbare la concentrazione del secondo Drago d’Oro. Aphopis da parte sua era imprigionato ai confini infiniti dell’Universo, e l’unico potere che aveva era di continuare ad accusarsi per quell’unica distrazione che era costata un’intera guerra e cercare di tramare un disegno perfetto di una vendetta eterna. Themis chiamò di nuovo Antea a sé e gli chiese di liberare Aphopis e così fu.

Rigenerato dai suoi poteri, Aphopis, ardente dal desiderio di rivincita, tornò su Leggendra con il piano studiato durante i secoli dell’esilio. Junon e Goldark avevano percepito il ritorno del vecchio alleato e non tardarono a schierarsi di nuovo al suo fianco, espandendo al massimo le proprie aure maligne. E la guerra che sembrava ormai scongiurata, tornò più forte che mai.

Mentre, di sorpresa, Goldark fronteggiava Mikhal, Junon colse l’occasione per affrontare il rivale che da sempre aveva sognato di distruggere: Reinhart. Aphopis però aveva un alleato molto più potente su cui poter fare affidamento. Antea stessa, infatti, secondo la volontà di Themis di riportare il vero equilibrio, donò alle due schiere oscure poteri che andavano oltre le capacità di un drago servente, mentre Mikhal e Reinhart, vittime sacrificali di un obiettivo molto più grande della loro esistenza, venivano privati del contatto con il loro lato dell’Energia. Aphopis vinse, ma il suo piano non era ancora completo.

I due fronti che si contrapponevano erano ancora impari, ma Teiris dell’Acqua, corrotta nel frattempo dal potere dell’Energia delle Tenebre, comprese quale fosse il vero equilibrio, capì che Leggendra era diventata un ostello di buone intenzioni, di amore fraterno e di ipocrisia, prese la sua decisione e si portò nelle schiere di Aphopis. Adesso il piano era completo.

Aphopis stesso era pronto a rinnovare la sfida con il rivale di sempre, Harsgalt, che era tornato per lo stesso intento, ma Themis intervenne di nuovo. Impedì ai due draghi d’oro di fronteggiarsi direttamente, pena la distruzione di entrambi, e gli ordinò di comandare le proprie schiere affinché gli stessi esseri che popolavano Leggendra, potessero decidere quale dei due Draghi dovesse governare ciò che Lei aveva creato.

Dopo un’era di pace irreale che nascondeva un equilibrio precario, si giunse ad un’era di guerre per imporre il male e difendere il bene, ognuno per suo conto nella speranza di raggiungere un’Utopia di pace e di equilibrio che poteva esistere non più con la convivenza di tutte le forze, ma con l’imposizione di una parte di esse, per sapere quale parte riuscirà a spezzare l’equilibrio solo il tempo potrà dare una risposta.

✯ L’Energia Serpentina Del Drago ✯

Nella sua Cerca, il cavaliere errante si apprestava alla conquista di una dama sorvegliata da un Drago. L’amore per lei vedeva ogni altro sentimento annullarsi in lui, permettendogli di focalizzare un’immensa forza che lo sosteneva e lo conduceva a superare ogni ostacolo.

A tempo debito aveva luogo il mitico combattimento col Drago che teneva prigioniera la dama, e dopo la vittoria si verificava l’unione totale e l’asservimento del Drago stesso, trasformato in docile strumento di potere magico; il suo sangue era infatti bevanda d’immortalità e permetteva di capire il linguaggio degli uccelli o “lingua angelica”, poiché gli uccelli sono spesso simbolo degli Angeli o stati superiori di coscienza.

Nel mito di Cadmio, questi uccise il Drago sacro a Marte, custode della fonte per le libagioni al sacrificio della vacca Europa, e ne seminò i denti, da cui nacquero i cinque capostipiti della famiglie nobili di Tebe, ed ebbe in isposa Armonia, figlia di Marte e Venere. In questo caso una relazione connette il Drago col futuro destino storico di Tebe.

Mentre lo scopo delle sette Ofitiche e Setiane era di ottenere direttamente la temporanea ma visibile presenza del Re o della Regina del Mondo, le sorelle Valchirie, le “figlie del drago”, custodivano invece il Tesoro dei Nibelunghi; l’anello e la cintura di Brunilde, a lei tolta da Sigfrido dopo l’uccisione del Drago stesso, sono infatti un’allusione al potere magico (l’anello-arcobaleno) sulle forze del serpente zodiacale (la cintura) che costruiscono nel tempo il destino dei popoli.

A questo punto il rapporto fra il drago o serpente, l’energia zodiacale, il tempo, e la forza occulta che attraverso di essi costruisce il mondo, di matrice astrale venusiana e lunare, si fa più evidente. Pare confermarlo anche il fatto che il Drago fu custode del Vello d’oro, simbolo dell’Ariete zodiacale e della coscienza individuale, nonché del giardino delle Esperidi, la Bilancia zodiacale e la riunione dei contrari, dove crescevano le mele d’oro (potere creativo) ricercate da Ercole, e sgorgavano sorgenti d’ambrosia (immortalità della coscienza collettiva). In Cina la potenza del Drago esprime ancora oggi la risoluzione dei contrari: un Drago uscito dal fiume giallo consegna il Tai-ki, simbolo dello Yin-Yang all’Imperatore. Un altro indica all’imperatore Fo-Hi il simbolo della Cina stessa: un Drago a cinque artigli e sulla veste del sovrano del Celeste Impero, si trovavano appunto cinque Draghi. Il Drago non era il simbolo dell’imperiale “figlio del cielo” o “trono del drago” soltanto in Cina, ma anche nell’area celtica; inoltre in un testo ebraico si parla di un Drago Celeste come “Re sul trono”.

Ancora in Cina, il Drago è mascolino e correlativo della femminile Fenice, inoltre è contrapposto, come punto cardinale orientale, alla tigre bianca occidentale. Non dobbiamo poi dimenticare che il Drago è sempre associato all’acqua e alla folgore, e che il simbolismo dei due opposti per antonomasia, acqua e fuoco, gli è proprio. Nelle leggende molto spesso i Draghi vivono nell’acqua ed alitano fuoco, ma l’acqua del Drago è soltanto simbolica, e rappresenta l’ “etere”, la quintessenza da cui nascono i quattro elementi astrologici che ruotano nello swastika attorno ad un polo centrale.

Ci troviamo di fronte, in questa croce degli elementi, al mondo delle sfere planetarie; mentre il suo “fuoco” è il simbolo di quella fiamma occulta e primigenia da cui tutte le altre sfere ed i mondi corrispondenti hanno origine: il fuoco dell’Empireo, che in Greco significa appunto “infuocato”. Questa croce eterica, ruotando attraverso i tre mondi, forma un triplice zodiaco, costruendo ed alimentando una “selva oscura” di immagini illusorie che imprigionano “al centro della terra”, nel cuore gelato delle bolgie dantesche, l’Angelo della luce astrale, Lucifero.

Ricordiamo ancora la leggenda celtica del Drago Rosso e del Drago Bianco, sepolti insieme al centro dell’isola di Bretagna. Risorgeranno come “Collera” e “Morte” per distruggere il vecchio mondo quando Re Artù, grazie al potere del Graal e della “lancia del destino”, riemergerà dalle “nebbie” di Avalon per incarnare il Re del Mondo rigenerato.

A conferma di ciò, il Drago è quasi sempre associato all’idea di fatalità e al combattimento per la libertà derivante dalla risoluzione degli opposti. Anche nella tradizione magico-astrologica la “testa” e la “coda” del Drago (i Nodi Lunari) sono sempre definite dagli opposti punti d’incrocio sulla sfera celeste tra i “sentieri” percorsi sulla stessa dal Sole e dalla Luna, i due luminari, o dalle costellazioni stesse in rapporto all’equatore celeste ed alla Via Lattea.

Si comprenderà allora perché la testa e la coda del dragone sono rappresentate dalle stelle delle costellazioni dei Gemelli e del Sagittario. Essi sono i punti del cielo dove il sentiero siderale dell’eclittica incrocia quello della Via Lattea stessa: ermetici punti (analoghi alle porte solstiziali, Pitri Yana e Deva Yana nel Vedanta) di provenienza o di ritorno dell’anima umana, che si prepara a discendere oppure ha completato la sua risalita, attraverso i Tre Mondi. Attraverso di essi si articola il quaternario della manifestazione, rappresentato dalla duplice coppia di opposti che il Drago incarna, e la croce a patte o lo swastika simboleggiano, così come l’antico schema oroscopico piramidale, come la grande piramide di Cheope, o il triangolo contenente il tetragramma qabbalistico.

Per terminare, ricordiamo come in alchimia il Drago o serpente venga costretto a chiudersi su se stesso, mordendosi la coda, col futuro che si ripiega sul passato e tutti gli opposti che finalmente si risolvono. Il mondo fisico esiste infatti per nascondere e nello stesso tempo ristabilire quella quintessenza, acqua di fuoco o alito del Drago che Lucifero aveva pervertito nel suo fallito tentativo di controllarlo. Nella sua caduta attraverso i tre mondi egli perse la pietra di Venere, lo smeraldo che portava in fronte, e che nel Vedanta rappresenta l’ “occhio di Shiva” con cui il dio avrebbe poi folgorato il dio Kama, che aveva tentato di suscitare in lui la “passione” per la sua Shakti, Parvati.

Questo centro frontale è la sede della virilità trascendente (Virya) che ha il potere di “attraversare” la corrente del tempo e la morte, attraverso la costruzione di un Corpo misterioso che è stato conservato attraverso tutta l’eternità da coloro che, nella condizione umana, l’hanno “conosciuto”. I suoi effetti sono retroattivi nel tempo, e solo la comunione di esistenze che ne riassume la natura può consentire all’uomo di uscire dalla prigione individuale, spezzando le catene con cui il mondo degli opposti lo rinserra ogni giorno di più nella sua prigione.

Così il mondo, nella sua natura di Maya-Shakti, prigioniera del Drago, ha soltanto il significato che gli si attribuisce in base alle emozioni e passioni che ci suscita. Il Drago dell’inconscio collettivo “intrattiene” queste emozioni che noi sentiamo come “sacralità” o “numinosità”, necessarie a pilotare la costruzione del mito che è il nucleo di tutte le religioni: il mito dell’archetipo del . Soltanto trascendendo questo nucleo e tutto ciò che gli vortica attorno si può pervenire ad un certo grado di libertà dalla “divina commedia” umana, di cui il Drago è regista invisibile ed inafferrabile.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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