INCUBUS

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Data di pubblicazione: 12 ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

“Incubus” era, anticamente, il nome di un demone che si diceva perseguitasse nottetempo gli uomini, turbandone i sonni.

È una delle figure “vampiriche” più conosciute e temute, entrata a far parte di miti e leggende, uno spirito malvagio che veniva anche associato, come nome secondario, a Fauno.

Questi demoni erano raffigurati aventi in testa un berretto conico, che talvolta perdevano mentre folleggiavano, e colui che trovava uno di questi, acquistava il potere di scoprire tesori nascosti.

“Cavaliere dei dolori, quanto sono lunghe le tue notti!
Notti sprecate senza una Dulcinea per cui fremere.
Notti di piombo, come se cadessi svenuto,
e notti di folgore, quando la paura di aver paura ti attanaglia.
Il tuo sogno, lieve come un pipistrello, si spalanca alla mia maestà,
affinché dentro di te io partorisca i miei mostri.
Demone, credi forse che non t’abbia riconosciuto stanotte?
Sottile come il soffio venisti a turbare i miei sogni.
Poiché null’altro di me t’è concesso, se non i sogni.
E sono ben poca cosa, quando all’alba svaniscono come nebbia
e la vita ricomincia a bruciare…”

Originariamente per incubo si intendeva il sogno di essere sopraffatti da un mostro, l’Incubus appunto, e nelle tradizioni popolari successive l’incubo viene rappresentato sotto forma di un omiciattolo gibboso che s’intrufola in casa e siede sul petto dei dormienti togliendo loro il respiro.

La sensazione infatti, è che degli intrusi siano entrati in casa. Si tratta di un’esperienza registrata nel corso della storia dalle culture più diverse: i babilonesi chiamavano questa terrorizzante intrusione “Lilitu”, demone del vento, che seduceva gli uomini di notte, gli ebrei la chiamavano “Lilith“, nel Medioevo era nota come “Lamia” e nell’antica Germania come “Mara”, la vecchia ed orribile donna che sedeva sul petto del dormiente e produceva brutti sogni.

Questa figura assunse anche caratteristiche maschili presso molte culture, e prese il nome latino di Incubus: incubo. Nel Salmo 91 si trova una definizione che calza a pennello: “terrore notturno”.

Il termine latino “incubus” si può scindere nel suffisso “in”, che significa “sopra”, e in “cubus”, che deriva dal verbo “cubare” e che significa appunto “giacere”; quindi anche nel nome si richiama la figura del demone oppressore che giace sul petto dei dormienti. Si dice che l’Incubus giungesse nelle case di notte ed avesse rapporti sessuali con giovani donne, nutrendosi della loro forza vitale e del desiderio carnale suscitato nel sonno.

Le sue vittime rimanevano prive di forze e sterili, spesso morivano di consunzione perché non riuscivano a riprendersi dopo la visita del “mostro”. L’Incubus sottraeva energia dalla donna con cui giaceva per trarne nutrimento, e nella maggior parte dei casi uccideva la sua vittima, o la lasciava in pessime condizioni di salute. Gli incubi continuano ad essere presenti nelle leggende medievali dove la loro figura diventa più malvagia. Nel Medioevo e fino al tardo XVII secolo, troviamo la credenza che il Diavolo potesse trasformarsi in una leggiadra fanciulla (Succubus), copulare con un uomo e trattenerne lo sperma. Poi divenire un uomo (Incubus), ed ingravidare una donna.

Il tempo che trascorre necessariamente tra queste due operazioni spiega il perché lo sperma del Diavolo sia gelato, come leggiamo in tutti i più importanti trattati di demonologia coevi, e come risultava dalle testimonianze concordi delle Streghe.

Durante la caccia alle Streghe, l’ammissione di aver avuto rapporti sessuali con un Demone o Satana era uno dei peccati per i quali le donne venivano uccise. Si riteneva che a volte gli incubi concepissero dei figli con le donne che possedevano; una delle leggende più famose di un tale caso è quella del Mago Merlino, il famoso mago della leggenda di re Artù, che si narra fosse figlio di un Demone ed un’umana.

Sembrerebbe che in alcune aree questo mito sia stato modificato sino a rendere l’Incubo protagonista di molte tradizioni locali, ma anche temuto personaggio notturno tutt’oggi presente; ovviamente i nomi sono stati cambiati e la sua stessa natura di Demone spesso viene sostituita.

In Sardegna, in tempi non troppo remoti, i pastori sostenevano l’esistenza di creature notturne capaci di “disturbare” chi dorme, provocando inevitabilmente incubi. A volte, secondo queste credenze, assumono l’aspetto di esseri muniti d’artigli, quindi facilmente ricollegabili come aspetto a lupi o cani di proporzioni gigantesche.

Altre volte, però, assumono l’aspetto di Folletti, il cui unico scopo è di custodire tesori e disturbare i dormienti (generalmente sedendosi sul loro petto impedendo una respirazione regolare) che, dopo essersi dimostrati pazienti nei loro riguardi, possono entrare in possesso di immense ricchezze.

Oggi Incubus è il nome che si assegna ad un turbamento della parte inconscia della psiche, il cui oscuro agitarsi si rivela simbolicamente nel corso dei sogni. In ogni caso, l’incubo è da sempre fonte di continua meraviglia.

Uno dei mali dell’uomo e della società in genere è la paura, forse il male peggiore perché legato al mistero e all’ignoto. La madre di tutte le paure, è quella della morte, e tra tutte le esperienze che terrorizzano l’uomo ed invitano all’umiltà di fronte all’ignoto, gli incubi sono forse la più diffusa e la più caratteristica, in quanto gli esseri umani sono le uniche creature viventi pienamente consapevoli della precarietà della loro esistenza.

È precisamente questo senso di vulnerabilità a costituire la struttura essenziale di questo tipo di sogni. L’incubo è, insomma, il prototipo del “terrore umano”. Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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