Gli Elfi

Pubblicato il: 3 aprile 2011 ©Giardino delle Fate

Si racconta che mille e mille anni fa, la gente d’Irlanda vide uscire dalle nebbie che circondavano il grande Nord, una lunga cavalcata di uomini e donne bellissimi. Erano i Thuatha de Danaan, che vuol dire “Gli uomini della Dea”.

Arrivavano da molto lontano, e cioè dalle quattro città chiamate Falias, Gorias, Finias e Murias, dove vivono quattro sapienti che insegnano ai giovani la saggezza. E da quelle città venivano i tesori che i Tuatha portavano con sé: la pietra della virtù di Falias, la spada di Gorias, la lancia della vittoria di Finias, e la pentola che non si vuota mai di Finias.

I Thuatha de Danaan erano forti ed esperti di magia, e presto conquistarono l’Irlanda intera. Regnarono per anni, anzi, per secoli, ma alla fine arrivò dal Sud un popolo dai capelli rossi, i Gaeli, decisi a vendicare un loro compagno ucciso.

Ma i Thuata nascosero le spiagge dell’isola dietro ad una gran nuvola, e scatenarono una tremenda tempesta, in modo che i Gaeli non potessero metter piede a terra. Costoro, però, avevano a bordo un mago, un Druida che sapeva comandare gli Elementi così la tempesta cessò. I Gaeli sbarcarono e i Thuata de Danaan persero una battaglia dopo l’altra. Erano stati padroni e re, ed ora erano schiavi e servi, ma piuttosto che obbedire ai Gaeli preferirono scomparire e nascondersi.

Scelsero le colline più belle perché diventassero le loro case segrete, e i Thuata divennero loro stessi invisibili per andare e venire quando volevano. Poi un giorno prepararono una birra magica, si sedettero tutti a tavola e bevendola non invecchiarono più, perché ormai erano creature fatate e potentissime.

Nell’immaginario umano, la storia degli Elfi è alquanto tormentata: essi nascono come divinità, decadono al rango di creature tra il grottesco e il malvagio, divengono i figli prediletti degli Dèi con Tolkien, invadono i giochi di ambientazione fantasy ed infine rappresentano un ideale di vita…

I Sidhe sono il popolo fatato delle leggende celtiche con cui l’epopea elfica ha inizio, ma la loro origine affonda in un mito ancora più antico, quello dei Tuatha De Danaann (la tribù della Dea Danu o Fata Morgana, Regina delle Fate).

La seconda delle popolazioni che occuparono l’Irlanda nel mito fu il popolo che, grazie all’uso delle arti magiche, conquistò la supremazia sui fir Bolg. I Tuatha De Danaann arrivarono dal cielo avvolti in una nube con i loro i loro quattro tesori magici. Nonostante i poteri dei Tuatha, i successivi invasori, i Milesi, avranno poi la meglio, ma il rispetto per il nemico sconfitto e per la sua sapienza magica è tale, che i vincitori canteranno le gesta del popolo che li ha preceduti nel dominio dell’Irlanda, conferendogli un alone di divinità.

I re Tuatha assurgono al ruolo di Dèi, i Tuatha sono riconosciuti come un popolo permeato dalla magia. È così che nasce Faerie (il Regno Faerico), il luogo magico in cui i Tuatha, oggi riconosciuti come i Sidhe, si ritirano per ricomparire di tanto in tanto con le più svariate motivazioni (andare a caccia, danzare sotto la luna, rapire un bambino…). È una sorta di paradiso pagano, in cui i guerrieri combattono per rinascere dopo la morte, e vivono tra banchetti e divertimenti.

La tradizione originaria dei Sidhe-Elfi sarà poi rielaborata dai mille rivoli delle tradizioni popolari, talvolta sovrapponendosi agli spiriti pagani dell’acqua, del mare e delle foreste.
Questa stirpe andrà a costituire la miriade di creature del Piccolo Popolo. Si tratta di esseri spesso malvagi, talvolta burloni, sempre elusivi e misteriosi; esseri che esistono tra due mondi e che possono attirare gli umani verso Faerie, un luogo da cui nessuno può (o vuole?) fare ritorno.

È in questa forma che, prima con Chaucer e poi con Shakespeare, gli Elfi entrano nella letteratura; letteratura e tradizione popolare si incontreranno nell’opera di raccolta delle fiabe e leggende irlandesi di W.B. Yeates, il veicolo che ha traghettato i popoli del Regno Feerico verso il mondo contemporaneo. È con Yeates che arriviamo all’Elfo dell’epoca vittoriana; sostanzialmente visto come un Folletto, una creatura di piccole dimensioni allegra e spensierata, che visita il nostro mondo per divertirsi alle spalle degli umani.

In un certo senso, l’opera di Tolkien è uguale e contraria a quella di Yeates. Se il premio Nobel irlandese ha utilizzato le fonti folkloristiche per creare una narrativa mitologica moderna, l’autore sudafricano, da studioso delle letterature britanniche arcaiche, crea il suo mondo fittizio in primo luogo come laboratorio di linguistica. L’obiettivo è ancora quello di studiare il mito e di salvarlo dall’oblìo, ma questa volta “dall’interno”, creando un mondo con lo scopo di scriverne la storia e la mitologia, ed analizzarne la nascita.

La storia degli Elfi in Tolkien è epica e drammatica: le vicende della Terra di Mezzo costituiscono una vera e propria storia morale di cui gli Elfi sono protagonisti, e il loro destino è direttamente correlato a quello delle divinità.

I temi classici di ogni mitologia sono chiaramente presenti: la vita nel paradiso terrestre, la caduta, la ribellione contro la divinità, il riconoscimento del Male e la lotta contro di esso. L’Elfo è quindi una creatura permeata di essenza divina, e che anche è amica degli Dèi.

Questa sua posizione lo rende di conseguenza un essere alle soglie della perfezione e, in quanto tale, bellissimo nell’aspetto, agile, slanciato, coraggioso, dotato di una profonda saggezza.

Gli Elfi di Tolkien sono una rappresentazione di cosa gli umani sarebbero potuti diventare, se non avessero commesso il peccato originale. Anche se questo li rende molto morali e giusti, in una parola “divini”, ciò non li rende tuttavia immuni dall’essere ingannati, e li rende anche meno capaci degli Uomini di adattarsi ad un mondo decaduto e in continua mutazione.

L’Elfo (probabilmente dal norreno alf[a]r), è uno spirito genio della Mitologia Norrena, e non solo. Gli Elfi sono simboli delle forze dell’Aria, del Fuoco, della Terra, dell’Acqua e dei fenomeni atmosferici in generale.

Ilùvatar li fece nascere sotto le Stelle, e tra tutte le cose, è proprio la luce delle Stelle che essi amano di più.

Gli Elfi hanno gli occhi risplendenti della luce delle Stelle, che videro quindi alla nascita, capelli d’oro, d’argento, o neri quanto l’ambra nera; emanano luce, ed il suono delle loro voci è puro, dolce e vario come l’acqua di fonte. Sono intelligenti ed armoniosi, con grande rispetto per i Quattro Elementi e per la Natura.

Essi sono spiriti simili agli umani, ma vi sono alcune differenze essenziali, seppur lievi e dissimulate. Sono alti e magri ma forti e velocissimi, hanno il volto pulito, sereno, orecchie leggermente a punta. Sono dotati di una grande vista e di un udito notevolmente sensibile. Non hanno barba né baffi, hanno lunghi capelli ed occhi chiari, che si dice penetrino la persona fino a conoscerne i pensieri, infatti si narra che siano dotati di telepatia. Sanno forgiare spade e metalli, fino alla conoscenza della Magia.

Talvolta alcuni possono essere capricciosi, o talvolta benevoli con l’uomo che li rispetta, possono donare oggetti magici a coloro che sono puri di cuore e spirito, e che essi desiderano aiutare. Tendenzialmente gli Elfi sono creature pacifiche che amano gli esseri umani, e in alcuni casi decidono di vivere accanto a loro. Gli esseri umani però non vedranno mai gli Elfi, a meno che questi non lo vogliano, poiché non soltanto essi possono vedere gli uomini, ma anche palesarsi e rendersi visibili.

Tutti gli Elfi amano moltissimo ballare e cantare, e soprattutto nelle notti estive di luna piena, si radunano con le Fate ai margini dei boschi, in luoghi coperti da muschio. Alcuni cantano, altri suonano, e tutti ballano tenendosi per mano, in cerchio.

Se però dovesse arrivare qualcuno di non desiderato, si tramutano in lucciole per non farsi scoprire. Questo a seguito della crudeltà che alcuni esseri umani hanno espletato nei loro confronti, e che ha fatto sì che essi non abitassero più fra gli umani, bensì nella Terra di Mezzo, un luogo al di là del tempo e dello spazio, che però è in comunicazione con la Terra degli Uomini.

Infatti vi sono certi punti che consentono di passare tra i monti, che si trovano nelle colline e nei tumuli, nei pressi dei cerchi di pietre. Queste porte sono facilmente riconoscibili perché vi cresce il biancospino, la pianta magica del Piccolo Popolo.

Nella Terra di Mezzo (o Sidhe, o Terra di Luce) la stirpe degli Elfi viene chiamata “Popolo delle Colline”. A seconda dei paesi che hanno deciso di abitare, le famiglie degli Elfi si sono date un nome: in Scozia si chiamano Brownie, in Irlanda si chiamano Cluricaune e in Inghilterra Gobelin.

Noi che siamo eterni
Noi che celebriamo la foresta
Noi che amiamo le luccicanti stelle
Noi che siamo delle persone agili
Noi che disprezziamo il male
Noi che difendiamo Utumno
Noi che usiamo le nostre spade contro gli orchi
Noi gli Elfi, il nostro destino è l’occidente

Gli Elfi sono un popolo meraviglioso dai tratti sottili, che malgrado l’apparenza fragile ed aggraziata, è dotato di straordinaria forza ed agilità. Alti quanto gli uomini, gli Elfi ne sono però più forti di cuore e di membra, riescono a camminare senza lasciare tracce, sono immuni alle malattie, resistono alle temperature estreme, e il volgere degli anni e delle Ere, porta loro non già vecchiaia, ma ulteriore bellezza e saggezza.Gli Elfi hanno vita lunga, si dice che siano immortali, nel senso che la loro aspettativa di vita è eterna, ma non restano eternamente giovani, e che vivano tanto a lungo quanto la Terra, senza conoscere malattia e pestilenze, tuttavia i loro corpi hanno la stessa sostanza della Terra, e pertanto come essa, sono passibili di distruzione.

Essi invecchiano in modo impercettibile, senza che la loro proverbiale bellezza svanisca col tempo. Due sole cause possono portarli alla fine: una morte violenta o la stanchezza di vivere. Pur essendo immortali, possono infatti morire se vengono uccisi, oppure se provano un dolore morale profondo, o se rinunciano alla propria immortalità per amore degli uomini. Nel secondo caso, si lasciano andare al tedio di un’esistenza infinita e perdono la volontà di vivere.

Possono essere quindi uccisi dalle armi o dal dolore, ma la loro non è che una morte apparente, perché la loro vita continua nelle Aule di Mandos, da dove col tempo possono tornare e reincarnarsi nel corpo di prima, conservando i ricordi; nel caso in cui rinunciano alla propria immortalità, diventano a tutti gli effetti degli uomini, pur conservando le caratteristiche fisiche originarie.

Dunque sono immortali ma non indistruttibili, e condividono il destino degli Uomini che è quello di provare sofferenza (fisica, psichica e morale): gli Elfi crescono allo stesso ritmo temporale degli uomini fino al periodo della pubertà, ma dall’inizio della maturità in poi invecchiano in modo estremamente lento ad un livello inversamente proporzionale, nel senso che più crescono e meno invecchiano (se sono sottoposti però a gravi dolori, oppure se avvertono su di loro la decadenza del mondo, invecchiano più rapidamente, pur non morendo).

Gli Elfi hanno un grande senso della parità nei confronti di amici ed alleati. Non si fanno molti amici, tuttavia non dimenticano mai quelli che hanno, e nemmeno i nemici.

Essi non gradiscono la compagnia dei Nani e detestano i maligni abitanti dei boschi, amano la poesia, coraggiosi e mai incoscienti, mangiano poco, bevono vino ed idromele, anche se di rado li si vede eccedere nel bere. Amano i gioielli artistici, la magia e le armi. Questi vizi sono i loro unici punti deboli.

Gli Elfi sono devoti ai Valar (divinità angeliche), dei quali, molti di loro, conoscono la vera natura. Nati dal pensiero di Eru Ilúvatar, detto l’Unico, il vero Dio dell’Universo, i Valar sono i suoi veri figli, esseri divini che hanno partecipato alla creazione del mondo (Arda). Essi hanno scelto di entrare nel mondo e di abitarlo, sono degli Esseri che possono intervenire direttamente nelle questioni della Terra di Mezzo.

I Valar hanno lo status di divinità o di Arcangeli. Sono immortali, dotati di poteri incommensurabili (come quello di sollevare le montagne), capaci di assumere qualsiasi forma e di creare la vita. Il loro limite è che non conoscono i disegni del loro Creatore, e non sanno cosa succede su Arda. In più non hanno, come Eru, il potere di creare le anime, e il loro potere è limitato a quello di dar vita ad animali o piante.

All’inizio della Prima Era, i Valar si sono ritirati nella Terra di Aman, un continente situato ad ovest della Terra di Mezzo, al di là dei mari. La regione in cui vivono è chiamata Valinor.

Gli Elfi venerano queste divinità con il canto e la poesia, ma non possiedono una vera religione formale; talvolta si riuniscono per celebrare la vita e i doni degli Dèi, ed il rispetto che manifestano per le cose naturali è giustificato dall’intima accettazione del Fato, segnato dal Gran Canto della Creazione (l’Ainulindalë), che ha rivelato loro, attraverso la contemplazione intima e gioiosa del Creato, il modo di vedere e comprendere la natura come un dono dei Valar.

Gli Elfi hanno una forte gerarchia al capo della quale, vertono le Regine e i Re delle colline delle Fate, riconoscibili perché spesso ricoperti da un fresco manto di biancospini. Abitano principalmente sugli alberi o in alcune foreste nascoste, e non danneggiano mai e in nessun modo la natura, perché per loro è parte basica della loro vita ed esistenza.

Grande è la considerazione che nutrono per la natura, concepita come una entità, un grande spirito eterico, madre di tutti gli esseri.
Gli Elfi non hanno bisogno di dormire: si riposano meditando sulle memorie e sugli eventi del passato, il cui ricordo mai li abbandona.

Cadono in questa sorta di trance per un paio di ore al giorno, ma se necessario possono privarsene per giorni e giorni. Quando cadono in trance, si risvegliano naturalmente dopo un certo tempo, ma prima dello scadere di questa sorta di sonno è difficilissimo svegliarli.

Questo modo di riposare è strettamente connesso con la natura notturna degli Elfi. Gli uomini li chiamano per questo, “Popolo delle Stelle”. Infatti, nelle notti stellate, gli Elfi possono vedere meglio di quanto un umano in pieno giorno.

La particolare vista degli Elfi è utile e ideale nella parziale oscurità delle foreste ombrose, e consente loro una mobilità superiore ad ogni altra razza. Nel buio completo, comunque, come gli umani non possono vedere nulla.

Anche l’udito è sensibilissimo, e questo può forse in parte spiegare il perché della loro abilità musicale. L’amore degli Elfi per il canto è senza pari nella Terra di Mezzo: ne ha influenzato il linguaggio musicale come forse nessun altro, ed il modo tutto particolare di tramandare la tradizione orale attraverso canti struggenti e melodiosi.

Gli Elfi furono i primi ad usare la parola ed hanno insegnato l’uso del linguaggio a tutte le altre razze. Da ciò il nome con cui chiamano se stessi: “Quendi” ovvero “gli Oratori”. Il linguaggio elfico, vario, bello e sottile come l’acqua, si presta facilmente ad essere composto in versi e canzoni, tuttavia gli Elfi credono sia molto utile conoscere il linguaggio di numerose delle creature della foresta.

Molteplici sono le leggende legate a questa figura mitologica, alcune delle quali parlano delle cattiverie che essi compiono nei confronti degli uomini, e dei rapimenti dei bambini umani.

Un altro aspetto singolare del rapporto tra Elfi e Umani è il recente utilizzo della figura mitica dell’Elfo come ideale di vita alternativo. Avrete sicuramente sentito parlare delle comunità di Elfi che si sono insediate in alcuni sobborghi abbandonati delle montagne toscane della Garfagnana: si tratta di piccoli gruppi, che vivono senza elettricità o acqua corrente, coltivando la terra e producendo oggetti di piccolo artigianato.

Talvolta li troviamo a fiere e feste di paese, dove vendono collanine, bracciali e quant’altro. Per un giocatore di ruolo o per un appassionato di letteratura fantastica parlare con uno di loro, o semplicemente vederli scendere dal bosco per andare a far provviste in paese, può essere un’esperienza molto profonda.

Anche la New Age, filosofia religione che dal mondo anglosassone sta contagiando un po’ tutto l’Occidente, rifacendosi per certi aspetti alla mitologia celtica, e comunque ad un rapporto più equilibrato con la realtà che ci circonda, accoglie elementi elfici. Sentir parlare di consapevolezza di sé ed armonia con la Natura, non può non far pensare agli Elfi di Lothlorien e alla loro capacità di comprendere la bellezza del Bosco Dorato.

Evitando di dilungarsi in analisi sociologiche, è tuttavia importante segnalare l’esistenza di questo approccio filosofico come conferma del fascino che gli Elfi continuano ad esercitare sull’immaginario collettivo: il mito di un essere perfetto, malinconico nella sua perfezione, altero e al di là del tempo che scorre, e probabilmente immortale. Anche il grande Shakespeare nei suoi pezzi teatrali ha parlato assai sovente degli Elfi, come nella commedia Sogno di una notte di mezza estate:

Lunghe eran le foglie e l’erba fresca
Le cicute ondeggiavano fiorite e belle
Una luce brillava nella foresta
Era tra le ombre un luccicar di stelle
Tinuviel ballava nella radura
Di un flauto nascosto alla musica pura
Lì giunse Beren dal monte nebbioso
Tra le fronde e gli alberi disperso
Dove l’elfico fiume scorre tumultuoso
Camminò solitario ed in pensieri immerso
E vide con gran meraviglia
Dalie dorate ricoprirle il manto
Sulla lunga veste luce di stelle
E bionde cascate sulle sue spalle
Tinuviel tra i boschi elfici fuggiva
con piedi alati
Lasciandolo senza amici tra le foreste e i prati
La vide così bella
Al lume di luna, al raggio di stella
Passato l’inverno ella tornò a danzare
E col suo canto giunse la primavera
Inseguita di nuovo ella fuggì via
Ma l’elfico suo nome era poesia
E allora si fermò ad ascoltarlo
Come incantata dalla voce di Beren
Che svelto la raggiunse per magia
E la vide tra le braccia brillare
Tinuviel tra i boschi elfici fuggiva
con piedi alati
Lasciandolo senza amici tra le foreste e i prati
La vide così bella
Al lume di luna, al raggio di stella.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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