I Boschi Incantati

Pubblicato il: 12 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Benvenuti nel bosco incantato,
un luogo fatato nel quale prendono forma i sogni…

Se vi capita di passeggiare di notte in un bosco, passando accanto ad un albero potrebbe accadervi di ritrovare le vostre braccia piene di lividi, provocati dai tremendi pizzicotti delle piccole dita di una Fata.

Esistono, difatti, alcuni alberi che sono dimora di comunità fatate, e che i piccoli esseri difendono strenuamente. Essi sono:

LA BETULLA. La betulla è abitata da uno spirito detto “mano bianca”. Se “la mano bianca” si posa sulla testa di un passante, vi lascia impresso un segno bianco che provoca disturbi psichici (pazzia, ad esempio). Se invece la “mano” si posa sul cuore, il contatto sarà mortale.

IL FRASSINO. Il frassino è stato sempre conosciuto per i suoi legami col mondo magico. Le bacchette dei Druidi venivano, infatti, spesso ricavate dai rami di tale albero. Nell’antichità, i bambini malaticci venivano fatti passare attraverso un albero di frassino spaccato in due e, in seguito, le due parti dell’albero venivano ricongiunte tramite delle fasce. Solo qualora il frassino avesse ripreso a crescere rigoglioso, il bambino si sarebbe rimesso.

IL NOCCIUOLO. Nella tradizione celtica il nocciuolo era l’albero della sapienza, ed ancora oggi i suoi frutti, in Inghilterra, vengono considerati simbolo di fertilità.

IL SALICE. Si narra che i salici, durante la notte, tolgano le radici dalla terra e vaghino per i boschi, borbottando alle spalle dei viaggiatori imprudenti.

IL SAMBUCO. Il sambuco in realtà è una Strega sotto forma di pianta, motivo per il quale prima di abbattere tale albero, ci si dovrebbe pensare due volte. Bruciare i rami di sambuco significa attirare su di sé una disgrazia, poiché si narra che i suoi rami portino il Diavolo in casa.
È inoltre necessario stare attenti a non deporre i bambini nelle culle costruite con legno di sambuco: le Fate prenderebbero di mira il bambino, riempiendolo di pizzicotti.

IL SORBO SELVATICO. “Sorbo selvatico e filo rosso fan correre le streghe a più non posso.” Questo albero tiene lontane le forze del male.
Un tempo, numerosi oggetti venivano costruiti col suo legno, appositamente per tenere lontane le Streghe e le Fate maligne, e solo con le fruste di sorbo selvatico si possono domare i cavalli imbizzarriti. I Druidi invece utilizzavano il sorbo selvatico per accendere il fuoco ed invocare gli Spiriti della Natura, che venivano obbligati a rispondere alle domande sparpagliando bacche di sorbo sulle pelli di tori scuoiati.

Per approfondimenti sui fiori, alberi e piante particolarmente legati al Mondo Feerico, visitate la pagina Le Fate e la Natura e Gli Alberi e l’Alfabeto Ogamico

Un po’ di storia…
Nessuno può stabilire di preciso quando si sia cominciato a parlare di questi personaggi magici: la loro comparsa risale alla notte dei tempi, e fino al XVII secolo convivevano con l’uomo nella vita di tutti i giorni; solo dopo questa epoca furono man mano consegnati alla leggenda dalla tradizione orale.

Da cosa è nata la convinzione di un mondo parallelo a quello degli uomini (il cosiddetto Mondo di Mezzo)?


Come si può facilmente capire, l’uomo preistorico, di fronte a fenomeni naturali particolarmente violenti, era impaurito; però, mano a mano che si evolveva la conoscenza e l’uomo prendeva confidenza con la natura, si sviluppava in lui l’esigenza di spiegare perché questi fenomeni si manifestassero: ecco allora che per portare il mondo ad una dimensione più vicina all’uomo, e quindi più facile da interpretare, tutto prendeva un’anima, una rassomiglianza umana. Alla pioggia, al vento, alle piante, all’acqua, a qualsiasi evento, veniva associato un carattere, cioè la capacità, propria dell’uomo, di gioire, arrabbiarsi, e decidere in base a situazioni diverse.

Questo carattere si divise progressivamente dal fenomeno a cui era associato, fino a vivere di vita indipendente, incarnandosi in particolari personaggi: il vento, talvolta impetuoso, talvolta sottile, creava un Elfo dall’indole dispettosa; le fonti e le sorgenti davano vita a Fate; gli alberi a Folletti o Streghe, e cosi via.

Questo modo di concepire la natura era una vera e propria religione animista: provate a farne un parallelo con la religione e la mitologia greca e romana, a noi più note, con le loro divinità in forma umana, ciascuna con un suo carattere. Pensate alla corrispondenza tra le Ninfe greche e le Fate delle Fonti, alla sostanziale unita delle diverse forme di politeismo. L’identificazione delle forze della natura con esseri fantastici portò ad attribuire ad ogni componente naturale un determinato mito.Per esempio, la quercia (albero più frequente nei boschi europei) era la sede del Dio più importante, tant’è che anche tra Greci e Romani era la pianta dedicata a Zeus o Giove; il frassino (utilizzato per il legno dei bastoni dei Druidi) era la pianta di Odino (oggi e la più utilizzata dai rabdomanti assieme al nocciolo).

Il vischio era sacro sia per gli scopi medicinali sia per il fatto che, vivendo sugli alberi, non toccava mai terra e quindi non era contaminato dalle cose terrene: chi lo consumava, dopo morto non sarebbe mai più tornato sulla terra e sarebbe rimasto tra gli Dèi. Le piante curative, poi, avevano particolare importanza per il diretto beneficio che davano alla comunità, perciò gli antichi Druidi possono essere considerati come gli antesignani dei moderni erboristi.

Per molto tempo tutto questo è stato talmente radicato nella mente dell’uomo da costituire l’unico punto di riferimento esistenziale, perciò non dobbiamo relegare tra le fiabe infantili o le superstizioni questo patrimonio pre-culturale, anche se a noi a volte può apparire ingenuo.II Bosco delle Fate, oltre che una rappresentazione divertente di tali antiche leggende, è anche un’occasione per risalire la storia e immedesimarsi nelle paure e nelle passioni di chi ci ha preceduto. Inoltre, è il modo più semplice per avvicinarsi alla natura, come hanno fatto i nostri avi: dandole un’anima.

Quando si entra nel Bosco delle Fate, ogni specie vegetale è affiancata da una favola, da un evento religioso che porta ogni albero ad essere non uno fra i tanti nel bosco, ma il nocciolo, il sambuco, il frassino, e ci si ricorderà di essi anche in virtù della storia associata.

❦ Il Bosco delle Fate di Montegrotto ❦

bosco-delle-fateA Montegrotto, Terme Butterfly Arc ha realizzato un percorso museale che comprende due aspetti:

❀ la natura pura con la “Casa delle Farfalle”

❀ il rapporto tra uomo e natura con il “Bosco delle Fate”

Questo è un itinerario mitologico-ecologico in un parco di oltre 7000 metri quadri, dove viene approfondito il rapporto storico tra Uomo e Natura coniugando storia, tradizioni, fantasia e scienza. Il confine tra cultura, scienza, fantasia, reale ed immaginario è uno spazio che, ricollegandosi alla tradizione del mondo delle Fate, potremmo definire come “Mondo di Mezzo”, è quello spazio che può costantemente cogliere l’intelligenza, unica capace di trasformare ciò che è invisibile alla cultura, in cose reali e riferimenti certi.

Ma, come in tutte le cose, ci sono rischi, pericoli e percorsi da conoscere. Ci sono strade e territori già esplorati dall’uomo che emergono con le tradizioni e le leggende del passato. Riprendere consapevolmente questi percorsi e poter procedere nel progresso e nel nostro futuro senza gli errori del passato, è uno dei messaggi dell’affascinante cammino che ci riserva il Bosco delle Fate, un mondo apparentemente innocuo fatto di alberi, piccole piante, aria, acqua e pietra, ma anche di archetipi forti e solidi capaci di lasciare dentro di noi un segno tangibile della propria eterna presenza e forza.

La collina delle Fate, il nemeton druidico e il labirinto di pietre, sono, insieme a molti esseri fatati, molti appartenenti alle tradizioni venete, come l’Orco, le Anguane, il Sanguineo e il Salbaneo, alcuni degli elementi che caratterizzano questo luogo magico. Ma non bisogna dimenticare una cosa… Farfalle e Fate sono strettamente imparentate, la loro natura si assomiglia e, in senso più ecologico, dove ci sono farfalle la vita è migliore anche per l’uomo e, dove ci sono le Fate, il rapporto tra l’uomo e la natura trova quel rispetto ed equilibrio che oggi spesso mancano.

Il parco è popolato da molte forma di vita, piante ed animali, che nell’interazione con la cultura umana hanno contribuito a comporre l’immagine di molti esseri fatati. Tra questi le caprette, i conigli, vari uccelli e le tartarughe.

❀ Il Bosco delle Fate di Rossano Veneto ❀
~• Il “Luco Fatato” •~

boscoRossano Veneto è terra di confine per molte leggende legate all’immaginario delle Province Venete di Vicenza, Treviso e Padova.

Il suo territorio di pianura è dominato dal panorama del massiccio del Grappa, le cui storie scendono attraverso la Valsugana e scorrono lungo le vie d’acqua e le sorgive. In questo territorio, ove l’economia e i ritmi della vita di tutti i giorni hanno il passo della modernità e del lavoro quotidiano dell’impresa veneta, si è sentita la necessità, se non il richiamo, di recuperare un mondo fantastico quanto reale nel confronto quotidiano con la propria esistenza, che da sempre aveva popolato, con mille ricami, le fantasie dei progenitori.

Ed è così che è cominciata l’avventura di Rossano, con un assessore, la Prof. Morena Martini, persona sensibile e colta, che aveva compreso che il solo lavoro non nobilita l’uomo, bensì lo rende schiavo di quelli che qui vengono chiamati “i schei”. Sono le tradizioni e le proprie radici culturali, che fanno da basamento alla cultura futura, ed il loro recupero e valorizzazione passano anche attraverso le storie delle Fate.

Nel realizzare il Bosco delle Fate di Rossano, Butterfly Arc ha fatto ricerche ed ha raccolto contributi ed interviste di chi ha vissuto a fondo questo territorio e che ancora conserva memoria, percezioni ed emozioni di quelle che non erano solo delle storie, come si raccontava, ma la risultante di mille emozioni, avventure, difficoltà, gioie, paure e del quotidiano confrontarsi con gli altri e con l’ambiente.

Ecco quanto scrive l’assessore Morena Martini: “Nel territorio di Rossano Veneto, da sempre la gente ricorda e racconta storie e accadimenti di vita quotidiana che hanno come protagonisti personaggi magici, che sembrano usciti da un regno incantato. Sono questi i personaggi che popolano il mondo delle Fate di Rossano.

Il loro tramandarsi di generazione in generazione oggi si è un po’ perso e questa perdita è andata di pari passo con il deteriorarsi del rapporto tra l’uomo e la natura. I boschi, simbolo di natura incontaminata e luogo di incontro degli esseri fatati, oggi sono sempre più rari e quello di Rossano rappresenta un’eccezione, con le sue piante secolari che crescono con leggi che ricordano più quelle della natura antica, che quelle dell’uomo.

È proprio in questo bosco che le Fate di Rossano Veneto hanno deciso di tornare e, per la prima volta, di farsi vedere nei vari atteggiamenti che più le caratterizzano: è qui che si potrà riscoprire un mondo magico, frutto della fantasia e del duro confronto quotidiano dell’uomo con la sua terra, ma che è la chiave magica per capire meglio quello che ci circonda e lasciarci trasportare da emozioni antiche come il mondo. È con questa premessa che siete tutti invitati a visitarlo e a partecipare al ritorno e alla rievocazione di una parte importante della nostra storia e cultura.”Una particolarità del LUCO FATATO
“Molti dei personaggi raccontati in questo bosco magico sono quelli più o meno noti dell’immaginario popolare veneto. Qui alcuni assumono nomi locali e le Streghe diventano strighe, mentre le Anguane diventano Fade. Altri invece, noti tra la popolazione ed ancora ricordati da molte narrazioni dei nostri genitori e nonni, non hanno mai avuto una degna rappresentazione figurata o illustrata. E, probabilmente, per la prima volta prendono così forma il “Rosteo Sensa Sangue” e “el Martoreo”, mentre altri più famosi, come l’Orco e il Sanguaneo, più locale, assumono forme ed immagine come non mai.
È anche per questo, oltre alla bravura di Luca Zanta che ha dipinto i personaggi del Luco Fatato, a Francesco Bonini che ha contributo alla sua realizzazione insieme a Livio Regazzo, Eugenio Pappalardo ed altri amici, al lavoro della Dr.ssa Gabriella Tamino, che quest’opera emerge per originalità, oltre che per la magia che la circonda e il luogo straordinario che la ospita: il parco monumentale di Villa Caffo Navarrini di Rossano Veneto.” (Enzo Moretto)

✿ La Foresta degli Gnomi di Bagno di Romagna ✿
(Provincia di Forlì/Cesena)

Nel parco nazionale casentinese si snoda il “Sentiero degli gnomi”. Una passeggiata fiabesca, in una natura incontaminata, con i piccoli e misteriosi abitanti dei boschi.

Alcuni giurano di aver visto gli Gnomi aggirarsi nei boschi di numerose località del mondo. Strane creature che da sempre hanno popolato la fantasia ed alimentato le leggende, ora entrano attivamente nella nostra realtà, rendendo foreste e grotte, sede privilegiata di incontri arcani ed apparizioni in cui paure, incertezze, immaginazione, sanno di incanto e di meraviglia. Pare sia solo questione di sensibilità, ed ecco che d’improvviso la loro presenza si materializza e smaterializza in pochi istanti.

Sono apparsi a Novosibirsk, in Siberia, ove hanno stregato l’acqua di una palude della zona, facendola ribollire e mulinare vorticosamente. Una segnalazione di Gnomi valsesiani, dopo mesi di appostamento, è stata raccontata da tre ricercatori che sono riusciti a fotografare un esserino vestito di rosso, alto 40 cm ed invisibile agli occhi umani, che li osservava nascosto tra i cespugli.

Lo Gnomo avvistato a Gemona in Friuli è piccolo e spaventosamente grasso, porta scarpe e cappello di rame, corre velocissimo e rimbalza allegramente per i sentieri scoscesi, ed ha il brutto vizio di chiamare le greggi con un fischio e poi di gettarsi in una rupe, in modo che gli animali lo seguano mentre lui rimbalza via indenne.

La cultura delle valli dolomitiche è ricca di storie fantastiche, leggende e miti, che le contadine narravano ai bambini al tepore delle stufe, e così la tradizione popolare ha animato i boschi e le foreste di “Salvan”, Folletti dispettosi. Nell’altopiano di Asiago alcuni Gnomi del bosco, chiamati Sanguinelli, si sono resi visibili agli occhi della popolazione locale, ed ivi stanno organizzandosi per contribuire alla salvaguardia dell’ambiente naturale e alla rivalutazione delle antiche leggende.

Gnomi, Folletti, Elfi, Silfidi e Fate da sempre hanno fatto parte del nostro mondo, ma solo di quella zona popolata esclusivamente dalla nostra fantasia ed immaginazione.

La suggestione di ciò che sin da bambini ha animato la nostra più fervida immaginazione e i racconti delle nostre mamme, si è tra mutata in realtà grazie al “Sentiero degli Gnomi”, realizzato a Bagno di Romagna nel Parco dell’Armina. Un percorso che permette di conoscere la vita e la funzione benigna di questi piccoli abitatori della foresta, ma anche di comprendere il valore di quel grande e straordinario tesoro rappresentato dalla Natura.

Bagno di Romagna è situata ai piedi della catena appenninica, spartiacque tra Romagna e Toscana, nell’alta valle del Fiume Savio. L’intera zona con l’istituzione del parco nazionale delle Foreste Casentinesi, nel 1993, ha assunto un valore più significativo, sia dal punto di vista naturalistico che turistico, e Bagno di Romagna può considerarsi una vera e propria via di accesso verso il parco nazionale. Pierluigi Ricci, l’ideatore del sentiero degli Gnomi, ci accompagna lungo il percorso alla scoperta dei suoi simpatici amici.

Inizia così la tranquilla passeggiata di circa due chilometri e mezzo, di facile percorrenza, dai giardini pubblici di Via Lungosavio, dove un colorato cartello segnala che si sta entrando nel territorio misterioso abitato dai piccoli esseri dal cappello a punta. Attraverso un ponticello sul fiume Savio ci si immerge nel bosco, inoltrandosi nel folto della vegetazione e costeggiando il torrente Arrnina.

Qui si osserva una incredibile varietà di piante: il cerro, il carpino nero, il frassino omello, esemplari di acero, sorbo, arbusti quali il maggiociondolo, dai bei fiori a grappolo gialli, la rosa selvatica, il ginepro, la ginestra. Fiori ovunque, la primula e il ciclamino, le orchidee selvatiche. Il sentiero è largo, agevole, ricco di ponticelli, sculture di pietra, sagome di animali ad altezza naturale in materiale gommoso: lupi, cervi, daini, caprioli, volpi, casette per gli uccelli e cassette della posta dove i bimbi lasciano messaggi per gli amici Gnomi.

Si transita sotto i pini, e ai loro piedi si possono osservare pigne mangiate da scoiattoli e tracce di caprioli, mentre una ghiandaia dagli splendidi colori azzurro e bianco sfreccia gracchiando velocissima tra gli alberi. L’improvviso balenare fulvo di uno scoiattolo muove le foglie, un riverbero abbaglia le felci lucide di rugiada, il passaggio rapido di un passero rompe il silenzio.

Lungo il cammino si incontra una suggestiva fonte in muratura e proseguendo sulla sinistra, in leggera salita, si giunge ad un piccolo pianoro dov’è collocata una bella scultura di una coppia di Gnomi. Da qui, ancora a sinistra, dopo aver sorpassato un piccolo ponticello, lungo scricchiolanti scalette in legno ci si ritrova nella “radura degli gnomi”: qui sorge un’altra scultura di uno Gnomo che suona il flauto, alcune delle loro casette, fra cui la scuola del bosco e la casa del Gran Consiglio, dove si riuniscono i vecchi saggi. A tratti si ha la sensazione di udire risatine, piccoli e veloci passi, un fruscio tra le foglie, ombre che si alternano a lunghi ed intensi fasci di luce.

A questo punto inizia la discesa lungo una scala in legno, e qui piante di tiglio e quercia catturano l’attenzione. Di fronte agli occhi si apre un habitat meraviglioso: laghi e torrenti, boschi, foreste, forre selvagge, montagne, valli abbandonate, dove abitano cervi, caprioli, daini, scoiattoli ed aquile.

Tutto è incantato e l’ambiente è ideale per trasformare le leggende in realtà. Tutto è puro: l’aria, come attestano i continui fitomonitoraggi, le acque, che da questi monti vanno a dissetare la Riviera romagnola, le acque termali, altro tesoro della natura, che da millenni fluiscono dalle profondità sconosciute della Terra. Un luogo incontaminato, preservato, che nasconde un mistero salutare e benefico.

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