La Fenice

Pubblicato il: 12 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

La Fenice, spesso nota come “Araba Fenice”, è un uccello mitologico che rinasce dalle proprie ceneri, dopo la morte. Gli antichi Egizi furono i primi a parlare del Bennu, che nelle leggende greche divenne la Fenice.

I miti fanno parte della cultura dell’umanità, li ritroviamo spesso con poche varianti in tutte le civiltà, e rappresentano i desideri palesi e nascosti di ogni uomo o donna di ogni tempo, e pertanto sono immortali.

Il mito della Fenice rappresenta un sogno, il sogno di rinascere, di non chiudere per sempre il ciclo di vita… rinascere come la Fenice… Un nome senza tempo, che si perde nella notte ancestrale dei secoli. Una Stella senza età, come un mito che non vuole spegnersi. Il mito della Fenice è inerente alla qualità divina del genere umano, ossia alla sua innata capacità di sopravvivere a se stesso.La figura della Fenice racchiude la ciclicità, il rinascere, ma per contro può costituire una trappola, se ci si limita ad osservarla esclusivamente da questa prospettiva. In realtà la Fenice rappresenta l’eternità che si concentra sì nella ciclicità, ma al fine di raggiungere un certo livello di consapevolezza ed una maturazione evolutiva: in quanto eterna, però, essa è libera di potersi svincolare dalla trama ciclica in cui si è “autoinstallata”.

Senza questa accortezza la Fenice rimane prigioniera di se stessa, ma ciò nulla toglie né cambia alla potenza evocativa dell’animale simbolo della rinascita e del rinnovamento. Che sia stato un animale o una entità, un’astronave o un luogo, il suo significato rimane sempre quello: l’eternità insita in noi. La particella divina che ci ‘anima’. Uccello sacro favoloso, ha l’aspetto di un’aquila reale e il piumaggio dal colore splendido, il collo color d’oro, rosse le piume del corpo ed azzurra è la coda con penne rosee, ali in parte d’oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe e due lunghe piume (una rosa ed una azzurra), che le scivolano morbidamente giù dal capo (o erette sulla sommità di esso).

La Fenice è chiamata anche “custode della sfera terrestre”, perché segue il sole nel suo giro, e dispiegando le ali ghermisce i raggi infuocati del sole. Se infatti essa non li intercettasse, né l’uomo né alcun altro essere vivente sopravviverebbe. È stata anche identificata con l’uccello del Paradiso.Sulla sua ala destra sono incise, a caratteri cubitali, queste parole:

“Non è stata la terra a generarmi, e nemmeno i cieli, ma solo le ali di fuoco”

La Fenice si ciba della manna del cielo e della rugiada della terra. Il suo escremento è un baco, il cui escremento è a sua volta il cinnamomo, usato da sovrani e principi.

Enoc vide le Fenici quando fu rapito in cielo e le descrisse come “creature alate, meravigliose e strane a vedersi, purpuree come l’arcobaleno e la loro altezza è di novecento misure. Hanno dodici ali come gli angeli, scortano il carro del sole seguendolo nel suo corso e dispensando calore e rugiada così come Dio comanda loro. Al mattino, quando il sole s’appresta al giro quotidiano, le Fenici e Chalkedri cantano e tutti gli uccelli frullano le ali, allietando Colui che dispensa la luce e cantando un inno per volontà del Signore.”

Questa creatura è presente praticamente nella mitologia di tutto il mondo, il mitico uccello che rinasce dalle proprie ceneri, ed il racconto forse più famoso è quello contenuto nella “storie” di Erodoto. Qui la Fenice viene descritta come un essere che vive cinquecento anni per poi morire bruciata e rinascere dalle proprie ceneri, in cima ad un albero sacro nel tempio di Eliopolis in Egitto.

In Egitto era solitamente raffigurata con la corona Atef o con l’emblema del disco solare. Era il simbolo del sole e del dio Osiride, dal cui cuore era emerso.
Il mito della Fenice può avere due modi differenti di comprensione. Stando alla prima interpretazione, Fenice è simbolo della ricerca o della conoscenza che supera ogni ostacolo. Ne farebbero fede le leggende di Fenice re dei Dolòpi, consigliere attento e riservato dell’eroe Achille, ed esempio di virtù per l’armata greca nella piana di Troia.

La seconda interpretazione, che fa capo al mito del leggendario uccello semidivino, l’Araba Fenice, è più complessa, in essa si intrecciano elementi della religione cristiana a cognizioni arabe in ambito astronomico.

Una interessante spiegazione ornitologica per il mito della Fenice, è che alcuni grandi volatili sbattono le ali sul fuoco per uccidere i parassiti con il fumo. La Fenice, nel suo aspetto distruttore, viene a liberare il mondo dal male (i parassiti, per l’appunto) bruciandolo col Fuoco Spirituale.

Stando alla mitologia classica greca, il primo Fenice sarebbe stato uno dei tanti figli di Agenore, re di Tiro. Questi lo avrebbe inviato insieme agli altri fratelli alla ricerca, risultata vana, della loro sorella Europa rapita da Zeus in sembianze di toro che, dopo innumerevoli peripezie, stanco di vagabondare e di cercare, si sarebbe fermato nei pressi della futura città di Sidone, nella Fenicia meridionale, territorio al quale dové successivamente il nome.

In questi racconti la figura di Fenice fu prospettata come quella di un persona solare e saggia, conoscitrice profonda delle cose nascoste della terra e del cielo, ma soprattutto dell’animo degli uomini.

❈ Associazione con Animali Reali ❈

Molti storici si domandano se la Fenice sia realmente esistita, poiché facendo riferimento alle opere dei poeti romani, la considerano nulla di più di un prodotto della fantasia dei seguaci del Dio-Sole.

Alcuni, tuttavia, credono che il mito possa essere basato sull’esistenza di un vero uccello, che viveva nella regione allora governata dagli Assiri.

Gli antichi la identificavano col fagiano dorato, tanto che un imperatore romano si vantò di averne catturato uno. Nella Bibbia la identificano con l’ibis o col pavone, altri con l’airone rosato o l’airone cinereo (Arda cinerea), basandosi sull’abitudine degli antichi Egizi di festeggiare il ritorno del primo airone cinereo, sopra il salice sacro di Heliopolis, considerato evento di buon auspicio, di gioia e di speranza.

Il volatile più idoneo a rappresentarla è la Garzetta, una specie di uccello affine all’airone, di cui numerosi esemplari vennero sterminati solo perché i loro ciuffi costituivano le “aigrettes”, usate per confezionare i pennacchi coi quali si adornavano le dive.

Come l’airone, che spiccando il volo sembra mimare il sorgere del sole dall’acqua, la Fenice venne associata al sole e rappresentava il BA (“l’anima“) del Dio del Sole Ra, di cui era l’emblema. Il geroglifico del Bennu veniva impiegato per rappresentare direttamente Ra.

Quale simbolo del sole che sorge e tramonta, la Fenice presiedeva al giubileo regale, ed essendo colei che ri-sorge per prima, venne associata al pianeta Venere, che appunto veniva chiamato “la stella della nave del Bennu-Asar”, e menzionata quale “Stella del Mattino” nell’invocazione:

« Io sono il Bennu, l’anima di Ra, la guida degli Dèi nel Duat.
Che mi sia concesso entrare come un falco,
ch’io possa procedere come il Bennu, la Stella del Mattino »

E, come l’airone che s’ergeva solitario sulla sommità delle piccole isole di roccia affioranti dall’acqua dopo la periodica inondazione del Nilo, che ogni anno fecondava la terra col suo limo, il ritorno della Fenice annunciava un nuovo periodo di ricchezza e fertilità.

Non a caso era considerata la manifestazione dell’Osiride risorto, e veniva spesso raffigurata appollaiata sul Salice, albero sacro ad Osiride. Per questa stessa ragione venne riconosciuta quale personificazione della forza vitale e, come narra il mito della creazione, fu la prima forma di vita ad apparire sulla collina primordiale, che all’origine dei tempi sorse dal Caos acquatico.

Si dice infatti che il Bennu abbia creato se stesso dal fuoco che ardeva sulla sommità del sacro salice di Heliopolis. Proprio come il sole, che è sempre lo stesso e risorge solo dopo che il sole “precedente” è tramontato, di Fenice ne esisteva sempre un unico esemplare per volta, non esistono due Fenici che possano mai solcare i cieli insieme. Da qui l’appellativo “semper eadem”: sempre la medesima.

Era sempre un maschio, e viveva in prossimità di una sorgente d’acqua fresca, all’interno di una piccola oasi nel deserto d’Arabia, un luogo appartato, nascosto ed introvabile. Ogni mattina all’alba, faceva il bagno nell’acqua e cantava una canzone così meravigliosa, che il Dio del Sole arrestava la sua barca (o il suo carro, nella mitologia greca) per ascoltarla.

Talvolta visitava Heliopolis (la città del sole, di cui era l’uccello sacro), e si posava sulla pietra ben-ben, l’obelisco all’interno del santuario della città (nota originariamente col nome di “Innu” che significa “la città dell’obelisco”, da cui il nome biblico On).

Quattro piramidi furono dedicate alla Fenice:

☆ quella di Cheope, presso Giza, detta “dove il sole sorge e tramonta” ☆
☆ ad Abusir, Sahura, “splendente come lo spirito Fenice” ☆
Neferikare, “dello spirito Fenice” ☆
Reneferef, “divina come gli spiriti Fenice” ☆

❁ Morte e Resurrezione ❁

Dopo aver vissuto per 500 anni (secondo altri 540, 900, 1000, 1461/1468, o addirittura 12954/12994) nutrendosi di Perle d’Incenso, la Fenice sentiva sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma.

Qui accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido a forma di uovo, grande quanto era in grado di trasportarlo (cosa che esso stabiliva per prove ed errori).

Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole lo incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme, mentre cantava una canzone di rara bellezza.

Per via della cannella e della mirra che bruciano, la morte di una Fenice era spesso accompagnata da un gradevole profumo. Dal cumulo di cenere emergeva poi una piccola larva (o un uovo), che i raggi solari facevano crescere rapidamente, fino a trasformarla nella nuova Fenice nell’arco di tre giorni (Plinio semplifica dicendo “entro la fine del giorno”), dopodiché la nuova Fenice, giovane e potente, volava ad Heliopolis e si posava sopra l’albero sacro «cantando così divinamente da incantare lo stesso Ra».

Si narra anche che dalla gola della Fenice, giunse il soffio della vita (il Suono Divino, la Musica) che animò il Dio Shu.Nell’antica tradizione riportata da Erodoto, la Fenice risorge ogni 500 anni, come anche riportato da Cheremone, filosofo stoico iniziato ai misteri Egizi, che parla di un periodo solstiziale, da Orapollo vissuto sotto Zenone (474-491), che come sappiamo da Suida, diresse la scuola egizia a Menouthis, presso Alessandria, e da Eliano di Preneste; la rinascita della Fenice cela per tutti questi autori, un periodo astronomico connesso alla resurrezione di Osiride.

Già nel Capitolo 125 del “Libro dei Morti”, Osiride afferma di rinascere come Fenice nella città di On (Heliopolis), sede di miti cosmologici, e contestualmente infatti, nel Capitolo 17, Osiride si identifica con il Duplice Leone nei nomi di Ieri e Domani, ovvero Osiride e Ra, simbolo esoterico preposto alle rinascite dei cicli solari.

Orapollo palesa senza veli che la Fenice è una delle manifestazioni del sole dai molti occhi, come interpretato da Sbordone, il quale riporta una grafia tarda del nome di Osiride, costituita da un occhio ed uno scettro. Da qui l’occhio della Fenice inteso come l’illuminazione consapevole di Osiride, che rinascendo incarna il rinnovamento ciclico degli astri, sempre secondo Orapollo, intrinseco alla fiamma del periodo solstiziale della Fenice riportato in un frammento di Cheremone.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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