Luoghi e Leggende di Re Artù

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Data di pubblicazione: 10 ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

Le leggende arturiane si concentrano attentamente sulla descrizione dei luoghi, e camminare attraverso queste terre è come rivivere la storia e le leggende stesse. La Bretagna è una terra dalla duplice identità: una visibile a tutti, costituita da valli, boschi, fiumi e dolci colline verdeggianti, ed un’altra più nascosta e misteriosa, ricca di luoghi che spesso risultano semplici nomi di fantasia come Camelot, la residenza di Re Artù, Camlann, il luogo dove si suppone sia avvenuta l’ultima battaglia di Artù, o Badon, il luogo dove si svolse il famoso quanto drammatico combattimento tra Artù e i Sassoni.

Fiumi d’inchiostro sono stati versati da molti commentatori, autori e storici per cercare di identificare questi posti, molti dei quali non furono mai scoperti, per il semplice fatto che non sono stati mai considerati parte del mondo reale, bensì di quello del mito e della leggenda. Ma, che siano frutto della fantasia ed immersi nel mito, i nomi di queste città sono da attribuire a luoghi realmente esistiti, anche se nel corso del tempo il nome leggendario di ognuno di questi luoghi ha avuto più risonanza di quello reale, forse per dare più vigore alle leggende del ciclo arturiano.

Tintagel Castle (Castello di Tintagel)

Tintagel Cornwall, Inghilterra. È forse il luogo a noi più familiare tra tutti quelli legati ad Artù. La tradizione locale che si fonda largamente sugli scritti di Geoffrey di Monmounth, nella sua “Storia del Re di Bretagna” scritta nel XII secolo, ritiene che questo luogo abbia visto la nascita di re Artù e, inoltre, fu dove Merlino lo prese per allevarlo in segreto. Le rovine del castello, datate tra il XII e il XIII secolo, solo più tardi hanno avuto a che fare con Artù.
Il Castello di Tintagel, noto come il “Castello di Re Artù”, sorse su una collina a strapiombo sul Mare Celtico (Oceano Atlantico), ed ha ispirato tra l’altro la narrazione di molti romanzi. Uno scrittore anonimo medioevale de “La Follia di Tristano”, racconta che il castello fu costruito dai Giganti, e che lo usavano per sparire due volte all’anno, a metà estate e a metà inverno.
Durante gli scavi del 1998 fu anche rinvenuta una lastra, la cosiddetta “pietra di Artognou“, risalente al VI secolo, che reca la frase in lingua latina “Pater coli avi fecit Artognov“, ovvero “Artognou, padre di un discendente di Coll, l’ha costruito“: il nome “Artognou” ha fatto pensare ad Artù e lo stesso Coll che, secondo la leggenda tramandata da Goffredo di Monmouth, sarebbe stato un parente di Re Artù.

Arthur’s Seat

Edinburgh, Scozia. L’enorme rupe che si eleva per un’altezza di 250 metri sopra il livello del mare, oltre la città di Edimburgo, è conosciuta come “L’Arthur’s Seat” (Il Trono di Artù) sin dal XV secolo. Arthut’s Seat è stata formata da un vulcano spento, e da alcune angolazioni assomiglia ad un leone giacente. Due dei molti crateri spenti sono chiamati la “Testa del Leone” ed il “Fianco del Leone”.
La regione di Holyrood Park offre una vista terrificante sia sul paesaggio circostante che verso il mare ad Oriente. Il “trono” stesso si dice che sia posto tra il più alto punto della montagna ed una piccola strada a Sud, ed è probabile che sia stata nominata successivamente, con il nome di un eroe locale che, guarda caso, si chiamava proprio Artù. Ancor più interessante, è che Edimburgo sia identificata con “Castle of Maidens” in molti racconti arturiani, probabilmente perché uno dei suoi nomi fu “Castellum Puellarum” (Castle of Woman o Castello delle Donne). In alcune storie talvolta viene considerato un luogo dove molte donne venivano fatte prigioniere, ed in altre epoche sembra che fosse abitato da un donna molto seducente che tentava i cavalieri di passaggio.

 

Bamburgh Castle

Northumberland, Inghilterra. Imponente fortezza medioevale che domina il minuscolo villaggio di Bamburgh, il quale si trova sulla sabbiosa costa di Northumberland. Si pensa che le massicce mura di questa fortezza siano i resti dell’originale castello di Lancelot. Questo si evince dalla presenza di un’antica roccaforte nello stesso punto in cui ora sorge questa imponente struttura. Nel 547 Bamburgh divenne la capitale del regno di Northumberland, dominio degli Angli, che si sono stabiliti qui nella prima metà del VI secolo e, come tale, potrebbe essere stata il luogo della sancita alleanza con i Sassoni, che furono i primi nemici di Artù nelle sue battaglie per mantenere l’egemonia in britannia.
Un tempo il luogo non era chiamato Bamburgh bensì “Din Guayrdi”, denominazione probabilmente suggerita da Joyous Garde a Sir Thomas Malory, che per primo lo descrisse come patrimonio di Lancelot, nel suo racconto arturiano del XV secolo “Le Morte D’Arthur”.

Cadbury Castle (Castello di Cadbury)

Somerset, Inghilterra. Cadbury è un luogo legato a Re Artù sin dagli ultimi anni del XVI secolo. Sebbene la comunità di Cadbury sia mite, si è trovata spesso coinvolta in vari conflitti per un buon numero di anni.
L’investigazione archeologica che ebbe luogo lì nel 1960, indicò che la collina fu un sito risalente all’Età del Ferro, e che fu in seguito rifortificata con una grossa quantità di terra ed assi di legno, per difendersi durante il periodo critico del VI secolo, quando Artù era all’apice della sua potenza.
Le fondamenta di un palazzo signorile rinforzato con del legno è ciò che sembra essere l’iniziale costruzione di una chiesa priva di mobili. Una strada selciata conosciuta come “King Arthur’s Hunting Track”, unisce i due siti, ed un gran numero di leggende locali sostiene la teoria secondo la quale questi luoghi siano in qualche modo legati alle vicende arturiane. Più tardi, nel XIX secolo, quando un gruppo di archeologi vittoriani giunse per analizzare le storie raccolte intorno alla collina, un uomo del luogo chiese se essi avevano scoperto il corpo del grande Re: il folklore conserva il ricordo di Artù e dei suoi cavalieri addormentati sotto la collina, e si dice che se una persona lascia una moneta d’argento con un cavallo sulla Midsummer’a Eve, il cavallo si troverà sellato il mattino seguente.

Merlin’s Cave (Grotta di Merlino)

Tintagel Cornovaglia, Inghilterra. Tennyson rese questo posto famoso nel suo “Idylls of the King”, quando descrisse le onde del mare che spinsero sulla spiaggia Artù bambino, e successivamente portato in salvo da Merlino. La leggenda locale per molto tempo ha associato questa caverna che si riempe d’acqua durante l’alta marea, con il grande mago.
Certamente è un luogo dall’atmosfera considerevole, dove ognuno può veramente aspettarsi di vedere Merlino avvicinarsi con il suo bastone, e fermarsi mentre illumina l’oscurità della grotta. Ora è perlopiù un ritrovo per subacquei in cerca di conchiglie e fossili.

Caerleon-Upon-Usk

Gwent, Galles. Secondo Geoffrey di Monmounth nella “Storia del Re di Bretagna” del XII secolo, questa fu la città principale di Artù. In una lunga descrizione si pensa che questa fu costruita per emulare Camelot nel suo splendore.
Al suo interno accoglieva due chiese dove i cori cantavano la lode a Dio senza mai fermarsi, ed un collegio di 200 alunni esperti nell’arte dell’astrologia e della predizione. Sempre secondo Geoffrey, a Caerleon fu incoronato Artù, e vi risiedeva la sua prima corte, composta da una cospicua compagnia di cavalieri accompagnati dalle loro signore.
Il sito attuale presenta le rovine di un bellissimo anfiteatro romano ed ampie costruzioni, tra cui case con annesse stanze da bagno e caserme. Fino ai tempi recenti il corpo centrale dell’anfiteatro era chiamato “ La Tavola Rotonda”. Il nome della romana City of Legions (Caer-Leon) porta ad identificare questa città come il possibile luogo in cui si svolse la nona delle dodici battaglie combattute tra Artù e i Sassoni.

Chalice Well Gardens

Glastonbury Somerset, Inghilterra. Chalice Hill è la terza e la più dolce delle tre colline che formano il cuore delle sacre terre di Glastonbury. La collina, situata tra la città di Glastonbury e la Tor, nasconde la città stessa, ed è stata per lungo tempo considerata la più sacra delle colline, da molti ritenuta il luogo in cui è custodita la sacra coppa del Graal.
Nei pressi della città scorga un’acqua di color rossastro, dovuto alla presenza di grandi quantità di ferro nella zona circostante, e qualche decennio fa, intorno alla fonte, vi era un ameno giardino sorvegliato da custodi del luogo. All’interno del giardino, circondato da mura che si ergono nella parte più bassa della collina, ci sono alcuni piccoli ripari dove i visitatori possono fermarsi e sognare il Sacro Graal e Artù.
A causa della sfumatura rossastra dell’acqua, la fonte un tempo veniva chiamata “Blood Spring”, e fu misticamente associata al sangue di Cristo raccolto nel Graal.

Cader Idris

Gwyndd, Galles. Nella campagna Gallese si trova una montagna di circa 900 metri di altezza, che i locali affermano sia infestata dagli spiriti, e chiunque trascorra la notte sulla cima del “Cader Idris” si sveglierà pazzo o poeta. La tradizione del dormire sulla cima del monte probabilmente deriva dalle tradizioni bardiche: i bardi dormivano sulle montagne per trarre ispirazione (l’awen).
A volte il nome del luogo è stato mal interpretato da alcuni autori popolari, come il Seggio di Artù, probabilmente riferendosi a Re Artù e alla collina dello stesso nome ad Edimburgo, infatti alcune leggende gallesi affermano che Artù costruì il suo regno proprio qui, da cui il nome Cader Idris o il Trono di Artù.
Molte leggende riguardano la grande collina, ed una delle più recenti sostiene che il gigante Idris visse lì, da cui ne deriverebbe il nome. Idris era un abile poeta, astronomo e filosofo. Tre grosse pietre si trovano ai piedi della montagna, e la leggenda narra che Idris un giorno si arrabbiò e le prese a calci facendole rotolare giù dalla montagna.
Nessuno sa esattamente quando Cader Idris entrò a far parte delle leggende legate ad Artù, ma la presenza mistica non può essere negata quando, rimanendo sulla cima della montagna, si respira la foschia e si guarda la nebbia scivolare dal picco del gigante.

Stonehenge

Wiltshire, Inghilterra. Tra le numerose leggende associate a questo famosissimo luogo, ce n’è una in particolare che racconta la sua costruzione avvenuta per opera di Merlino. Egli aveva chiesto al padre di Artù, Re Uther Pendragon, di costruire un giusto memoriale per suo fratello Ambrosius e i “Signori della Guerra” di Bretagna, tutti sconfitti a causa del tradimento dei Sassoni nel massacro conosciuto come “ La Notte dei Lunghi Coltelli”.
Merlino viaggiò verso l’Irlanda in cerca della leggenda del “Giant’s Dance”, un cerchio di rocce che si credeva avesse proprietà curative se l’acqua in cui erano state lavate, fosse stata usata per curare il malato. Dopo una grande battaglia, Merlino portò le pietre magiche sulla spiaggia e le trasportò su una zattera attraverso la Bretagna, mettendole in seguito sulla piana di Salysbury.
È stato supposto che questa storia abbia radici nella reale costruzione di Stonehenge. Secondo questa teoria, le rocce scavate dal Prescelly Mountains furono portate dal mare, ed attraverso il Fiume Avon portate nell’entroterra. Dalla riva poi vennero trasportate su un grande rullo di legno fino all’attuale sito.
Numerose teorie sostengono che Stonehenge possa essere definito un antico osservatorio o un tempio dei Druidi, ma in realtà si sa molto poco sulla sua vera origine, e sullo scopo di questo imponente e caratteristico cerchio di rocce.

Dozmary Pool

Cornwall, Inghilterra. Qui, secondo la tradizione locale, Sir Bedivere scagliò la famosa spada magica di Artù, Excalibur, uno dei tanti luoghi dove questo evento si suppone abbia avuto luogo: altri sono Pomparles Bridge, a Glastonbury, Looe Pool e Llyn Llydaw nel Galles.
In realtà, nonostante la sua atmosfera mistica, Dozmary è proprio uno dei siti in cui è meno probabile che sia stata riposta per sempre Excalibur, infatti il lago si trova molto lontano dai tradizionali luoghi dove si svolse la Battaglia di Camlann dove Artù fu colpito a morte. Per altri, sebbene le storie sul lago si susseguano senza avere fine, appare molto lontano dalle suggestioni di un tempo, poiché si prosciugò completamente nel 1859, divenendo così la dimora meno probabile per la Dama del Lago.

Llyn Barfog

Gwynedd, Galles del nord. Llyn Barfog, o Bearder Lake, è il teatro di una delle più pittoresche storie locali su Artù. Si dice che una creatura terrificante visse nel lago, da dove poteva fare scorribande nella campagna circostante.
Quando Artù seppe di questo, raggiunse il lago e lanciò una grossa catena intorno al mostro. Poi, con l’aiuto del suo cavallo più forte (chiamato Llamrai), trascinò la creatura fuori dal lago uccidendola. La prova di quanto è accaduto si è scoperta a breve distanza dal Llyn Barfog, nello stampo di una roccia conosciuto come “Carn March Arthur”, ovvero “The Stone of Arthur’s Horse”, dove c’è un’indubbia impronta di zoccolo profondamente incisa nella roccia, e si suppone sia stata proprio fatta dal destriero di Artù al momento di trascinamento del mostro fuori dal lago.
Nessuno sa esattamente quale fosse il suo l’aspetto, infatti è stato raffigurato in vari modi: come un drago, un coccodrillo od un castoro enorme. A giudicare dalle dimensioni attuali del lago è probabile che ora sia disabitato, e senza dubbio una volta doveva essere molto più grande.

Llyn Dinas

Gwynedd, Galles del nord. Questo specchio d’acqua riflette l’ombra della vicinissima Dinas Emrys, e si dice che fosse stato il luogo della battaglia tra Owein, uno dei più grandi cavalieri di Artù, ed un gigante.
Qui c’è in un luogo segreto dove il re usurpatore Vortigern, si suppone abbia nascosto il trono di Bretagna sotto una grande roccia.

Alderley Edge

Cheshire, Inghilterra. Secondo la leggenda locale, sotto un grande basamento di arenaria, conosciuta con il nome di “The Edge”, c’è una grotta in cui Artù e suoi cavalieri si addormentarono. La storia narra di un agricoltore che si trovava sulla strada che conduceva al mercato della città di Macclesfield.
Questi, giunto nei pressi del mercato, fu fermato da un anziano che voleva comprare il suo cavallo bianco, ed iniziarono subito le trattative per l’acquisto, ma l’agricoltore rifiutò l’offerta dato che la riteneva troppo bassa. Così si allontanò in groppa al suo cavallo.
Sulla strada di ritorno, non avendo trovato nessun acquirente, riapparve nuovamente l’uomo misterioso e, dopo altre trattative, l’agricoltore accettò l’offerta. Subito dopo l’anziano uomo lo condusse su per un pendio, e quando posò le mani su alcune rocce, queste si aprirono rivelando un cancello di ferro: questo cancello era l’ingresso di una grande grotta posta sotto una collina.
Quando penetrarono al suo interno, l’agricoltore rimase sbalordito vedendo Artù e il suo seguito immersi in un sonno profondo. Il cavallo era destinato per uno dei cavalieri, e per questo l’agricoltore ricevé una borsa piena d’oro per il suo cavallo; appena prese la borsa fuggì, sentendo il cancello chiudersi con fragore alle sue spalle.

Lyonesse

Cornwall, Inghilterra. Se si resta sulla punta del “Land’s End”, a guardare fuori verso l’Isola di Scilly, si vedono i resti di quello che una volta era un regno fiorente. Il suo nome era Lyonesse, e la tradizione ricorda che fu governata dal padre di Tristano.
Dopo la sua morte, Tristano divenne l’erede di questa ricca terra, ma non si occupò mai della sua eredità perché Lyonesse affondò in mare, mentre era ancora alla corte di suo zio Mark in Cornovaglia. Numerose leggende ruotano intorno a questo promontorio selvaggio, inclusa una che racconta di un uomo del luogo, chiamato Trevilian, che aveva previsto il disastro. Egli saltò sul suo cavallo bianco evitando l’avanzata del mare, e si rifugiò in una grotta nei pressi di Marazion. Da lì guardò Lyonesse sparire.
Lyonesse è stata più volte identificata con Lothian in Scozia e con Leonais in Bretagna, mentre in Cornovalgia è chiamata Lethowstow. È una delle tante terre sommerse, un’isola leggendaria scomparsa che è stata più volte associata ad Avalon.
Nel XVI secolo Wiliam Camden raccolse un numero di racconti della gente locale, e ricordò che essi riferirono delle Sette Pietre della scogliera di “Land’s End”, come la “Città di Lions” (Lyonesse). Affermarono di udire le campane della città risuonare durante il mare grosso, una storia che si sente ancora oggi. Certamente, durante una giornata tranquilla, navigando sul mare con una barca è possibile intravederne le mura sotto l’acqua.

Glastonbury Tor (Torre di Glastonbury)

Glastonbury Somerset, Inghilterra. Glastonbury Tor si eleva come un faro sopra l’uniforme “Somerset Plain”, e la “Tor” sembra che guidi i pellegrini nei loro mille viaggi tra questi posti straordinari, un tempo descritti come “La Terra più Sacra”.
Si narra che sotto la Tor ci sia un regno sotterraneo governato dal Signore delle “Wild Hunt”, Gwynn ap Nud, una potente figura dell’altro mondo che una volta fu scacciato dalla “Celtic St. Collen”, e si crede che ancora oggi frequenti assiduamente le colline intorno a Glastonbury.
Si ritiene che al tempo ci fosse una strada sacra, usata dai sacerdoti e dalle sacerdotesse per le processioni, la quale raggiungeva alcune rocce tondeggianti che circondavano la Tor. I pellegrini moderni seguono ancora le tracce di questa antica strada, e raccontano di esperienze visionarie durante il pellegrinaggio.
Dalla cima della Tor, che si trova a 150 metri sopra il livello del mare, si può scorgere “Cadbury Castle” a Sud e “Brent Knoll” ad Ovest, vicino al “Bristol Channel”. La Tor un tempo fu probabilmente un’isola, da qui la sua identificazione con l’isola misteriosa di Avalon, dove la tradizione racconta che Artù si recò per curarsi dalle ferite della sua ultima battaglia.

Roche Rock

Cornwall, Inghilterra. La storia del tragico amore tra Tristan e Iseult (Isotta) è uno dei più famosi ed più amati soggetti dei romanzi medioevali, e creò una vasta ed epica letteratura arturiana.
Tristan, nipote del Re Mark, fu inviato per cercare la futura sposa dello zio, in Irlanda, e casualmente divise una pozione d’amore con lei, così che i due si innamorarono perdutamente. Dopodiché vissero la loro vita incontrandosi furtivamente, mentre cercavano di sfuggire ai tranelli escogitati dal sospettoso Re Mark. Alla fine Tristan andò incontro alla sua morte ed Iseult, incapace di vivere senza di lui, seguì la sua stessa sorte.
Molti luoghi in Cornovaglia e nei sui dintorni commemorano questo tragico racconto. Uno dei più spettacolari è Roche Rock, un massiccio affioramento di granito che si eleva da un paesaggio rovinato da una miniera di argilla, sulla quale ci sono i resti di una cappella del XV secolo. Una teoria attuale delle leggende su Tristan, suggerisce che questo potrebbe essere il luogo della cappella dell’eremita Ogrin, dove gli amanti stavano fuggendo dal Re Mark per trovare un rifugio temporaneo.
Il poeta medioevale Beroul, che scrisse una delle più recenti versioni della storia, rivela un’intima conoscenza del paesaggio della Cornovaglia, e la sua descrizione della cappella di Ogrin conduce a molto più che una vaga somiglianza con Roche Rock.
Una versione più recente della storia ci racconta della fuga di Tristan dai soldati di Mark (che lo avevano rinchiuso in una cella all’interno di un’altra cappella), che saltò giù dalla finestra lungo alcune rocce insidiose.

Glastonbury Abbey (Abbazia di Glastonbury)

Glasonbury Somerset, Inghilterra. Riparate dalle tre colline, di cui la più grande e la Tor, le rovine dell’abbazia di Glastonbury sono tutto ciò che rimane di quella che una volta era la più grande chiesa monastica di tutta la Bretagna, seconda per grandezza e ricchezza, solamente a quella di Westminster. Nell’alto Medioevo invece era considerato il più grande santuario d’Europa.
Qui, secondo la leggenda, giunse Giuseppe di Arimatea, discepolo di Gesù, che diede la sua tomba per seppellire il suo corpo. A Giuseppe fu affidato il Santo Graal, e dopo la Resurrezione di Cristo fuggì dalla Bretagna con la coppa e fondò la prima chiesa cristiana sulle antiche Isole di Ynys Witrin. Queste isole talvolta conosciute con il nome di “Isole di Vetro”, o Avalon, sono meglio conosciute oggi come Glastonbury.
Il corpo di Artù fu portato qui per essere seppellito. Oggi una piastra di marmo indica il luogo dove, nel 1191, la sua tomba fu presumibilmente scoperta da alcuni manovali che lavoravano alla ristrutturazione dell’abbazia, dopo che fu quasi distrutta da un incendio nel 1184. Se questa è davvero la tomba di re Artù o una macchinazione perpetrata dai monaci per trovare i fondi per la ricostruzione della loro chiesa, non è stata mai smentita.
Una croce di piombo, l’ultima volta vista da William Camden nell’VIII secolo, fu usata per essere mostrata nell’abbazia e vi si legge:

Qui giace il grande re Artù nelle isole di Avalon

Alcuni credono che tutto questo sia falso, altri invece sostengono che invece sia la tomba autentica in cui riposa il più grande Re della Bretagna.

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