Lughnasadh

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Data di pubblicazione: 28 ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

Dio Lugh

Lughnasadh (o anche Lammas o Lughnasa o la Vigilia di Agosto) è la celebrazione del raccolto autunnale (si festeggia quello del grano in particolare), segna l’inizio della stagione dei raccolti e viene celebrato il primo agosto, come ringraziamento alla terra per i suoi doni.

È il giorno in cui inizia l’autunno, momento molto adatto alla meditazione e alle attività spirituali. Da qui i giorni si accorceranno e i campi matureranno, i lunghi giorni d’estate ormai sono passati e noi vedremo i frutti dei nostri sforzi. Adesso è il momento di raccogliere.

Si festeggia questo periodo dell’anno celebrando l’estate. L’estate è caldo, crescita, abbondanza, lavoro e gioco che ovviamente accompagna tutti questi elementi, lunghe ore di luce solare, giardini rigogliosi, frutti del raccolto, verdure, erbe, conservazione, ghiacciatura di questo raccolto.

Si celebra l’estate avendo però già un occhio all’inverno che verrà, la celebrazione di questo Sabbat è una pausa per rilassarci ed aprirci ai cambiamenti della stagione, così che si può essere un tutt’uno con le energie ed ottenere quello che vogliamo.

Questo Sabbat è il primo dei tre dedicati al raccolto, il lavoro della primavera e dell’estate è finalmente ripagato con il primo raccolto dell’anno, e questo è conosciuto come il periodo in cui le piante della primavera maturano e cedono i loro frutti e semi per il nostro uso. Tessere il grano come fare le bambole di spighe è tradizionale, il pane è infornato e l’altare è decorato con verdure e frutta del raccolto.

Con l’autunno che inizia, il Dio Sole inizia ad invecchiare, ma non è ancora morto. Il Dio simbolicamente perde un po’ della sua forza così come il Sole che sorge sempre più a Sud ogni giorno, e la notte che inizia a crescere.

Il Re Sole, adesso Signore dell’Oscurità, dà la sua energia al raccolto per assicurare la vita, mentre la Madre si prepara a dar via il suo aspetto alla Crona.

Veglia per il Dio del Sole (Lugh), che si festeggia con danze, giochi e fuochi, festa del pane (Lammas), festa delle Dee Diana ed Artemide, per i cristiani è San Pietro, e viene distribuito del pane benedetto.

Lammas era il nome medievale cristiano per la festa e significa “Massa di Pagnotte”, perché era il giorno in cui le prime pagnotte venivano infornate dal raccolto e posizionate sugli altari delle chiese come offerte. Era un giorno rappresentativo dei “primi frutti”.

La festa ricorda il sacrificio del Dio, sotto forma di grano: nel suo ciclo di morte (per dare nutrimento alla popolazione) e rinascita, il grano veniva identificato come uno degli aspetti del Dio Sole, che i Gaelici chiamavano Lugh.

Lughnasadh significa “commemorazione di Lugh”, antico Dio celtico solare della luce, del raccolto, “il molto abile”, il protettore degli artigiani, da molti accostato per funzioni alla Dea Brighid, della quale sarebbe la controparte maschile. Le origini mitologiche di questa festa sono però molto profonde e risalgono al periodo neolitico.

A livello simbolico, il grano che viene mietuto e rilascia i semi per il futuro raccolto, rappresenta quindi il sacrificio di morte e rinascita del principio divino della Natura nel ciclo annuale, così come il sole che, raggiunto il suo culmine, si prepara a declinare. Tutte le erbe, tutti i cereali (grano, frumento, miglio, riso, avena…), le verdure, la frutta matura, sono sacri in questo giorno di Lughnasadh.

In questo giorno si festeggia anche la Grande Madre che ci dona i frutti del suo grembo oltre al Dio che, proprio ora, compie l’estremo sacrificio. È questo infatti il periodo in cui la notte domina sul giorno, le giornate iniziano ad accorciarsi e la notte gli rosicchia lentamente lo spazio (la morte del Dio), ma questo non dev’essere motivo di tristezza, tutto fa parte di un disegno prestabilito e la ruota, affinché continui a mantenere l’equilibrio, deve continuamente girare.

Il seme del Dio vive nel grembo della Madre che si trova nel periodo della sua massima abbondanza, e i frutti del suo lavoro li vediamo ovunque. Il nostro compito è di riunirci per raccogliere queste ricchezze, meditare sul ciclo di morte-vita-rinascita, e festeggiare. È anche un momento di preparazione per il futuro, un momento di riflessione, rivolto all’imminente autunno.

L’anno si trova ora nel punto del suo culmine rigoglioso, ma è anche l’inizio del suo lento processo di declino. Il sacrificio comunque è visto come trasformazione, questa è una festa che celebra sia il Dio che la Dea, un tempo sia di principio femminile che maschile, ma è anche un momento di transizione.

Anche se maturiamo ciò che abbiamo costruito, raccogliamo i meriti per il nostro lavoro, il Dio si sacrifica volontariamente per mano della Dea, e il sangue è sui campi come i semi a primavera, il grano che matura è il prodotto di una pianta morente. La promessa di una nuova vita è nel cuore di ogni spiga che matura, trasformandosi in grano e quindi in farina e quindi in pane che ci sosterrà nei mesi che verranno. La Dea stessa, nella sua fase di Madre abbondante e prodiga è presente come mietitrice del grano, di anime e di vita, la Crona che gentilmente conduce la vita nella morte per poter ricreare ancora vita.

Il grano è sempre stato associato a divinità che venivano uccise e smembrate e che ritornavano dal mondo sotterraneo, come Tammuz, Osiride e Adone. La storia di Demetra e Persefone è un ciclo di morte e rinascita associato al grano: Demetra, la Dea della fertilità, non avrebbe lasciato crescere nulla finché sua figlia non fosse stata liberata dal mondo Sotterraneo.

Per questa ragione fare il pane, specialmente quello di granturco, è atto sacro in questo Sabbat, e le torte rituali a volte hanno il volto degli Dèi. Siate sicuri di invocare il Dio del Grano quando preparate il pane/torta, e di infondere le vostre sicurezze all’impasto, ma non dimentichiamo che Lughnasad è un Sabbat, un momento di festa. Quando il vostro pane è sfornato e pronto da mangiare, tagliatelo a pezzetti con le dita e mangiatene qualche pezzo, ricordando il Dio nelle vostre preghiere.

Tutti i riti di Lughnasad miravano ad assicurare una stagione di frutti generosi, in quanto un raccolto abbondante assicurava la sopravvivenza della tribù durante i freddi e sterili mesi invernali. Si praticava anche la raccolta dei mirtilli a scopo divinatorio: se i mirtilli erano abbondanti, si riteneva che il raccolto sarebbe stato più che sufficiente.

All’alba della vigilia di Lughnasad si costruivano piccole capanne coperte di fiori, possibilmente vicino a corsi d’acqua, dove gli innamorati dormivano insieme la notte del 31 Luglio. A Lughnasadh si onoravano Lug, Dio associato sia al il Sole che alla fertilità agricola, e Arianrhod, Dea delle Luna e dell’Aurora. In loro onore si tenevano gare di destrezza sportiva.

Lugh, Dio del sole, della luce e del cielo, è l’uccello rapace, corvo o aquila, che si alza in volo verso il cielo, Lugh è anche l’eroe salvatore, colui che porta il lieto fine. Della dimensione verticale del maschile, Lugh incarna il collegamento fra forze del caos (dell’ombra) e forze dell’ordine (della luce), egli è infatti per metà appartenente ai Fomori, i quali rappresentano le forze del caos, il disordine o come forze oscure, spesso rappresentati come Demoni, ma per l’altra metà è un de Danann, popolo giunto dal nord esperto nella magia, popolo di Druidi saggi ed esperti nell’arte.

Il suo movimento, la spinta del maschile, è verso l’alto, verso il sole, verso l’altezza, l’ideale, la forza del fuoco alchemico quando l’ombra, la nigredo, si fa sfavillante rubedo. La ricerca della luce, così caratteristica dell’eroe nel suo salire verso l’alto, lo obbliga però al confronto con il rischio del volo: il trascurare troppo, o troppo presto l’ombra, l’oscuro che viene dalla terra.

Lugh riesce a superare la maledizione della madre che lo condanna a non avere sposa, che peraltro è la tipica maledizione materna, impedire al figlio di avere relazione con una “vera” donna, ed ottiene Blodeuwedd grazie all’aiuto dello zio.

Ella è però l’amante del Signore delle Tenebre, e a quest’ultimo ella rivela il momento in cui Lugh è vulnerabile, quand’egli è per così dire impigliato troppo vicino alla terra, i capelli catturati da un ramo di quercia. Tale momento corrisponde al momento di incontro con l’ombra del principio solare, cioè al Solstizio d’Inverno, quando il sole, più vicino alla terra, perde la sua forza.

Lugh-Llew viene quindi ferito, all’inguine, dal Dio delle Tenebre: la ferita archetipica del maschile, che richiama la castrazione, la ferita al luogo da dove l’energia del maschile proviene. Llew però non cade a terra, dal momento che la quercia lo tiene sollevato per i capelli, lancia un altissimo grido e lo zio accorre, trasformandolo nell’aquila che sale nel cielo, dove la sua guarigione avviene lungo un sentiero che diverrà la Via Lattea.

Al maschile, nel luogo del pericolo, nel momento della ferita è necessaria una forza maschile, e due sono i maschili che salvano Llew: la quercia, la vecchia quercia, l’albero che incarna forza, potere, regalità e potenza nel collegamento fra la terra e il cielo, che gli impedisce di cadere del tutto e gli garantisce la sopravvivenza, e la guida magica-guarente dello zio, il maschile che lo rende capace di alzarsi in volo per poi guarire, quel volo che è distacco, condizione talvolta necessaria al maschile per guarire, possibilità di una vista più ampia, dello sguardo che riconosce dall’alto le trame, ed è insieme spinta vitale, espressione del fuoco creativo ed innalzante che appartiene alla sua essenza di luce.

Ed è il suo grido altissimo a permettergli di accedere a ciò. Quando il maschile lancia il grido, allora accede alla sua forza.

Il superamento dei divieti materni porta Lugh ad incarnare i tre aspetti costitutivi dell’identità maschile: il nome, le armi e la donna. In tutti e tre gli ambiti è il maschile la risorsa per lui, l’aiuto di cui ha bisogno per conquistare se stesso, ma è la donna, la relazione col femminile, il luogo dove si scontra con il pericolo più alto, con la ferita più profonda.PRATICHE e CELEBRAZIONE
Nei giorni di questa triplice festa sarebbe ideale usare tovaglie o tovaglioli di color giallo o arancione, ed accendere candele dello stesso colore, ponendo spighe di grano, pannocchie, cestini di frutta e verdura sulle nostre tavole.

È propiziatorio di buona fortuna mangiare il pane della festa, confezionato da noi stessi con pasta di pane (reperibile anche già pronta in panetteria) impastata con un cucchiaio o due di erbe fresche: il basilico, l’origano, l’aneto, il prezzemolo, l’erba cipollina.

La festa deve essere allietata da banchetti, corse di cavalli, esibizioni di musicanti e recite di poeti e cantori come avveniva in passato. Si brucia incenso puro sui carboncini, unendovi petali di girasole o valeriana.

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