Miti e Leggende sui Vampiri

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Data di pubblicazione: 13 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Vampiri nel Mondo

Antica Grecia
Fin dai tempi della Grecia classica possiamo trovare figure ascrivibili alla categoria dei Vampiri, certo alcune di esse molto diverse dal Vampiro come oggi lo vorrebbero le leggende, ma pur sempre esseri che si riteneva bevessero sangue. Il più antico e famoso testo classico che noi oggi conosciamo, l’Odissea, ne riporta ben due. Il primo è Tiresia:

«…E quando con voti e suppliche le stirpi dei morti ebbi invocato, prendendo le bestie tagliai loro la gola sopra la fossa, scorreva sangue nero fumante. S’affollarono fuori dall’Erebo l’anime dei travolti da morte… ma io, la spada affilata dalla coscia sguainando, sedevo e non lasciavo le teste esangui dei morti avvicinarsi al sangue, prima che interrogassi Tiresia…»

Tiresia viene interrogato da Ulisse che sacrifica alcune pecore e ne sparge il sangue per attirare questi spiriti-vampiro, i morti avidi di sangue (sede e veicolo di vita), che egli è poi costretto a tenere a bada con la propria spada. Dal momento che anche per i Greci esisteva una vita “reale” dopo la morte terrena, i morti erano temuti in quanto potevano tornare a disturbare i mortali per procurarsi ciò che di cui necessitavano: la vita e per estensione il sangue.

Qui la figura del Vampiro inizia ad avere alcuni tratti ancora oggi riconosciuti: viso esangue, smania di sangue, vi è però una sorta di debolezza in queste creature, che sono facilmente tenute a bada dalla spada di Ulisse.

Il secondo tipo di Vampiro descritto da Omero sono le Sirene: mostri dall’aspetto teromorfico, esse erano le figlie della terra, delle cantanti ammaliatrici che attiravano gli sventurati; nei prati della loro isola giacevano ammucchiate le ossa e le membra “disseccate” delle precedenti vittime dei loro banchetti.

Pare che fossero ritenute figlie di Achelao e di Calliope. Secondo alcuni facevano parte del corteo di Persefone e Demetra le punì, trasformandole in uccelli per non aver tentato d’impedire il rapimento di Persefone da parte di Ade.

Oggi identifichiamo la Sirena come un essere dal busto di donna e con la coda da pesce, ma si tratta di una rappresentazione soltanto posteriore databile al periodo medioevale… ai tempi di Omero tale creatura era ben diversa, anche se il poeta non ne riporta una descrizione, essa infatti era una sorta di volatile con la testa di donna spesso con mammelle e braccia, con artigli al posto dei piedi (Arpie).

Su di un antico vaso di stile attico Corinto, si trova infatti un decoro con un uccello dalla testa di donna, ed una didascalia molto esplicita: “SUPEN EIMI” ovvero “Sono una sirena”.

Altre figure vampiriche riportate dalle leggende della Grecia classica, sono invece di tipo femmineo: una di esse era al seguito di Ecate (regina del mondo degli spettri), la figlia Empusa, che aveva il potere di mutare la propria forma in cagna, mucca o splendida fanciulla. Contrariamente all’attuale tradizione vampirica, essa si muoveva anche in pieno giorno, l’Empusa attaccava le sue vittime durante il sonno notturno o della siesta pomeridiana.

Questo demone crudele e lussurioso è riportato anche da Aristofane in una conversazione fra Dioniso e Xantia, dopo aver attraversato il lago Acherusia in “Le rane”: «Ecco, vedo un mostro enorme, per Zeus… Fa spavento. E continua a cambiare aspetto: era un bue, adesso è un mulo. Ecco, ora è una donna bellissima… Ma non è più donna, ormai è un cane… È una Empusa, allora è lei!»

Secondo una leggenda libica vi era una bellissima donna figlia di Belo di nome Lamia, essa fu concupita da Zeus con cui generò parecchi figli. Era, la moglie di Zeus, gelosissima li uccise tutti tranne uno: Scilla.

Lamia divenne quindi folle e crudele, divorava i bambini o i giovanetti, ed il suo viso mutò divenendo una maschera spaventosa. Secondo la leggenda Zeus le aveva dato il dono di togliersi gli occhi dalle orbite, in modo da poter vedere mentre dormiva, ma durante lo stato di veglia essa vagava assetata di sangue ed in cerca di vittime, dissanguando i bambini fino all’ultima goccia di sangue.

Tutte queste figure portano in loro i primi semi del vampirismo, ma anche il mito del Dio Dioniso: questo Dio greco, infatti, ne immedesima molti aspetti, sia come descrizioni fisiche sia come comportamenti. In molte immagini riportateci dalla letteratura esso appare come un giovane di splendido aspetto, forte, affascinante dalla carnagione chiara, i capelli corvini e fluenti; viene descritto con indosso un mantello purpureo, il colore del sangue oltre che del vino.

A tale proposito, dobbiamo altresì ricordare che nell’antica Grecia il connubio sangue vino era molto forte, la vite e i suoi frutti sono l’attributo di Dioniso e possiamo considerare il vino il sangue della vite. Il Vampiro che estrae il sangue dal collo, alla base della testa, sede del cervello, succhia la conoscenza; il vino con la sua ebbrezza consequenziale porta, secondo alcuni, all’illuminazione e ad una nuova conoscenza. Secondo alcune credenze infatti l’ebbrezza è un segno di possessione divina.

Nel mito del Dio Dioniso egli è trigenito (colui che nasce tre volte), pare che neppure le armi dei suoi nemici abbiano potuto ucciderlo, anche qui si notano parecchie similitudini con l’attuale o gotica tradizione vampirica. Dioniso è il Dio straniero, il Dio vagabondo sempre cacciato e bandito, il Dio degli eccessi, che spinge i suoi seguaci a consumare sangue e a sbranare capretti o altri animali, alla follia, all’omicidio, al suicidio.

È anche il Dio della fertilità, in positivo ed in negativo egli dona all’uomo, ma secondo altre raffigurazioni può anche creare Vampiri. Dioniso circondato dal sangue della vite e dal sangue umano, follia e vita, forse è stata questa una delle prime figure mitologiche aderenti a quello che oggi consideriamo il Vampiro.Indiani d’America
Il mito del Vampiro non è solamente un mito europeo, infatti anche nelle Americhe, fra i nativi americani, si sono trovate leggende che narrano di Vampiri: una leggenda narra di un potente guerriero, uomo della medicina che governava il suo popolo con amore. Era sposato, ma lui e la sua compagna non potevano avere figli.

Quest’uomo della medicina un giorno, sconfortato dal fatto di non poter avere figli, sfidò il Grande Spirito, ma questi rimase sordo alla sfida, così come non aveva risposto alle sue preghiere. Allora egli rivolse le sue preghiere agli Spiriti Maligni, compì atti proibiti, ed un giorno aprì le porte del nostro mondo al potente spirito Jumlin, uno spirito malvagio ed oscuro, che pretese come pagamento di poter lasciare il Mondo degli Spiriti d’Ombra, per entrare un quello dei Viventi. L’uomo, disperato, accettò, ma fu ingannato.

Lo spirito, passato nel mondo dei viventi, si impossessò dell’uomo della medicina, insinuandosi nel suo cuore, nella sua mente e nel suo corpo. Jumlin era uno spirito forte, crudele e famelico, si nutriva del sangue dei viventi: inizialmente si nutrì degli animali ed infine delle genti della sua stessa tribù. Jumlin esercitava i suoi poteri psichici e mentali, la sua forza aumentava al punto che nessuno osava opporgli resistenza.

La primavera successiva le donne che non erano state uccise, partorirono figli sani e robusti, ma il numero degli uomini e donne della tribù continuava a diminuire. Un gruppo di guerrieri decise quindi di recarsi nel villaggio vicino per interrogare il loro uomo della medicina, e gli riferì dello spirito che si era impossessato del loro capo.

Tornarono diversi mesi dopo al villaggio, e trovarono la compagna del loro capo gravida e molto malata, che morì infatti dando alla luce il suo bambino. Jumlin, appreso del piano per distruggerlo, fuggì con il figlio ed altri bambini del villaggio. Per parecchio tempo egli venne inseguito dai guerrieri che, dopo molti anni, lo ritrovarono e riuscirono ad ucciderlo, ma il figlio riuscì a fuggire.

Orso Che Ride, questo era il nome del figlio di Jumlin, ed i suoi fratelli e sorelle si dice siano ancora in vita, che procreino con gli esseri umani o con quelli della propria specie, per creare la prima razza dei propri “Genetici” o “Ereditari”. Possiedono poteri psichici, vivono in eterno, ed hanno una natura negativa. Questo è ciò che è narrato dai miti dei Nativi Americani.

Atlantide
Esiste una leggenda in cui i primi Vampiri sono nati da esperimenti compiuti dal popolo atlantideo. In Atlantide infatti, pare fosse in corso una ricerca scientifica mirata a modificare fisicamente e geneticamente gli esseri umani, al fine di garantire loro l’eterna giovinezza.

Una delle condizioni base per mantenere i tratti fisici giovani, era quella che l’unico cibo di queste creature fosse il sangue, attraverso il quale recuperavano la loro forza e la loro vitalità, di conseguenza la loro giovinezza. In seguito però il re di Atlantide, non soddisfatto del risultato ottenuto, imprigionò in una cripta sotterranea queste creature condannandole a morte, ma esse si vendicarono di lui, scatenando l’inondazione che distrusse l’intero continente. I sopravvissuti di questi esseri infestarono il resto del mondo, da qui spiegato anche l’astio che essi provano per gli esseri umani.

Cina
Secondo la tradizione cinese, un defunto doveva essere attentamente vegliato da familiari ed amici, in modo da impedire che la salma potesse essere aggredita da cani e gatti, i quali con i loro morsi o le loro unghie potevano trasformarlo in un Vampiro.

Nel settecento Henry Moore, filosofo inglese, citò un’analoga credenza popolare ne “L’Antidoto contro l’ateismo”: si narra di un certo Johannes Cuntius, della Slesia, il cui cadavere fu morsicato e graffiato da un gatto nero prima del funerale. Dopo qualche tempo il defunto ricomparve trasformato in Vampiro, e quando il cadavere fu dissotterrato, lo stato di conservazione del corpo si rivelò perfetto. Questa è la prova più significativa del cadavere perfettamente conservato nel vampirismo.

Marco Polo descrive anch’egli racconti e dicerie sui personaggi che hanno similarità con i Vampiri, è doveroso però specificare che, prevalentemente, i Vampiri orientali non hanno un corpo, bensì sono spiriti, entità autonome o spiriti di persone defunte, oppure create e “succubi” di stregoni. Essi traggono la loro maggiore forza dalla luce della luna, per cui gli attacchi vampirici sono maggiori e più devastanti durante i pleniluni.

Molte di queste entità non si limitano a nutrirsi di sangue, alcuni sbranano completamente le loro vittime, altri la possiedono rendendo la persona una sorta di guscio vuoto. Principalmente questi spiriti cercano quello che più loro manca, la fisicità, che è rappresentata dal sangue, ed in seconda battuta dall’intero corpo umano.

Le morti violente come l’omicidio, il suicidio, la morte di un neonato e quella di una donna gravida, possono creare degli spiriti vendicativi, in alcuni casi questi spiriti tornano esclusivamente per punire i parenti, ed una volta esaurita la loro vendetta trovano pace.

Le leggende cinesi arrivano in Europa soltanto a partire dall’Ottocento, e le storie di kiangshi (chiang-shih) sono diventate note attraverso l’opera Jan Jacob Maria de Groot (1854-1921), The Relìgious System of China: il kiangshi è collegato all’idea che una parte dello spirito vitale, possa rimanere nel corpo molto tempo dopo la morte; mentre uno spirito superiore se ne distacca, lo spirito di persone che hanno avuto un trapasso violento, può animare il cadavere e renderlo capace di muoversi. Il Vampiro, o cadavere-ridestato, ha però difficoltà nei movimenti, la sua carne è morta, pertanto è più simile ad uno zombie che al Vampiro classico europeo, il cui stereotipo è quello del nobile più simile ai viventi che ai cadaveri.

Il cadavere trasformato in kiangshi, a cui Groot diede la traduzione “corpo-spettro”, è a tutti gli effetti un corpo materiale con tutti i “bisogni” che questa fisicità impone. Quando un kiangshi si reimpossessa del cadavere, lo mantiene in buono stato di conservazione, preservandolo quanto più possibile dalla decomposizione che ne farebbe terminare l’utilizzo. L’importanza data dal sangue come liquido vitale lo aiuta in questo, perciò l’assunzione di sangue dà al kiangshi il modo di sopravvivere.

Nel tempo le leggende sui kiangshi sono state trasmesse da una cultura all’altra, e si sono modificate, ampliate e colorite, subendo forse un’influenza dalle leggende dell’India, prima di giungere fino ai popoli Rom che hanno poi provveduto ad espanderle in Europa. Africa
I molti tabù presenti nelle tradizioni africane costituiscono un fertile terreno per la credenza popolare dei Vampiri. I Vampiri africani possono essere sia “non-morti”, sia “viventi”, sia “spiriti” malefici.

Nel primo caso si tratta di esseri umani morti che tornano per vendicarsi, oppure di potenti stregoni che nella credenza della reincarnazione, se sono stati malvagi, si reincarnano in un Vampiro e si nutrono di sangue.

Nel secondo caso sono esseri umani che si “trasformano” in Vampiri senza però morire ma, anche in questo caso, il sangue è componente necessaria per mantenere i poteri acquisiti.

Nel caso degli “spiriti”, sono esseri sovrannaturali che usano i loro poteri per compiere malvagità e si nutrono di sangue umano per trarne piacere; alcune volte questi spiriti vengono asserviti da streghe o stregoni per essere diretti contro i loro nemici. Ecco quali sono alcuni di questi Vampiri africani:

ADZE. Si tratta di uno spirito Vampiro presente nella magia tribale degli Ewe, popolo africano abitante nel sud-est del Ghana e nel sud del Togo. L’Adze si aggira sotto forma di mosca ma, se catturato, si trasforma in umano. Beve sangue, olio di palma e latte di cocco, ed uccide i bambini, soprattutto quelli di bell’aspetto.

ASANBOSAM. Vampiro conosciuto presso gli Ashanti del sud del Ghana, e dalle popolazioni nelle aree della Costa d’Avorio e del Togo. L’Asanbosam risiede nelle foreste, dove spesso viene incontrato dai cacciatori. Generalmente ha un aspetto umano, ma con due eccezioni: ha denti d’acciaio ed ha uncini al posto dei piedi. Inoltre, morde le sue vittime sul pollice.

IMPUNDULU. Servo Vampiro di una strega, ritrovato nella regione orientale africana di Capo. Di solito veniva tramandato di madre in figlia ed usato per infliggere sofferenza ai nemici. Si dice che avesse un insaziabile appetito e che dovesse sempre essere lasciato libero di cibarsi. Capitava anche che prendesse la forma di un uomo affascinante e diventasse l’amante della sua padrona.

KHIDUWANE. Sono Vampiri che possono prosciugare il sangue con il solo sguardo.

KINOLY. Vampiri del Madagascar con occhi rossi ed artigli lunghissimi.

MUTALA. Sono Vampiri costituiti da torsi di cadavere che si trascinano con le braccia.

OBAYIFO. Un Vampiro vivente trovato tra il popolo degli Ashanti sulla Costa dell’Oro africana. Si dice che lasci il suo corpo durante la notte e si cibi. Particolarmente amorevole con i bambini, si dice che possa persino rovinare i raccolti.

OWENGA, OTGIRURU. Vampiri originari dell’Africa nera. Come i più diffusi “Asbanbosam”, questi Vampiri quasi sempre sono la reincarnazione di vecchi stregoni malvagi, gli “uomini della medicina”. Terrorizzano i villaggi a notte fonda, con urla e lamenti.

RAMANGA. Un Vampiro vivente trovato in Madagascar. Servo degli anziani della tribù, consumerà il sangue e le unghie di un membro nobile della tribù.

SUBAGA. Sono Uomini-Vampiro della tribù Bambara.

Oceania
In Australia il popolo Koori, gli aborigeni, narra di una creatura alta circa 4 piedi (1,2 mt.), dotata di un’enorme testa ed una bocca molto larga completamente sdentata, come i serpenti e, come i serpenti, inghiotte la preda senza masticarla. Altra insolita caratteristica è quella di avere sia le mani che i piedi dotati di ventose, come i polipi.

Lo Yara-ma-yha-who si nutre di esseri umani, e la sua tecnica di caccia consiste nell’appostarsi sopra un albero frondoso, preferibilmente un fico, aspettando che passi la sua vittima. Quando un viandante si avvicina lo assalta e, per mezzo degli orifizi gli succhia il sangue, indebolendolo e lasciandolo a terra completamente inerme. La creatura abbandona la vittima per qualche tempo per poi tornare ad inghiottirla, come farebbe un serpente.

Terminato il pasto con una danza augurale, una bevuta d’acqua ed un sonnellino, il Yara-Ma-Yha-Who rigurgita quanto ha trovato indigesto del pasto: la vittima, viva e vegeta, ma più bassa e più rossiccia. Se la sventurata vittima riesce a convincere la creatura di essere morta, è possibile che riesca a fuggire, perché il Yara-Ma-Yha-Who non corre veloce. La vittima, se viene più volte attaccata, si riduce progressivamente di dimensioni per diventare, infine, uno Yara-Ma-Yha-Who a sua volta.

Secondo le leggende, i Mrart sono Vampiri che hanno molto più potere nelle tenebre, quando, in mancanza di vittime vive, cercano di strappare le loro prede nei cimiteri. I Mrart infestano prevalentemente i deserti australiani. Un altro tipo di Vampiro presente in Australia è il Eruncha, questi esseri sono demoni e si cibano esclusivamente del sangue degli stregoni.

Il Yaho è un mostro cannibale le cui vittime sono prevalentemente donne, e la sua altrettanto malvagia consorte è Kurriwilban, un essere antropofago: nelle sue raffigurazioni essa è ritratta con un corno sulla spalla con il quale trafigge le proprie vittime, normalmente uomini, contrariamente a suo marito che uccide prettamente donne.

Uno spirito femminile maligno della mitologia australiana è il Meulam-Kurrk, che rapisce e si ciba di bambini. Troviamo poi anche il Too-Roo-Dun, uno spirito dell’acqua della mitologia australiana, che dopo aver afferrato le sue vittime si ciba delle loro carni e ne beve il sangue.
In Nuova Guinea i Papua ritengono estremamente pericoloso perdere anche soltanto una goccia di sangue, perché essa è già più che sufficiente per consentire ad uno stregone di controllare magicamente il possessore di quel sangue e portarlo anche alla morte. Per impedire il ritorno dei morti dalla tomba, queste popolazioni sono solite spezzare le gambe ai cadaveri, o porre sul loro corpo delle pesanti pietre.

Affine alla famiglia dei Vampiri è il Talamaur, delle Banks Islands (Isole Salomone). Il Talamaur può essere maschio o femmina, ed è un vivente-vampiro che può parlare con i fantasmi dei morti per assoggettarli al suo volere, e fare danno ai nemici vivi. Simile al Talamaur è il Tarunga, che fa uscire la sua anima dal corpo per appropriarsi dell’essenza vitale di chi è appena morto, alla cui tomba si avvicina con un suono simile a quando si fa grattando su una porta di legno.

India
I termini che indicano i Vampiri dell’India, più noti, sono certamente quelli a cui fa riferimento Sir Richard Francis Burton (1821-1890). Il famoso esploratore inglese, infatti, nella sua traduzione del classico della letteratura indiana Vetala-Pachisi, con il titolo Vikram and the Vampire o Tales of Hindu Devilry, ne parla diffusamente.

In una delle storie narrate in questa raccolta, un re dell’India incontrò un betail, termine che venne tradotto da Burton con “vampiro”. Durante il percorso che il re ed il Vampiro fecero per recarsi presso un saggio che poi si rivelò uno stregone malvagio, il Betail parlò al re insistentemente: fra le sue parole sono molte le descrizioni relative al folklore indiano, ai conflitti religiosi e alle abitudini degli Dèi, ma soprattutto dei Vampiri. Il saggio fu trovato dal re intento ad adorare la Dea Kalì, e la Dea non trovando vittime per soddisfare la sua sete di sangue, giunse a tagliarsi la gola (autovampirismo).

Dall’India il mito vampirico passò al Medioriente, varcò l’Egeo per sbarcare in Grecia nei Balcani, e successivamente divenne simbolo dell’Europa orientale, creando il suo maggior mito, Dracula.

Giappone
In Giappone esiste la leggenda di un gatto Vampiro, in cui si narra la storia di un principe e della sua favorita che venne aggredita da questo gatto. I due si erano lasciati per coricarsi, ma durante la notte la favorita si svegliò a mezzanotte, a seguito di un incubo, e scoprì al suo fianco un gatto nero. Ella ne fu terrorizzata, ma nonostante avesse tentato, non riuscì a gridare perché il felino la strangolò con forza di Demone. Il Vampiro seppellì quindi nel giardino il corpo della favorita, e ne prese le sembianze.

Nessuno a corte, neppure il principe profondamente innamorato, si accorse del cambiamento, però da quel momento il principe iniziò a soffrire di una strana malattia, deperiva inspiegabilmente. Il volto sempre più pallido e smorto, sempre meno vitale, la mente sempre meno lucida e presente, spesso era colto da sonnolenza e stanchezza permanente.

Medici ed erboristi cercarono in tutti i modi medicamenti e tonici da somministrargli, ma sembrava che nulla facesse effetto, anzi, pareva aggravarsi sempre di più. La sua consorte diede ordine che egli non venisse mai più lasciato solo, i servitori dovevano vegliare sempre su di lui, soprattutto la notte, quando egli lanciava alte grida strazianti, ma purtroppo nessuno pareva riuscire a restare sveglio, poiché tutti, dai servitori alle guardie, cadevano addormentati e non riuscivano a trascorrere l’intera notte a vegliare il principe.

Qualcuno dei medici avanzò l’unica ovvia spiegazione: il principe perdeva sangue ogni notte, ma la cosa era impossibile, non vi erano ferite, era forse uno spirito maligno a privare il principe della sua linfa vitale? Il primo consigliere si recò quindi al tempio per avere il parere del primo sacerdote, il religioso ascoltò con attenzione il consigliere e gli promise che avrebbe studiato il problema. Egli aveva conosciuto un giovane soldato molto zelante, e lo propose al consigliere come guardia del principe.

Il giovane, preso molto seriamente il proprio compito, si accinse a montare di guardia al principe per la notte, e sentendo il sonno ghermirlo, si ferì un ginocchio con il pugnale in modo che il dolore lo tenesse sveglio. Fu così che la giovane guardia vide, proprio a mezzanotte, una donna di favolosa bellezza entrare nella stanza del principe.

La guardia, unico sveglio nella stanza, restò in silenzio ad osservare il comportamento della favorita di cui non conosceva l’identità. La donna sembrava desiderosa di avvicinarsi al principe, ma la presenza della guardia pareva dissuaderla. Dopo avergli domandato come facesse ad essere sveglio, lo lodò per il suo altruismo e si allontanò.

La mattina successiva tutti a corte lodarono la giovane guardia, quindi per le notti successive egli montò di guardia senza mai addormentarsi e per alcune notti la favorita, ora ne conosceva l’identità, visitò ancora il principe senza mai avvicinarglisi troppo, ma poi desisté. Giorno dopo giorno la salute del principe migliorava, e per nulla convinto dell’estraneità della favorita alla malattia del principe, la giovane guardia la affrontò con la spada e le recise il capo. Invece del cadavere della bellissima donna però, trovò ai propri piedi il cadavere del gatto nero in un’enorme pozza di sangue, tutto quello del principe di cui si era nutrito…

Data la lunghezza dell’argomento, l’articolo è stato diviso in più pagine:

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