La Sirena

Pubblicato il: 12 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Donne bellissime e seducenti, che apparivano tra le spume del mare, chiedendo con un canto suadente ai marinai di interrompere la loro solitaria navigazione e di indugiare con loro… In pochi hanno resistito all’invito che precedeva una fine crudele ed il mancato ritorno di tanti marinai…

Tutti i popoli costieri conoscono almeno una Sirena, una creatura che li assiste lungo i viaggi per mare e nei momenti più impervi del lavoro di pescatori.

La figura della Sirena compare in molti bestiari medievali, accanto ad altre creature fantastiche come i Draghi e gli Unicorni. Spesso le Sirene erano rappresentate con in mano una cetra, che ad esse serviva per accompagnarsi nel canto.

La loro principale caratteristica, infatti, era la voce meravigliosa che nei secoli è diventata un simbolo di seduzione e di richiamo irresistibile. Si dice che il canto delle Sirene rendesse i marinai che lo avevano ascoltato, più saggi, a causa della loro onniscienza, e che il loro canto potesse addirittura fermare i venti.


Si raccontava un tempo che le Sirene, malgrado l’aspetto dolce e seducente, fossero spiriti di morti reincarnati in quanto respinti dall’Aldilà; non si consideravano non-morti, ma erano ugualmente maligne ed assetate di sangue. Esse attendono le loro prede appostate sugli scogli: quando una nave si avvicina, ne attirano a sé l’equipaggio con la magia del loro canto e ne fanno un orrido banchetto.

Il canto delle Sirene è udibile sino a 200 metri; tutti gli uomini entro questo raggio ne restano incantati… abbandonano qualunque azione e si gettano a nuoto per raggiungerle. Se non annegano prima, si lasciano poi uccidere senza opporre resistenza. Le Sirene continuano a cantare finché la nave non si trova a portata d’orecchie ma, appena cessano di cantare, tutti coloro che ne erano stati stregati tornano “normali”.

Coloro che si tappano in tempo le orecchie con della cera, o che vengono protetti con qualche incantesimo, restano totalmente insensibili alla magia del canto. Le donne, naturalmente, sono immuni dall’incanto delle Sirene.Il termine “sirena” indica una figura antropomorfa metà pesce e metà donna, chiamata in inglese mermaid (“vergine del mare”). Esse si distinguono dai comuni pesci perché la loro coda è disposta in senso orizzontale, come per tutti i cetacei, e non in senso verticale come i pesci. Si pensa dunque che non abbiano stretti legami con questi ultimi, ma che siano sicuramente di sangue cetaceo ed umano.

Da non dimenticarsi ad ogni modo, le scaglie delle Sirene che ricordano quelle dei pesci, ma a differenza di questi, oltre a respirare sotto l’acqua, esse possono sopravvivere anche fuori dall’acqua, non avendo le branchie per nuotare, quindi hanno un apparato respiratorio del tutto simile agli uomini. L’epidermide della parte superiore del corpo, pur essendo umana, è particolarmente resistente al freddo e alla salsedine, viste le temperature marine, ma nonostante ciò, preferiscono spesso distendersi sulle rocce o posarsi languidamente sugli scogli.

Le origini delle Sirene sono antichissime, ed il loro nome deriva dal greco antico Seirenes (da seirà = laccio, oppure da seiros = bruciante). Ed è proprio nei miti greci che incontriamo le Sirene per la prima volta: solo che non erano affatto metà donna e metà pesce, ma possedevano ali, artigli ed un grande corpo da uccello, infatti è soltanto nel Medioevo che il “Liber Mostrum”, o “Libro dei Mostri”, descrive una Sirena come oggi la conosciamo.

Nella mitologia ellenica le Sirene erano creature incantatrici che attiravano con i loro irresistibili canti i malcapitati marinai verso le sponde, facendoli naufragare (ricordiamo a proposito la leggenda di Ulisse), oppure erano identificate come mostri con un corpo di uccello ed una testa di donna (nelle storie degli Argonauti).

Nella tradizione europea dal Medioevo in poi (secondo la descrizione che troviamo nel “Liber Monstrum”), assumono le sembianze di meravigliose creature metà pesce e metà donna, e diventano creature buone, dolci e leggiadre, perdendo la primitiva connotazione malvagia.

In origine dunque esse avevano corpo d’uccello dai lunghi artigli, con grossi seni e volto di donna. Questa fisionomia ben si associa alla caratteristica del canto ammaliatore, essendo il canto elemento tipico degli uccelli e non degli esseri marini. Il loro nome potrebbe dunque derivare da una radice sanscrita (svar = cielo) legata al significato di “splendore” (e quindi “attrazione”) oppure, secondo altri etimologi, dalla base semitica “sjr”, che vuol dire cantare.

Come si sia passati dalla figura di donna-uccello a quella di donna-pesce, resta un mistero. Tra le ipotesi, c’è stato un errore di trascrizione, dal latino ‘pennis’ (penne, piume) a ‘pinnis’ (pinne). Un’altra ipotesi è che il mito donna-uccello sia nato in paesi lontani dal mare, o in zone interne, una figura mitologica molto simile come raffigurazione ed attitudine alle Arpie, per mutarsi poi in donna-pesce quando il mito delle Sirene ha raggiunto culture rivierasche, proiettate verso il mare.  Nei secoli la figura della Sirena ha subito cambiamenti graduali, da simbolo dell’inganno mortale, a semplice frutto della fantasia di marinai, che raccontavano di averle incontrate, conseguenza questa dell’essere rimasti troppo a lungo in mare e di aver così perduto il senno. Le segnalazioni di avvistamenti sono proseguite fin quasi ai tempi nostri, mentre la figura della Sirena si è trasformata in un simbolo di donna misteriosa, dotata di fascino magnetico, capace di risvegliare fantasie, spesso raffigurata con connotati sensuali, quasi un simbolo erotico, oppure, come nella favola di Andersen, il simbolo dell’eterna lotta tra razionalità ed istinto nel cammino dell’evoluzione spirituale: la conquista di un’anima che fa diventare umani, e la perdita della coda, simbolo animale, con conseguente rinuncia all’ambiente e alla condizione originaria.

Come tutte le creature d’acqua, dolce o salata che sia, anche le Sirene possono cambiare forma. Secondo alcune leggende nordiche, per esempio, basta che raggiungano la terra per ritrovarsi con un paio di semplici gambe al posto della coda, ma appena tornano a bagnarsi riprendono la loro forma originaria: possono dunque cambiare sembianze a contatto con la terraferma, trasformando le pinne della coda in gambe ed assumendo di nuovo fattezze ittiche al contatto con l’acqua. Inoltre possono predire il futuro e conoscono tutto quello che avverrà.

Per i marinai dei secoli scorsi vedere una Sirena era considerato di cattivo augurio: non solo si pensava fosse annuncio di tempesta, ma si pensava che da lì a poco qualche membro dell’equipaggio sarebbe scomparso o impazzito… Nella tradizione orientale risalente al 1000 a.C., così come nella mitologia greca, la Sirena è metà uccello e metà donna. In questa antica tradizione, che indica più chiaramente le Arpie, esse attiravano i marinai con il loro canto, facendoli naufragare sugli scogli delle loro isole rocciose, pronte a rapirli e a divorarli.

Le Arpie erano mostri in grado di creare burrasche marine sotto forma di terribili venti, impersonando divinità infernali che derubavano l’anima a chi stava per morire. Ambedue le tradizioni quindi, possono raffigurare sempre le Arpie e non le Sirene, vista la similarità fra i due connotati.

Lungo la costa della Magna Grecia, cioè quella parte dell’Italia meridionale che fu dominata dai Greci, vivevano tre Sirene chiamate Partenope (la verginale), che diede poi il nome all’antica Napoli, Leucosia (la bianca) e Ligea (colei che ha la voce chiara).

Le Sirene sono menzionate per la prima volta da Omero. Nel poema sono due, mentre altri autori posteriori ne ricordano quattro: Telete, Redne, Molpe e Telsiope; oppure tre: Pisinoe, Aglaope e Telescope, conosciute anche coi nomi delle sopracitate Partenope, Leucosia e Ligea.

Secondo alcuni miti greci, le Sirene erano figlie di Acheloo e Mnemosine, o Calliope, o Tersicore. Secondo altri, furono generate dalle gocce di sangue perse da Acheloo durante un combattimento. Narra infatti la leggenda che Ercole staccò il corno ad Acheloo, il Dio con corna e con la coda di serpente. Dalla ferita caddero dodici gocce, e da quelle gocce vennero fuori le prime Sirene.

Inoltre, sempre secondo alcuni miti, furono trasformate in tal modo da Demetra, per poter cercare Persefone rapita da Plutone (o per punizione, per non aver saputo evitare il fatto) o secondo altri, furono trasformate dalle Muse poiché battute nel canto. Altri miti ancora, affermano che Afrodite le avesse punite, trasformando la metà inferiore dei loro corpi in uccello, perché rifuggivano dai piaceri carnali.Con il loro canto, le Sirene affascinavano i marinai che erano indotti a schiantarsi sugli scogli dell’isola dove esse vivevano (identificata con gli scogli di Li Galli, poco a sud della penisola sorrentina). Solo due navi sfuggirono alla morte: quella di Ulisse, di ritorno dalla guerra di Troia, e quella degli Argonauti.

Il più noto riferimento alle Sirene è infatti quello tratto dall’Odissea, quando la maga Circe avverte Ulisse del pericolo che le Sirene rappresentano con il loro canto ammaliatore, e gli suggerisce di tappare le orecchie dei marinai con della cera. Ulisse, se vuole ascoltare questo canto, deve farsi legare saldamente all’albero della nave, ordinando ai marinai di non slegarlo, qualsiasi cosa egli dica od ordini loro. Con questo trucco Ulisse può sentire il canto, pur scampando il pericolo.

L’eroe di Itaca così, consigliato da Circe, tappò le orecchie dei compagni con la cera e si fece legare per poterne ascoltare il canto.

Io dunque tutto le dissi per ordine, e poi mi parlava parole Circe sovrana: “Così tutto questo è compiuto; ma ora tu ascolta come io ti parlo: te lo rammenterà ancora il dio.
Alle Sirene prima verrai, che gli uomini stregano tutti, chi le avvicina.
Chi ignaro approda e ascolta la voce delle Sirene, mai più la sposa e i piccoli figli, tornato a casa, festosi l’attorniano, ma le Sirene col canto armonioso stregano, sedute sul prato: pullula in giro la riva di scheletri umani marcenti; sull’ossa le carni si disfano.
Ma fuggi e tura gli orecchi ai compagni, cera sciogliendo profumo di miele, perché nessuno di loro le senta: tu invece, se ti piacesse ascoltare, fatti legare nell’agile nave i piedi e le mani ritto sulla scarpa dell’albero, a questo le corde ti attacchino, sicché tu goda ascoltando la voce delle Sirene”…
(da “L’Odissea” di Omero)

Meno noto, è l’incontro di Giasone e degli Argonauti con le Sirene, di cui ci narra Apollonio Rodio ne ‘Le Argonautiche’. In questo caso fu Orfeo a salvare i marinai dal canto delle Sirene, suonando a sua volta in maniera così melodiosa che gli uomini ascoltarono lui ed ignorarono le Sirene che, deluse e umiliate, si tolsero la vita gettandosi da una rupe e furono trasformate in sassi.

Ma il mito delle Sirene non si limita al bacino del Mediterraneo, è presente anche nelle mitologie scandinave, irlandesi ed inglesi, tedesche, russe, e in quelle del Medio Oriente e dei paesi asiatici. Nei mari europei, le Sirene sono state avvistate dall’antichità fino a tempi piuttosto recenti (inizio ‘900) nel Mar del Nord, nell’Oceano Artico e nell’Oceano Atlantico. Ci sono stati anche vari avvistamenti nell’Oceano Indiano e nel lontano Oceano Pacifico.

È stato ipotizzato che la Sirena fosse in realtà una specie di mammifero marino, il dugongo, che in antichità era diffuso anche nel Mar Mediterraneo, e che avrebbe in comune con le Sirene le ghiandole mammarie toraciche, e l’abitudine di allattare i cuccioli reggendoli con le pinne anteriori: ciò, probabilmente, avrebbe fatto credere agli antichi marinai mediterranei, le leggende delle Sirene.

Restano però inspiegati i racconti sulla loro voce melodiosa e sulla loro bellezza, che sembrano entrare in contrasto con le caratteristiche del dugongo. Questa tesi contraria, è avvalorata da una celebre frase che Cristoforo Colombo pare abbia detto molti secoli più tardi, in cui si faceva riferimento ad un piccolo gruppo di dugonghi come “brutte sirene”.

Un altro punto debole della teoria del dugongo, sta nel fatto che le Sirene sono state avvistate in diverse epoche, dall’antichità fino a tempi molto recenti ed anche in tutte le altre parti del mondo, come prima menzionato, e riportate nelle culture di numerosi popoli asiatici ed americani, oltre che europei o mediterranei. Il dugongo, invece, per quanto sia stato diffuso nel Mediterraneo, non fu mai diffuso in tutti gli oceani e i mari del mondo, come provato sia in passato che in tempi recenti.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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