L’Anima

C’è uno spettacolo più grandioso del mare, ed è il cielo,
c’è uno spettacolo più grandioso del cielo,
ed è l’interno di un’anima.

Victor Hugo

Il pensiero medievale eredita dall’antichità classica la partizione dell’essere umano in due elementi costitutivi principali, dei quali il primo è concepito perlopiù come una natura spirituale intelligente (l’anima), destinato al governo dell’altro, di natura materiale (il corpo). Questa duplicità è da sempre avvertita dall’essere umano che, riflettendo sulla propria natura, già alle origini della speculazione filosofica, constatava da un lato la sua capacità di conoscere il mondo, possedendone un’idea, un concetto, de all’altro si scopriva inevitabilmente immerso nello stesso mondo oggetto della sua conoscenza, corpo tra corpi.

Su questa duplice considerazione dell’essere umano, presentata dagli autori greci e latini con variazioni assai considerevoli, si innesta la tradizione speculativa cristiana, che vi scorge la possibilità di giustificare razionalmente le verità di fede, che riconoscono nell’uomo la natura ad immagine e somiglianza di Dio, ma al tempo stesso mortale, salvifica e peccatrice.
Tutto ruota attorno al concetto di Monade o Triade, che consiste nella nostra composizione interna, l’IO di cui siamo formati: Corpo, Mente, Spirito ed Anima.

Le componenti interiori del nostro IO hanno una corrispondenza nei quattro elementi riscontrati sin dall’antichità, dove il Corpo è la Terra, la Mente è l’Acqua, lo Spirito è il Fuoco e l’Aria è l’Anima. Dall’antica Grecia arriva sino alla filosofia rinascimentale cristiana, anche una quinta componente, spesso vista come la quintessenza dei quattro elementi, un quinto elemento denominato Spazio, Vuoto, Etere o Akasha. Questo quinto elemento rappresentava sin dall’antichità una fusione di un qualcosa di molto più vasto e complesso, dove nei quattro elementi principali, del tutto unici, si accedeva ad uno stadio multiplo e ben più variegato, un Akasha, appunto, ma in questo caso energetica e senz’alcun dubbio spirituale.

Esiste quindi un Corpo (la Terra), mezzo o veicolo attraverso il quale non soltanto noi facciamo esperienza, ma permette anche a piani divini, spirituali ed animici, di intraprendere un percorso di conoscenza. Segue una Mente (Acqua), fonte del nostro pensiero, del Logos, di quella capacità senziente che ci permette, attraverso la nostra intelligenza, di elevarci sul mondo animale e rendere possibile una propria crescita materico-spirituale. Ma tutto questo è permesso da quel formidabile “collante universale” che è lo Spirito (Fuoco), di cui sono formate tutte le cose animate e inanimate presenti nel Cosmo e che, nel genere umano, unito al Logos, si eleva a stadi più alti di coscienza (Spirito Materiale).

L’Anima (Aria) è una componente aggiunta, di cui non tutti gli esseri viventi sono dotati, ma in coloro che la possiedono si manifestano doti creative fuori dal comune, atte ad incrementare una ricerca dell’esperienza universale e divina. Ma gli elementi della Monade o della Triade non si fermano qui, perché attraverso la quintessenza dei quattro elementi, di cui molti di noi sono formati a seguito di infinite esperienze di re-incarnazione, si raggiunge un grado di complessità (non di perfezione) che ci mette in contatto con altre realtà spirituali interne al nostro IO.

Nell’Orfismo (religione misterica dell’Antica Grecia) si crede che l’anima, di origine divina, cada sulla terra imprigionata nel corpo a causa di una colpa originaria. Il suo fine ultimo è quello di ritornare alla patria celeste, suo luogo originario.

I Pitagorici e Platone fanno dell’anima un elemento divino, che si eleva a cogliere l’armonia del mondo dopo essersi purificata dal corpo. Nel Cristianesimo l’anima è intesa come dono divino, mentre in epoca moderna indica il principio che da vita e coscienza, parte spirituale ed immortale dell’uomo. Nei suoi postulati della ragion pratica, Kant, ammette l’esistenza e l’immortalità dell’anima, per poter far raggiungere all’uomo la santità, ovvero la perfezione.

La scuola di pensiero di Hillman, definita “psicologia archetipica”, è la più recente, e pone al centro l’idea di “anima”, contrapponendola a quello che viene ritenuto il Sé eccessivamente monolitico e normativo della tradizione junghiana e psicoanalitica in genere. Ciascuna anima, secondo Hillman, possiede una sua specifica vocazione ed un suo destino innati (un “codice”), che è compito di ognuno realizzare.

Esiste qualcosa, in ciascuno di noi, che ci induce ad essere in un certo modo, a compiere certe scelte, a prendere certe vie, anche se talvolta simili passaggi possono sembrare casuali o irragionevoli? Se esiste, è il daimon, il “demone” che ciascuno di noi riceve come compagno prima della nascita, secondo il mito di Er raccontato da Platone. Se esiste, è ciò che si nasconde dietro parole come “vocazione”, “chiamata”, “carattere”. Se esiste, è la chiave per leggere il “codice dell’anima”, quella sorta di linguaggio cifrato che ci spinge ad agire ma che non sempre capiamo.

Hillmann è riuscito a farci comprendere che, se la psicologia si è dimostrata incapace di spiegare le scelte più profonde che decidono la vita di tutti noi, è proprio perché aveva perso contatto con il daimon e, soprattutto, “di farci sentire di nuovo la presenza di questo compagno segreto dal quale, più che da ogni altro elemento, la nostra vita dipende.” (James Hillman, “Il Codice dell’Anima”) Anatomia dell’Anima
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