Eolo, Dio dei Venti

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Data di pubblicazione: 18 dicembre 2012 ©Giardino delle Fate

Eolo è Dio e Signore dei Venti. Discendente di Poseidone e nipote del suo omonimo, Eolo (dal greco aiolos che significa veloce), ufficialmente era figlio di Metaponto (re di Icaria) e Teano.

Il suo gemello Beoto si stabilì nella terra attualmente nota come Beozia, che divenne suo regno, mentre Eolo errò sino alla Magna Grecia, stabilendosi infine a Lipari, isola di un piccolo arcipelago a nord-est della Sicilia, insieme ai suoi dodici figli, sei maschi e sei femmine, che si sposarono fra di loro. Lì divenne domatore dei venti e consigliere degli Dèi, dando il suo nome all’intero arcipelago, le Eolie.

Quando Zeus decise di rinchiudere i venti in delle anfore, dacché li riteneva pericolosi se lasciati in libertà, sua moglie Era gli suggerì di nasconderli in una grotta del Mar Tirreno, e di affidarne la custodia ad Eolo. I venti, dopo aver provocato grossi danni tra i quali il distaccamento della Sicilia dal continente, e rei delle varie bufere e tempeste sul mare, dovevano essere costantemente tenuti sotto controllo dalle divinità.

Eolo così, li dirigeva e li liberava, oppure li chiudeva dentro le caverne e dentro un’otre a Lipari, una delle isole Eolie, in cui aveva eretto la sua splendida reggia.

Quando Ulisse, reduce dalla Guerra di Troia, approdò alle isole Eolie, Eolo lo ospitò e, comosso dal racconto dell’eroe greco, gli fece dono dell’otre di pelle dentro la quale erano rinchiusi i venti contrari alla navigazione.

Durante il viaggio Ulisse fece soffiare solo il dolce Zefiro ma, mentre l’eroe dormiva, i compagni di navigazione, credendo che l’otre regalatale da Eolo fosse piena di tesori, l’aprirono liberandone i venti che scatenarono una terribile tempesta dalla quale si salvò solamente la nave di Ulisse.

eolo

Nel mito sulla sua nascita si racconta che Eolo, figlio d’Elleno, aveva affidato Arne, avuta da Ippe, figlia del centauro Chirone, ad un certo Desmonte che, essendo senza figli, fu ben lieto di adottarla. Poseidone, che da tempo aveva messo gli occhi su Arne, la sedusse non appena essa divenne donna.

Desmonte, accortosi che la figliastra era incinta, l’accecò, la rinchiuse in una cella e la nutrì a pane ed acqua. Arne partorì due gemelli, e Desmonte ordinò ai suoi servi di esporli sul monte Pelio affinché fossero divorati dalle belve, ma un mandriano Icario li salvò. Uno dei due gemelli somigliava così tanto al nonno materno che fu chiamato col suo nome, Eolo, e l’altro invece fu chiamato Beoto.

Nel frattempo Metaponto, re di Icaria, aveva minacciato di ripudiare Teano, la moglie sterile, se non gli avesse generato un figlio nel volgere di un anno. Durante l’assenza di Metaponto, recatosi ad interpellare un oracolo, Teano invocò l’aiuto del mandriano che le portò i gemelli trovati sul monte, e Teano li fece credere suoi.

In seguito, Teano partorì davvero due gemelli, ma i due trovatelli, grazie alla loro origine divina, erano più belli e dunque i prediletti di Metaponto, che non aveva ragione di sospettare che essi non fossero figli suoi.

Rosa dalla gelosia, Teano attese l’occasione opportuna e, quando Metaponto si assentò nuovamente per offrire un sacrificio nel santuario di Artemide Metapontina, ordinò ai propri figli di andare a caccia con i fratelli maggiori e di ucciderli, simulando un incidente. Il malvagio disegno tuttavia fallì, perché Poseidone venne in aiuto dei propri figli, i quali uscirono vittoriosi dalla lotta.

Eolo e Beoto riportarono dunque al palazzo i cadaveri dei due gemelli di Teano, e la madre, alla loro vista, si uccise trafiggendosi il petto con un coltello da caccia.

Eolo e Beoto si rifugiarono allora dal loro padre adottivo, il mandriano, e Poseidone stesso rivelò il segreto sulla loro nascita. Ordinò poi che essi accorressero in aiuto della vera madre, che ancora languiva nella cella, ed uccidessero Desmonte. I gemelli ubbidirono senza esitare, Poseidone ridonò la vista ad Arne e tutti e tre ritornarono ad Icaria.

Quando Metaponto seppe che Teano lo aveva ingannato, sposò Arne e adottò i figli di lei come eredi, ma allorché Metaponto decise di ripudiare Arne e di sposarsi di nuovo, Eolo e Beoto insorsero in difesa della madre ed uccisero Autolita, la nuova regina. Furono però costretti a rinunciare alla successione al trono e a fuggire.

Beoto si rifugiò con Arne nel palazzo del nonno Eolo, il quale gli affidò la parte meridionale del suo regno e la chiamò Arne, mentre i suoi abitanti assunsero il nome di Beoti. Eolo invece fuggì ad Occidente, fino a raggiungere delle isole che chiamò Eolie, dove divenne famoso come consigliere degli Dèi e domatore di venti.

Nell’ora della sua morte Eolo, ritenuto troppo prezioso da Zeus che gli donò l’immortalità, rimase a guardia dei venti nella grotta delle isole Eolie. Per Era, Eolo era al pari degli altri Olimpi, ma era malvisto da Poseidone, che lo considerava un intruso, poiché si riteneva lui il padrone del mare e dell’aria, e vedeva il suo controllo dei venti e delle tempeste come una minaccia al suo dominio dei mari e delle tempeste, che a sua volta era in grado di scatenare.

Tra i venti governati da Eolo vi erano quattro fratelli (associati ai quattro venti principali):

❖ Borea, il più violento, Vento del Nord che, per amore delle cavalle di Dardano, si trasformò in cavallo e generò dodici puledri veloci come il vento. Era considerato come il soffio stesso di Zeus, è un vento impetuoso che spira dal nord con grande forza, particolarmente venerato dagli Ateniesi, convinti che avesse provveduto, con un tremendo uragano, a sgominare la flotta di Serse, il re persiano che aveva minacciato la Grecia con una colossale spedizione.
❖ Zefiro, Vento dell’Ovest, dolce e benefico che annuncia la primavera, aveva generato Xanto e Balio, ossia i due cavalli di Achille, chiamato dai Romani Favonio, ed è particolarmente gradito perché annuncia la primavera e la bella stagione, favorendo la germinazione delle sementi e la ripresa della natura dal sonno invernale.
❖ Euro, Vento dell’Est, a volte tempestoso e a volte asciutto che portava bel tempo, e che i Romani chiamavano Vulturno.
❖ Austro, Vento del Sud, caldissimo ed umido, apportatore di pioggia, era raffigurato sempre bagnato.

Poi c’erano i venti minori, anch’essi tenuti in giusta considerazione, poiché avevano il potere di provocare effetti diversi. Rappresentati in forma umana, con le ali e con le guance vistosamente gonfie nell’emettere un soffio potente:

✻ Libeccio, Vento del Sud-Ovest avvolto dalla nebbia
✻ Cecia,
Vento del Nord-Est, vecchio con coda di serpente ed un piatto di olive in mano
✻ Apeliotes,
Vento del Sud-Est nelle mani del quale c’erano frutti maturi
✻ Schirone,
Vento del Nord-Ovest con un’urna piena d’acqua pronta ad essere rovesciata sulla terra

In genere i venti erano considerati otto perché tanti ne vennero raffigurati nell’edificio costruito ad Atene nel I sec. a.C., la cosiddetta Torre dei Venti. Queste creature semidivine erano tenute in gran conto ed onorate dalla gente di mare, per la quale erano di vitale importanza.

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