Magia della Meditazione

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Data di pubblicazione: 18 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Dal latino meditatio, “riflessione”, la meditazione è una pratica di concentrazione della mente su uno o più oggetti, immagini, pensieri (o talvolta su nessun oggetto), eseguita a scopo religioso, spirituale, filosofico, o semplicemente finalizzata ad un miglioramento delle proprie condizioni psicofisiche.

Nelle religioni o filosofie orientali come il Buddhismo, la meditazione (vipassana, zazen, samatha) è l’atto di osservare (anche attraverso un’azione di riflessione introspettiva) la mente, alla ricerca di un possibile stato di nirvana. Detto altrimenti, la meditazione è una capacità della mente che favorisce un percorso interiore e che ne è influenzata. In ogni caso il termine “meditazione”, com’è inteso normalmente nella lingua italiana, si rivela inadeguato a dare un’idea efficace di questo tipo di pratiche: un termine meno impreciso potrebbe essere contemplazione.

Attraverso la dinamica del modo di operare della mente, si può riuscire a riconoscere la distinzione tra un IO egocentrico (Ego), che si identifica con l’essere Io (nome), e l’IO (Sé), ed essere in grado di osservare l’osservatore (oggettivizzare il soggetto, essere il testimone).

La meditazione è semplicemente una tecnica per raggiungere lo stato dell’estasi, lo stato di ebbrezza divina. È una tecnica essenzialmente semplice, ma la mente la rende molto complicata. La mente deve renderla molto complicata e difficile, in quanto le due realtà non possono coesistere.

La meditazione è la “morte della mente” e, naturalmente, la mente si oppone ad ogni sforzo teso verso la meditazione. L’osservazione è la chiave della meditazione.

Osserva la tua mente. Non fare nulla. Limitati ad osservare qualsiasi cosa faccia la mente. Non disturbarla, non prevenirla, non reprimerla; non fare assolutamente niente in prima persona. Limitati ad essere un osservatore. E il miracolo dell’osservare, è meditazione.

Allorché ci si limita ad osservare, pian piano la mente si svuota di pensieri. Ma non ci si addormenta, al contrario, si diviene più svegli, più consapevoli. E con lo svuotarsi della mente, la nostra energia diviene una fiamma di risveglio.

Allorché la mente è assolutamente assente – se n’è andata del tutto, e non la riusciamo più a trovare da nessuna parte – per la prima volta, si diventa consapevoli di se stessi, perché la stessa energia che era assorbita dalla mente, non trovandola più, si ribalta su se stessa.

Grazie all’osservazione, la mente ed i pensieri scompaiono. E il momento più estatico, si ha quando ci si ritrova pienamente all’erta, senza che esista in noi un singolo pensiero… ma solo il cielo silente del nostro essere interiore.

Questo è il momento in cui l’energia si volge all’interno: questa inversione è improvvisa, è repentina! E quando l’energia si volge all’interno, porta con sé una gioia infinita. Quando la meditazione ritorna alla propria sorgente, esplode in una gioia immensa. Questa gioia, nel suo stadio supremo, è illuminazione. (OSHO)

Anche nello Yoga lo stato raggiunto tramite la pratica della dhyana favorirebbe l’esperienza della “visione” e, ad un livello superiore, dell’illuminazione, ossia della rivelazione della divinità onnipresente. Nella pratica di Sahaja Yoga la meditazione è considerata uno stato d’essere che si manifesta come assenza di pensieri, chiamato “consapevolezza senza pensieri”, dove la mente cessa il suo usuale chiacchierìo di sottofondo e diventa assolutamente tranquilla. Cessa il dialogo interiore.

Questo stato di “pura consapevolezza senza oggetto”, può essere raggiunto anche con altri generi di pratiche meditative, come ad esempio la Meditazione Trascendentale, che si basa sulla ripetizione mentale di un mantra.

La Meditazione Trascendentale è una tecnica molto semplice che permette di portare la mente cosciente a sperimentare livelli progressivamente sempre più sottili di pensiero, e di raggiungere la sorgente del pensiero stesso.

La tecnica porta la mente a sperimentare la coscienza trascendentale, il livello più silenzioso della consapevolezza alla radice del nostro Sé, nel quale dimora una riserva illimitata di energia, intelligenza, creatività e gioia.

Più siamo in grado di pensare da quel livello, che la fisica chiama il “campo unificato della legge naturale” e dal quale operano tutte le leggi di natura che mantengono l’intero Universo in continua espansione, più ci sentiamo realizzati e riusciamo a soddisfare le nostre aspirazioni senza sforzo. La Meditazione Trascendentale porta il sostegno di questo enorme potenziale nella nostra vita quotidiana.

Durante la Meditazione Trascendentale la mente si acquieta in modo naturale, rivolgendosi al proprio interno, e sperimenta livelli sempre più sottili del pensiero. Infine trascende il livello dei pensieri e sperimenta la loro sorgente, la coscienza, lo stato in cui la mente è silenziosa ma allo stesso tempo pienamente vigile. Questo è il punto di incontro tra l’intelligenza individuale e quella cosmica.

L’esperienza di questo livello fondamentale dell’esistenza, nel quale risiede la totalità del nostro potenziale creativo, integra il funzionamento del cervello e risveglia simultaneamente ogni aspetto della vita: intelligenza e creatività, salute, comportamento migliore, capacità di agire con successo e pace nell’ambito sociale.

Lo Yogi conosce se stesso qual è in realtà:

1. Vede il Sé.
2. Realizza la vera natura dell’anima.
3. S’identifica con la Realtà interiore e non più con le forme che la velano.
4. Dimora al centro e non più alla periferia.
5. Raggiunge la coscienza spirituale.
6. Riconosce il Dio interiore (Ishvara, il “Dio Supremo”).

Ishvara è l’Anima, l’Anima Suprema senza limiti, libera da Karma e da desiderio.

1. Senza limiti. Non è più “racchiuso, imprigionato, confinato” dal quaternario inferiore, non è più “inchiodato” sulla croce della materia. I quattro involucri inferiori – denso, eterico, emotivo e mentale – non sono più la sua prigione, ma solo strumenti che può usare o lasciare a volontà. Il suo volere opera in libertà, e se rimane entro i tre Mondi, lo fa di propria scelta. Egli è padrone nei tre Mondi, un figlio di Dio che domina e controlla le creazioni inferiori.

2. Libero da Karma. Applicando la Legge ha eliminato il proprio Karma, pagati i debiti, cancellati gli obblighi: la realizzazione soggettiva lo ha immesso coscientemente nel mondo delle cause. La sfera degli effetti è lasciata indietro, per quanto riguarda i tre Mondi, così non mette in moto (per cecità ed ignoranza) condizioni che produrrebbero effetti nocivi. Opera sempre in accordo con la Legge, ed ogni attività (la parola e l’azione) è sempre intrapresa con piena conoscenza del risultato da conseguire. In tal modo nulla di ciò che compie genera risultati dannosi e quindi nessun Karma. La maggioranza degli uomini agisce con gli effetti e si apre una via alla cieca. Il Maestro lavora con le cause, e gli effetti che produce, secondo la Legge, non lo limitano né lo trattengono.

3. Libero da desiderio. Tutto ciò che appartiene alla percezione dei sensi, in ciascuno dei tre piani, non lo attrae, né più lo alletta. La sua coscienza non è più polarizzata verso il basso o dispersa all’esterno, ma volta in alto e all’interno. È al centro, e la periferia non lo attira. La brama d’esperienza, la sete di esistere nel mondo fisico e il desiderio della forma nelle sue molteplici varietà non lo interessano più. Egli ha sperimentato, sa, ha sofferto, e la bramosia per il non-sé lo ha costretto nel ciclo delle rinascite. Ora tutto ciò è terminato, ed Egli è un’anima liberata.

“Prima che l’anima possa vedere, dev’essere raggiunta l’armonia interna,
e gli occhi della carne devono essere ciechi ad ogni illusione.
Prima che l’anima possa udire, l’immagine (l’Uomo) deve essere sorda
tanto al fragore quanto al mormorìo;
al selvaggio barrito dell’elefante quanto al ronzare della lucciola d’oro.
Prima che l’anima possa comprendere e ricordare,
deve essere unita a Colui che parla nel silenzio,
come alla mente del vasaio è unita la forma secondo cui modella l’argilla.
Allora l’anima udrà, e ricorderà.
E all’orecchio interiore parlerà la Voce del Silenzio.”

Da “LA VOCE DEL SILENZIO”“Spiritualità è immobilità della mente, uno stato di silenzio.
È anche rinuncia, ovvero uno stato privo di ego.”LA MEDITAZIONE È VOLTA DUNQUE:

 ad ottenere una perfetta conoscenza del proprio IO, e delle nostre isole nascoste.
 a stabilire una connessione ben piantata tra il nostro animo e l’Universo che lo circonda.
 ad accedere ad un potenziale altamente spirituale, allontanandoci dalle piane della realtà, il nostro conoscio ed inconscio.
 a creare una pace interiore, serenità e bisogno di appartenenza a se stessi.
a cercare ciò che abbiamo imparato e perduto, per ritrovare e preservare la conoscenza.

Queste sono solo alcune delle infinite ragioni per cui si ritiene necessaria la meditazione, ma principalmente per ottenere una pace spirituale, l’abilità di imparare attraverso questi reami, incontaminati dalla realtà ed il suo cinismo, che ci permetterà di entrare in confidenza e capire il mondo e le sue creature.

Ci sono molti tipi di meditazione, ma esistono quattro classi che sono un denominatore comune per tutti. Queste classi di meditazione sono solitamente chiamate “Sentieri meditativi” o “Approcci alla meditazione”:

Il sentiero che segue l’Intelletto. Si utilizza l’intelletto per una conoscenza più diretta, focalizzata sul processo dei propri pensieri e della volontà. Questo è ciò che si chiama “Un singolo risveglio di pensieri”, il quale porta al risveglio del pensiero e della volontà, che può essere ottenuto esercitandosi a bloccare i pensieri casuali.
Ci vuole del tempo e molta pratica, ma i benefici sono senza prezzo: si otterrà una visione più chiara del mondo interiore e dei propri obiettivi, un nitido osservare delle due realtà. La conta del respiro è un esempio di esercizio di focalizzazione.

Il sentiero che segue le Emozioni. Questo sentiero della meditazione è meno strutturato e più concentrato sui propri sentimenti e le impressioni generate da quegli stessi sentimenti. Attraverso la concentrazione sui nostri sentimenti riguardanti una qualsiasi cosa, sia essa una persona, oggetto o problema, si ottiene una visione di noi stessi con una profonda valutazione sulle impressioni di questi sentimenti.
Utilizzando questo cammino si otterrà una migliore conoscenza del Sé, che ci porterà anche a meglio comprendere gli altri. Quando capiamo noi stessi, al punto che iniziamo ad imparare ad amare e a curare noi stessi, attraverso questo amore siamo quindi capaci di comprendere, amare e curare gli altri. Per amare qualcuno, si deve amare se stessi, e se non capiamo noi stessi e i nostri sentimenti più profondi, avremo difficoltà a capire, e ad importarci dell’amore altrui.
A volte siamo così presi da ciò che facciamo e dalla frenesia che brulica attorno a noi, che diventiamo ciechi e sordi ai veri sentimenti, quando trattiamo con le persone. Fermiamoci per un momento e cerchiamo di sentire le nostre emozioni, tocchiamo cosa c’è di vero per noi.

Il sentiero che segue il Corpo. Questo sentiero meditativo è per entrare in contatto e conoscere profondamente il nostro corpo e i suoi movimenti, che condurrà ad una perfetta conoscenza del Sé. Questa consapevolezza permette di immergersi talmente nella propria coscienza, da condurci ad escludere qualsiasi altra cosa.
Spesso è applicato attraverso la danza, ma non è pratica comune nelle culture occidentali, a differenza di quelle orientali: se una persona è consumata nella danza, riesce a penetrare completamente dentro di Sé. Diventa un tutt’uno con anima e corpo.

Il sentiero che segue l’Azione. Questo sentiero riguarda l’imparare come “essere”, come percepire e come relazionarsi al mondo mentre facciamo una determinata cosa o una specifica attività. Ad esempio gli arcieri, nel diventare la freccia che devono scoccare.

Siamo individui diversi, per questo motivo ognuno dovrebbe scegliere il percorso che sente più vicino al suo essere. Prendiamoci del tempo e proviamo ogni sentiero: quello che sentiremo più piacevole e benefico è quello che dovremmo seguire.

Ricordiamo però che molte meditazioni includono alcuni di questi sentieri in combinazione. Non esiste una maniera MIGLIORE delle altre, è una scelta che ognuno dovrebbe compiere, secondo le sue intimissime sensazioni.

“Ascolta ora il segreto della forza. Una goccia costante scava la pietra, sino a perforarla. Il fine verso il quale tendi la tua forza di volontà, in ultimo l’otterrai; comincerai ad avere successo quando comincerai a volere il successo. La vera forza di volontà non è tuttavia privilegio delle moltitudini. Per esercitarla, devi essere libero: e nessuno che sia in una moltitudine è libero; essere liberi significa essere padroni della propria vita, al disopra degli altri.
Apprendere come volere significa apprendere come esercitare un dominio. Ma per essere in grado di esercitare la tua forza di volontà, devi prima acquisire la conoscenza: perché la forza di volontà applicata all’ignoranza significa follia, morte, inferno. Confondere i mezzi con il fine è un’assurdità. Confondere con il fine ciò che non è neanche un mezzo rappresenta l’apice di tutte le assurdità. Tu sei padrone di tutti gli eventi che puoi dominare. Viceversa, le cose per le quali provi necessità imperiosa, sono esse tue padrone. Le cose che hai diritto di desiderare, potrai avere la forza sufficiente per ottenerle. Dovrai essere sempre accorto nell’esercizio della tua volontà, e guardarti dal cadere in una posizione di dipendenza nei confronti del desiderio, per semplice pigrizia.
L’uomo che si prepara ad affrontare una competizione, si sottopone ad un lungo e severo allenamento. Più si fa, più si potrà fare in futuro. Vivere una vita guidata dal capriccio del momento, significa condurre l’esistenza di un animale. Potrebbe essere concepita come una vita d’innocenza, ma è una vita di sottomissione. Coloro che vigilano, coloro che digiunano, coloro che pregano, coloro che si moderano nel piacere, coloro che sottopongono il corpo al comando della mente, potranno ridurre tutte le forze della natura soggette ai loro fini.
Questi sono i maestri del mondo; tali uomini soli compiono opere che sopravvivono loro. Non confondere mai gli schiavi della superstizione e della paura con questi signori della natura. Astenersi da ciò che è piacevole per paura significa rendere schiava la volontà; una condotta del genere abbassa piuttosto che alzare la tua posizione. Vivere da anacoreta, ma senza l’ignoranza superstiziosa che in genere spinge a tale condotta di vita, questa è vera saggezza: e il potere è la sua ricompensa.”

Per approfondimenti sulla scienza del Raja Yoga, la “scienza regale dell’Anima”,
si consiglia “La Luce dell’Anima” di Alice Bailey

✧ Pratiche di Meditazione ✧

La posizione classica, quella che tutti conosciamo per averla vista praticamente ovunque, è seduti a gambe incrociate, con la schiena dritta, le mani sulle ginocchia dove l’indice e il pollice si toccano, e gli occhi chiusi. Ma è difficile per noi occidentali rimanere a lungo in quella posizione, pertanto possiamo assumere anche le posizioni utilizzate per le tecniche di rilassamento.

Supini: è la posizione migliore anche per i neofiti, in quanto permette di rilassare bene i muscoli. Se risulta più comodo si può usare un cuscino basso sotto la testa ed uno sotto le ginocchia. Le gambe sono leggermente divaricate e i piedi si abbandonano naturalmente verso l’esterno. Le spalle sono rilassate e le braccia sono distese lungo i fianchi. Le mani sono morbide.

Seduti: se si possiede una poltrona comoda si può tranquillamente usarla per meditare. La schiena sarà ben aderente allo schienale, la testa appoggiata, le braccia appoggiano sui braccioli e le mani vengono tenute a penzoloni. Le gambe sono leggermente divaricate e i piedi devono appoggiare bene a terra.

Seduti su sgabello o sedia: è un po’ pericolosa in quanto è possibile che ci si addormenti durante gli esercizi, e si corre il rischio di franare rovinosamente a terra! Sediamoci a gambe divaricate con i piedi ben appoggiati a terra, portiamo il busto in avanti ed appoggiamo gli avambracci sulle nostre cosce. Le mani sono a penzoloni, la testa si abbandona sul petto.

Distesi: Distendiamoci in posizione confortevole, in un luogo ove nulla possa giungere a disturbarci, e cerchiamo di fermare i nostri pensieri.
Per cominciare, fissiamo la mente sull’oggetto più semplice: un punto su un foglio di carta bianca e pulita. Dopo pochi tentativi, saremo in grado di fare a meno del foglio, e di immaginare semplicemente il punto. All’inizio, pensieri estranei tenderanno ad affacciarsi, ma con la pratica saremo in grado di allontanarli dalla mente senza sforzo. Pochi minuti al giorno saranno sufficienti per metterci in grado di raggiungere risultati concreti, e prepararci a successivi sviluppi. Questo è l’inizio delle operazioni pratiche, il primo passo verso la conoscenza vera, distinta dalla semplice informazione.

L’esercizio di meditazione sul punto può essere esteso ai colori. Scegliamo un colore che ci sembra armonizzarsi con il nostro essere. Chiudiamo gli occhi e pensiamo a quel colore.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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