Caccia ai Vampiri

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Data di pubblicazione: 13 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Cacciatori di Vampiri

Mentre per quanto riguarda i Vampiri, esistono opinioni contrastanti circa la loro esistenza, pur non esistendo prove scientifiche al riguardo, i cacciatori di Vampiri sono una realtà. Essi possono essere uomini di chiesa o estremamente religiosi, fanatici, studiosi, persone normali… insomma chiunque crede nell’esistenza dei Vampiri può mettersi alla loro caccia. Certamente può rivelarsi una faccenda complicata se non addirittura pericolosa, si corre sempre il rischio di “esagerare” ed arrivare per scambiare persone malate, o semplicemente stravaganti per Vampiri.

Cosa possa spingere una persona ad ergersi a detective, giudice ed esecutore di Vampiri, potrebbe derivare dal fanatismo, dalla religione, dalla vendetta personale per qualche caso “inspiegabile” che ha colpito il cacciatore, curiosità o anche più semplicemente il desiderio della caccia al sovrannaturale.

Secoli fa fu la Santa Inquisizione a prendersi l’incarico di ricercare e distruggere i Vampiri, non vi sono documenti storici che comprovino che tali cacce abbiano avuto successo, contrariamente ai processi per stregoneria che invece riempiono interi volumi.

Andando ancora più indietro nel tempo, il Vampiro non era cacciato ma semplicemente “allontanato” e temuto più come spirito negativo, che come essere in carne ed ossa. Fu nel periodo vittoriano, forse proprio con l’esplodere della letteratura romantico/gotica che il Vampiro, assumendo un carattere ben più terreno ed indubbiamente più affascinante, pericoloso per l’uomo in quanto ne seduceva le consorti/fidanzate/amanti, che la “caccia” si apriva.

Vi erano quindi anche cacciatori di Vampiri appartenenti alla chiesa cristiana, e le loro armi erano gli strumenti della fede: il Vampiro, secondo la tradizione, non tollerava la vista dei simboli cristiani, per prima cosa la croce. Ricordando sempre la frase “Alla presenza di Dio, nessun Vampiro sopravvivrebbe”, questo, tra l’altro, incide sulla convinzione che il Vampiro non possa entrare in chiesa o indugiare in luoghi consacrati, poiché appunto sono luoghi in cui vi è la presenza di Dio.

La croce rappresenta Cristo, Cristo è rappresentazione di Dio, Dio rappresenta la luce, la luce purifica, i Vampiri sono meno forti di Dio, i Vampiri non possono indugiare in luoghi consacrati… quindi la croce, che rappresenta Dio e la purificazione, brucerà il Vampiro, distruggerà il Vampiro, e il Vampiro non può guardare la croce.

Dovremmo anche però considerare il fatto che la croce non è esclusivamente un simbolo cristiano e che quindi, secondo questa versione, per poter uccidere un vampiro, o fare in modo che l’arma (il crocefisso) sia realmente efficace questo dovrebbe, in teoria, essere benedetto e soprattutto imposto da colui che ha fede ed in esso ne ripone, altrimenti avrebbe assai poco senso.

Gli esorcismi infatti possono essere praticati, secondo la religione cristiana, soltanto da ben specifiche figure. Tali rituali servono per scacciare il maligno che si è annidato nell’anima del Vampiro, portandolo alla condizione di malvagità in cui si trova. Quindi esorcizzandolo, scacciandolo, il corpo tornerà ad essere un cadavere e l’anima infelice verrà liberata.

Difendersi da un Vampiro
Partiamo dal presupposto che chiunque possa essere intenzionato ad andare a caccia dei Vampiri, oltre al sapere come eliminarli, debba anche conoscere i metodi per rendersi inattaccabile da essi: se un cacciatore decide di mettersi a caccia di una preda, normalmente lo fa cercando di non diventare preda a sua volta, ovviamente questo non sempre è possibile, basta vedere anche durante i normali periodi di caccia quanti “esperti” cacciatori domenicali finiscono in ospedale per “fuoco amico”. È quindi da mettere in conto che dare la caccia ai Vampiri possa comportare qualche minimo rischio per i nostri cacciatori fai da te.

Secondo una tradizione cinese il modo per sfuggire all’acutissimo sguardo del Vampiro è quello di bagnarsi di acqua pura. Questo elemento infatti, proprio grazie alla sua purezza, risulta una barriera impenetrabile per il Vampiro. Tali leggende circa l’acqua sono anche riportate nella tradizione europea, quando si racconta che il Vampiro non sia in grado di attraversare corsi d’acqua pura: l’acqua è considerata un elemento puro e purificatore, quindi essendo il Vampiro un essere diabolico, egli la rifugge o ne è respinto.

Se invece ci si vuole difendere da un attacco in casa propria, è bene sapere che per agire il Vampiro dev’essere invitato. Come dice l’Inheritor Vampire Immortal: “Una casa è pregna dell’aura dell’energia vitale dei suoi abitanti, passati e presenti.”Sicuramente i Vampiri con poteri empatici, ipnotici ed altri come “la Voce”, sono ostacolati da questo fatto. Molti luoghi consacrati o santi, sono così forti che tali amorfe capacità sono del tutto nulle.

Quando qualcuno invita il Vampiro o un Mago o chiunque possieda tali poteri, si disarmonizza rispetto a questo velo difensivo subcosciente, lasciando lui/lei “muoversi” liberamente attraverso questo dominio, altrimenti nessuno di sgradito potrebbe entrare comodamente. Nel passato, quando gli uomini erano molto più avvezzi alla magia, entrare non invitati era come mettersi in balia delle altrui capacità, era il meno il non poter entrare, rispetto al rifiuto di entrare per preservare se stessi. Questa usanza è diventata così naturale che ancora oggi seguiamo tale regola.

Molte delle stirpi vampiriche sono così sottilmente legate alle forze magiche, ad un livello talmente alto, che noi ne siamo sempre stati grandemente impressionati, per cui, la regola dell’invito è sempre stata considerata una difesa eccellente contro di loro. In ogni caso sembra essere necessaria una cosciente “verbalizzazione” del cerimoniale di rifiuto, per armonizzarsi al dominio benefico specifico ove risuona il velo magico.

I luoghi pubblici non erano armonizzati all’individuo o alle singole famiglie, quindi la regola non poteva esservi applicata. Ed ancora, le cattedrali, i circoli indiani ed altri luoghi sacri, sembrano possedere una risonanza unificata che intorpidisce i sensi fino ad una specie di cecità delle nostre altre capacità sensoriali, ciò rende l’individuo ospite nervoso e pigro.

Immaginate di andare a casa di qualcuno, e che costui vi accechi e vi tappi le orecchie prima di farvi entrare: la sensazione è molto simile perché questi sensi sono comuni a tutti. Per questo il Vampiro non sarebbe mai entrato in simili luoghi ove poteva essere vulnerabile e, in definitiva, debole.

Una credenza popolare per “fermare” un Vampiro è anche quella, discretamente diffusa, che sia necessario mettere davanti alla porta di casa o davanti alle finestre, semi, riso, sassolini o altri piccolissimi materiali, il Vampiro infatti si crede che si fermerà a contare tutti i pezzi, distraendosi quindi dall’attaccare le vittime che sono al sicuro nell’abitazione. Il conteggio dei pezzi può anche uccidere il Vampiro se questi, tanto preso dal compito, non si avvede dell’arrivo dell’alba e quindi viene incenerito dal sorgere del sole.

Un altro metodo, sempre tramandato dalle tradizioni e leggende popolari, è quello di porre davanti alla porta due corde che partono dai due lati della porta e legarli con un nodo in modo da “bloccare” il passaggio: il nodo dev’essere complicatissimo, si pensa che il Vampiro giunto all’abitazione cerchi di entrare dalla porta, e trovandosi davanti il nodo si debba fermare per cercare di scioglierlo. Quindi quanto più complicato in nodo è, tanto più il Vampiro sarà costretto a soffermarsi davanti ad esso nel tentativo di scioglierlo; in questo modo inoltre la sua mente verrà distratta, e si dimenticherà l’obbiettivo che lo aveva spinto verso quell’abitazione, o mentre il Vampiro è impegnato nel faticoso compito di venire a capo dell’intrico, si avrà anche la possibilità di ucciderlo.

Utile è anche l’aglio, secondo le più antiche credenze i bulbi di aglio o i fiori potevano efficacemente essere usati per tenere lontani i Vampiri dalle abitazioni. L’odore dell’aglio provocherebbe una sorta di violentissima asma nel Vampiro, costringendolo ad allontanarsi.

Un’altra pianta che secondo la tradizione terrebbe lontani i Vampiri è l’Aconito, che pare svolgesse un’azione repulsiva simile a quella dell’aglio, ed è una pianta molto bella la cui fioritura si verifica fra luglio e settembre con fiori a forma di elmo, generalmente di colore blu scuro. Gli Aconiti sono velenosi, tutte le parti della pianta e in particolare le radici sono tossiche per il contenuto di alcaloidi, il principale dei quali è l’aconitina.

A dimostrazione della pericolosità del veleno contenuto nella pianta, si ricorda che anticamente in India le punte delle frecce venivano intinte con il succo delle radici: il suo veleno, che ha proprietà paralizzanti, viene assorbito direttamente dalla pelle che perde la sua sensibilità. Questa sua caratteristica lo fece diventare uno degli ingredienti dell’unguento utilizzato dalle Streghe per raggiungere in volo i sabba, e nella mitologia nordica aveva il potere di rendere invisibili.

Riconoscere un Vampiro
Per qualche strana ragione, che non è mai stata chiara, è lunga tradizione riportata che un’anima possa riflettersi nello specchio, pertanto il Vampiro, che non ha anima, non si riflette.

Per aprire una parentesi curiosa, si pensi alla concezione cattolica che gli animali non possiedano un’anima: secondo la vecchia tradizione della Chiesa Apostolica Romana, infatti, Dio ha concesso l’anima solo agli essere umani. Si ritiene che gli animali non possiedano un’anima, così come si crede che non l’abbiano i Vampiri. I Vampiri non hanno l’anima poiché sono malvagi, gli animali non hanno un’anima poiché non sono umani. Ciononostante gli animali si riflettono negli specchi…

Curiosità a parte, da sempre il più certo indizio di vampirismo era la perfetta conservazione del cadavere. Secondo le credenze i Vampiri continuano ad abitare nei cimiteri, e spesso riposano proprio nelle loro tombe.

Per scoprire la tomba di un Vampiro, la tradizione popolare ci offre questa possibilità: prima di tutto bisogna avere una giovane vergine ed un cavallo di colore puro (raccomandato è il bianco), ma il cavallo deve avere determinate peculiarità, non deve mai aver inciampato o presentato esitazioni di sorta, o comunque non di natura riottosa. Far quindi montare il cavallo dalla vergine in un cimitero, e far passeggiare il cavallo fra e sopra le tombe: se il cavallo scarterà dinanzi ad una di esse, sarà il segnale che è la tomba di un Vampiro.

Vi è anche un altro modo, sempre tramandato dalla tradizione popolare, ma è un po’ più pericoloso perché si effettua di notte, quando il Vampiro è notoriamente attivo: in un cimitero bisogna cercare delle luci blu che si alzano da una tomba, queste luci non sono altro che l’emanazione dell’anima di un Vampiro.

Secondo un’altra leggenda, un modo per riconoscere un Vampiro è quello di controllare se respira da entrambe le narici, in quanto egli possiede soltanto una narice funzionante. Questa leggenda ci viene da un racconto bulgaro: In un villaggio si era trasferito un uomo; dopo il suo arrivo molte morti inspiegabili si erano verificate fra il bestiame. Sottoposto alla prova della respirazione si provò che respirava soltanto da una narice. Lo sventurato venne accusato di essere un Vampiro.

Per concludere, in moltissime tradizioni popolari tutti coloro nati ancora avvolti nella membrana amniotica sono considerati molto fortunati: da qui il termine “nato con la camicia”, però non vale proprio per tutte le culture, poiché in alcune regioni dell’Europa vi è radicata la convinzione che se un nascituro si presenta con la membrana amniotica ancora avvolta attorno al capo, sicuramente da adulto, diventerà un Vampiro. Questi Vampiri si muovono nel piano astrale, durante la notte lasciano i loro corpi fisici per agire sotto forma di animali ed attaccare o lanciare malefici; è una categoria di Vampiri particolarmente difficile da distruggere, infatti se non vengono “esorcizzati”, dopo morti possono nuovamente tornare. Secondo altre dicerie invece i bimbi nati con il “cappello”, diverranno proprio dei cacciatori di Vampiri, sia sul piano astrale che nel piano fisico.

Curarsi dal morso di un Vampiro
Chiunque venga morso da un Vampiro è soggetto ad uno shock molto intenso, infatti il Vampiro ha la capacità di ammaliare le sue vittime e, stringendo con loro un contatto empatico, è talvolta in grado di controllarle. E se colui che è stato morso da un Vampiro dovesse bere il sangue del mostro, allora il suo destino sarebbe segnato: il contagio sarebbe contratto, la vittima inizierà a mostrare una forte forma di anemia, senza che si riesca ad individuare alcuna perdita di sangue, e sarà preda di incubi ed allucinazioni. Si vedranno solo le due piccole ferite alla gola (il sigillo del vampiro…) dov’è stata morsa, ma anche questi piccoli segni sono presto destinati a scomparire.

Dopo alcuni giorni sopraggiungerà la morte del corpo, e se il Vampiro che ha causato il contagio non è ancora stato distrutto, la disgraziata vittima diventerà un nosferatu, anch’esso assetato di sangue umano… L’unico modo di interrompere il processo di vampirizzazione consiste nel distruggere la creatura che ha infettato il sangue della povera vittima, mentre la vita di quest’ultima può essere prolungata con trasfusioni di sangue.

Secondo le leggende cinesi, come del resto anche quelle europee, il morso dei Vampiri è immondo ed infetto. Un essere morso da un Vampiro e deceduto per la perdita di sangue, secondo la tradizione orientale si trasforma in una sorta di zombie, di non-morto; non propriamente un altro Vampiro, ma un essere semi-demente che risponde soltanto agli istinti primari di sopravvivenza, quale ad esempio il cibarsi. Per la tradizione cinese esiste un modo per annullare questo processo e ridare la completa vita agli zombie creati da un Vampiro: cospargere la vittima, prima che la trasformazione in zombie sia molto avanzata, con la segatura ottenuta dal legno di una bara.

Mentre secondo la maggioranza delle tradizioni europee l’unico modo per “curare” questi sventurati è quello di ucciderli, vi sono però anche in Europa alcune tradizioni di “cura” contro gli effetti del morso vampirico, una fra queste è quella di mangiare parte della terra di sepoltura o della bara del Vampiro. Secondo la documentazione relativa ai casi di vampirismo avvenuti qualche secolo fa in America, bisognava invece bruciare il cuore del Vampiro, quindi mettere la cenere del cuore nell’acqua pura e farlo bere alla vittima.

Secondo la tradizione europea, in particolare nel primo periodo dopo la scoperta delle trasfusioni di sangue, anche il completo ricambio del sangue della vittima poteva salvarla dal divenire Vampiro. Alcune leggende, infine, sostengono che la trasformazione in Vampiro non sia immediata nella vittima, pertanto se durante il periodo di, diciamo, “incubazione” del morbo vampirico il Vampiro viene ucciso, la sua vittima si salva dal divenire Vampiro a sua volta.

Come danneggiare od uccidere un Vampiro
I Vampiri esistono. Questa era una certezza, e da qui si era creata la necessità di distruggere simili esseri e quindi, chi con la fede e nella fede, chi nella più atea metodologia scientifica, i novelli cacciatori di Vampiri entravano in azione: la Chiesa con i suoi esorcismi e le sue benedizioni, croci e acqua santa, gli scienziati con paletti, pallottole d’argento, e luce solare.

Anche le armi da fuoco potevano essere utilizzate contro i Vampiri, alcuni fra essi parevano poi particolarmente vulnerabili a questo tipo di armi. Per tutti coloro che si improvvisavano cacciatori di Vampiri, l’arma da fuoco era effettivamente estremamente efficace ed esponeva meno al pericolo di essere attaccati dal Vampiro. Non era più strettamente necessario avvicinarsi tanto da ingaggiare un vero corpo a corpo con il non-morto, ma si poteva colpirlo da una distanza di “sicurezza”.

Non in tutte le tradizioni l’arma da fuoco caricata con munizioni tradizionali era consigliabile; i più suggerivano di utilizzare proiettili che contenessero “veleni” per Vampiri, per fare qui un esempio veloce diciamo proiettili in argento, oppure cavi e riempiti di aglio, ostie, grani del rosario e così via.

La spiegazione, razionale, della scelta di questo tipo di arma è semplice: la prima motivazione è appunto da ricercarsi, come si è detto, nella possibilità di mantenere una certa distanza dal Vampiro, inoltre non bisogna dimenticare che il Vampiro vive, letteralmente, di sangue, dunque la perdita dello stesso è un danno notevole. Anche, quindi, nel caso non si fosse riusciti ad uccidere il Vampiro al primo colpo (e le armi dei tempi non consentivano molte possibilità), lo si era indebolito abbastanza da rischiare un corpo a corpo.

Come molti sanno i cinesi hanno sviluppato l’uso della polvere da sparo molto prima delle popolazioni europee, che proprio da loro l’hanno importata. Oltre che utilizzarla per i fuochi artificiali, i cinesi ritenevano che la polvere da sparo fosse anche uno dei pochi sistemi efficaci per distruggere un Vampiro.

Innanzitutto un Vampiro, secondo la tradizione cinese, non poteva allontanarsi troppo dal luogo in cui il suo corpo mortale era stato sepolto, quindi per distruggerlo bisognava far esplodere il luogo di sepoltura. In questo modo lo spirito malvagio che anima il cadavere veniva distrutto con esso, cauterizzando la minaccia vampirica. Nel caso in cui il Vampiro non venga coinvolto direttamente nell’esplosione, si troverà in ogni caso fortemente indebolito dalla perdita del proprio rifugio, pertanto preda facile per il cacciatore di Vampiri. Ancora oggi, durante le importantissime cerimonie per il capodanno cinese, vengono sparati i fuochi d’artificio per mettere in fuga gli spiriti maligni in generale.

I Vampiri erano considerati creature di Satana, erano Demoni capaci di ogni sorta di trucchi e magie, creature del male che trovavano forza nella legge dell’oscurità. La parola oscurità, attualmente, significa dunque male, proprio come il buio dell’anima.

La notte era il momento del terrore per la gente superstiziosa, il silenzio rotto da inquietanti fruscii e rumori, animali che non si vedevano durante le ore diurne strisciavano nel buio. Il sole rappresenta la luce, la luce rappresenta la purezza e la santità. Il sole è il fuoco, il fuoco che purifica. Quindi il Vampiro non sopporterebbe la luce del giorno, perché la sua malvagità sarebbe distrutta dai purificanti raggi solari.

Sempre con l’avvento del cristianesimo la luce divenne il simbolo di Dio, e pertanto la credenza prima solo pagana divenne certezza di fede: alla Luce il male non può vivere, ovvero alla presenza di Dio, nessun Vampiro sopravvivrebbe.

Il fuoco è l’elemento purificatore assoluto, anche per la chiesa, quindi non deve stupire che fosse riconosciuto come uno dei sistemi per la distruzione di un Vampiro, sicuramente la rappresentazione dell’antitesi della chiesa. Essendo il Vampiro un essere sfuggito all’abbraccio della morte, ma soprattutto in fuga dalle fiamme dell’inferno, quale arma migliore di quella dello stesso fuoco per annientarlo?

Secondo alcuni rituali di annientamento è previsto anziché il bruciare l’intero corpo, soltanto l’ardere il cuore del Vampiro (ovviamente dopo averlo impalettato, magari decapitato, insomma deve essere “veramente” morto). Le ceneri del cuore venivano usate per fare pozioni curative per tutti coloro che potevano essere rimasti contagiati dal Vampiro, giacché si pensava che potesse essere mescolato con acqua benedetta o vino, una sorta di vaccino.

Secondo alcune altre teorie, il corpo del Vampiro non è più esattamente quello di un essere vivente, perciò è più facilmente infiammabile, come legna secca, e più il Vampiro è anziano più il suo mutare lo porta ad essere vulnerabile alle fiamme.

Prima del fuoco, come abbiamo detto, era opportuno decapitare il Vampiro o “impalettarlo” e dunque ucciderlo. Trascurando il fatto, evidentemente mai preso in seria considerazione, che chiunque morirebbe se gli si conficcasse un paletto nel cuore, questo era un “serio” ed efficace modo di uccidere un Vampiro. Questa “usanza” era dovuta alla costruzione dei mobili che avveniva, data la scarsità dei chiodi in metallo, con paletti o cunei di legno, quindi le bare erano chiuse con tali sistemi.

Da qui la conclusione è abbastanza scontata: chiudere bene una bara con paletti di legno, faceva in modo che il morto non potesse uscirne per aggredire i vivi. Anche la scelta del materiale il frassino ha la sua importanza, un tempo si supponeva che il frassino avesse delle proprietà medicamentose oltre che mistiche. D’un bianco quasi puro, a grana grossa ed eccezionalmente duro, ha da sempre affascinato l’uomo con queste caratteristiche.

Nell’antica Grecia il frassino era consacrato a Poseidone, e si riteneva che al suo interno vi dimorassero le Ninfe Melíadi. Secondo Esiodo, dal frassino era discesa la stirpe degli uomini di bronzo. Frassino e bronzo erano simboli di durezza, infatti le armi dei greci erano di bronzo con i manici di frassino, mentre Plinio ne decantò le qualità medicamentose, e presso gli antichi romani si faceva ardere legna di frassino per scacciare gli spiriti maligni.

Era l’albero sacro ai Druidi, la cui bacchetta magica spesso era fatta di frassino per le sue venature dritte e parallele (conduttrici di energia). Le foglie messe sotto al guanciale erano considerate propiziatorie per i sogni medianici. I guerrieri Celti utilizzavano armi fabbricate col legno di quest’albero.

Per la mitologia nordica il frassino è Yggdrasill, l’Albero del Mondo, e nella mitologia scandinava Yggdrasill, con la sua chioma che si innalzava sino al cielo e le cui radici giungevano al cuore della terra, univa paradiso Wahalla, inferno ed il regno; nei suoi pressi c’era la sorgente miracolosa Mímir, fonte di saggezza ed acume, cui attingeva lo stesso Odino.

Se il paletto per molte tradizioni deve essere in legno di frassino, secondo altre il legno più indicato è invece quello del biancospino. Anche in questo caso possiamo riscontrare una ragione razionale a tale credenza, il biancospino infatti era ben conisciuto anche nell’antichità come rimedio per regolare il ritmo del muscolo cardiaco, esercitando azione sedativa in caso di ipertensioni, o come semplice calmante, per cui la credenza popolare era giunta a considerare che un paletto di tale legno potesse “fermare” il cuore di un Vampiro causandone la distruzione.

Un’altra convinzione, era che un Vampiro morisse al contatto dell’acqua corrente, essendo considerato l’essenza della malvagità e della perversione, dunque doveva forzatamente essere annientato dalla purezza. Secondo la tradizione l’acqua fresca di sorgente è considerata simbolo di purezza, il battesimo infatti è considerato il “lavaggio dal peccato”, e questo già da molto tempo prima dell’avvento della cristianità.

L’acqua che poi viene santificata e benedetta da un ministro della chiesa, assume un valore di purezza assoluta, in quanto acquisisce le proprietà del bene supremo in netta opposizione al male ed al maligno. Secondo questa visione l’Acqua Santa “brucia” il Vampiro, esattamente come il fuoco cauterizza. Il Vampiro veniva distrutto, il male annientato, bruciato, respinto dalla forza del bene e della purezza, e quindi il corpo non-morto veniva consumato e riportato alla terra cui apparteneva, liberando nel bene l’anima dello sventurato.

Fra i veleni che si potevano usare per uccidere un Vampiro era contemplato il Crisma, esso è un olio benedetto misto a profumo, che viene utilizzato nei sacramenti della chiesa cattolica per il battesimo e la confermazione dell’ordine. Il termine crisma deriva dal greco e significa unto. Proprio perché nel sacramento della confermazione viene usato quest’olio, il sacramento stesso viene anche chiamato cresima. Data la preziosità ed il valore religioso di questo olio, soltanto gli “emissari” del clero potevano disporne ed usarlo per distruggere i Vampiri.

Infine citiamo l’ostia, o particula, che è un pezzo di pane azzimo normalmente di forma circolare. Deriva il suo nome dal latino hostia, usato per indicare la materia del sacrificio da farsi in onore di un Dio, del quale ci si cibava per entrare in intimo rapporto con lui.

L’ostia nella celebrazione eucaristica diventa il sacrificio di Cristo offerto al Padre, come segno dell’amore del Figlio per la redenzione dell’umanità: questo che è, per il credente, il corpo del Cristo risorto, aveva il potere di sigillare e distruggere l’avello del Vampiro, causandone la distruzione. Il Vampiro infatti, assolutamente, non poteva neppure avvicinarsi a questo materiale senza esserne distrutto.

Se molti dei miti relativi ai Vampiri ci dicono che essi sono vulnerabili agli oggetti sacri, come croce o acqua benedetta, anche il rosario aveva questa funzione: i grani del rosario potevano essere messi dentro le cartucce di un’arma, oppure sparati direttamente in modo da colpire il Vampiro. Il Signore delle Ombre, quando era colpito da un proiettile costituito da grani di rosario, non aveva molte possibilità, in quanto essi penetravano nella carne senza dargli scampo; questo tipo di munizione era molto in voga ed apprezzato nei “set” dei cacciatori di vampiri, molto meno costoso degli strumenti in argento e di facile reperibilità, anche se alcune tradizioni o dicerie parlano dell’argento come unico materiale adatto all’uccisione di un Vampiro.

Quindi croci in argento, stiletti e via dicendo, potevano essere validamente impiegati al pari delle pistole con proiettili in argento; una cosa analoga è ritenuta valida anche per i Licantropi. Secondo le dicerie l’argento causa una forma di reazione allergica nel Vampiro, il quale se assorbe troppo argento o viene colpito, andrebbe in una sorta di shock anafilattico che ne causa la decomposizione dei tessuti.

Secondo altre leggende e tradizioni popolari, non era l’argento che poteva annientare un Vampiro bensì il ferro. Questa diceria è diffusa soprattutto in Cina, secondo la cui tradizione pare sia soltanto una lama in ferro a poter distruggere completamente un Vampiro.

Nei tempi antichi, nelle culle dei neonati venivano messe fra la culla e il materasso delle schegge di ferro, perché si pensava che il Vampiro le percepisse come pericolo e non si avvicinasse. Oggetti in ferro venivano quindi sparsi un pochino ovunque per le case, ma non solo, questo materiale veniva anche usato per creare delle collane “difensive” per le giovani donne.


Data la lunghezza dell’argomento, l’articolo è stato diviso in più pagine:

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