Eva, la prima donna…

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Data di pubblicazione: 24 ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

 

“…d’altronde l’omicidio è invenzione di Caino,
e la prevaricazione è invenzione di Adamo.
Eva offriva solo le mele:
dall’Albero della Conoscenza.”


La prima donna, nonché prima moglie di Adamo… egli la chiamò Eva, un nome che in ebraico è affine alla parola “vita”, “perché è stata la madre di tutti i viventi”.

Il nome “Eva” è tuttavia spiegato in vari modi, ma rimane invariato che fu il primo uomo, secondo la Genesi, a dare tale nome alla sua compagna, dopo averla chiamata “donna”.

La Bibbia dà dei due nomi una precisa etimologia: Eva viene fatto derivare da “vivente” o “che suscita la vita”, mentre il nome “donna” (‘ishshah) viene considerato come forma femminile di ish (= maschio). L’intendere donna come “maschi-a” indica una relazione essenziale: sia per l’origine che per la finalità, la donna costituisce una Unità con l’uomo.
Con sguardo meravigliato, Eva contemplava la Creazione: attorno a lei tutto era perfetto. Scoprì la Natura nel suo splendore, l’aria che respirava era pura, senza alcuna traccia di inquinamento, e l’acqua che beveva era cristallina. Tutti gli animali vivevano in pace.

Il matrimonio di Eva era perfetto, la sua comunione con Dio e con suo marito le generava una felicità quotidiana. Possedeva tutto ciò che ogni essere umano possa desiderare.

La vita umana creata ad immagine di Dio, aveva proprio in sé questa “immagine” impartita in modo esclusivo agli esseri umani, ed essi condividevano così, anche se in modo imperfetto e finito, la natura di Dio, ossia gli attributi (vita, personalità, verità, saggezza, amore, santità, giustizia) che Egli poteva comunicare, e potevano quindi avere comunione spirituale con Lui.

Ma un giorno, nel giardino di Eden, Eva udì una voce irrompere: «Come! Dio vi ha ordinato di non mangiare da nessun albero del giardino?»
Non era vero, l’albero in questione era uno solo, e per il divieto imposto non era stato dunque mai considerato. Allora Eva si domandò con un certo stupore: “Com’è sfuggita alla mia attenzione la bellezza particolare dei frutti di questo albero? Perché la mia felicità sembra ad un tratto dipendere dal suo frutto? Mangiare un frutto così desiderabile, non può che farmi del bene!”

Così la concupiscenza di Eva fu risvegliata. Non si accorse né della trappola preparata per lei, né che la Parola di Dio fosse stata deformata e neppure che ella stesse mettendo in dubbio l’amore di Dio. Satana è un mentitore fin dall’inizio, Eva non ha riconosciuto nel suo interlocutore la persona, mascherata, di Satana.

Bugiardo e padre della menzogna fin dall’inizio, Satana cerca ancora di divorare gli uomini. Infatti, invece di citare l’affermazione di Dio con precisione, il senso autentico che essa contiene, vi ha sostituito le proprie parole. Questo modo di falsare la Parola di Dio avrebbe dovuto risvegliare l’attenzione di Eva ed incitarla a respingere i propositi di Satana.

Eva era stata creata con una volontà capace di resistere alla tentazione, si lasciò però andare su un terreno pericoloso. Eva avrebbe dovuto rifiutarsi, e non lasciarsi irretire dalle insinuazioni di Satana. Era responsabile della sua scelta, ma purtroppo ha ascoltato il Diavolo e, peggio ancora, gli ha risposto scatenando così l’inizio della caduta.

Vediamo allora i tratti fondamentali dell’incontro tra Eva e Satana, che rappresentano il piano presente in tutte le tentazioni… Satana non ha cambiato tattica nel corso della storia…

La prima offensiva di Satana ha avuto successo: Eva si è prestata alla discussione. Subito dopo, il Diavolo parla con maggiore audacia, e con arroganza tratta Dio come un bugiardo, accusandolo di abusare del suo potere per frustrare la propria creatura limitandone la felicità.

Morire?… scandisce con candore. «Ma no! Non morirete affatto, conoscerete al contrario una felicità non sperata: sarete come Dio!»

Satana prosegue nell’offensiva e trascina Eva verso l’emancipazione e la disobbedienza, ma la resistenza di Eva ha iniziato a cedere nel momento in cui ha accettato di discutere con Satana. Poi, va avanti cogliendo il frutto tanto attraente, oggetto della concupiscenza.

La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò.

Eva osserva l’Albero della Conoscenza, ed ecco le sue considerazioni:

UTILITÀ MATERIALE: l’albero è buono per nutrirsi
BELLEZZA: coi suoi frutti l’albero è invitante
POTENZIALITÀ di acquistare conoscenza

Queste considerazioni portano Eva a superare il limite: una volta che ha dato credito più alle parole del serpente che a quelle di Dio, ha rimosso la barriera del castigo. Quando viene RIMOSSO IL PENSIERO DEL CASTIGO, si può superare qualsiasi limite…

L’evoluzione del male è ora senza controllo. Eva è presa nella rete del menzognero al punto da non poterne più sfuggire. Mangia il frutto e, in più, dopo essere stata sedotta, trascina a proprio turno il marito nella seduzione. Senza protestare, Adamo accetta il frutto che gli viene offerto e lo mangia.

Nel racconto di Mosè, autore della Genesi, il sesto giorno Dio creò l’uomo. Il sesto giorno rappresenta l’apice della Creazione, l’inizio dell’umanità. Dio stesso esprime la propria grande soddisfazione per questo suo atto creatore.

Sebbene l’uomo sia l’ultima creatura menzionata nel racconto della Creazione, egli non è frutto dell’evoluzione, egli fu creato. Attraverso la creazione dell’uomo e della donna, l’opera di Dio fu completamente compiuta e meritò il riconoscimento “molto buono”.

Accanto ad Adamo, Eva era associata a lui da Dio, e secondo la propria specificità, entrambi avevano il compito di popolare e sottomettere la terra. Eva aveva una relazione unica con il suo compagno di condivisione e complementarietà. Insieme, grazie alla loro costituzione fisica adeguata, poterono realizzare l’ordine dato da Dio di moltiplicarsi.

La creazione di Eva dopo quella di Adamo non era un accomodamento al disegno di Dio, Eva faceva parte del piano iniziale, com’era stato concepito per la persona di Adamo. Senza di lui, Eva non poteva vivere e Adamo non poteva fare a meno di lei. In qualità di marito e moglie, Adamo ed Eva costituivano una nuova cellula: la coppia, caratterizzata da una propria personalità.

Al di là della semplice unione di due individui, questa coppia costituiva una identità nuova in se stessa. Secondo i piani di Dio, i coniugi sono chiamati a vivere in perfetta armonia, a formare un Tutto, uniti con un legame d’amore e di mutuo rispetto.

Dopo la disobbedienza, Eva realizzò, non senza una grande amarezza, fino a che punto era stata ingannata, e si espresse immediatamente nei rapporti con Adamo. Fino a quel momento, erano stati a loro agio, stavano bene tra di loro, secondo il piano di Dio.

Improvvisamente, si ritrovarono intimiditi e disarmati, la protezione della loro innocenza era sparita e trovarono un ostacolo alle loro relazioni libere e chiare fino a quell’istante. Cominciarono ad usare la dissimulazioni, presero coscienza della loro nudità, non solo l’uno di fronte all’altra, ma anche davanti a Dio.

La loro purezza era scomparsa e la loro relazione intima con Dio interrotta. Al posto di essere simili a Dio, come aveva promesso loro Satana, ebbero paura di Dio e lo sfuggirono.

Allora Dio prende in mano questa situazione disastrosa. Prende l’iniziativa di andarli a cercare. Con amore, li chiama e comincia facendo loro una domanda, ma senza accusarli. Dà loro la possibilità di riconoscere il loro “peccato”, ma essi se la lasciano purtroppo sfuggire.

Dio considera Adamo come responsabile, in quanto il capofamiglia, visto che, pur essendo presente, Adamo ha lasciato che Eva gli disubbidisse. In più, Adamo la rinnega dicendo: «La donna che mi hai messo accanto, mi ha dato il frutto dell’albero.» Quasi che Adamo rimproveri Dio di avergli dato Eva.

Eva, dal canto suo, rifiuta la responsabilità accusando il serpente. Però, se fosse stata onesta con se stessa, avrebbe dovuto riconoscere di aver agito consapevole delle conseguenze. Satana l’aveva sedotta, è vero, ma lei aveva disubbidito deliberatamente. Eva aveva mancato la possibilità che le si proponeva per dimostrare la capacità dell’essere umano di obbedire a Dio volontariamente e con amore.
Il giudizio di Dio che seguì rivelò le conseguenze catastrofiche del suo atto. Oltre al magnifico giardino, anche tutta la terra fu maledetta.

Eva, il capolavoro della Creazione ed ultima maglia di una catena di felicità, con la sua disobbedienza ha rotto questa catena. E non si trattava solo della propria felicità, ma anche di quella di tutti gli esseri umani e di tutti gli animali che sarebbero nati, e la gioia della maternità sarebbe stata mescolata alla sofferenza e alla difficoltà.

Riassumendo, i risultati furono disastrosi. La promessa di Satana di avere l’illuminazione divina non si avverò, entrambi mangiarono ed ebbero sì la conoscenza del bene e del male, ma fu la loro rovina:

conobbero il disagio l’uno nei confronti dell’altra: sfiducia ed alienazione
avvertirono il disagio nei confronti di Dio: ebbero paura e si nascosero

Gli effetti del “peccato” sono la punizione. L’uomo e la donna avevano:

vita, ed ora hanno la morte
piacere, ed ora dolore
abbondanza, ed ora una stentata sussistenza procurata con fatica
perfetta comunione, ed ora alienazione e conflitto

Come esseri umani, come affrontiamo la tentazione? Il racconto di Eva è fondamentale per conoscere la tattica del tentatore, per essere consapevoli della responsabilità e delle conseguenze a compimento delle nostre scelte, ed il peso di queste nostre stesse scelte sul resto del mondo.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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