Litha

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Data di pubblicazione: 28 ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

La Regina dell’Estate

Che possiate sentire in voi tutta l’energia solare che pervade il mondo…

Litha, Solstizio d’Estate, il trionfo della luce. Intorno al 21 giugno il sole celebra il suo trionfo, in quello che è il giorno più lungo dell’anno, ma che allo stesso tempo rappresenta l’inizio del suo declino. Infatti, dopo il Solstizio d’Estate, le giornate iniziano lentamente ma inesorabilmente ad accorciarsi fino al Solstizio d’Inverno, in quella che è la fase “calante” dell’anno.

Solstizio deriva dal latino solstat, “il sole si ferma”, ed infatti pare quasi che il sole indugi un po’ in questa posizione prima di riprendere il suo cammino discendente. Il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva rispetto all’equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso, inizia l’estate astronomica, ed è il tempo in cui possiamo ricevere il massimo della potenza solare, in quanto la mistica forza che unisce cielo e terra è ora più forte.

Questa verità era conosciuta dagli antichi popoli che pare fossero a conoscenza del fatto che le “ley lines”, le misteriose linee energetiche che solcano la superficie terrestre, aumentino la loro carica energetica tramite la potenza solare. Anche monumenti come menhir, dolmen e cerchi di pietre, erano forse focalizzatori artificiali del sistema energetico terrestre.

Litha è il giorno in cui i confini tra i mondi sono sottili, quando i mortali hanno singolari esperienze e quando le Fate si adunano nelle valli.

Questo è il motivo per cui Litha è il mese “aggiuntivo” del calendario anglosassone, aggiunto ogni anno per portare i mesi lunari in linea con l’anno solare. La caratteristica di Litha di essere un “giorno fuori dal tempo”.

I cristalli possono essere potentemente caricati al Solstizio e, siccome il granito dei megaliti di Stonehenge contiene una grande quantità di quarzo, questo cerchio si attiva al Solstizio, generando un forte campo energetico. Non a caso la cerimonia del Solstizio d’Estate è la festa più elaborata e più famosa compiuta dai moderni ordini druidici, che la celebrano ogni anno, appunto, a Stonehenge.

Il Neo-Druidismo chiama il Solstizio d’Estate Alban Heruin, “Luce della riva”, infatti la festa è al centro dell’anno, al suo volgere, così come la spiaggia è il luogo d’incontro di mare e di terra dove i due confini si uniscono. Nelle tradizioni antiche la “terra” era la zona astronomica al disopra dell’equatore celeste e l’ “acqua” quella inferiore. Il sole, trovandosi nel loro punto d’incontro, è come sulla riva del mare.

Mazzetti di erbe collocati sotto il cuscino favoriscono i sogni divinatori; le erbe giocano un ruolo di primo piano nelle tradizioni solstiziali e di San Giovanni, si raccolgono piante aromatiche da bruciare sui falò solstiziali, piante che danno poco fumo ed hanno un buon aroma, come timo, ruta, maggiorana. È comune credenza che moltissime piante raccolte in questo periodo abbiano poteri quasi miracolosi.

Il vischio è una pianta solstiziale molto importante nella tradizione celtica: secondo lo scrittore romano Plinio pare che gli antichi Druidi raccogliessero questa pianta con un falcetto d’oro, strumento che univa la forma lunare al metallo solare. I rami di vischio al Solstizio d’Estate assumono un aspetto dorato, il famoso Ramo d’Oro dei miti.

Il sambuco tagliato alla vigilia del Solstizio, nelle leggende britanniche sanguina, e il seme di felce permetteva di trovare tesori nascosti, mentre il leggendario fiore di felce (che non esiste, al pari del seme, in quanto la felce è una pianta pteridofita, cioè che si riproduce tramite spore), rendeva invisibili i suoi fortunati raccoglitori.

In tutti i paesi europei si raccolgono erbe ritenendole impregnate di miracolose virtù: la verbena porta prosperità, mentre l’artemisia sacra ad Artemide sorella di Apollo, protegge dal malocchio, e si riteneva in particolare che l’energia solare si raccogliesse in fiori come la calendula o l’iperico, la miracolosa “erba di San Giovanni”, infatti essa è un’erba associata a Litha; questa pianta, con le sue infiorescenze brillanti e gialle a quattro punte come la croce solare, è governata dal sole.

Una leggenda vuole che se si inciampa sulla radice di San Giovanni la notte di Litha, si viene magicamente trasportati nel Regno delle Fate. L’erba di San Giovanni presa in questi giorni può essere appesa sulla vostra porta come un amuleto di protezione.

La magia d’amore e di guarigione è adatta in questo momento dell’anno. La notte di Litha è il momento in cui i Druidi raccolgono le piante magiche e le seccano per utilizzarle in inverno, ma esistono in realtà molte tradizioni magiche legate a questa notte.

Si dice che i bastoncini per divinare siano infallibili, così come i sogni che tendono a diventare realtà. La felce che, come già detto, conferirebbe invisibilità, si racconta che sbocciasse proprio a Litha e che andasse colta quella notte, ma ovviamente qualsiasi pianta colta la notte di Litha è magicamente più efficace, ad esempio una ghirlanda può essere messa sulla porta, con piume gialle per la prosperità e piume rosse per la sessualità.

Proprio tutte queste virtù magiche che terapeutiche attribuite alle piante, spiegano l’abbondare di leggende riguardanti coloro che più di ogni altro conoscevano le erbe magiche: le streghe. L’usanza di certe donne di recarsi nude a raccogliere erbe, ricorda antichi riti in cui le donne andavano nude nei campi per propiziare il raccolto, spesso danzando.

Forse dietro le storie dei raduni di incantatrici e di fattucchiere nella notte di mezza estate, si cela anche il ricordo dei riti solstiziali celtico-germanici intorno ad un albero (il noce di Benevento), o delle feste licenziose in onore della Dea Fortuna nell’antica Roma, che si tenevano appunto il 24 giugno: ricchi e poveri, liberi e schiavi, accorrevano ai templi, banchettavano e danzavano.

Fortuna è la Dea della casualità assoluta, del caos benefico e rigeneratore. La somiglianza di queste feste con i Saturnali del Solstizio d’Inverno fanno del Solstizio Estivo una sorta di capodanno o di carnevale, un periodo “caotico” in cui il Cosmo si rinnova e si ricrea, con conseguente rimescolamento dei ruoli sociali e capovolgimento delle norme morali.

In questo benefico caos assumono rilievo i due elementi primordiali del fuoco e dell’acqua, contrapposti ma pur sempre complementari, dove il primo simboleggia i poteri della divinità maschile e la seconda quelli della divinità femminile o, se si preferisce, il Sole e la Luna.

L’acqua del Solstizio è direttamente collegata alla Luna e al Segno del Cancro: significativamente il glifo di questo segno zodiacale è composto da due segni spiraliformi che si oppongono in un simbolo simile allo Yin-Yang orientale, forse indicanti le due metà dell’anno che ora si incontrano.

Nelle celebrazioni solstiziali l’acqua è rappresentata dalla rugiada o “guazza di San Giovanni”, a cui sono attribuiti poteri miracolosi, come far ricrescere i capelli, ringiovanire la pelle o addirittura propiziare la fertilità. Non era raro che molte giovani donne si bagnassero nude nei prati con la magica rugiada la notte di San Giovanni.

In Europa, nella notte solstiziale il fuoco viene simboleggiato dai falò accesi un po’ ovunque, sono simboli solari ed accenderli significa rafforzare l’energia dell’astro che d’ora in avanti va declinando. Un’altra interpretazione esalta il loro valore purificatorio, con cui vengono scacciati gli spiriti maligni e le malattie, non bisogna dimenticare infatti che in questo periodo caotico, di “passaggio”, così come gli esseri umani hanno libero accesso a regni e poteri soprannaturali, così anche le entità malefiche possono vagare indisturbate per il nostro mondo.

Le tradizioni legate alla notte Litha prevedono sempre l’accensione del falò, che nell’antichità serviva sia per dare luce che per allontanare gli spiriti maligni. Le persone erano solite saltare il fuoco per avere fortuna, le strade inoltre erano illuminate con lanterne e vi erano fuochi dovunque, vi erano danzatori ed attori vestiti da Unicorni e Draghi.

Nel folklore nord-europeo la vigilia di San Giovanni è una delle tre “notti degli spiriti”, insieme alle vigilie di Calendimaggio e di Hallowee’en/Samhain ma, ad ogni modo, tutte le tradizioni popolari europee vedono l’accensione di fuochi sulle colline, processioni notturne con fiaccole e ruote infuocate gettate lungo i pendii. Si danza intorno ai falò e si salta sulle fiamme quando queste si abbassano.

In Scandinavia il falò del Solstizio era il “fuoco di Baldur”. Baldur, figlio di Odino, era il giovane Dio che veniva ucciso nel fiore degli anni e, probabilmente, nell’antichità si sacrificavano uomini per rappresentarne la morte. Forse Baldur era uno spirito della vegetazione, lo spirito della quercia celebrato da alcuni miti nordici e celtici.

Infatti le leggende narrano di una lotta eterna tra due opposte divinità, il Re della Quercia e il Re dell’Agrifoglio, dove il primo rappresenta il Dio dell’anno crescente, cioè della metà dell’anno in cui la luce solare prevale sulle tenebre notturne, e il secondo raffigura il Dio dell’anno calante, ovvero la metà dell’anno in cui la notte prevale sul giorno.

Se in inverno era il Re dell’Agrifoglio a soccombere, a Litha-Casmaran era il Re della Quercia a dover cedere di fronte all’avversario, e questo spiega perché i fuochi solstiziali erano alimentati con legno di quercia, che fiorisce intorno a Casmaran e segna il passaggio tra anno crescente ed anno calante. La morte estiva del Re della Quercia aveva varie forme: bruciato vivo, accecato con un ramo di vischio o crocifisso su una croce a T.

L’idea di due divinità o di due re che combattono eternamente tra loro appare in molte culture, ma se nelle mitologie più antiche il signore abbattuto risorgeva ogni anno, in modo che la luce e l’oscurità regnassero in equilibrio tra loro, in tutti questi miti più tardi, probabilmente per influenza dei culti solari legati alla regalità, la vittoria dei personaggi “luminosi” è sempre definitiva e la morte di quelli “oscuri” senza appello.

Nelle leggende riguardanti il duello eterno dei due re, appare spesso una figura femminile che rappresenta la Dea, la quale non combatte, non si schiera e non soccombe ma costituisce un perno immobile tra le due figure, simbolo della Morte in Vita, giacché, anche se ora la terra è esuberante nella sua fertilità, è pur sempre uno zenith transitorio in cui la Natura presiede alla morte del Re della Quercia e all’insediamento del suo oscuro ma necessario gemello.

Litha (dal nome della Dea sassone del grano affine a Demetra e a Cerere) rappresenta anche il ciclo agricolo incentrato sui cereali. Nelle Isole Britanniche questo ciclo venne narrato nella storia di John Barleycorn (lo spirito dell’orzo), che vive dalla semina fino al momento della sua morte ad opera della falce, ma che poi rinasce dal suo stesso seme, in un ciclo senza fine ma con momenti ben definiti, caratterizzati da celebrazioni rituali.

In questo ciclo il Dio muore e discende agli Inferi dove la Dea della Terra lo soccorre e lo fa rinascere. Litha non è una festa di carattere esclusivamente maschile: nella celebrazione del Solstizio d’Estate è uso onorare sia il Dio che la Dea. Pare che in questo periodo i culti relativi alla Dea Diana, divinità strettamente legata alla luna, entrassero in grande fermento. Ad essa e alle altre dee lunari era associata infatti la famosa rugiada che si raccoglieva all’alba del Solstizio, liquido dalle grandi proprietà magiche.

Litha è il momento per le feste, la musica, le danze e i falò, il tutto per onorare il Dio Sole ed incoraggiarlo a raggiungere il suo massimo potenziale. La Dea, che nel suo aspetto di fanciulla ha incontrato il giovane Dio ed ha celebrato il matrimonio sacro a Beltane, adesso è Madre, incinta, come la Terra è piena del prossimo raccolto.

La Madre regna come Regina dell’Estate ed è attraverso lei che il suo Consorte raggiunge la realizzazione del ruolo e del suo ultimo sacrificio. Lei è la Terra, lui è l’energia e il calore che è entrato in lei per far nascere nuova vita. La sua energia esploderà con il raccolto, il grano e la frutta che nei prossimi due giri della ruota maturerà e ciberà le persone e gli animali.

Il Dio diventerà un voluto sacrificio, cadendo con il raccolto e diventando seme per la sua stessa rinascita: questa festa rappresenta il Sole in tutta la sua gloria, è la celebrazione della passione e l’assicurazione del successo del raccolto.

Litha è anche un momento d’amore, gli amanti si stringevano le mani su un falò, si spargevano fiori gli uni sugli altri e saltavano sul fuoco sempre assieme. È anche un momento speciale per le benedizioni agli animali, così come per le protezioni per i vostri compagni di casa. Potreste scegliere di far partecipare al vostro rituale anche il vostro cucciolo o dargli un regalo speciale, magari un piccolo pentacolo da appendere al collare. PRATICHE e CELEBRAZIONI
Possiamo raccogliere le erbe del solstizio e conservarle come portafortuna. La pianta sacra del Solstizio d’Estate è l’iperico che, raccolto a mezzogiorno del solstizio, era capace di guarire molte malattie, mentre le radici raccolte a mezzanotte cacciavano via gli spiriti maligni.

L’iperico era appeso sulle porte per proteggere le abitazioni dagli spiriti malvagi, e il suo nome greco hyperikon significa appunto “proteggere” o “sconfiggere un’apparizione”.

Com’è nella tradizione bruciare nove ceppi nei fuochi di Beltane, è anche costume tirare nove tipi di erbe nel fuoco di Litha: Iperico, Ruta, Verbena, Vischio, Lavanda, Timo, Finocchio, Piantaggine ed Artemisia. È il giorno delle divinazioni e delle magie domestiche, dei piccoli e grandi riti protettivi legati all’elemento fuoco.

In tutta Europa si traevano (e forse ancora si traggono) presagi ad opera delle ragazze nubili per sapere se si sarebbero sposate, ed eventualmente acquisire indizi sull’identità del futuro sposo. Ad esempio col piombo liquefatto nelle padelle s’individuava, tramite le forme assunte dal metallo, il mestiere del futuro sposo. Altri metodi utilizzavano la chiara d’uovo versata nell’acqua o le fave sbucciate.

In Galles, per trovare la propria anima gemella si camminava intorno ad una chiesa nove volte, e si metteva alla fine di ogni giro un coltello nella serratura del portone dicendo: “Qui c’è il coltello, dove è il fodero?” Il simbolismo è evidente… Usanze logiche se si pensa che la Natura, al massimo del suo rigoglio, favorisce tutto ciò che riguarda l’amore e la fertilità.

Per celebrare Casmaran possiamo fare cose molto semplici, ad esempio alzarci all’alba ed osservare il sole che spunta, meditando sulle sue qualità e sul suo destino: la massima forza coincide con l’inizio del suo declino. Possiamo bagnarci con la rugiada solstiziale, oppure accendere un piccolo falò nel nostro giardino durante la vigilia del Solstizio ed organizzare un piccolo festino con i nostri amici, ma possiamo anche celebrare ritualmente questo momento con una veglia che cominci a mezzanotte, in fondo è la notte più breve dell’anno.

All’aperto si può tenere acceso un piccolo fuoco oppure si possono accendere candele rosse o dorate, meditare sui significati di questa festa, ascoltare o suonare musica, leggere poesie, magari in compagnia dei nostri amici. Al momento dell’alba possiamo salutare il sole dicendogli:

“Salute a te, Sole, nel giorno del tuo trionfo!”

Sentiamo l’energia solare che pervade il mondo… Possiamo fare offerte di vino e di dolci.

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